IL PUNTO 391
- del 3 febbraio 2012
Sommario: Addio a Scalfaro - Mal d' Africa - Verbania, le teste bloccate - Celentano a peso d'oro
SCALFARO: RISPETTO, MA QUANTE IPOCRISIE...
Un rispetto umano doveroso e sincero per la scomparsa di Oscar Luigi Scalfaro, illustre parlamentare ed ex presidente della Repubblica, ma non mi accodo alla ampia e liturgica litania degli osanna perché – dal punto di vista politico – credo sia stato anche un esempio di contraddizione ed ipocrisia.
Nessuno lo obbligò nel 1944 a fare il magistrato per la Repubblica Sociale (fascista) a Novara: qualunque fossero le sue opinioni Scalfaro non scappò certo in montagna, eppure nel 1945 eccolo pubblico ministero nei processi in corte d'assise straordinaria che mandarono a morte diversi esponenti fascisti locali. Lui non chiedeva la pena di morte ma (ipocrisia tutta scalfariana) “La grave pena”, che però di morte era lo stesso. Scrisse e disse poi di averlo fatto con intima disperazione e voglio sicuramente credergli, ma nessuno lo obbligava a fare il pubblico ministero, un incarico che poi - nel 1946 - gli spianò, anche grazie agli appoggi cattolici, la strada per il Parlamento.
Scalfaro era allora e tale restò fino agli anni '90 un democristiano ferocemente anticomunista e quasi bigotto, che per decenni ha “battuto” chiese, oratori, collegi e conventi piemontesi per raccogliere i voti di un mondo cattolico per cui nella DC rappresentava il baluardo contro il PCI e i primi cedimenti democristiani a sinistra.
Scalfaro era molto amico di mio padre – suo estimatore - e ricordo da bambino, tanti pacchetti di suoi “santini” elettorali distribuiti in giro da tutto il parentado.
Per questo gli iscrissi personalmente negli anni '80 dopo che – presidente dell'inchiesta parlamentare sugli sprechi relativi alla ricostruzione dopo il terremoto dell'Irpinia – aveva di fatto insabbiato tutto.
Mi rispose con sette pagine autografe scritte fitte fitte in cui mi diceva che su certe cose non si doveva esagerare nelle indagini o ne avrebbe nuociuto la credibilità dello Stato: bella ipocrisia per mandare politicamente assolta una classe parlamentare DC della Campania che avrebbe dovuto finire compatta in galera.
Era da pochi giorni presidente della Camera quando nel 1992 divenne -per caso e a sorpresa - Presidente della Repubblica dopo l'attentato a Falcone, ma sicuramente non fu molto democratico quando nel '94 non volle rispettare il voto popolare e – in odio e disprezzo a Berlusconi – fece di tutto per farlo cadere, complici i giudici di Milano che certo non ebbero con lui un comportamento molto costituzionale. Ma erano in combutta con il Colle tanto che Scalfaro seppe dal procuratore Borrelli dell'incriminazione (poi finita in nulla) recapitata a Berlusconi in pieno summit a Napoli ancora prima dell'indagato: uno scempio giuridico forse da Lui stesso organizzato.
Certo che Lui, il prode anticomunista - credo sempre in odio a Berlusconi - virò poi progressivamente di 180° imbarcandosi alla fine proprio con il PD dei suoi antichi nemici comunisti e cercando in questi ultimi anni di apparire come una sorta di baluardo a difesa della legalità, ma senza aver mai spiegato – per esempio – che fine facevano i “fondi neri” del suo lungo soggiorno al Viminale come Ministero dell'interno.
Ma a queste circostanze pubbliche aggiungo alcuni aspetti personali perchè era Scalfaro il Ministro al quale mi rivolsi alla fine degli anni '80 quando mi fu chiaro che l'allora procuratore della repubblica di Verbania era un delinquente che ricattava le persone, anche in combutta con un locale senatore del PSI.
