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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Marco Zacchera

IL PUNTO 294 del 17 ottobre 2009
SOMMARIO: GIUSTIZIA - RIFORMA PROVINCE – FINI A VERBANIA - AMMINISTRATORI ASL - RIORGANIZZAZIONE CONSOLATI

GIUSTIZIA: SERVE UN A TREGUA ?

Sul fatto che Berlusconi sia o meno da anni oggetto di un forte attacco da una parte politicizzata della Magistratura credo che ciascuno si sia fatto una propria opinione. Resta ora da vedere se convenga o meno al paese – ed allo stesso Berlusconi - continuare in una rissa quotidiana che rischia di incrinare seriamente i rapporti tra le istituzioni. Occorre smorzare i toni, capire la necessità di darci tutti delle regole. Così per una volta non diamo “colpe” ma constatiamo i fatti: o la Magistratura si rende più autonoma dalla politica e si dà regole di comportamento interno ed esterno di obbiettiva imparzialità o rischia di non essere più credibile e - allo stesso modo - se il Governo e il Parlamento decidono finalmente di varare leggi di riforma sulla carriera dei giudici devono farlo sul serio e non limitarsi a parlarne. Ma la crisi della giustizia italiana non è solo nella sua politicizzazione, ma nella lenta agonia del sistema giudiziario: una giustizia lenta, ferraginosa, forte con i deboli e debole con i forti, con aree del paese dove mancano strutture, cancellieri, mezzi, e soprattutto quando occorrono troppi anni per ottenere giustizia, oppure quando si tutelano più i diritti dei colpevoli che quelli delle vittime. Far funzionare meglio la giustizia italiana è dovere di tutti, con senso di responsabilità e della misura, senza arroccamenti corporativi come invece purtroppo vediamo tutti i giorni

IL NODO DELLE PROVINCE

La Camera ha bocciato in settimana la proposta di IDV ed UDC di sopprimere le province. Una proposta “a freddo” presentata in modo un po’ demagogico e senza serie discussioni preventive né – soprattutto – dando proposte alternative. Per questo anch’io convintamene ho votato contro, sottolineando che prima bisogna decidere quali debbano essere i compiti istituzionali delle sicuramente troppe (e costose) strutture dello stato e solo dopo avrebbe senso abolire enti che invece possono essere utili, almeno in molte parti d’Italia. Ho fatto il consigliere provinciale per tanti anni, vivo in un territorio che l’autonomia provinciale l’ha sostenuta per anni ed anche per questo credo che alle province andrebbe invece dato più spazio, progressivamente eliminando invece le comunità montane (come sta nei fatti succedendo), accorpando comuni e togliendo piuttosto competenze alle regioni che sono diventate, anziché essere un organo legislativo così come previsto dalla Costituzione, delle grandi strutture burocratiche, moltiplicando per venti i vizi della burocrazia romana. Perché non lasciare quindi alle province compiti primari ed esclusivi su ambiente, rifiuti, consorzi, trasporti, montagna, caccia, pesca, cave e miniere, viabilità provinciale, motorizzazione, sgombero neve, protezione civile, accorpamento di comuni e enti sovra-comunali, consorzi, ecc. considerandole come unico intermedio? Quando si parla demagogicamente del costo delle province e dei risparmi che ci sarebbero per la loro abolizione bisognerebbe anche intendersi prima su dove andrebbero poi a finire quei dipendenti oggi provinciali, perché non si può scrivere “si risparmierebbero miliardi di euro” e poi scoprire che semplicemente quei fondi sarebbero spesi da altri enti, magari in modo peggiore. E’ facile fare demagogia, ma la realtà di moltissime province italiane è ben diversa da come è percepita in alcune redazioni. Semmai si potrebbe lavorare invece per abolire subito quelle province che di fatto sono diventate “aree metropolitane” e quindi doppioni dei comuni maggiori. Infine bisogna impedire che ogni regione – vedi la Sardegna, che ne ha istituite 4 in un colpo solo - abbia la possibilità di creare nuove province, ma per questo basterebbe seguire ed applicare la legge nazionale che c’è già e di nuove province non se ne parlerebbe più.

