IL
PUNTO 264
del 14.02.2009
SOMMARIO:
CANDIDATURA BASTA, OSCAR LUIGI! - NUOVO
PDL - ATTIVITA PARLAMENTARE ed ESTERA
MI
CANDIDO A SINDACO
Ho
deciso di candidarmi a sindaco di Verbania,
la mia città, alle prossime elezioni
di giugno. E un passo per me molto importante,
meditato e difficile, ma credo fosse ora di
farlo. A Verbania la sinistra governa dal 2
maggio 1945 e senza voler nascondere
quanto di positivo è stato fatto
penso che la nostra città abbia bisogno
di un cambiamento profondo prima di tutto culturale
e di mentalità, ma anche nelle scelte
politiche ed amministrative che lhanno
guidata. Nelle prossime settimane avrò
la possibilità di spiegare nei dettagli
un programma in preparazione da tempo
- che sarà molto preciso e concreto,
nella convinzione di poter offrire con gioia
e responsabilità tutto me stesso alla
comunità cittadina che mi ha visto crescere.
34
anni fa ero un ragazzo, votavo per la prima
volta, mi candidai e fui eletto consigliere
comunale e da allora sono sempre stato allopposizione:
credo che una persona - per essere credibile
- debba mettersi in gioco e saper anche rischiare
se è convinta di poter fare qualcosa
di valido e allora non contano i sacrifici,
le immancabili delusioni, le difficoltà.
Continuerò il mio impegno in Parlamento
per questa legislatura, so che se sarò
eletto non potrò più ricandidarmi,
ma non ho fatto questa scelta per calcoli di
potere, di visibilità o peggio
economici o daffari.
A
qualche collega di Roma che mi ha detto Ma
chi te lo fa fare? ho risposto che è
un atto di testimonianza, di amore per la mia
terra, nella volontà di dimostrare che
è cresciuto un mondo politico ed umano
nuovo e diverso che può proporsi con
successo alla guida della mia città.
Non sarà facile né prima né
dopo il 7 giugno, ma con umiltà, giorno
per giorno, cercheremo di dare concretezza alle
nostre speranze nel trasmettere un messaggio
politico che proprio nel momento in cui
nasce il PDL e finisce lesperienza storica
che fu del MSI-DN e di AN non deve andare
disperso né dimenticato, ma condiviso
con tante altre persone che pur vengono da esperienze
politiche diverse o si affacciano solo ora alla
vita politica. Sarà dura, ma ce la faremo
e grazie a chi - nelle forme più diverse
- avendo fiducia in me vorrà darmi una
mano.
(in
allegato unintervista apparsa in questi
giorni sul principale settimanale locale)
E
BASTA, OSCAR LUIGI!
Quando
Oscar Luigi Scalfaro si mette a parlare
io mi sento nelle viscere una ribellione che
è difficile trattenere. Non posso dimenticare
i girotondi che hanno accompagnato la vita del
Presidente emerito che nel 1944
iniziò la carriera di magistrato nella
Repubblica Sociale fascista ma già nel
45 era a fare il pubblico ministero chiedendo
la morte ( pardon: la suprema pena
come la chiamava lui, già allora con
ineffabile ipocrisia) di fascisti o presunti
tali. Neanche due anni magistrato e poi subito
il parlamento per una carriera tutta DC, anticomunismo
e comunioni, andando in giro per il Piemonte
con in tasca la scomunica per quelli che poi
sono diventati suoi compagni di strada. Ha difeso
le cause più impossibili (ricordate i
suoi insabbiamenti per gli scandali del terremoto
in Irpinia, o i fondi neri dei servizi segreti?)
stando sempre sulla breccia dove meglio tirava
il vento. Arrivato per caso, per sua
fortuna e nostra disgrazia - alla Presidenza
della Repubblica non ha mai accettato che la
maggioranza del paese la pensasse in maniera
diversa dalla sua, ha apertamente osteggiato
nel 94 il voto popolare, ha fatto cadere
lallora governo Berlusconi, ha tramato
per rimandare le elezioni. Quando finalmente
è uscito di scena, con la dorata carica
di senatore a vita, ha cominciato a virare sempre
più a sinistra fino ad abbracciare apertamente
i suoi ex nemici come è avvenuto in questi
anni. Eletto da anticomunista, senza più
passare al vaglio di un voto popolare, ne ha
approfittato per fare e difendere lesatto
contrario. Da senatore a vita pur di difendere
Prodi ( e dimentico del suo ruolo di ex presidente
costituzionalmente super partes)
non ha mancato ad una votazione, ma ora riappare
solo alle manifestazioni del PD come quella
dellaltra sera a Roma, atteggiandosi a
unico e santo difensore della Costituzione.
