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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Roberto Marchesi

Goldman Sachs: come t'inganno clienti e Congresso

23.04.2011 - Che la più grande banca d'affari americana, la Goldman Sachs, abbia tenuto comportamenti tutt'altro che virtuosi prima, durante e dopo la crisi è cosa nota praticamente a tutti, tant'è vero che già l'anno scorso aveva accettato un “patteggiamento” con la Security Exchange Commission di 550 milioni di dollari per evitare che lo scontro con la SEC portasse tutta la faccenda sui tavoli dell'autorità giudiziaria.

Ora però ad indagare sulle malefatte degli attori della grande finanza americana c'è una Commissione d'Inchiesta “bipartisan” istituita due anni fa dal Senato americano proprio per individuare le cause, le disfunzioni e i principali responsabili di quei crolli a catena e fallimenti che nell'autunno del 2008 hanno gettato nel panico tutta la finanza mondiale e rischiato di travolgere tutto il sistema finanziario degli Stati Uniti. La Commissione Senatoriale è guidata dal senatore democratico del Michigan Carl Levin, chairman della commissione stessa, e dal senatore repubblicano Tom Coburn dell'Oklahoma. Nei due anni di indagini, che hanno consentito di mettere insieme un faldone di 640 pagine zeppo di elementi significativi, di testimonianze e di comunicazioni compromettenti, Levin e Coburn hanno tratto la convinzione che i managers della Goldman Sachs hanno perseguito una condotta contraria persino agli interessi della propria clientela. E poi, fatto ancor più grave di fronte alla legge americana, sulla base di quanto è stato appurato, ne conseguirebbe che hanno anche giurato il falso di fronte al Congresso durante un audizione tenuta lo scorso anno. Perciò vogliono ora che sia il Dipartimento della Giustizia e, di nuovo, la Security Exchange Commission, ad accertare definitivamente le responsabilità della banca e dei suoi uomini in merito ad alcuni fatti che certamente hanno contribuito a scatenare la crisi e a renderla poi più profonda.

L'accusa principale contro Goldman è quella di aver usato la sua posizione dominante nel mercato per spingerlo al ribasso dopo che aveva piazzato, persino a suoi clienti, grosse quantità di derivati finanziari emessi da Hedge Funds. Il caso più noto è quello dei fondi Abacus di John A. Paulson, che erano stati appoggiati alla Goldman Sachs per la commercializzazione al grande pubblico (ndr vedasi anche su Rinascita del 24-4-2010: “Goldman, ecco la madre di tutte le speculazioni”). Paulson aveva scientemente raccolto, in zone dove il valore degli immobili era altissimo, grandi quantità di mutui che le banche sapevano essere ad altissimo rischio di insolvenza, poi li aveva portati a Goldman per la trasformazione in derivati finanziari e la vendita sotto forma di CDO (Collateralized Debt Obligation). Infine, non appena il mercato ha cominciato a scendere, hanno cominciato a lanciare centinaia, migliaia di operazioni “short”, cioè al ribasso, proprio su tutti i titoli di quel comparto (l'immobiliare), quindi anche sui propri titoli venduti ai clienti della Goldman, guadagnando centinaia di milioni di dollari. In questo modo però non solo si è speculato a danno dei clienti della banca, ma è stata procurata anche una grave turbativa al mercato, spinto al ribasso in un momento di già grave debolezza.

Non si può dimenticare infatti che in quel periodo si è verificato il fallimento della Lehman Brothers, il quasi fallimento della Bear Stern (salvata perchè acquistata da JP Morgan Chase) e il salvataggio statale di Fannie Mae e Freddy Mac, i due giganti dei mutui USA.

Goldman si è già difesa dalle accuse negando di aver operato esclusivamente “short” in quel periodo. Loyd Blankfein, l'amministratore delegato di Goldman, nella sua relazione difensiva alla SEC aveva sostenuto che la banca aveva un mix di operazioni “short” e “long” (cioè tradizionali), operando ad intermittenza le une e le altre a seconda delle giornate di borsa. La stessa versione è stata ora sostenuta da Lucas Van Praag, il portavoce di Goldman, durante un'udienza con la Commissione d'Indagine Senatoriale.

Tutto questo verrà ora verificato anche dal Dipartimento della Giustizia americana, ma difficilmente Goldman potrà comunque schivare l'accusa di aver fornito scarse o fallaci informazioni ai propri investitori, ciò sarebbe confermato anche da comunicazioni interne (e-mail) scambiate in quel periodo da suoi managers.

Nell'indagine senatoriale sono presenti anche altre grandi banche, come la Deutsche Bank (per la sua filiale negli USA), anch'essa accusata di malversazioni a danno dei propri clienti, e alcuni dirigenti della Washington Mutual (poi fallita), per aver fornito false informazioni sulla reale consistenza di centinaia di mutui ceduti per la trasformazione in CDO senza informare sull'elevato pericolo di insolvenza degli stessi.

Nell'indagine senatoriale compare infine anche l'assoluta incoerenza del rapporto tra banche e società di rating, ovvero tra controllati e controllori. Il fatto che il rating sui titoli della banca venga commissionato e pagato dalla banca stessa apre inevitabilmente molti interrogativi sulla imparzialità dei ratings emessi. Appare perciò in notevole evidenza, prima del settembre nero della finanza americana, l'occhio di riguardo usato dalle società di rating verso i loro committenti. Poi, quando la borsa ha cominciato a franare e le operazioni “short” hanno cominciato a dominare a lungo il mercato, la valanga di “downgrades” emessa dalle società di ratings ha dato la spinta finale per il crollo a spirale della borsa e l'entrata in recessione.

http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=7875



 
 

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Cav. Roberto Marchesi

Giornalista e scrittore

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