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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

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Marco Zacchera


IL PUNTO 254 del 22.11.08

SOMMARIO: UNA SERATA A MONTEVERDE, PER RISCOPRIRE LA POLITICA – ASSENZE – BANCHE - ATTIVITA’ PARLAMENTARE

Cari Amici del “ PUNTO”,

Il gruppo giovanile “RES” mi ha invitato mercoledì sera a tenere un dibattito sui giovani e il loro impegno in politica nella sede di AN del “mitico” quartiere di Monteverde, a Roma.

Mitico” per chi come me ha avuto un passato nel MSI e conosce questo quartiere romano per la sua fortissima connotazione ideologica e politica, rappresentando da sempre una sorta di presidio politico di destra fortemente radicato sul territorio.

Sede strapiena e gente fino in strada, per ascoltare la mia piccola storia personale ma soprattutto a dibattere con domande, dubbi, proteste sul come in Italia si vive oggi la politica. Ho rivisto manifesti, bandiere, segni di identità ma soprattutto volti attenti, impegnati, sensibili al confronto, con un approccio alla politica militante simile a come - da ragazzo – li ho affrontati anch’io.

Ho riflettuto, prima tra me e poi a voce alta, di quanto poco noi “politici” riusciamo a dare oggi a questi ragazzi. Quante poche prospettive economiche e sociali vengano trasmesse, ma soprattutto quanta scarsa idealità viene comunicata anche a chi sarebbe apertissimo ad ascoltare, a muoversi, a discutere, ad approfondire. Conta poco credere nel proprio animo di fare personalmente il proprio dovere quando è una classe politica ad essere complessivamente insufficiente e non solo per i numeri della “Casta” ma per una sempre più evidente carenza di qualità, di stimoli, di ancoraggi ideologici che siano da piattaforma per comportamenti conseguenti a livello politico e strategico.

Negli anni ’70 i partiti erano costruiti su base piramidale, dove se eri in gamba salivi man mano in incarichi elettivi per meriti e voti. La tua strada te la costruivi infatti giorno per giorno con la militanza, l’impegno, la presenza politica. Era una strada dura: anche allora con ingiustizie, ma chi cresceva doveva per forza avere dei numeri, almeno nel giudizio di chi ti conosceva e quindi ti votava, con un forte senso di appartenenza. Oggi invece sei “nominato” visto che il tuo successo dipende da come sei sistemato in una lista elettorale. Troppe volte, così, il “politico” ha magari una buona preparazione professionale (non sempre: a volte non c’è neanche quella e contano di più altre qualità…) ma spesso il “nominato” non ha nessun retroterra ideologico o culturale. Troppe volte scambiamo poi la “Politica” con l’amministrazione o la gestione del potere e perdiamo il senso della discussione e del confronto. Resta il surrogato della platea televisiva (dove peraltro è un sistema clientelare chiuso a decidere chi possa andare in video e chi no) nel concetto che “Se ti fai vedere, allora esisti” (magari anche solo per una figuraccia con le “Iene” o a “Striscia la Notizia”), altrimenti rischi di non contare nulla nell’immaginario collettivo. Certo non c’è quasi più la politica dei comizi e dei giornali parlati, dei megafoni e dei manifesti, ma alla fine ti ritrovi davanti ragazzi come quelli di Monteverde che chiedono disperatamente idee, testimonianze, conferme perchè sentono la necessità di motivare una loro scelta.

Riflettiamo su questo, in cammino verso il PDL: il futuro dell’Italia non può essere determinato solo da atteggiamenti legati ai sondaggi elettorali, oppure dagli infiniti teatrini delle nomine e alle spietate leggi dei posti e del potere. In un sistema politico che dimostra tutti i suoi limiti e quando cade in crisi il rapporto tra le generazioni sia nelle famiglie che nella scuola e quindi anche nel “pubblico” è indispensabile ritrovare o difendere “un’ anima” nel far politica. Chi ha letto il mio libre “Staffette” forse ha capito il senso del mio messaggio verso i ragazzi di oggi che non hanno vissuto la nostra stagione di politica ideologica e quindi sono ancora più facilmente senza esempi, senza schemi, senza riferimenti chiari.

