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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Roberto Marchesi

Investimenti nelle società multinazionali: un terno al lotto

20.05.2011 - E' in edicola questa settimana la classifica “Fortune 500”, che mette in fila i risultati di vendita e reddituali 2010 delle maggiori imprese americane. Un vero “breviario” per gli analisti economici di tutto il mondo. Naturalmente si tratta solo di dati di estrema sintesi, insufficienti a formulare giudizi completi sulle singole aziende, ma sufficienti sia per vedere una “panoramica” d’insieme dell’economia americana che per vedere, in tale panorama, chi sale e chi scende. 

La classifica generale, da 1 a 500, mette in testa l’impresa con il maggior volume di vendite (ovviamente in dollari).

Le prime tre posizioni sono invariate rispetto alla classifica del 2009.
In testa c’è ancora Wal-Mart, il gigante Usa delle vendite al dettaglio, che ha fatturato 421.849/mln di dollari (in crescita del 3.3%).
Seguono tre giganti del petrolio: Exxon, Chevron e Conoco-Phillips, rispettivamente con vendite pari a 354.674/mln di dollari; 196.337/mln di dollari; 184.966/mln di dollari. La crescita di queste aziende, in percentuale, è superiore al 20% (per Conoco-Phillips addirittura superiore al 30%), ma l’anno precedente avevano perso tutte oltre il 30% del fatturato a causa del contraccolpo registrato con l’inizio della crisi.
(Il sollievo per gli utenti alla pompa di benzina, purtroppo, è durato molto poco, come era prevedibile). Visto come stanno andando le cose quest’anno, si può agevolmente prevedere che la leadership di Wal-Mart sul volume delle vendite sia fortemente a rischio nel 2011, almeno per la prima posizione. 

E’ curioso vedere, in questa classifica, come al quinto posto assoluto ci sia Fannie Mae, uno dei due giganti Usa dei mutui, con 153.825/mln di dollari. In questo caso il dato sul volume di affari inganna in quanto non indica la buona salute dell’azienda (che infatti registra una perdita di 14.014/mln di dollari - quasi il 10%! - ed è al 497esimo posto in termini reddituali), ma indica soltanto una operatività che è ampia solo nel volume.

Infatti nella classifica delle 500 troviamo Fannie Mae addirittura al primo posto (3.221.972/mln di dollari) come “assets”, cioè come volume patrimoniale. Considerando che il capitale sociale è in negativo, se ne deduce che al passivo patrimoniale ci sono solo debiti, la maggior parte dei quali verso il Tesoro Usa, intervenuto a più riprese, anche recentemente, con nuovi prestiti per evitare il fallimento di questo gigante dei mutui. Secondo i consueti principi contabili troviamo nell’attivo patrimoniale gli immobili aziendali e i crediti.

Ma per dare un valore concreto a queste voci e dividere il patrimonio attivo liquido da quello immobilizzato bisognerebbe fare una indagine più approfondita, cosa che non è possibile fare in questa sede, ma considerata la situazione comatosa dell’azienda si può pensare che il valore degli immobili di proprietà sia minimo rispetto al volume complessivo del patrimonio, e che tra i crediti il volume di quelli
inesigibili, o solo parzialmente esigibili, sia ad un livello di rischio molto elevato. 

Al primo posto tra le grandi banche troviamo Bank of America (nona; era quinta nel 2009), che è prima in classifica come capitalizzazione coperta dai soci (228.248/mln di dollari), i quali hanno però poco da gioire da questo primato in quanto la performance reddituale della banca (che ha chiuso l’esercizio con una pesante perdita di 2.238/mln di dollari) è ampiamente negativa.

