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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Marco Zacchera

IL PUNTO 382 - del 13 Novembre 2011
Sommario: La resa - Sanita' nel VCO - Appuntamento

AL CAPOLINEA

Non so come finirà l'avventura di Monti e del suo imminente nuovo governo, se godrà di una maggioranza “politica” o solo tecnica ma è evidente che – giunti a questo punto – ci sia poco altro da fare più che varare un governo che in qualche modo conduca il Paese fuori dalla tempesta. Una soluzione di fatto obbligata, ma comunque una resa.

Una resa personale di Berlusconi, del centro-destra che pur vinse le elezioni del 2008, una resa del sistema bipolare, in generale una nuova resa della classe politica italiana, replica del 1992 che anche allora sigillò il fallimento della prima repubblica.

Proprio dalla crisi di allora e da “tangentopoli” nacque la volontà di creare due schieramenti contrapposti che garantissero la stabilità anziché avere tanti partiti che si bacchettavano a vicenda con governi deboli e divisi ma che “costavano” mille compromessi, alla base – alla prova dei fatti – anche di quell'enorme debito pubblico che oggi ancora scontiamo.

Si doveva cambiare il sistema favorendo una alternanza democratica tra maggioranza ed opposizione ed infatti nel 2008 gli italiani ci avevano dato credito e voti. Tre anni dopo si è finiti spacchettati e rissosi, divisi in partiti, gruppi e sottogruppi con 156 parlamentari che solo in questi tre anni di legislatura hanno cambiato bandiera (ma c'è chi ne ha cambiate anche tre e perfino quattro..).

Mese dopo mese si è sostenuto che il Paese avrebbe resistito e non è vero, ma lo è anche perché ad affogarlo sono state leggi finanziarie estranee alle nostre responsabilità e soprattutto perché sempre di più l'intera Europa e soprattutto le nazioni più deboli sono diventate preda della speculazione internazionale, della finanza sfrenata, della mancanza di regole morali. Tutto è partito dalla crisi USA del 2008, non dimentichiamocelo, anche se oggi è l'Europa che paga buona parte del conto.

Come posso non pensare che l'immagine di Monti – di per sé irreprensibile – non sia l'esatta rappresentazione di quei mercati virtuali che hanno portato alla resa di Berlusconi? Perchè un governo di “professori” sarà ottimo per fare accademia, ma lo aspetto alla prova dei fatti ricordando che la crisi economica di oggi non è colpa di Berlusconi, tanto è vero che il governo Monti dovrà attuare proprio le leggi finanziarie votate dal governo che si è dimesso ieri sera e che hanno ottenuto l'assenso del “terzo polo” e l'astensione del PD.

Non è stato un voto obbligato solo per costringere Berlusconi ad andarsene, ma perché obbiettivamente non ci sono altre altre scelte da fare per tentare di salvare la baracca.

UN UOMO SOLO

Berlusconi se ne va è gli sputano addosso, ma proprio chi in passato – come su queste colonne – molte volte è stato critico ed inascoltato (anzi, pure criticato all'interno del PDL solo perchè cercava di ragionare un po'...) oggi proprio non gioisce, anzi, e trovo disgustosi lazzi e monetine. La sinistra festeggia perchè sa bene che Berlusconi è stato l'unico nel 1994 e nel 2001 e poi ancora nel 2008 a batterla, cosa che non andrebbe dimenticata.

Tante volte, “fiutando” pasticci e mentre intorno a me era un turibolare di lodi, mi veniva da pensare “Ma è' un re nudo?!” I fatti hanno purtroppo dimostrato che lo era sul serio e se un difetto ha avuto Silvio è proprio di essersi circondato da una corte dei miracoli inadeguata e furbona che gli hanno fatto perdere anche il contatto con la gente.

Tre anni fa aveva l'Italia ai suoi piedi, due anni fa il governo aveva agito bene (spazzatura a Napoli, l'Aquila, il salvataggio Alitalia) poi si è bloccato perchè al momento buono, quando si doveva spingere su riforme importanti, tutti gli hanno detto di no.

