IL PUNTO 390
- del 28 gennaio 2012
Sommario: Semplificazioni: slogan e concretezza
Parliamoci chiaro: l'Italia è un paese dove chiunque voglia cambiare qualcosa non ci riuscirà mai perchè qualsiasi timido tentativo di riforma si scontra sempre con gli interessi di qualcuno che – protestando – cercherà di bloccare tutto.
L'esempio è il governo Monti: nonostante una opposizione cloroformizzata, i media tutti allineati e coperti, un piano di liberalizzazioni tanto (ma tanto!) debole già il poco proposto – ammesso che serva veramente a qualcosa – rischia già di impantanarsi tra camion, taxisti e farmacie.
In attesa delle riforme “vere” e che magari servirebbero ben di più (banche, finanza, concorrenza, grandi società, monopoli, assicurazioni...) viene ora messa in piazza la “semplificazione” di alcune norme burocratiche come una grande riforma che però mi sembra davvero un prendersi in giro.
Ma quale semplificazioni?! Non sarà per un certificato (che si chiede “una tantum”) che già oggi è on line o si può avere in posta oppure eliminando il libretto scolastico all'università che migliora la burocrazia: semplificare sul serio è un'altra cosa.
Da due anni e rotti faccio il sindaco e la cosa più avvilente, deprimente e che fa veramente incavolare è vedere fermarsi tutto in una babele di grovigli di norme che non servono a nulla se non a far perdere tempo, moltiplicare costi e dare coperture formali dove - alla fine - non c'è mai chi si prende una responsabilità.
Chiediamoci perchè un investimento pubblico costi così tanto di più di uno privato e la risposta è che il “pubblico” ha una routine infinita di verifiche e controlli dove forse chi vuole rubare ci riesce lo stesso, ma sicuramente i 99 che non vogliono farlo ne restano mortificati, con i cittadini che se la prendono con l'amministrazione e non hanno la minima idea del caos che ci sta dietro.
Partiamo da un progetto che avrà per legge un suo livello di fattibilità, poi di preventivo, poi di progetto definitivo e infine di progetto esecutivo: ogni volta costi e tempi buttati per quattro passaggi quando nella vostra azienda decidete e partite – se ne avete i soldi – e concludete.
A proposito: ma se un privato deve fare qualcosa dove saranno gli intoppi se non nei controlli a volte imbecilli che gli ritarderanno le opere? Ma è logico che nel mio albergo i frigoriferi debbano aver esposte le temperature giornaliere per le verifiche? Qualcuno userebbe cibi avariati se gli si pianta il frigor? Oppure che per aprire un bar, una attività, un ufficio ci vogliano così astruse norme urbanistiche, igieniche, edilizie, ecc. ecc. ?
E se volete metter su un' aziendina quanto costano gli impianti, le misure antifortunistiche, gli allacciamenti a norma, le piastrelle fino a due metri, ecc. ecc. Attenzione: le norme saranno formalmente pure giuste, ma vanno applicate con logica, progressione, soprattutto parametrate a quello che effettivamente si fa, ma purtroppo non è così.
Siamo d'accordo che è quasi impossibile che un imprenditore serio, onesto, volonteroso sia in regola ad una qualsiasi verifica non per sua “volontà” di evadere ma per l'infinito numero di norme cui deve dar conto? Si passa da una colpevole ignavia e assenza di controlli verso laboratori-lager “in nero” dove si lavora in condizioni di schiavitù (che mai saltano fuori) e si fanno invece le pulci a suon di multe distruttive a chi sostanzialmente è a posto ma – colpevole! - ha una virgola non in ordine.
Se Monti vuole essere davvero credibile smantelli almeno un po' la catastrofica impalcatura incrociata creata da ASL, ARPA, INAIL, INPS, Camera di Commercio, Agenzia delle Entrate e del territorio, uffici del lavoro (che alla fine non servono a far assumere nessuno ma costano una enormità) ecc., ecc. che alla fine non producono sicurezza e certezze, ma solo una infinità di costi in più e tempi buttati via e alla fine crea meno lavoro per tutti salvo i funzionari assunti che - a 36 ore la settimana - non muoiono certo di lavoro.
Questo avviene per il privato, ma nel pubblico è peggio: nessun dirigente, funzionario, impiegato oserà portare avanti una pratica se non c'è il bollo e il controbollo, dove in un incredibile gioco dell'oca fai regolarmente due passi avanti ed uno indietro e se nell'incertezza cerchi di interpretare una norma c'è scritto tutto e l'esatto contrario, spesso dimenticando il buonsenso .
Sto osservando con il mal di fegato il lento proseguire dei lavori pubblici del mio comune e a volte sono sgomento. La scorsa settimana all'ennesima richiesta di documentazione (inutile) di un progetto ci siamo arresi: “Va bene, allora vi mandiamo via mail tutte le tavole..” Risposta: “No, no: noi vogliamo tutto in cartaceo!” In cartaceo!? Nel 2012?? Centinaia di tavole a colori riprodotte assolutamente per nulla nel senso che con un “clik” quell'ufficio avrebbe potuto leggere tutto in una frazione di secondo, mentre ora solo per la stamperia ci vogliono giorni e migliaia di euro in fotocopie: chi paga, se non il comune, ovvero quello stesso “pubblico” che deve controllare sé stesso?! Ma è tutto così, altro che semplificazione: qui è l'apoteosi della burocrazia.