“Non si indagano i procuratori, non è possibile si comporti così” disse, senza voler procedere neppure ad una verifica. Finì ben diversamente per quel magistrato, pochi anni dopo condannato ed espulso dalla Magistratura per i reati che documentavo, ma ciò avvenne per il coraggio un po' incosciente di un allora solitario e sconosciuto consigliere provinciale del MSI-DN, non certo per merito di Scalfaro alla cui memoria esprimo quindi rispetto ed una sincera preghiera, ma considerandolo una figura che certo non ha avuto il pregio della coerenza né, temo, della totale trasparenza.
MAL D'AFRICA
Quando due settimane fa il direttore generale dell'ASL del VCO dott. Corrado Cattrini mi ha preannunciato che avrebbe lasciato anticipatamente il suo incarico per tornarsene a fare il medico in Africa ci siamo guardati negli occhi e reciprocamente abbiamo sorriso perché non servono tante parole per capirsi.
Cattrini, ex primario ospedaliero, dopo essere andato in pensione è stato per un lungo periodo a far nascere e curare bambini in Etiopia ed adesso parte per il Mozambico dove – e lo so per testimonianza diretta – c'è tanto da fare e non mancano i problemi.
E' una specie di “Mal d'Africa” che colpisce persone che – come lui e come me – hanno avuto la fortuna di poter vivere esperienze diverse dalle solite e che tante volte si sentono davvero pesci fuor d'acqua in una società come la nostra.
L'Africa è allora una specie di via di fuga, ma soprattutto esprime la possibilità di poter fare concretamente qualcosa di utile per il nostro prossimo senza essere avviluppati dalla burocrazia, le norme, le liturgie che ingessano e frenano ogni buona volontà e spesso mortificano l'impegno di tante persone .
Eppure l'Africa non va vista come un mondo romantico e lontano, anche perchè non è certo più quella che ho conosciuto quando, trentenne, nel 1980 ero andato per la prima volta a Loyangallani, sul lago Turkana, ad insegnare a pescare ad una disastrata tribù ai confini tra Kenya ed Etiopia e dove sono tornato tante volte.
E' un continente da sempre attraversato da problemi spaventosi tra eccessi di natalità, disastri ecologici, lotti tribali ora spesso ammantante da guerre di religione.
Violenza, drammi umani e sociali inimmaginabili e che a noi arrivano solo attutiti da poche immagini in TV tanto che spesso non riusciamo neppure a capire perchè folle di disperati approdino sulle nostre coste.
Eppure spesso l'Africa è un continente più vivo dell'Europa, dove però la vita è una quotidiana battaglia fin dalla nascita, un rischio, una continua difficoltà senza sicurezza sociale.
Situazioni dove però una persona può mettersi in gioco e constatare visibilmente i risultati del suo impegno, senza spendere – come spesso mi succede – l'80% del tempo in beghe, cretinate, distorsioni burocratiche, regole da rispettare formalmente ineccepibili ma nella sostanza altamente distruttive.
Voglia di scappare, quindi, ma soprattutto di impegno diretto in prima linea tra colori più vivi, tanta polvere, miseria e sguardi penetranti.
Auguri, Corrado, buon viaggio! Anche se potendoci restare solo per po' di tempo ti anticiperò: l'8 febbraio tornerò anch'io in Burundi, dove c'è tanta gente che ha davvero bisogno di noi.
PER QUESTO MOTIVO CREDO CHE IL PROSSIMO NUMERO DE “IL PUNTO” USCIRA' VERSO IL 15 FEBBRAIO
VERBANIA: A META' MANDATO
Da ormai quasi un mese sono “sindaco a tempo pieno” e - anche se non nascondo che il Parlamento mi manca - ho ricominciato a dare tutto il mio tempo alla mia città.
E' un momento davvero difficile tra crisi economiche e sociali rese ancora più complesse da una situazione legislativa assurda tanto che – in poche parole – spesso non ci si capisce più nulla.
Siamo a febbraio e ancora tutti i comuni d'Italia non sanno come organizzeranno i propri bilanci, così come non si sa se verranno o meno trasferiti ai comuni singoli cespiti in una babele di circolari e norme contraddittorie e confuse.
