Il
dossier - I costi della politica e le richieste
degli organi costituzionali al Tesoro
I costosi
asciugamani di Palazzo Madama
Il Senato chiede un aumento della dotazione
pari all1,5 per cento
08.10.09
- Il Cavaliere invita gli italiani a consumare
di più? Detto fatto, al Senato consumano.
Per le stanze della presidenza a Palazzo Giustiniani,
ad esempio, hanno appena comprato 50 asciugamani
deluxe. A 88 euro luno. Pari a tre giorni
di cassa integrazione di un operaio metalmeccanico.
Totale: 4.400 euro. Giorgio Napolitano, che
giovedì aveva spronato tutti dicendo
che «le istituzioni devono dare lesempio»
ha avuto la sua risposta.
Vi
chiederete: ma di che materiale sono mai
fatte, queste salviette per le mani, per costare
una cifra che allitaliano medio appare
spropositata? Sono di lino. E ricamate. Direte
allora che sul sito e-bay.it si possono comprare
asciugamani di lino e ricamati al prezzo di
29,99 per una confezione da sei e cioè
a cinque euro luno, venti volte di meno.
Per non parlare di quelle di spugna. Conosciamo
lobiezione: il decoro delle toilette di
palazzo Giustiniani esige ben altro. Esattamente
come le cucine presidenziali: non meritano forse
una qualità adeguata al livello dellistituzione
per essere allaltezza delle raffinate
papille gustative di Renato Schifani e dei suoi
ospiti? Ecco allora una spesa assolutamente
in-dis-pen-sa-bi-le: un costoso corso di
perfezionamento fatto seguire presso la scuola
culinaria del Gambero Rosso ai 9 (nove) cuochi
interni. Così che possano poi scodellare
sui prestigiosi deschi quei piatti griffati
che, con innata modestia, vengono definiti «divine
creazioni»: bauletti con ricotta e pistacchi
con bottarga di tonno e sedano, intrighi con
stracotto doca e burro al ginepro, quadrelli
di cacao con scorzette darancia ai due
ori
Per carità, negare che nella
scia delle polemiche sui costi della politica,
qualche taglio sia stato fatto pure a Palazzo
Madama sarebbe ingiusto. Le famose agendine
2009 di Nazareno Gabrielli costate la bellezza
di 260 mila euro (più degli stipendi
annuali dei governatori del Colorado, dellArkansas,
del Tennessee e del Maine messi insieme) sono
state ad esempio sforbiciate, per il 2010, del
20%. Un sacrificio doloroso ma necessario. Come
ancora più dolorosi e necessari sono
stati il blocco delle indennità, il giro
di vite ai contributi dei gruppi palamentari
e altro ancora...
Eppure,
pare impossibile, nonostante i tagli palazzo
Madama si appresterebbe a battere ancora cassa.
Ancora pochi giorni e il 30 settembre scade
il termine entro il quale gli organi costituzionali
devono presentare al Tesoro le richieste per
la dotazione finanziaria del 2010. Una data
importante, tanto più dopo gli ultimi
appelli lanciati, alla vigilia di un autunno
che potrebbe essere critico, non solo del capo
dello Stato ma anche del cardinale Angelo Bagnasco:
misura e sobrietà. Fino a due o tre anni
fa gli stanziamenti degli organi costituzionali
venivano adeguati con il giochetto del cosiddetto
«pil nominale». Si prendeva cioè
a riferimento la crescita economica prevista,
che di norma era più o meno il doppio
dellinflazione, e ogni anno la dotazione
cresceva di quel tot. In seguito, sullonda
delle polemiche, le pretese si ridimensionarono
al «semplice» recupero dellinflazione
programmata. Come è stato fatto lultima
volta. Poi la crisi economica ha cominciato
a mordere davvero, al punto che se si fosse
applicato stavolta il vecchio criterio del «pil
nominale», gli stanziamenti sarebbero
crollati del 5%. Una batosta insopportabile.
