Quando la recessione origina dall'Europa
08.10.2011 - Gli economisti di professione (soprattutto quelli a libro paga dei governi più interessati) prima di ammettere che una nuova recessione è già cominciata, tentano di avanzare qualche riserva interessata, aggrappandosi alle nota regola dei due trimestri di crescita negativa. Tuttavia, anche se il dato tecnico non è ancora raggiunto, ormai c'è l'evidenza dei fatti a dire che le “locomotive” dell'economia occidentale arrancano penosamente nel tentativo di risalire dalla voragine in cui erano cadute esattamente tre anni fa.
La debole crescita del Prodotto Interno Lordo toccata nel 2010 è già un lontano ricordo. Le più recenti previsioni economiche per l'Europa, comunicate da Eurostat, si collocano attorno allo 0,2%. Se qualcuno dei lor signori ha ancora voglia di disquisire sulla terminologia tecnica da usare per definire questa nuova scivolata verso il baratro, si faccia pure avanti, gli daremo l'indirizzo del National Bureau of Economic Research per consultarsi adeguatamente.
E smettiamola anche di dar la colpa di tutto alla povera Grecia. La sua difficoltà nel collocare nel mercato il suo debito sovrano certamente crea qualche preoccupazione ai risparmiatori, ma non è certo colpa dei greci se l'economia Europea si è fermata. Se ciò che è successo alla Grecia fosse accaduto alla Germania, allora il contraccolpo su tutta l'economia europea, e le conseguenti paure, sarebbero giustificate. Ma per il problema della Grecia, no. Se ci fosse un economia europea in buona salute il problema greco verrebbe risolto agevolmente con i soliti interventi del Fondo Monetario Internazionale e con altri aiuti diretti dei partners europei. Il problema greco invece e grave perchè è tutta l'Europa ormai ad avere la febbre alta.
E perchè l'Europa ha la febbre alta? Perché, in risposta alla crisi del 2008, i responsabili della politica economica e finanziaria europea hanno sbagliato tutto.
È da tre anni che gli Usa applicano un tasso di sconto praticamente uguale a zero. Così gli Stati Uniti, pur non facendo abbastanza, hanno fatto qualcosa di più dell'Europa per fronteggiare la crisi. La Fed ha acquistato enormi quantità di debito pubblico Usa (il cosiddetto “qe”, quantitative easing). La Bce invece le uniche cose che ha fatto le ha fatte in negativo. Dal 2009 al 2011 ha mantenuto il tasso di sconto all'1% poi, inspiegabilmente, quest'anno, ha aumentato due volte il tasso di sconto di un quarto di punto (in aprile e luglio) per portarlo all'1,5%. La motivazione ufficiale è stata la paura di una ripresa dell'inflazione. Paura assolutamente esagerata, ma comunque, con una Europa già in affanno nell'inseguire la ripresa, quelle due mosse sono state la mazzata decisiva sulla testa delle speranze della gente e sui barlumi di ripresa economica.
Il confronto tra l'Europa e le economie asiatiche e sud americane, che tiravano con un tasso di crescita superiore al 15% era già perso in partenza, ma si poteva sperare almeno di guadagnar terreno sulla superpotenza Usa. In fondo la crisi era nata là, e non era ancora stata superata. Invece si può dire che Trichet & C. hanno fatto proprio tutto ciò che era nelle loro possibilità per spostare la crisi dall'America all'Europa. Prima imponendo a tutti i partners drastiche politiche di austerity, poi mantenendo un tasso di cambio dell'euro esageratamente alto nei confronti del dollaro e infine manovrando addirittura al contrario la leva dei tassi.
In questo modo sono riusciti dapprima, e per lungo tempo, a rallentare drasticamente i consumi interni europei, e poi a soffocare la produzione industriale, colpita contemporaneamente sia dalla restrizione del credito che dal calo di confidenza dei consumatori.
Il risultato è che sono riusciti nell'incredibile impresa di riportarci in recessione dopo appena tre anni dalla precedente.
Tutto questo solo allo scopo di sostenere le grandi banche e la grande speculazione (leggi Londra e Wall Street).
Naturalmente usano sempre la stampa “amica” per spiegare i fatti come fa comodo a loro.
P.es. l'altro ieri (in Italia) hanno spiegato che la forte crescita della borsa, nonostante il declassamento di Moody's, era dovuto alla dichiarazione della Merkel che, al momento opportuno avrebbe sostenuto il “Fondo Salvastati” con altri versamenti. Difficile da bere una simile panzana, vero? Infatti provvedeva già lo stesso Barroso a metterla in dubbio.
È molto più probabile che in borsa sia circolata (in via molto “confidenziale”) la notizia che la Bce intende (finalmente!) abbassare il tasso di sconto per dare un po' di ossigeno alla sconquassata economia europea.
In ogni caso la gente non si lascia prendere in giro a lungo da queste panzane, e quando si sveglia non perdona.
Sono già cominciati in America e si stanno allargando in tutto il mondo movimenti spontanei di protesta denominati “Occupy Wall Street” per contestare le politiche dei governi che continuano a favorire le ruberie legalizzate dell'alta finanza e a scaricare tutti i costi della crisi sulle classi medio–basse della popolazione.
Per ora manca una base ideologica a scatenare un nuovo ‘68, ma il pendolo ha già cominciato a girare dall'altra parte, e se continuano con queste folli politiche di austerity, tra non molto la protesta dilagherà in tutte le piazze.
Infine, la decisione della BCE di mantenere i tassi invariati conferma quanto detto, poiché la salita delle quotazioni di borsa, invece che dalla diminuzione dei tassi, è stata generata dalla maggiore liquidità che la BCE ha ritenuto di mettere a disposizione delle banche. Una scelta comunque sciagurata, perché favorisce ancora una volta le banche e le finanziarie e quasi per nulla l'economia reale. Infatti da una riduzione dei tassi avrebbero tratto beneficio più le imprese e il mondo che lavora che le banche, sebbene questa decisione avrebbe prodotto probabilmente un nuovo apprezzamento dell'euro sul dollaro (che avrebbe però potuto essere tenuto a freno con adeguate politiche monetarie). In questo modo invece si mette a disposizione delle banche maggiore liquidità che molto probabilmente non verrà usata per finanziare le imprese, ma per sostenere le solite diaboliche speculazioni finanziarie che stanno mettendo in ginocchio tutte le economie occidentali.
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