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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

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Marco Zacchera


IL PUNTO 260 del 17.01.2009
SOMMARIO: JAN PALACH – VERSO IL PDL – BRASILE VERGOGNA – FEDERALISMO – IMMIGRAZIONE // VERBANIA e VCO: VERSO LE ELEZIONI – NUMERI DA RIFLETTERE

40 ANNI

Praga, 16 gennaio 1969: Jan Palach, un giovane studente cecoslovacco, si brucia vivo in Piazza San Venceslao per protestare contro l’occupazione sovietica del suo paese. Sono passati 40 anni e tutto è cambiato, ma quando ci chiediamo di chi sia stato il merito della nuova Europa che è nata e cresciuta in questi anni, ricordiamoci anche del suo sacrificio. Ancora oggi nel mondo si lotta e si muore per la libertà, ma Jan Palach resta un simbolo dell’anticomunismo vero e dell’opposizione contro ogni totalitarismo soprattutto per i tanti che, come me, allora erano solo ragazzi ma anche per l’esempio dato dal suo coraggio decisero di iniziare una non facile - ma credo giusta - strada politica.

PDL: NON SPRECHIAMO QUESTA OCCASIONE

Il 27 marzo ci sarà il congresso di fondazione del Popolo delle Libertà e mai come ora non dobbiamo sprecare questa occasione rendendoci conto che un partito deve avere un programma e una struttura solida, che vada ben al di là della contingenza. Occorre una linea di azione chiara sia dal punto di vista organizzativo e strutturale, ma anche politico e valoriale. Non sono parole al vento, perché dobbiamo riflettere di come in queste settimane emergano piccoli dissidi, polemiche tra questo o quel leader o per spartire un incarico, ma non esca il disegno di fondo di cosa si voglia fare per cambiare questa Italia. E’ ovvio che ci sono emergenze da affrontare, ma al di là di queste un partito importante come il prossimo PDL deve dare risposte su temi che trascendono la quotidianità e queste scelte vanno discusse, approfondite, non approvate – magari all’unanimità - come necessaria scocciatura. I mondi di FI, di AN e dei movimenti minori sono molto simili tra di loro e come composizione del proprio elettorato - che “a pelle” è già una realtà unitaria - ma questa realtà va coltivata, armonizzata, spinta a confrontarsi per fondersi convintamene e non solo “prendendo atto” di quello che avviene.
Per favore: riflettiamo e pensiamoci!

CESARE BATTISTI: UNA VERGOGNA.

Il signor Cesare Battisti – solo omologo del più noto martire trentino della prima guerra mondiale – è un assassino. Uno che ha ammazzato quattro persone (i poliziotti Antonio Santoro e Andrea Campagna, il macellaio Lino Sabbadin, l’orefice Pierluigi Torregiani) in altrettante rapine a mano armata, uno che ha condannato il figlio di quest’ultimo a vivere per sempre su una carrozzella perché colpite durante gli “espropri proletari” che andavano di moda trent’anni fa per finanziare i gruppi di estrema sinistra.
L’ex esponente dei “Proletari armati per il comunismo” è stato condannato più volte all’ergastolo in diversi processi e in ogni grado di giudizio (da corti d’assiste composte da giudici popolari!) con ogni crisma di legalità, condanne tutte confermate e passate in giudicato. Ma il signor Cesare Battisti dopo i suoi delitti non ha pagato nulla perchè si è rifugiato in Francia facendosi passare come perseguitato politico, coccolato e riverito come tanti altri brigatisti. Quando la lenta giustizia italiana è finalmente arrivata a chiederne l’ estradizione dalla Francia, Cesare Battisti ha preso tranquillo l’aereo ed è scappato in Brasile che ha ora rifiutato di consegnarlo all’Italia sostenendo che la sua condanna fu dovuta a motivi politici. E’ una vergogna, una schifosa vergogna che va contro ogni regola morale, ogni logica. Lo dico da italiano che si sente offeso dal presidente brasiliano Lula che solo pochi mesi fa era venuto in Italia da amico, ma ha ora offeso anche l’ amicizia tra due nazioni. E’ assurdo sostenere che in Italia Battisti non avrebbe avuto un processo equo, che è un “perseguitato politico”, che “Il Brasile concede lo status di rifugiato politico ogni volta che esista il fondato timore di una persecuzione per razza o opinione politica”.
Perfino REPUBBLICA scrive “ Il ministro brasiliano Genco dice che in Italia Battisti potrebbe essere eliminato dalla mafia o dalla CIA o meglio ancora da tutte e due insieme: sembra un delirio ma è proprio quello che il ministro ha detto”. Sostenere da parte brasiliana che ciò avverrebbe nell’Italia di oggi è allora un’offesa al nostro popolo, ma soprattutto all’intelligenza, alla logica, alla Giustizia.