Molto meglio è andata agli investitori di J.P. Morgan Chase (13esima in classifica) e ancor meglio, quest’anno, a quelli di Citigroup.
Chase ha chiuso con un utile di 17.370/mln di dollari, consentendo ai suoi investitori un apprezzamento del 2.3% sul loro investimento; Citigroup ha fatto meno utili (10.602/mln di dollari) ma ha dato un ritorno addirittura del 42.9%. L’anno prima però li aveva pesantemente penalizzati e il valore del titolo era crollato, così chi ha investito a inizio 2010 (quando altri si rifugiavano in titoli più sicuri) ha potuto registrare questa notevole performance.

Per trovare Goldman Sachs dobbiamo scendere alla 54esima posizione (era 11esima nel 2009), con un volume d’affari di 45.967/mln di dollari. (-11% sul 2009). 

I suoi investitori si devono accontentare di un misero apprezzamento dello 0.5% sul loro capitale investito. (Sarà per consolarsi di questa magra performance che i top managers di Goldman si sono attribuiti un consistente aumento sui bonus?). Se a questi poco entusiasmanti dati operativi aggiungiamo la serie continua di guai che Goldman ha con la S.E.C. (Security Exchange Commission), con le Commissioni Senatoriali e, presto, con le Corti Distrettuali (anche per insider trading), si può ben dire che il cielo sulla testa di Goldman è tutt’altro che sereno. Ma adesso si avvicina il tempo delle elezioni e Goldman qualche“spicciolo” da spendere per ingraziarsi qualche “santo” in paradiso ce l’ha sempre Cambiando settore operativo, nella 59esima posizione, poco distante quindi dalla Goldman, troviamo una impresa di cui si parla molto anche in Italia: la Chrysler. Nel 2010 ha fatturato 41.946/mln di dollari e ha perso “solo” 652 milioni.

Certamente, nel suo settore la Ford va molto meglio, essendo al decimo posto con un volume d’affari di 128.954/mln di dollari e un utile netto di 6.561/mln, ma comunque si può dire che stavolta Fiat, grazie anche ai cospicui contributi dello Stato americano, sembra essere partita col piede giusto sul non facile mercato d’oltre oceano.

Sul piano reddituale (profitti) troviamo al primo posto, manco a dirlo, la Texana Exxon (di Irving, Dallas), con un utile d’esercizio di 30.460/mln di dollari. Al terzo c’è l’altra “petroliera”, la Californiana Chevron. Al secondo posto c’è invece la numero uno Usa delle telecomunicazioni, la AT&T (anch’essa nel Texas, a Dallas) con 19.864/mln di dollari. 

E Wal-Mart, la prima in classifica come fatturato, dove si trova? E’ sesta, con un utile di 16.389/mln di dollari, per niente disprezzabile tenuto conto che è ottenuto nonostante una politica di competizione estrema sul prezzo dei prodotti venduti. Competizione estrema che arriva però anche al mercato del lavoro e che potrebbe costare presto parecchi soldi alla Wal-Mart. E’ infatti in sospeso un giudizio contro la multinazionale per discriminazione contro le sue lavoratrici femmine e, qualora la
Corte Suprema Usa desse via libera alle “Class Action”, per Wal-Mart sarebbe una “salassata” di qualche centinaio di milioni di dolari.
(vedasi su Rinascita 1/4/11 il mio articolo: “Wal-Mart a rischio class-action” - "http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=7469"

Tra i primi 20 della classifica generale il miglior ritorno agli investitoriè offerto dalla AIG, una compagnia di assicurazioni, che ha garantito un apprezzamento dell’investimento pari al 92.2%. Per trovare la prima di questa particolare classifica bisogna invece scendere al posto 342 della classifica generale (per fatturato). L’azienda si chiama Las Vegas Sands, opera nel settore degli hotel-casinò, fattura 6.853/mln di dollari e ne guadagna 599.4. Chi ha investito sulle sue azioni nel 2010 ha visto più che raddoppiare il suo capitale.

Chi ha investito in Fannie Mae e Freddie Mac lo ha visto invece quasi sparire, con perdite superiori al 70%


http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=8362



 
 

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Cav. Roberto Marchesi

Giornalista e scrittore

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