Riflettiamo: non è stato tanto o solo Berlusconi a sbagliare quanto una certa Italia - e una buona parte della nostra classe politica - a non volere il cambiamento, a bloccare “l 'uomo del fare”. Certo, lui ha fatto di tutto per distruggere la propria immagine in Italia e all'estero (ma come ha fatto a farsi circondare dai Lele Mora di turno, a impegolarsi in vicende squallide, a lasciarsi così condizionare da una Magistratura che aspettava solo quello ?!) ma la sostanza è che a ogni riforma annunciata qualcuno diceva di “no” e tutto si fermava.

Erano i sindacati o la Confindustria, le professioni o i magistrati, i baroni del profondo sud o gli infidi micro-alleati di governo: quante decisioni magari dolorose ma giuste sono state prese e corrette il giorno dopo, solo perchè davano fastidio a qualcuno?

La verità è che in Italia si lamentano tutti, ma alla fine ciascuno difende i propri privilegi e questo sistema - che alla lunga non funziona - vale sempre però per la politica del giorno per giorno.

Certo, Monti avrà più facilità ad imporre sacrifici visto che situazione è disperata e soprattutto perchè non avrà direttamente un elettorato cui rispondere, ma questo modo di fare – lo dicevo all'inizio – è alla lunga il contrario della democrazia.

Un popolo che invoca i “tecnici” (come faceva secoli fa per i podestà) rinuncia ad avere propri rappresentanti che rispondano al suo potere sovrano ed è per questo che le elezioni sarebbero la ricetta migliore, compatibilmente con la stabilità economica.

E vedremo poi se quei poteri forti e quei partiti che oggi osannano Monti domani lo appoggeranno davvero se avrà il coraggio di impostare riforme vere e socialmente eque, perchè a imporre tasse e tagliare risorse in fondo sono bravi tutti.

FINI E COMPAGNIA

Poi c'è Fini, che ieri poteva gioire: l'odiato Berlusconi era finalmente crollato. Chissà se Gianfranco non si sia però chiesto se lo sconfitto di ieri non fosse anche lui, l'uomo che avrebbe avuto la possibilità di diventare leader alternativo all'interno del centro-destra ed ha fallito in una stagione politica che forse non tornerà mai più.

Fini ha voluto sciogliere AN quando non era indispensabile ed ha voluto un matrimonio nel PDL sciolto solo l'anno dopo: nel bene e nel male non conosceva forse già da 15 anni il Cavaliere? In compenso ha distrutto una classe dirigente cresciuta con lui, non ne sta costruendo un'altra e alla lunga verranno al pettine anche i conti di qualche suo collaboratore.

Certo il “centro” diventa adesso l'ago della bilancia e – soprattutto se si cambierà il sistema elettorale – tornerà determinante pencolando di qua e di là, dove meglio gli conviene.

Ma Fini è credibile in questo centro politico, o è invece surclassato da Casini che in quel ruolo si esprime molto più coerentemente di lui?

Ma soprattutto - anche per responsabilità di Fini - il centro-destra è ora spaccato, astioso, diviso e non tanto o non solo tornerà all'opposizione quanto ha perso una occasione unica e storica per cambiare il paese.

Non dimentichiamoci che la situazione è cominciata a crollare proprio il 14 dicembre dell'anno scorso quando Berlusconi, dopo la scissione finiana, resse all'assalto ma per continuare a governare (in fondo rispettando la volontà elettorale, mentre altri cambiavano bandiera) ha dovuto accordarsi con troppi mercenari avvitandosi in mille compromessi.

IL FUTURO

Quello che più mi angoscia in queste ore è vedere impotente il fallimento di una speranza politica che aveva trasformato una destra emarginata e nostalgica in una parte viva e rispettata del paese e che doveva, poteva ed avrebbe dovuto essere punto di riferimento di una politica più alta, più corretta, più onesta, più concreta dopo decenni di spartizioni partitiche e di tante ipocrisie.

Una speranza nata grazie a Fini e Tatarella, ma anche grazie a Berlusconi, che è appassita in una sorta di culto della personalità che salvava le forme (e i posti in parlamento) ma man mano perdeva la sostanza e infine si frantumava proprio quando sarebbe stato il momento di affermarsi.