Quanta ipocrisia nellidentificare il
centro destra come colpevole di
voler attentare alla Costituzione pur sapendo
che non è vero, che nessuno vuole mutare
i principi nobili, fondamentali ed immutabili
della nostra Carta costituzionale, che però
deve essere assolutamente aggiornata ad una
realtà ben diversa da quella del 1948.
Lo
vuole la gran parte degli italiani, ma Lui non
ci sta e neppure per il caso di Eluana
ha mancato di tacere schierandosi allopposto
della gran maggioranza del mondo cattolico:
le bandiere del PD valgono bene una messa! Giovedì
sera, davanti a una piazza semivuota, solo sul
palco, seduto su una traballante seggiola in
plexiglass, ha pontificato dando lezioni a tutti
perche Lui, solo Lui era il Garante, il Giusto,
lEletto. Non si critica il presidente,
il Quirinale è sacro è i suoi
inquilini pure. Ma il destino, beffardo, ha
voluto che davanti agli occhi avesse per mezzora
proprio le bandiere sventolanti dell Italia
dei Valori il cui leader, Tonino Di Pietro,
solo dieci giorni fa dava del mafioso
al presidente Napolitano. Ancora una volta,
caro Oscar Luigi, quando si dice la coerenza
PDL:
MA DOVE LANIMA ?
Mancano
40 giorni alla nascita del Popolo delle Libertà
ma non si vedono grandi segnali che il nuovo
partito nasca con unanima, una volontà,
un dibattito corale, delle regole stabilite,
delle certezze. Il PDL nasce come scelta elettorale
giusta ed ineluttabile, ma non cè
in giro sufficiente passione, condivisione,
strategia. Si rischia di far crescere più
un patto elettorale che un partito, ed è
un peccato perché credo invece che il
PDL sia molto più apprezzato a livello
di singoli elettori che sentito
dagli iscritti e dalle strutture di vertice
dove semmai cè la corsa ad occupare
i posti strategici. Speriamo che il nuovo partito
cresca allora sul territorio, tra le gente,
negli enti locali, ma peccato che la sua fondazione
il 27 marzo a Roma non
veda coinvolti nellintimo milioni di persone
che ne sono e ne saranno il corpo e le braccia.
ATTIVITA
PARLAMENTARE
Segnalo,
nella scorsa settimana, il mio intervento in
aula a Montecitorio su quanto sta accadendo
in Venezuela dove il presidente Chavez tenta
di farsi di fatto proclamare presidente a vita,
con molti timori anche nella nostra vasta e
numerosa comunità italiana. Mentre lEuropa
ed anche il PPE hanno mandato
in Venezuela osservatori internazionali a vigilare
sullimminente referendum, lItalia
tace e sembra sostanzialmente disinteressata
agli eventi. Già lanno scorso Chavez
è stato bocciato nelle urne, ma stavolta
si ripresenta dopo aver imbavagliato gran parte
dellopposizione e fatto occupare molte
amministrazioni locali come il municipio
di Caracas conquistate dai suoi avversari
nelle ultime elezioni amministrative.
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Sottolineo anche la presentazione di diversi
atti ispettivi: dalla richiesta di riconoscimento
agli ex frontalieri in Svizzera dei benefici
INPS al sollecito dei fondi assegnati al Piemonte
per la ripresa industriale (con colpevoli ritardi
regionali nel chiederne la liquidazione) dopo
le alluvioni degli anni scorsi.
Una curiosità invece dalla provincia
di Novara per la quale ho chiesto notizie al
ministro: in una scuola, per cavilli, ci si
rifiuta di accettare il dono di alcuni computer
da parte di privati per ripristinare quelli
rotti: una vittoria della burocrazia o una sconfitta
del buonsenso?
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Ho presieduto infine in settimana l'audizione
del direttivo del CGIE presso il comitato per
gli Italiani nel Mondo della Camera. Al di là
delle opinioni di ciascuno si avverte un allarme
vero, genuino e generalizzato per i tagli del
Governo al mondo dell' emigrazione. Credo che
la questione sia da proporsi: non si possono
chiudere scuole di italiano un po' ovunque,
limitare i corsi di lingua, ridurre i fondi
per l'assistenza in modo così drastico.
E' in forse il futuro stesso delle comunità
italiane nel mondo e soprattutto i contatti
con i giovani di origine italiana.
Il nostro paese non può dimenticarsi
di queste realtà perchè, mentre
gli altri principali paesi nel mondo "investono"
sullo spirito di appartenenza delle proprie
comunita all' estero, noi - per motivi economici
- siamo costretti a fare l' esatto contrario.
Un
Saluto