Ma perché improvvisamente il Brasile si è comportato così, dopo che solo due mesi fa l’estradizione era data per scontata, votata anche da ben tre corti di giustizia brasiliane? Perché con ogni probabilità nelle ultime settimane la Francia – e segnatamente la “première dame” Carla Bruni in Sarkozy – ha fatto pressioni inaudite per ottenere questo “plaisir” ed è stata accontentata.
Mi sembra giusto: l’ex italiana Carla Bruni quando era ragazza - essendo la sua famiglia chic, ricca e spendereccia - nel timore di sequestri ed attentati che proprio ai tempi di Battisti e delle Brigate Rosse erano d’attualità se ne partì per precauzione nel dorato esilio francese, con soste a Saint Moritz e in Costa Azzurra, che non fanno mai male.
Ma poi, da buona radical-chic sinistrorsa, intimamente simpatizzando da sempre per questi poveri “compagni che sbagliano”, dopo aver recentemente bloccato l’estradizione in Italia dell’altra ex brigatista assassina Marina Petrella, non poteva restare insensibile anche a Battisti… “per ragioni umanitarie”.

Ma lei, illustre signora Bruni-Sarkozy, che da ricca borghese non ha mai vissuto da proletaria, che non è mai andata in fabbrica a lavorare un minuto e forse nemmeno per un giorno ha mai vissuto i problemi di milioni di famiglie che non sanno come arrivare alla fine del mese non si vergogna almeno un po’? Non ha mai pensato di incontrare una persona a cui il suo buon amico Battisti ha lucidamente ammazzato un famigliare? Si immagini magari i loro occhi: è l’altra versione delle “ragioni umanitarie”…

FEDERALISMO FISCALE, SUBITO !

Credo che dobbiamo parlarci chiaro sul fatto che non sia possibile che le amministrazioni locali serie siano penalizzate da chi vive sprecando le risorse di tutti e poi non debba mai pagare il conto. Non è giusto che in Piemonte si chiudano gli ospedali per risparmiare e in altre regioni si spenda di più con peggiori servizi, o che tanti comuni che lavorano sodo per i loro cittadini tagliando gli sprechi vengano poi mortificati a danni di altri. Non è una questione territoriale (o solo “del nord”), ma di giustizia e lealtà contributiva. E’ un problema che si pone e il governo non può e non deve eluderlo.
Il federalismo fiscale DEVE diventare presto realtà o – come le mele marce rovinano quelle buone – le cose andranno sempre peggio.

TASSA IMMIGRAZIONE?

Chissà perchè la proposta di far pagare una tassa sui permessi di soggiorno ha scatenato tante proteste ed implicite accuse di razzismo e nessuno si sia chiesto cosa succede negli altri stati d’Europa. Quanti sanno che il permesso annuale di soggiorno si paga in Svizzera come in Germania ecc.ecc.?
Soprattutto, volete spiegarmi perché ci si indigna tanto per gli immigrati, ma nessuno ricorda che tuttora gli italiani emigrati all’estero devono pagare la tassa sul loro passaporto, anche se non sono espatriati per andare in vacanza alle Maldive, ma per lavorare?
Perché la legge per non obbligarli a pagare la tassa c’è da tanti anni, ma solo se emigrati per esercitare “un lavoro manuale” e forse non lo sa quasi nessuno. Ricordiamoci allora un po’ più di sovente anche dei nostri connazionali emigrati all’estero, tanti dei quali stanno in diversi paesi stanno molto peggio rispetto a chi viene in Italia (e purtroppo non sempre con buone intenzioni).