La differenza, nuda e cruda, la vediamo nell'impietoso confronto con la Svizzera che a pochi chilometri da Verbania incentiva sul serio l'imprenditoria e gli investitori offrendo benefit, terreni e certezze sui tempi e così le aziende chiudono in Italia e aprono di là, con la gente che si sposta per lavorare ma anche per dirigere, perchè a Lugano ti danno i permessi in pochi giorni e paghi la metà delle tasse italiane, qui dal confine tutto costa di più e le aziende chiudono: provare per credere, ma un “modello Svizzera” non lo vuole nessuno e se tu lo applicassi nel tuo comune – quanto lo vorrei davvero! - non potresti perchè le ganasce intorno ti stritolano comunque.
Ecco la delusione: neppure nell'emergenza si ha il coraggio di mollare la zavorra e così andiamo tutti a fondo.
Ricordo un piccolo esempio illuminante. Un mio amico di Milano abitava in Namibia, sperduto in una fattoria vicino al deserto. Gli scadeva la patente e preoccupato si recò nella capitale alla ricerca di un oculista per il certificato perchè per guidare portava gli occhiali. Non lo trovò e rassegnato si presentò allo sportello dove ottenne il rinnovo in pochi minuti. Sorpreso abbozzò “Ma non ho prodotto il certificato!” L'impiegato lo guardò e risposte “Scusi, ma lei sarebbe così cretino da guidare senza occhiali, se non ci vede?”
Per la cronaca una volta la Namibia era una colonia tedesca.
UNO SFOGO
Ricevo molte mail a commento de IL PUNTO e pubblico questa perchè lo sfogo di questo lettore – un commercialista locale – mi sembra molto esplicativa di un clima che 'è in giro a proposito di “liberalizzazioni”...
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Una presa in giro....
Vogliamo parlare delle banche che a fronte dell'abolita "commissione di massimo scoperto" hanno introdotto la "penale di sconfinamento" (fino a 25 euro al giorno anche per un euro di sconfinamento) e il "corrispettivo di disponibilità creditizia" che, in sostanza è più caro della commissione abolita.
Vogliamo parlare delle polizze obbligatorie a carico di chi chiede un mutuo.
Vogliamo dire della difficoltà che esiste per chi ha esigenza di accedere al credito, anche con garanzie patrimoniali.
Vogliamo parlare di Equitalia (ente truffa) che percepisce le commissioni (o
meglio le provvigioni) pagate dal contribuente in relazione all' ammontare della
cartella esattoriale: delle due l'una, se è una commissione non può essere a
percentuale, se è una provvigione non può essere a carico del contribuente, ma
deve essere a carico del mandatario (leggasi dell'amministrazione finanziaria).
Ho provato a sollevare la questione di legittimità costituzionale in
Commissione Tributaria a Verbania, ma il buon Terzoli oltre a non aver capito
di che cosa stavo parlando era troppo impegnato a pensare agli incarichi che
gli erano stati affidati o a dove andare nel week end (era sabato).
Vogliamo parlare delle ferrovie, delle autostrade o di tutti quei servizi che
pur essendo carissimi portano le società che li gestiscono a chiudere con
risultati negativi... C'è qualcosa che non quadra: amministratori super-pagati
che si dimostrano incapaci, o impotenti di fronte a pressioni di varia natura
(leggasi quelle sindacali), e che comunque non ottengono i risultati auspicabili.
Cosa fa quindi il super-professore: liberalizza l'attività dei taxisti...
Secondo l'equazione più concorrenza ---> prezzi più bassi. Forse questo può
valere in un contesto economico florido, ma in una fase di recessione è proprio
il contrario: più concorrenza ----> più fallimenti di chi è già sul mercato e
fa fatica a sbarcare il lunario... Bravo Professore !!!!!
Abbiamo un esempio
qui a Verbania dove qualcuno ha "regalato" un po' di licenze di bar con il
risultato di mettere in crisi chi c'era già. Sono veramente indignato di come stanno andando le cose in Italia. Per far ripartire l'economia queste misure fanno ridere....
Sono necessarie misure che spingano gli imprenditori ad investire, che obblighino
le banche a sostenerli, che inducano i consumatori a consumare (ma non nelle
ricariche del telefono e nel gratta e vinci).
A proposito vogliamo tassare
come si deve le compagnie telefoniche che "buttano" i loro profitti in pubblicità... Ok, era necessario aumentare le aliquote irpef, si potevano aumentare anche di più, ma diamo la possibilità a chi deve pagare di più di "consumare" quella somma in beni di consumo di settori in crisi, ottenendo così che lo Stato incassa lo stesso con l'imposizione indiretta.
Aumentiamo anche le aliquote Ires, ma con la possibilità di detassare chi investe... Insomma mi sembra che il Governo Monti manchi proprio di fantasia: misure di questo genere le avrebbe adottate anche il Rag. Brambilla di Monza o il rag. Gargiulo di Taranto....
Marco, scusa lo sfogo, ma qui non se ne può più...
UN SALUTO A TUTTI
MARCO ZACCHERA