Sono stato un illuso, un sognatore sperando in tutto questo? Non lo so: in tanti anni di parlamento ho sempre cercato di fare il mio dovere, di convincere, di spiegare e tante volte sono stato emarginato come fossi un “grillo parlante”, ma l'ingloriosa fine ieri sera per Silvio Berlusconi mi dà la certezza di essere stato onesto anticipatore di molte cose, scegliendo con convinzione nel 2009 di fare il sindaco della mia piccola città proprio per giocarmi un'altra sfida dove potessi essere però più concreto protagonista visto che a Roma certi comportamenti non sono apprezzati.

Non so ora cosa ci riserverà il futuro: la Lega furbescamente si smarca contando che stando all'opposizione potrà recuperare i voti degli scontenti mentre tanti faranno la corte al “Terzo polo” sperando di ricuperare qualche strapuntino.

Non nascondo che mi sento molto in difficoltà a votare per un governo appoggiandolo insieme a Rosy Bindi o a quel troglodita politico di Di Pietro: si vedrà.

Ma lasciatemi sperare che dopo questa crisi chi resterà nel PDL voglia finalmente crederci e lo voglia costruire con altri uomini e altre convinzioni a cominciare dallo spirito di sacrificio che dovrebbe tornare ad essere una caratteristica della politica troppe volte diventata invece “casta” ingombrante e spocchiosa.

Certo un mese fa pensavo seriamente di piantare lì Roma e chiudermi a Verbania, stasera mi chiedo invece se non ci sia più che mai bisogno di qualche testa in più che pensi, che non viva di salotti, ma lotti e si impegni trovando il tempo di spiegare ai ragazzi che crescono che l'Italia ha sì 150 anni ma è - ancora una volta - tutta da rifare nei cuori, nei princìpi, nelle coscienze.

CENA PDL SABATO A STRESA

Annuale “Cena degli Auguri” del PDL del VCO che quest'anno si terrà al Regina Palace di Stresa SABATO 19 NOVEMBRE con inizio alle ore 20. Per informazioni e prenotazioni (entro martedì) telefonare al 338.3089001.

Saranno presenti il coordinatore regionale sen. Enzo Ghigo con l'on.le Agostino Ghiglia ed i parlamentari locali, il presidente del Consiglio Regionale Valerio Cattaneo e ospiti di altre province. E' annunciata la partecipazione (al momento ancora da confermare) dell'on.le ANGELINO ALFANO

SANITA' NEL VCO

Si è tenuta venerdì ad Omegna la riunione della Rappresentanza dei sindaci dell'Asl Vco. Al termine dell'incontro come presidente ho doverosamente espresso un parere positivo sul dibattito, anche alla luce dell'approvazione all'unanimità di un mio ordine del giorno che – doverosamente ringraziando la Giunta regionale che conferma il nuovo servizio di Emodinamica nel VCO – prevede che sia installato temporaneamente a Domodossola dove può essere celermente avviato ma, dopo un anno di attività, si verificherà dove sia più opportuno localizzarlo. Visto che i numeri non sono un' opinione credo che sarà così pacifico trasferirlo nei nuovi locali al III° piano del “Castelli” di Verbania che nel frattempo verranno predisposti.

Confermato il dipartimento materno-infantile a Verbania mentre Neurologia andrà nell'ospedale dove non avrà sede Emodinamica.

Mentre proseguono i lavori di sistemazione al 5° piano e per la nuova struttura dedicata alla dialisi rimane aperto il problema della qualificazione del “Castelli” di Verbania perchè non può essere solo Oncologia la specialità di fondo di un ospedale che vuole caratterizzarsi in campo medico (a Domo i servizi chirurgici). E' comunque un decisivo passo in avanti l'aver stabilito che saranno appunto i numeri a dettare la localizzazione ottimale dei servizi e non le pressioni politiche o, peggio, quelle di piazza come avvenuto anche recentemente per il “punto nascite” a Domodossola che si sta esaurendo proprio per mancanza di degenti. La Rappresentanza ha anche chiesto che venga confermato il primariato di Oncologia che è a rischio visto i nuovi parametri regionali.

UN CALOROSO SALUTO A TUTTI !

MARCO ZACCHERA



 
 
Scrivono per Voi

On.le Marco Zacchera, deputato piemontese di Alleanza Nazionale e responsabile del Dipartimento Esteri di AN.

www.marcozacchera.it
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