Ma a Verbania – soprattutto – permane un clima di invidie e gelosie nei nostri confronti tipico di una parte di quella sinistra che nel 2009 perse le elezioni e ancora non si è rassegnata.
Non solo, c'è chi preferisce danneggiare la propria città purchè quel “cattivo” sindaco che qui vi scrive riesca a raggiungere certi risultati.
La prova è nel boicottaggio verso certe opere pubbliche (il nuovo Centro Eventi Multifunzionale e le altre iniziative legate al P.I.S.U. ad esempio) che sarà possibile realizzare utilizzando occasioni uniche e fortunate di finanziamento a fondo perduto, ma per le quali si perde tempo per rispondere ad una litania di ricorsi ed esposti presentati al solo obbiettivo di far perdere una grande occasione alla nostra città.
Un altro aspetto che lamento è il non voler capire l'eccezionalità che stiamo vivendo.
Ma possibile che una parte del PD non si renda conto che a Roma è cambiato qualcosa e che su certe tematiche “d'emergenza” servirebbe condivisione e unità d'intenti?
Ma che senso ha più polemizzare su tutto quando è evidente che bisogna fare i conti con i milioni di euro “tagliati” al nostro bilancio? Credo sarebbe più comprensibile un rapporto di confronto e non di scontro perenne, ma certe persone evidentemente hanno – incarognite – l'odio nel sangue e per esempio hanno perfino rifiutato di incontrarmi in Municipio quando le ho invitate a confrontarsi su questi problemi.
Credo che i sindaci passano ma la città resta e soprattutto oggi i problemi sono tali che andrebbero affrontati tutti insieme soprattutto nell'utilizzo delle poche risorse, concordando un elenco di priorità.
Insomma un ragionamento un po' più alto e più serio delle demagogiche invettive quotidiane che lasciano il tempo che trovano ma alla fine ottengono – è solo questo che si vuole ? – soltanto un effetto deleterio sulla pubblica opinione che percepisce la politica locale solo come terreno di scontro e di ripicche e non invece di confronto “alto” tra persone serie che, pur con opinioni diverse, vogliano affrontare insieme i problemi della città.
Per questo mi aspetterei che quella parte dell'opposizione che non si ritrova in questa politica sciocca del “muro contro muro” abbia alla fine il coraggio di uscire allo scoperto spiegando agli “ultrà” del proprio schieramento che il bene della città va ben oltre allo Zacchera di turno.
Inviterò nuovamente tutti ad un confronto sereno al mio ritorno dall'Africa e spero che la serietà della mia proposta sia condivisa.
Ma lo capiranno quegli “ultrà” fermi nella testa come i paracarri e per i quali il mondo finisce a Fondotoce, ovvero all' ultima frazione cittadina prima dell'autostrada?
CRISI ? NON PER CELENTANO A SANREMO !
C'è aria di crisi? Non certo per la RAI che per invitare Celentano al festival di Sanremo pagherà 350.000 euro a serata. Non capisco l'indispensabilità di questo “evento” soprattutto perchè il Molleggiato nazionale è un po' spento nella sua equivoca veste di riccone-censore (le critiche le fa sempre agli altri) e soprattutto visto che la RAI dice di non avere più nemmeno occhi e soldi per piangere.
Mentre vengono offesi milioni di italiani all'estero - che per vedere Rai International pagavano fior di diritti televisivi - con un taglio secco delle produzioni e dei programmi, mentre a direttori si susseguono direttori tutti lautamente pagati (e mai licenziati) questa nuova spesa non va certo in linea con la “sobrietà” chiesta da Monti né con i tetti di stipendio imposti ai dipendenti dello Stato.
Allora, visto che la RAI è di proprietà pubblica, perchè il Governo non è intervenuto a dire “basta”?! Non si possono chiedere i sacrifici alla gente e poi vedere buttati i soldi pubblici in questa vergognosa maniera.
UN SALUTO A TUTTI
MARCO ZACCHERA