IL PUNTO DI VERBANIA E VCO VERSO LE ELEZIONI

Venerdì sera un’affollata assemblea dei quadri e degli iscritti di Forza Italia e di Alleanza Nazionale di Verbania mi ha chiesto di candidarmi a sindaco della nostra città. Ho cercato di spiegare – senza riuscire a nascondere un po’ di emozione – i problemi che avrei a raccogliere questo invito. E’ comunque un’ipotesi che valuterò, condizionandola però ad una convergenza degli altri alleati di centro destra (la Lega Nord, un gruppo di indipendenti e – mi auguro – anche l’UDC) su nome, programma, persone che devono partecipare a questa avventura, senza dimenticare la necessità di tener conto dei miei impegni parlamentari. Al di là di questo ho cercato di far capire che io non accetterei mai una carica impegnativa come quella di Sindaco se – eventualmente eletto – non fossimo ben chiari nel volere un profondo rinnovamento della città, non nelle parole ma con i fatti e in occasione dell’assemblea di venerdì sera ho spiegato chiaramente alcuni punti programmatici “di fondo” che considero indispensabili. Vedremo quindi cosa fare, ma fin da ora chiedo ai lettori la loro opinione e soprattutto di intervenire, di collaborare, di dare una mano. Da 63 anni a Verbania c’è una giunta di sinistra e se sarebbe “epocale” un cambiamento non c’è dubbio che il compito sarebbe poi davvero impegnativo, sfiancante, a contatto con una realtà consolidata che non sarebbe facile gestire. Aspetto i vostri commenti

VCO CHE CAMBIA

Il 67,5% delle famiglie di Verbania sono al massimo composte da due persone (la maggior parte da una sola) e questo dato la dice lunga sull’evoluzione della nostra società. Una provincia dove - se non ci fosse un ondata migratoria, soprattutto extracomunitaria - la popolazione calerebbe alla grande, ma che comunque è sempre più anziana e composta da persone sempre più sole.

Su 159.000 abitanti lavorano, secondo i dati della Camera di Commercio, solo 43.300 persone (di cui 27.700 sono lavoratori dipendenti) ovvero meno del 30% degli abitanti. E ricordiamoci che nel VCO neppure la metà delle imprese arriva a 6 addetti e il 30,7% non supera i due. Ci rendiamo conto allora di quanto siamo “piccoli”? Si dirà che “piccolo è bello”, ma se non stiamo attenti resterà ”piccolo” e basta.

Il dato che più deve preoccupare è comunque l’invecchiamento della popolazione con la conseguente necessità di indirizzare i servizi – e non solo quelli sociali – a tenere conto di più di questa realtà. Occorrono più letti nelle strutture di sostegno ed assistenza, ma anche più servizi domiciliari e soluzioni abitative dove l’anziano – quasi sempre una donna rimasta sola – non sia emarginata nei paesi e dalla città ma resti il più possibile integrata nella sua comunità. Pensiamo anche a quanti locali abitativi restano vuoti, a quanto costa riscaldarli, a come sarebbe utile un “turnover” nell’edilizia pubblica sistemando gli anziani con soluzioni autonome, relativamente piccole ma efficienti, liberando appartamenti più grandi per le famiglie che ancora possono crescere. Il pensiero corre ai costi di alcune grandi iniziative – come non ricordare il potenziale nuovo teatro di Verbania? – che forse dovrebbero tener conto anche di altre priorità quando nella stessa città nell’ultimo bando di case popolari pare ci fossero 279 richieste di famiglie senza casa, ma nessuna opportunità disponibile. Ricordare questi aspetti non sarebbe sbagliato per qualche amministratore…

Un Saluto

MARCO ZACCHERA


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On.le Marco Zacchera, deputato piemontese di Alleanza Nazionale e responsabile del Dipartimento Esteri di AN.

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