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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Roberto Marchesi

Dow Jones: la paranoia finanziaria

02.09.2011 - Ad agosto l'indice Dow-Jones è crollato in due sedute complessivamente di quasi 1.000 punti, poi è risalito di colpo recuperando buona parte delle perdite in un giorno solo. Quindi di nuovo in discesa rapida e con effetto domino sulle altre borse (specialmente europee, controllate dagli stessi gestori di New York).
La prima cosa che viene in mente assistendo a questi comportamenti della borsa, anche senza essere psichiatri, è la paranoia. È vero che nelle giornate di lunedì e martedì sono stati presi dalle autorità centrali europee e statunitensi alcuni provvedimenti atti a “rassicurare” il mercato, ma è anche vero che quelle stesse “rassicurazioni”, in fondo, fanno parte dello stesso gioco. Se ci riferiamo per esempio alla presunta tensione generata dal declassamento del debito Usa, è fin troppo evidente che il motivo principale di quel declassamento è molto politico e poco o niente finanziario.
L'amministrazione Obama, per poco che faccia, rappresenta comunque un fastidio e un rischio per gli speculatori. E questi non perdono nessuna occasione per metterla in difficoltà appoggiandosi ai loro “protettori” naturali, ovvero i conservatori, che da lungo tempo, non solo in America, hanno ormai perso il loro requisito di partito della difesa dei valori storici e fondamentali del paese per abbracciare la più bieca politica del liberismo e globalismo sfrenato in economia, accompagnato dalla creazione di una sorta di casta intoccabile per le classi abbienti, soprattutto sul piano fiscale.
Persino Buffet, il vate degli investitori Usa (quindi uno di quelli per i quali in teoria il declassamento sarebbe stato fatto), ha detto che quel downgrade non dice e non serve a niente, nessuno può dubitare che l'economia degli Stati Uniti non sia in grado di far fronte ai propri impegni, né oggi né domani. Poi ha ricordato che Standard & Poor's è lo stesso gruppo che in passato ha piazzato un downgrade anche alla sua Berkshire Hataway, cioè la conglomerata finanziaria che è considerata un modello da tutti gli investitori del mondo.
Il motivo semplice per il quale la borsa dovrebbe scendere sarebbe che i risparmiatori, vedendo ridursi la certezza di recuperare il denaro investito maggiorato dei congrui interessi, spostano il denaro verso altri investimenti. Ma questo spiegherebbe solo la debolezza del mercato, non la cosiddetta volatilità. La spiegazione a questi crolli di borsa e a questi miracolosi pronti recuperi, anche se incompleti, va invece ricercata nella tecnica usata (e abusata) dagli speculatori con le operazioni short, e in questo caso il declassamento del rating sul debito è proprio il segnale che gli speculatori aspettavano per partire con le loro operazioni al ribasso.
Anche se ho descritto non molto tempo fa la tecnica di queste operazioni, vale la pena di ritornarci sopra, per consentire di riflettere nuovamente sul come è troppo facile, in assenza di regole, spianare legalmente i risparmi che la gente comune crede al sicuro in banca.
Ecco come si svolge l'operazione “short” (o allo scoperto, o al ribasso che dir si voglia).
In sostanza si tratta di una operazione che si svolge al rovescio. Invece di acquistare un titolo e sperare che salga di valore per guadagnare, lo speculatore punta sul suo deprezzamento. Ma non fa le puntate in borsa con soldi suoi, le fa coi soldi depositati in banca dai risparmiatori. Si fa cioè “prestare” da una banca d'affari di cui è cliente i titoli su cui vuole speculare (p.es. Goldman Sachs, tanto per citare la maggiore). Ovviamente queste operazioni vengono meglio se le quantità sono molto grandi. Quindi mette in vendita quei titoli tutti insieme o a grossi blocchi, e ad un prezzo nettamente inferiore a quello della quotazione di listino