FINI A VERBANIA

Il presidente della Camera dei Deputati On. le GIANFRANCO FINI sarà a Verbania sabato 24 ottobre alle ore 10.30 per inaugurare un monumento e l’intitolazione del lungolago di Pallanza ai Caduti italiani nelle missioni di pace all’estero. Dopo il ricevimento in municipio la cerimonia ufficiale avrà inizio alle ore 11 in piazza Garibaldi - che dalle ore 8 sarà chiusa al traffico - dove verrà posato il cippo commemorativo. Tutti sono cordialmente invitati a partecipare.

ASL: LA FORMA E LA SOSTANZA

Tra le varie incombenze che ho come sindaco di Verbania, c’è anche quella di presiedere l’Assemblea dei sindaci dell’ASL 14 e il relativo comitato ristretto di rappresentanza. Un mesetto fa siamo stati convocati per esprimere l’annuale giudizio sul direttore generale dell’ASL che – secondo la legge regionale – deve essere anche “giudicato” dal territorio. Quando ho chiesto in che termini si poteva farlo - per cercare di non esprimere un giudizio guidato solo dalla amicizia o dalla diversa opinione politica - ho scoperto “quintalate” di moduli da riempire dai quali si dovrebbero trarre degli indici di raggiungimento o meno degli obbiettivi assegnati al direttore. In una sublimazione del concetto di burocrazia (nel senso che la montagna di moduli, indici, segnalatori, rapporti ecc.ecc. erano praticamente incomprensibili per i profani) sono andato a vedere i giudizi dei miei predecessori negli anni scorsi scoprendo che – di fatto – quelli di sinistra alla fine dicevano sempre “no” al direttore se messo dal dentro-destra e all’opposto facevano quelli di centro-destra quando la giunta regionale era ( o è come ora) di sinistra perché nessuno poteva obbiettivamente giudicare la modulistica proposta. Non sono invece riuscito a capire quanti siano i dipendenti regionali assegnati in periferia ed in assessorato a riempire moduli che – temo – nessuno leggerà perché, com’è noto, i direttori regionali sono scelti in base a questioni squisitamente politiche, non da oggi ma da sempre. Finale: a maggioranza (con me hanno votato i sindaci di Omega e Domodossola) si è detto di no alla riconferma del direttore generale, per quanto mi riguarda valutando soprattutto la cattiva situazione dell’ospedale Castelli. Ma, visto che il dott. Robotti è stato nominato dalla giunta regionale di sinistra che tuttora governa, nei giorni scorsi è giunta conferma che è stato comunque riconfermato, il che non mi ha minimamente stupito appunto perché la cosa era scontata. Quando – per pur sfizio - ne ho chiesto il motivo, considerato che la maggioranza dei sindaci era contraria alla riconferma del direttore generale, mi è stato risposto che il nostro parere era “obbligatorio ma non vincolante”. In altre parole non contava assolutamente nulla. Mi chiedo allora a che cavolo serva far perder tempo, riempire i moduli, fare la statistiche, muovere una folta pattuglia (costosa) di personale all’uopo specificatamente designato se tanto poi a Torino ( ripeto, da sempre !) fanno quello che vogliono. Alla fine – una volta di più – si vuole salvare la forma, ma non si guarda quasi mai alla sostanza!

RISTRUTTURAZIONE CONSOLATI

Si è tenuto in Commissione Esteri alla Camera un primo dibattito sulla riforma dei consolati, con speciale attenzione alla riorganizzazione e semplificazione dei loro bilanci. Ma sarà veramente riforma? Ho qualche dubbio, perchè credo che si dovrebbe avere il coraggio di incidere di più tagliando maggiormente la burocrazia, riducendo i costi e in buona sostanza dando maggiore autonomia decisionale a chi regge localmente le strutture e che conosce certamente meglio della Farnesina le realtà locali in cui opera. Intanto il prossimo 27 ottobre vedremo in azione a Bruxelles il nuovo "consolato digitale" per capire come l'informatica possa o meno risolvere i problemi consolari dei nostri emigrati.

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On.le Marco Zacchera, deputato piemontese di Alleanza Nazionale e responsabile del Dipartimento Esteri di AN.

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