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Uscire
dal ghetto
07.06.09 - I risultati elettorali parlano chiaro
e registrano una situazione piuttosto prevedibile.
Da un lato la forte crescita dell'astensionismo
che dimostra come gli italiani, ma anche in generale
gli europei, non credano poi tanto nell'Europa
di Strasburgo e di Bruxelles, l'Europa delle caste,
banchieri o burocrati che siano, e sempre meno
nella democrazia liberaldemocratica che trucca
leggi e regolamenti allo scopo di ingessare e
perpetuare una classe politica costituita, quando
non da servi delle lobbies che imperversano a
destra e a manca, da parvenus e di incapaci. Dall'altro
la stasi immobilista delle formazioni dell'area
antagonista che non hanno saputo convincere non
solo l'opinione pubblica comunque nauseata dai
politicanti, ma anche migliaia e migliaia di camerati
rimasti a casa perchè delusi da una frammentazione
senza senso e incapacitante che più non
si può.
La Destra, già limitata nella sua
stessa definizione, non è riuscita ad intercettare
i voti (in libertà ?) dei delusi di AN,
e ha preferito imbrancarsi con il movimento per
le autonomie di Lombardo, con i pensionati di
Fatuzzo e addirittura con i transfughi UDC di
Francesco Pionati. Manovra questa che, più
che sommare voti, ha finito per sommare i non
voti di chi ha temuto di avvantaggiare formazioni
finora prone al berlusconismo e comunque appartenenti
al mondo avversario e, inversamente, quelli di
chi non ha ben visto l'alleanza delle tre formazioni
centriste con l'estrema destra di Storace e Buontempo.
La Fiamma Tricolore non è riuscita
a qualificarsi come erede dell'elettorato missino
o postmissino e ha rifiutato sin dall'inizio ogni
proposta di alleanza tanto con La Destra, quanto
con Forza Nuova, meritandosi così uno scarso
0,8 che la priva dell'unico deputato europeo.
Affidare le proprie sorti nel nord-ovest a patrioti
israeliani come l'ex AN Roberto Salerno non l'ha
di certo favorita e la condanna ad una sostanziale
emarginazione non solo nel quadro politico generale,
ma anche nella stessa area di appartenenza. La
Fiamma paga infine la politica dei compromessi
con il PdL, finora perseguita, scelta che le ha
impedito di presentarsi come forza di opposizione
credibile.
Forza Nuova, cui va dato atto di una maggiore
coerenza nella scelta di non fare accordi di alcun
genere con il PdL, resta penalizzata dalla mancanza
di disponibilità della Fiamma cui pure
a Verona alcune settimane fa aveva offerto un'alleanza
organica. Il Movimento di Fiore acquista comunque
credibiltà nell'area proprio per aver tenuto
dritto il timone di un'opposizione chiara e netta
al berlusconismo.
In ogni caso i risultati dei partiti liberali
di centro-destra e di centro-sinistra con le loro
battute d'arresto, attestano come l'opinione pubblica
italiana cominci ad essere stanca della politica
fallimentare sia del cavaliere di Arcore e dei
suoi ministri da operetta (vedi Gelmini, Brunetta,
Scajola, Alfano), sia di un PD che, al di là
delle solite battute da "quattro amici al
bar", non sa cosa sia una politica di vera
opposizione. Il raddoppio dei voti di Di Pietro
attesta come molti italiani ne abbiano le tasche
piene di politica spettacolo, scandali più
o meno privati, veline, clown, cortigiane, leggi
ad hoc, ecc. e vedano nell' ex PM l'alfiere di
una moralizzazione della vita pubblica. Che Di
Pietro rappresenti la protesta è un fatto,
che non abbia una proposta politica organica è
un altro fatto di cui gli italiani non si sono
ancora accorti. Il tempo però è
galantuomo. La Lega di Bossi, nel guazzabuglio
generale, raccoglie voti al nord ed ora qualcuno
anche al centro, di un elettorato piuttosto rozzo
che non ha compreso appieno i danni che il progetto
federalista potrà arrecare ad un italia
in cui l'italianità scompare di giorno
in giorno.
In questa situazione una riflessione urgente si
impone alla forze antagoniste, soprattutto nelle
componenti miltanti, una riflessione che pone
innanzi tutto un interrogativo. Come mai in tutta
Europa, dall'Olanda, alla Bulgaria, dalla Finlandia
all'Ungheria e persino in Inghilterra, crescono
le forze antisistema e in Italia, patria del Fascismo,
invece restano al palo ? Una situazione ancora
più strana, visto che lo spazio politico
da occupare esiste ed è anche vasto. Dopo
le politiche sbagliate degli anni passati, politiche
seguite alla diaspora rautiana, dopo le divisioni
che hanno travagliato un'area che si è
autoghettizzata prestandosi ad interessi non suoi,
è arrivato il momento di voltare pagina
o addirittura di scrivere un nuovo libro. Dobbiamo
iniziare una fase nuova. Noi del MNP abbiamo scelto
in questa occasione elettorale la via del non
voto perchè intuivamo che, le cose, stante
la frammentazione in atto, sarebbero andate come
sono andate. Sappiamo anche però che questa
via non è percorribile per sempre in quanto,
se pure autogratificante, sul piano politico ci
condanna a restare ininfluenti. Dobbiamo uscire
dal ghetto. Dobbiamo ridisegnare una strategia
nuova e vincente, partendo da un'azione politica
mirata, un'azione politica rivolta soprattutto
ai giovani, ai disoccupati, ai senza avvenire,
condannati all'emarginazione dai fallimenti del
neoliberismo, ai delusi da una sinistra senza
idee e senza progetti, ai milioni di non votanti
stanchi della politica del partitismo e del malaffare
.
L'unità militante va realizzata partendo
da iniziative comuni e concrete. A questo siamo
chiamati da oggi in poi. A questo sono chiamati
quelli che vogliono dare a questo paese un futuro,
diverso o, più semplicemente, un futuro.
Sarà un lavoro lungo e paziente ma deve
cominciare subito. La crisi del modello occidentale
liberista va avanti ed è destinata ad andare
avanti. Il crollo arriverà, è solo
questione di tempo. Solo noi abbiamo le idee giuste
per un modello sociale e politico alternativo,
i principi per una autentica rinascita morale,
base dello Stato Nuovo dell'Ordine e della Giustizia.
E' davvero l'ora di serrare i ranghi come dice
una nostra vecchia canzone. Dobbiamo tornare protagonisti.
L'abisso che si avvicina a passi da gigante ci
dovrà trovare pronti.
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