(dis)ONOREVOLI ASSENZE

Ha fatto clamore, in settimana, la pubblicazione delle “pagelle” di assenti e presenti alla Camera in questo primo scorcio di legislatura. Sciolgo subito la vostra legittima curiosità: risulto presente al 90,08% delle votazioni (157 assenze su 1586 voti espressi da inizio legislatura al 13 novembre) ma – credetemi – è questo un modo molto sciocco per esprimere il valore e il lavoro di un parlamentare. Innanzitutto perché sono numeri teorici: se uno è malato di tumore risulta “assente”, mentre chi è in “missione” (capita spesso anche a me, quando sono a Strasburgo) risulta giustificato e quindi migliora la sua media di presenza. Con questo sistema Rosy Bindi (vicepresidente dell’assemblea) che in aula non c’è e non vota quasi mai è sempre giustificata e quindi risulta presente al 100% ! Onore invece a Gaetano Nastri (deputato PDL di Novara) che è stato presente fisicamente a tutte le votazioni dall’inizio della legislatura. Ciò premesso, però, sarebbe molto più serio che anziché assumere il semplice dato numerico di un deputato per giudicarne il lavoro si guardi anche la sua attività complessiva svolta in aula e in commissione ovvero numero e qualità degli interventi, gli atti parlamentari e di sindacato ispettivo, le sue proposte di legge. Voi preferite un parlamentare che sia sempre immobile e silenzioso al suo posto o qualcuno che corra, si ingegni, riceva gente, si muova nei ministeri per il proprio territorio? Ecco perché è a volte sconfortante il nostro lavoro: ore e ore perse nell’ascolto di interventi perditempo (come è avvenuto durante tutta quest’ultima settimana) per non mancare a una votazione insignificante e che non arriva mai solo per non risultare “assenti”, ma chiedendosi perché mai bisogna operare in questo modo. Riforme per migliorare il lavoro parlamentare? Credo necessario il passaggio del grosso del lavoro dall’aula alle commissioni (dove ciascuno ha la possibilità di distinguersi e fare proposte, anche se è all’opposizione, in un dibattito che è sempre interpersonale e propositivo) e approvare lì tutte le leggi di poca importanza. Si potrebbero così ridurre il numero delle votazioni elettroniche e comunque fissando un orario prefissato delle sedute e delle votazioni. Oltre, naturalmente, ad una notevole riduzione nel numero dei parlamentari e lo stesso dovrebbe valere, a scalare, per regioni e province. E’ ridicolo bloccare centinaia di persone per intere giornate (immaginate il costo…) soprattutto quando il dibattito è sterile, preconcetto, oppure votando centinaia di emendamenti stupidi, ripetitivi e presentati “a fotocopia” solo per intralciare il lavoro (la critica a questo atteggiamento vale per ogni opposizione, perché facevamo lo stesso anche quando all’opposizione c’eravamo noi). Le discussioni andrebbero insomma più concentrate nei tempi e nei contenuti. Peccato che - anziché discutere di queste cose - i giornali si limitino invece ai soliti titoli ad effetto ed a statistiche che spesso non danno un’idea esatta della realtà.

A PROPOSITO DI BANCHE

Ben venga l’iniziativa del governo per difendere le banche italiane ma senza paura bisogna contemporaneamente IMPORRE di non usare poi il credito loro concesso per salvare i propri dirigenti, ma dando nuova spinta e fiducia alle imprese e al mercato: è drammatico il numero degli imprenditori che mi documentano l’evidente contrazione del credito alla produzione, ovvero strangolando la linfa vitale del paese!

ATTIVITA’ PARLAMENTARE

Segnalo in settimana alcuni interventi in aula e l’approvazione di un mio Ordine del giorno (Leggi) sulla libertà religiosa, impedita soprattutto in Afghanistan. Credo che nel momento in cui l’Italia invia in un paese i propri soldati in missioni di pace non possa accettare che in quello stesso paese i governanti non permettano la libera espressione dei sentimenti religiosi, come purtroppo avviene invece in alcune nazioni musulmane ai danni dei cristiani. Ho avuto la soddisfazione di vedere che il mio odg è stato approvato e in allegato al PUNTO trovate anche un sunto del mio intervento. Ho presentato anche alcune interrogazioni, tra le quali una riguardante il problema dell’emissione dei passaporti ai lavoratori italiani emigrati all’estero che spesso non avviene – come prevede la legge – a titolo gratuito essendo la normativa ancora legata al concetto della “manualità” del lavoro. Di questo argomento me ne ero già occupato durante la scorsa legislatura, ma non è ancora chiaro il pronunciamento in merito del Consiglio di Stato, che va quindi sollecitato.

A tutti un saluto !

MARCO ZACCHERA



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On.le Marco Zacchera, deputato piemontese di Alleanza Nazionale e responsabile del Dipartimento Esteri di AN.

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