IL PUNTO 380
- del 26 Ottobre 2011
Sommario: Invidia - Quale futuro per Verbania - 60 anni
INVIDIA E DIMISSIONI
Dopo una sentenza della Corte Costituzionale relativa al caso di un senatore che ha dato una diversa interpretazione alla prassi relativa ad una legge del 1953 è scoppiata la polemica sul fatto che un sindaco possa o meno fare il deputato. A Verbania sembra che per certa sinistra il problema del mio doppio incarico sia traumatizzante. Ho sempre detto che se non sarei riuscito a fare bene il sindaco mi sarei dimesso comunque dalla Camera (E NON VICEVERSA) e che il mio caso non è oggetto per ora di contestazione, anzi, la Giunta delle Elezioni mi ha confermato deputato nel 2010 – secondo la prassi – anche successivamente alla mia elezione a sindaco.
Sia chiaro che io non farò mai il deputato a dispetto dei Santi, ma vedo evidente la strumentalizzazione di certa sinistra - a cominciare da quella del mio predecessore sindaco - che è ormai irrefrenabile e si coniuga con un unico termine: invidia.
Invidia di essere stati cacciati dal comune, invidia perché sono deputato da cinque legislature, invidia perché Verbania ha recuperato ancora recentemente un finanziamento di 12,8 milioni di euro da loro mai ottenuto, invidia perché nonostante tutti i tagli che ci hanno colpito ed i suoi indubbi problemi Verbania va avanti anche senza di loro E MIGLIORA LE PROPRIE PERFORMANCES SECONDO TUTTI I SONDAGGI MAN MANO PUBBLICATI.
Nello specifico voglio ricordare che io faccio il sindaco assolutamente gratis, non ho né auto di servizio né telefonino comunale, pago il posteggio sotto il municipio e non ho alcun rimborso spese. Non capisco cosa potrebbe guadagnare la nostra città dalle mie dimissioni con l'arrivo al mio posto di un deputato geograficamente lontano. Di più, ci vogliamo finalmente rendere conto di come la carica di deputato serva concretamente alla città a tutti i livelli, soprattutto se trattasi di un sindaco dirigente nazionale di un partito di governo? Certo che sono legittime mille critiche al mio lavoro, che comunque non si arriva o si ottiene tutto, ma credo che la mia presenza “romana” sia stata da sempre utile a tutta la nostra zona.
Né si può dire che io non faccia con impegno il deputato: dall'8 giugno 2009 (elezione a sindaco) alla scorsa settimana ho avuto una percentuale di assenze dalle votazioni del 4,73% (sono mancato solo a 269 voti su 5.683) addirittura più presente che non tra il 2008-2009 quando ero stato assente al 7,01% dei voti. Dal punto di vista dell'attività legislativa risulto il 54° più attivo parlamentare su 630 (vedi www.openparlamento.it ) . Insomma credo di fare il mio dovere con impegno sia a Roma che a Verbania. Sarò il primo a rendermi conto dell'opportunità di eventualmente concentrarmi su Verbania rinunciando volontariamente all'incarico parlamentare, ma lo farò come mia libera scelta o obbligo di legge, non certo perché me lo chiedono individui invidiosi e sciocchi che – per cominciare – anziché lavorare in positivo per la loro città vivono solo in una rancorosa invidia, tipica dei politici falliti, cercando di danneggiare e rallentare tutto.
C'è poi un'ultima questione: in Francia e in altri paesi – ad esempio – tutti i parlamentari sono anche degli amministratori locali proprio perché portano esperienze, istanze, contatti con la quotidianità e i problemi della gente. Da noi si parla invece solo di “doppie poltrone”, ma non ci si vuole render conto di come – per esempio – da quando faccio il sindaco posso parlare (ed agire) sulle leggi per gli Enti Locali con molta più esperienza e dati di fatto che non in passato: non è questo un bene utile per tutti? Credo proprio di sì, mentre se si parla di incompatibilità mi chiedo allora perché siano compatibili i presidenti di provincia, i ministri o i sottosegretari, i dirigenti di Enti e società controllate ecc.ecc. La differenza è che spesso “quelli” sono posti ben retribuiti e che “rendono” per chi li esercita, mentre diventare sindaco – e lo dico con orgoglio – lo è stato per una mia libera scelta e per il voto dei cittadini di Verbania che pur sapevano (ed evidentemente hanno apprezzato) la mia doppia funzione, il che è e resta un impegno che con lealtà ho preso con ciascuno di loro.
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VERBANIA: QUALE SVILUPPO?
La notizia che la regione Piemonte ha destinato 12,8 milioni di euro a Verbania per portare avanti il piano integrato di sviluppo urbano (PISU) ha avuto strane reazioni da una certa parte dell'opposizione di sinistra che per mesi ha lavorato per boicottare il progetto con interrogazioni, proteste, ricorsi, segnalazioni.
Uno strano modo di procedere che evidentemente privilegia l'opposizione viscerale e la contrapposizione al sindaco piuttosto che un esame serio sulle opportunità che il PISU offrirà alla città.
