Pazienti a rischio negli Usa per scarsità di medicinali
12.05.2011 - Quasi esattamente un mese fece clamore la notizia che la Corte Suprema Usa bloccò all'ultimo minuto due esecuzioni capitali, una in Texas, l'altra in Arizona (vedasi su Rinascita del 12 aprile “Usa: la Corte suprema sospende le esecuzioni”), a causa della introvabilità su tutto il territorio degli Stati Uniti di un barbiturico (il Sodium Pentothal), usato spesso dagli anestesisti, ma rigorosamente prescritto nella procedura di preparazione per le esecuzioni della pena capitale. Nel caso specifico la cosa non dispiacque a quelli (in Europa tutti) che sono contrari alla pena di morte, ora però quello scandalo si allarga, diversi altri medicinali sono entrati nella lista degli “introvabili”, e capita persino il contrario, ovvero che qualche paziente muore per questa causa, senza essere un condannato a morte.
È Valerie Jensen, a capo della Federal Drugs Shortage Program (l'Ente federale preposto al controllo della disponibilità dei medicinali cosiddetti “salvavita”) a denunciare la grave situazione venutasi a creare a causa di concomitanti cause. Sono infatti arrivati a 211 i medicinali divenuti scarsi, o introvabili, negli Usa. Il triplo di quanti erano nel 2006. E purtroppo tra questi ci sono anche alcuni usati nel trattamento delle leucemie, o dei linfomi, o di altre forme di cancro. In questi casi il medicinale deve essere somministrato con assoluta tempestività. Pochi giorni di ritardo possono essere fatali.
Michael Link, presidente eletto dell'American Society of Clinical Oncology, denuncia addirittura situazioni da “Casa degli orrori”. Lui dice di essere al corrente che nei reparti di oncologia di alcuni ospedali non sono solo i medicinali specifici per la cura dei tumori a scarseggiare, ma persino alcuni comuni antidolorifici, come la morfina e la norepineprina, con i quali si cerca di alleviare gli atroci dolori che questi pazienti sono costretti a sopportare. Allora vengono razionate le dosi. E vengono privilegiati quei pazienti che, sulla cartella clinica, appaiono avere maggiori probabilità di sopravvivenza.
Inoltre in questo periodo interviene anche un generale aumento dei costi di tutte queste materie prime nel mondo, e un più severo controllo da parte della FDA dopo che alcune partite di principi attivi provenienti dall'estero sono risultate non conformi ai requisiti richiesti dalla legislazione americana.
Ma la sanità in America è un business come e più di tanti altri, perciò funziona così: se ci guadagnano ti curano, se guadagnano poco, o hanno troppi vincoli imposti dalla legislazione e dalle amministrazioni preposte ai controlli, vai a farti curare da un'altra parte, loro hanno altro da fare.
Certo, le imprese non operano in perdita, questo è un principio economico valido ovunque, ma è abbastanza frequente nelle imprese farmaceutiche avere nel catalogo prodotti molto remunerativi e altri che non lo sono. Le due cose si compensano. E quando non basta, interviene lo Stato sovvenzionando quelle produzioni di interesse generale che avvengono sottocosto.
Ma adesso non si può più, siamo in piena austerity, che è stata imposta con severo rigore già dal gennaio scorso dal partito repubblicano che ha vinto le elezioni di medio-termine dello scorso autunno.
L'imperativo è: “bisogna ridurre il debito” (che in gran parte hanno fatto loro, negli 8 anni di Bush, facendo sparire i soldi!). Comunque, adesso la festa è finita, soldi non ce sono più. Oh Dio, nel severo rigore qualche eccezione c'è. Per esempio alle società petrolifere (con quello che guadagnano di questi tempi!), oppure per le esenzioni fiscali ai superricchi. Ma per finanziare gli antidolorifici ai malati terminali la cassa è ermeticamente chiusa.
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