Ma mentre Quirinale e Camera decidevano di rinunciare
per i prossimi tre anni al recupero dellinflazione
programmata, dal Senato non è arrivato
alcun segnale. Evidentemente palazzo Madama
considera ancora valida la richiesta relativa
al 2009, con un aumento della dotazione pari
all1,5% sia per il 2010 sia per i due
anni successivi.
Il
Tesoro dovrebbe così versare nelle
casse della camera alta 527 milioni di euro
contro i 519 del 2009. Per salire poi a
535 e 543 milioni nel 2011 e nel 2012. Qualche
goccia nel mare immenso del bilancio statale.
Ma talvolta basta qualche goccia a far traboccare
il vaso. Soprattutto considerando che linflazione
programmata è almeno il doppio di quella
reale. Come si giustifica allora lesigenza
di maggiori risorse per otto milioni lanno?
Forse con il progetto di realizzare un nuovo
canale televisivo digitale terrestre (oltre
a quello satellitare già esistente) affidato
a un comitato istituito il 29 luglio e coordinato
dal questore Benedetto Adragna? O con lidea,
ben più fumosa, di impiantare una struttura
medica interna con tanto di sala di rianimazione
pur essendo palazzo Madama a un chilometro dallospedale
Santo Spirito?
La
verità è che landazzo seguito
per anni è stato tale (nella legislatura
2001-2006 le spese correnti simpennarono
del 39% oltre linflazione) che la «macchina»
lanciata verso costi sempre più folli
va avanti per inerzia, a prescindere perfino
dalla volontà di Schifani e dei questori.
Tanto è vero che, non essendo mai stati
cambiati sul serio certi automatismi del contratto
interno, le retribuzioni e le pensioni dei dipendenti
(che in molti casi possono ancora andarsene
a 50 anni: tre lustri dopo la riforma Dini!)
seguitano a crescere pesando immensamente di
più che gli asciugamani. Dati alla mano:
le pensioni medie variano dai 122 mila euro
lordi lanno per i commessi ai 325 mila
euro per i funzionari.
Una
domanda, tuttavia, meriterebbe risposte convincenti.
Perché il Senato continua a chiedere
soldi se ha depositati presso la filiale
interna della Bnl, liquidi, 108,9 milioni di
euro? Avete capito bene: 108,9 milioni. Da dove
arrivano tutti quei quattrini è presto
detto: palazzo Madama non spende, nella realtà
pratica, tutti i soldi che ogni anno il Tesoro
gli dà. Il bilancio si chiude infatti
regolarmente con avanzi di cassa che non vengono
restituiti allErario, ma si accumulano
in banca. Lo stesso avviene, e in misura addirittura
maggiore, per la Camera dei deputati, che ha
già da parte qualcosa come 380 milioni
di euro. Il «tesoretto del Parlamento»,
per usare la definizione data dal Sole24ore
lo scorso maggio, avrebbe quindi raggiunto,
secondo gli ultimissimi calcoli, circa 490 milioni.
Il doppio dei fondi occorrenti per rimettere
in piedi le strutture universitarie dellAquila
e pagare le rette di tutti gli studenti.
La
Camera si tiene stretti quei soldi con la giustificazione
che alla scadenza degli onerosi contratti daffitto
degli uffici per i deputati nei «Palazzi
Marini» (una quarantina di milioni lanno)
dovrà acquistare nuovi immobili. Ma il
Senato, che gli edifici li ha già comprati
e ha avuto dal Cipe anche i soldi per ristrutturarli?
Ci si dirà che, con le procedure e le
macchinosità attuali, è difficile
restituirli, i soldi. Sarà
Eppure
cè un illustre precedente. Alla
fine degli anni Novanta lAntitrust, allepoca
presieduta da Giuseppe Tesauro, rese al Tesoro
lequivalente di una cinquantina di milioni
di euro: erano gli avanzi delle dotazioni annuali
che lautorità non aveva speso.
E che tornarono così nelle casse dello
Stato. Certo, bisogna volerlo...
Sergio
Rizzo
Gian Antonio Stella
26 settembre 2009 (ultima modifica:
27 settembre 2009) © RIPRODUZIONE RISERVATA