Provvedimento
inedito in seguito ai ricorsi dei supplenti
penalizzati
Il Tribunale del Lazio dà 30 giorni di
tempo al ministero per eseguire le ordinanze
Graduatorie
dei precari il Tar commissaria la Gelmini
di SALVO INTRAVAIA
Il
Tar Lazio commissaria il ministro Gelmini sulle
graduatorie dei precari. E' la prima volta che
accade, ne dà notizia l'Anief che ha
patrocinato i ricorsi dei supplenti inseriti
"in coda", anziché "a
pettine", nell'ultimo aggiornamento delle
liste dei supplenti. Se entro 30 giorni il ministero
non darà esecuzione alle ordinanze del
tribunale amministrativo a viale Trastevere
arriverà un commissario che si dovrà
occupare della questione. Intanto, sulla vicenda
il ministro Mariastella Gelmini ha annunciato
l'emanazione di un provvedimento ad hoc che
"sana" l'intera questione. Ma il Tar
ricorda che eludendo le ordinanze cautelari
il ministero ha aggirato la Costituzione e lo
ha condannato al pagamento delle spese a favore
degli insegnanti danneggiati.
Il
braccio di ferro sulle graduatorie dei precari
della scuola, che interessano 500 mila insegnanti,
rischia di fare scoppiare l'ennesimo caso politico
sulla scuola. E di fare precipitare nel caos
l'avvio dell'anno scolastico. Alla luce dei
provvedimenti del Tar e del Consiglio di stato,
parte degli 8 mila docenti che hanno ottenuto
l'immissione in ruolo ad agosto potrebbero vedersela
revocata a favore dei colleghi con più
punteggio.
Stesso
discorso per gli oltre 100 mila supplenti nominati
alcune settimane fa, prima della riapertura
dei portoni. Il numero di coloro che, ritenendo
ingiusto l'inserimento in coda in altre province,
si sono rivolti alla giustizia amministrativa
è infatti altissimo: 7 mila e 500, fa
sapere Marcello Pacifico, presidente dell'Anief
(l'Associazione nazionale insegnanti ed educatori
in formazione), ed altrettanti che si sono rivolti
alò Presidente della Repubblica perché
i termini per il ricorso al Tar erano scaduti.
In totale, 15 mila insegnanti che potrebbero
sovvertire tutte le nomine effettuate due mesi
fa.
Lo
scorso mese di aprile, il ministro dell'Istruzione
Mariastella Gelmini ha emanato il decreto per
l'aggiornamento delle graduatorie dei precari,
ma con una novità: graduatorie bloccate
(nella sostanza) per due anni e possibilità
di inserimento, ma soltanto in coda, in tre
province oltre quella di appartenenza. Anche
se nessuno lo ha mai detto a chiare lettere,
il provvedimento mirava a tutelare i precari
delle regioni settentrionali spesso scalzati
nelle immissioni in ruolo e nell'attribuzione
delle supplenze dai colleghi meridionali, con
più anni di precariato e con più
punti. Non potendosi spostare in un'altra
provincia i precari meridionali, collocati soltanto
in coda anche se con più punti, vengono
nominati soltanto dopo i colleghi autoctoni.
Rilevata
l'incongruenza, l'Anief si era subito rivolta
al Tar, che in più occasioni si è
pronunciato a favore di questa tesi, per ottenere
l'inserimento dei precari "a pettine":
cioè, in base al punteggio e non in coda.
Ma il ministero dell'Istruzione, spiegano gli
interessati, "lo scorso luglio ha emanato
una nota invitando gli Uffici scolastici provinciali
e regionali a non adeguarsi alle ordinanze della
magistratura amministrativa procedendo, in attesa
dell'udienza del Consiglio di Stato, alle assegnazioni
delle immissioni in ruolo e delle supplenza
annuali" secondo le graduatorie "principali"
e pescando solo successivamente dalle "code",
"in spregio a ogni principio meritocratico".
Sentenza, quella del Consiglio di stato, che
poco più di una settimana fa ha confermato
la linea del Tar Lazio.
Solo
dopo il pronunciamento del Consiglio di stato,
lo scorso 5 ottobre, il ministero ha inviato
una nota agli Uffici scolastici provinciali
e regionali in cui invita i dirigenti ad inserire
i ricorrenti "a pettine" ma, vista
la natura cautelare dei provvedimenti, "con
riserva" e senza rivoluzionare le nomine
in ruolo e dei supplenti. Ma nel giudizio di
ottemperanza del Tar Lazio di ieri questo modo
di procedere di viale Trastevere configura,
a parere dei giudici, "lo sviamento di
potere per elusione della misura cautelare accordata"
ai ricorrenti. "Atteso infatti - proseguono
i giudici - che, in applicazione dei principi
costituzionali di effettività della tutela
giurisdizionale affermati dagli articoli 24
e 113 della Costituzione, l'amministrazione
scolastica era (ed è) tenuta a dare tempestiva
e puntuale esecuzione alla precitata decisione
cautelare". E "assegna 30 giorni di
tempo per "dare puntuale esecuzione all'ordinanza
medesima mediante istruzioni agli uffici scolastici
periferici di disporre l'inserimento 'a pettinè
dei ricorrenti nelle graduatorie provinciali,
inserendoli nella fascia d'appartenenza e con
il punteggio acquisito e aggiornato nella graduatoria
provinciale di attuale iscrizione". Ma
non solo: "in caso di non ottemperanza
alla esecuzione della presente ordinanza collegiale,
nomina sin da ora un commissario ad actus nella
persona del dottor Luciano Cannerozzi de Grazia,
dirigente generale della Funzione Pubblica,
il quale - decorso vanamente l'indicato termine
di trenta giorni - provvederà in via
sostituiva ad adempiere al dictum giudiziale
(...), predisponendo in proposito apposita relazione
sulle attività svolte in esecuzione dell'incarico"-.
E condanna l'amministrazione "al pagamento
in favore dei ricorrenti delle spese di questa
fase cautelare, che vengono liquidate in complessive
euro 5 mila euro".
Ma
il governo sembra cercare l'escamotage: un emendamento
che il ministro Mariastella Gelmini presenterà
in occasione della conversione in legge del
decreto-legge salva-precari in discussione nei
prossimi giorni. Anche l'Anief è intenzionata
a non mollare. "La giustizia ancora vige
nei tribunali - dichiara Marcello Pacifico -
speriamo che il Parlamento non intervenga perché,
altrimenti, dovrà intervenire il giudice
delle leggi, la Corte costituzionale per mettere
la parola fine alla vicenda".
(10 ottobre 2009)