Di fondo c'è una mentalità che a mio avviso ha fatto il suo tempo, tipico di una Verbania “Anni ‘70” tutta dimostrazioni, scioperi e bandiere rosse per le strade. Erano i tempi di una Montefibre che arrivò ad occupare 4.500 dipendenti (chiusa), dell'Unione Manifatture (chiusa), della Cucirini (chiusa), della Cartiera (chiusa), di tante altre aziende che purtroppo hanno chiuso i battenti. Crisi nera di lavoro ed economica, ma nel frattempo Verbania registra 800.000 presenze turistiche all'anno (la prima città del Piemonte dopo Torino), sono cresciuti gli alberghi, i ristoranti, il terziario, i servizi.
Soprattutto gli operai degli anni ‘70 sono diventati pensionati, i giovani emigrano verso la città, il commercio fatica ed infatti la popolazione non cresce dopo l'incremento legato ad essere diventati capoluogo, il che ha “fatturato” qualche centinaio di nuovi abitanti ed altrettanti stipendi.
Quando a sinistra di dice che bisogna “investire per il lavoro” si insiste ad immaginare un tipo di lavoro che non c'è più e a non voler puntare invece su nuove forme di lavoro legate alla qualità dei servizi, del turismo, della cultura, dei servizi sanitari che a loro volta possono generare indotto occupazionale e il centro all'Arena può esserne un esempio.
Eppure il “clichè” di chi non vede il post industriale non cambia, ma credo che anche la nascita di una giunta di centro-destra dopo decenni di opposizione sia specchio di una mutata realtà sociale, economica e politica.
Serve un confronto sereno, ma non bisogna perdere tempo visto che la dozzina di iniziative legate al PISU vanno realizzate entro un triennio o i finanziamenti saranno a rischio ed è per questo che ricorsi e proteste intestine non fanno che ritardare le procedure. Vorrei che tutti capissero che se la città cresce non “vince” una parte politica ma tutta una città: è mai possibile che non si riesca a far digerire questo a chi oppone con una costante litania di “no” a qualsiasi proposta innovativa?
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AMARCORD
Nei giorni scorsi ho compiuto 60 anni. Succede a chi arriva fin qui nella corsa della vita, ma se mi guardo indietro e vedo come è cambiata mia città, l'Italia e il nostro territorio in questi anni non ne sono molto contento. C'è sicuramente in giro tanta più ricchezza rispetto a quando ero bambino, sono incredibilmente aumentati rumore, case e traffico, ma le fabbriche della mia infanzia sono quasi tutte chiuse, non ci sono più le fiumane di biciclette a sciamare dai cancelli al suonare delle sirene di mezzogiorno o di fine turno tra nidiate di bambini a correre per strada. Tante piccole comunità di paese oggi sono disperse, coi nonni si parlava il dialetto – che a scuola era rigorosamente vietato – e la domenica c'era la messa tutti insieme e al pomeriggio il cinema all'oratorio, mentre a scuola maestri severi con classi imponenti ti facevano rigare dritto.
Da pochi anni era finita la guerra, in giro tanti cartelli ricordavano di non toccare oggetti strani che dimenticati nei boschi potevano scoppiare, a scuola si beveva ancora il latte “Dono del popolo americano” e c' 'era sicuramente più rispetto dei ragazzi verso i genitori, il parroco, le autorità di una società più chiusa ma autentica, vera, dove c'era soprattutto un forte senso di appartenenza e di comunità.
Da noi arrivava una forte ondata di immigrati dal sud, ma c'era allora lavoro per tutti e così si superavano diffidenze e contrasti mentre la televisione affascinava ed univa gli italiani. A Verbania le donne scendevano ancora al mercato o per le visite in ospedale con i costumi delle valli, mentre pescatori, contadini e donnette con la gerla vendevano i loro prodotti per strada, senza troppe complicazioni burocratiche.
C'erano più solidarietà e aiuto reciproco, mancanza totale di privacy visto che tutti sapevano tutto, ma al maresciallo dei carabinieri bastava alzare la voce per farsi ubbidire e in casa non mancava mai un piatto di pasta in più pronta per i poveri di passaggio. Le mie zie anziane e nubili distribuivano tanti “buoni” della San Vincenzo per comprare con ciascuno un quintale di legna e al negozio ogni famiglia aveva il suo libretto della spesa pagando una volta al mese e al mattino ritiravi il pane caldo nel sacchetto di tela, con il nome di casa scritto sopra. Nei campi di calcio – senza reti di protezione - le squadre di paese raccoglievano ogni domenica tanti spettatori e i giocatori erano quasi tutti della zona. Noi i ragazzi conoscevano i venti del lago, facevamo il bagno d'estate e pescavamo alborelle da ogni pontile. La domenica la messa era ancora in latino e i funerali erano lunghi e lenti, tutti in fila a piedi su fino al cimitero, non solo per una breve benedizione come oggi, arrivederci e via.
Frammenti di tempo senza tempo...che veloce è scappato via.
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UN CALOROSO SALUTO A TUTTI !
MARCO ZACCHERA