attuale. Così la quotazione del titolo scende subito. Siccome queste maxi-operazioni di attacco ai titoli sovrani sono pilotate da maxi-speculatori in possesso di super-computers, in pochi nanosecondi hanno già venduto tutto, facendo scendere il prezzo anche di molto perchè, seguendo questa poderosa spinta al ribasso, anche molti altri “intermediari finanziari” seguono il flusso e vendono. La spinta a vendere in questi casi arriva anche in modo del tutto automatico dagli “stop loss” (ferma la perdita) che molti operatori o risparmiatori mettono ai propri titoli in portafoglio ad evitare perdite ingenti.
Questo potrebbe essere per lo speculatore il momento di “coprire” l'operazione acquistando i titoli per restituirli alla banca nel tempo limite prefissato (generalmente tre giorni).
Se il momento è favorevole, e il mercato prosegue con una forte tendenza al ribasso, lo speculatore può però rifare l'operazione anche diverse volte, e ogni volta guadagnare in pochissimo tempo cifre cospicue alle spalle di altri risparmiatori. E per evitare sorprese, cioè che il mercato inverta repentinamente la tendenza e riprenda a salire, può a sua volta mettere degli “stop loss” al contrario, cioè con l'ordine di acquistare (invece che vendere) se la quotazione del suo titolo sale oltre un certo prezzo. In questo modo si copre dal rischio di dover riacquistare i titoli ad un prezzo superiore a quello in cui lui li aveva venduti.
Ecco quindi una spiegazione più credibile di quelle che di solito danno di come avvengono quegli impetuosi crolli di borsa e le immediate burrascose risalite dopo un giorno o due.
Solitamente ci vengono a raccontare stupidaggini del tipo: “Il crollo in borsa è dovuto al raffreddore di Obama che non ha potuto intervenire all'incontro bilaterale per la definizione del budget” oppure “La Casa Bianca ha assunto tre camerieri perciò l'indice della disoccupazione è destinato a scendere dando una spinta decisiva alla tendenza rialzista del mercato”. Naturalmente esagero, ma queste motivazioni ridicole somigliano molto a quelle vere che normalmente ci propinano condendole con vocaboli e aggettivi sconosciuti ai profani così da procedere senza intoppi a fare le nefandezze che consentono a questi professionisti del malaffare di fare grandi guadagni.
Normalmente la chiamano “volatilità” (per non farsi capire), ma quando fanno quello che ho spiegato poco sopra, allora diventa “alta volatilità”.
Dicono: “la forte tensione nel mercato ha provocato una massiccia ondata di vendite”. Ma non dicono che la forte tensione del mercato la provocano loro ad arte, manovrando i flussi dei titoli a loro piacimento e drenando nelle banche la liquidità necessaria per farlo.
E la massiccia ondata di vendite? Qualcuno ha visto per caso le code dei risparmiatori davanti alle banche? (Come fu per esempio nella crisi del 1929). Nemmeno per sogno! Nei “borsini” delle banche va già bene se ci sono i soliti quattro gatti. Avviene tutto negli sterili, freschi e ovattati uffici dei soliti super-speculatori, che fanno operazioni in milionesimi di secondo grazie ai modernissimi super-computers. Ce ne sono a migliaia ormai in tutto il mondo. È gia stato calcolato che almeno il 60-70% di tutte le operazioni finanziarie transitano e vengono gestite da questi super-computers.
Ed è con questi diabolici strumenti finanziari che i loro legittimi proprietari guadagnano milioni di euro, o dollari, in poche ore, o pochi minuti, alle spalle degli onesti risparmiatori.
Mettere fuori legge queste operazioni non basterebbe certo a risolvere tutti i problemi dell'economia globalizzata, ci vuole molto di più, ma come punto di partenza sarebbe certamente un ottimo punto.


http://www.rinascita.eu/?action=news&id=10078

 



 
 

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Cav. Roberto Marchesi

Giornalista e scrittore

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