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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Roberto Marchesi

Anche Goldman Sachs arranca nel terzo trimestre

21.10.2011 - Le banche cominciano a presentare in questi giorni, come di norma, i risultati trimestrali relativi al terzo trimestre, e non mancano le sorprese. La principale sembra proprio essere la perdita di 428 milioni di dollari denunciata dalla Goldman Sachs. La perdita in sé non è gran cosa per una banca delle dimensioni e dell'importanza della Goldman Sachs, tuttavia se paragonata al risultato di un anno fa, quando registrava un utile di 1,05 miliardi, il crollo è pesante, ed è comunque solo il secondo in tutta la sua storia (dal 1999).

La banca attribuisce il motivo principale di questa defaillance alle perdite subite dalle proprie giacenze in portafoglio di titoli azionari e obbligazionari, che in questo trimestre hanno registrato in tutti i mercati cospicue sofferenze. La perdita principale per Goldman arriva dai titoli della Industrial and Commercial Bank of China, che in questo trimestre hanno perso circa il 35% del proprio valore, aprendo perciò un “buco” di 1,05 miliardi di dollari nel portafoglio della Goldman.
Tuttavia l'erosione nella redditività della banca non puo' essere imputata solo a questo “incidente di percorso”. Infatti guardando l'indice ROE (Return on Equity), cioè la redditività prodotta dal capitale netto della banca, si trova ora un misero 3,7%. Era il 10.3% lo scorso anno e il 32,8% nel 2006.

Ma la febbre non è presente solo in Goldman Sachs, anche gli altri giganti del settore arrancano abbastanza vistosamente, anche se in qualche caso le solite politiche di bilancio provvedono ad aggiustare le poste al fine di presentare risultati attinenti ai propri desideri.

Come nel caso di Citigroup, che chiude il trimestre con un utile di 3.8 mld. di dollari, pari ad una crescita del 74% rispetto ad un anno fa. Ma al brillante risultato hanno contribuito due “ritocchi” contabili. Il primo riguarda il beneficio di 1,9 miliardi riveniente da swaps sul proprio debito. Il secondo si riferisce allo storno di 1,4 miliardi dal fondo rischi per perdite presunte sulle carte di credito e sui mutui. Si vedrà dalla certificazione di bilancio di fine anno se l'ottimismo su tali poste era giustificato.

Citigroup, tuttavia, sembra avere superato il momento peggiore del 2008-2009, quando dovette ricorrere due volte agli aiuti statali per non fallire. Il suo responsabile finanziario però, considerando la situazione generale del settore, sembra un tantino ottimista dicendo che stanno avendo un “robusto” ricovero. Infatti, escludendo gli aggiustamenti contabili sul debito, il risultato del trimestre si appoggia su ricavi che calano di circa l'8%.

L'altro gigante del settore, la Bank of America, proprio in questo trimestre perde la prima posizione settoriale lasciandola alla JP Morgan-Chase Bank. Adesso le due banche hanno rispettivamente un valore patrimoniale di 2,22 trilioni di dollari la BofA e 2,29 la Chase.

Sulla Bank of America pesa ancora gravemente l'acquisizione di Merril Linch (che se non fosse stata acquistata da BofA sarebbe fallita persino prima di Lehman Brothers).
E pesano ancora sulla gestione anche gli 8,5 miliardi. di dollari che la banca ha accettato di pagare per rimborsare altre istituzioni finanziarie ritenute danneggiate dalle azioni spregiudicate della banca nel periodo “caldo” dei subprime mortgages. Tra l'altro proprio in questi giorni il giudice Willaim Pauley, del distretto federale di Manhattan ha deciso che il caso dovrà essere discusso in Corte, quindi potrebbe concludersi con esborsi anche molto superiori a quello per ora scritto a bilancio a carico di quelle vicende.

La situazione delle banche americane, in generale, è pertanto tutt'altro che tranquilla. Non c'è soltanto la protesta di “Occupy Wall Street” a disturbare il quieto vivere dei facoltosi banchieri, ci sono anche problemi ben più concreti a toglier loro il sonno. Sotto il profilo della redditività pesano parecchio le pur modeste modifiche normative attuate dalla legge Dodd-Frank approvata lo scorso anno a giugno dal Congresso americano e che sta entrando a regime un po' alla volta.

Questa legge esclude o limita parecchio le fonti di guadagno delle banche soprattutto per quanto riguarda le operazioni tradizionali allo sportello o con le carte di credito (o di debito). Prima p.es. le banche potevano applicare forti penalità sui pagamenti in ritardo delle carte di credito, sugli scoperti di conto corrente, ecc., adesso possono farlo solo entro limiti precisi e cio' produce una grossa riduzione dei ricavi. E si traduce purtroppo anche in pesanti riduzioni del personale.

Una crisi che si ripercuote a cascata su tutto il settore. Anche su Wall Street. È prevista infatti per quest'anno a New York, nel comparto finanziario, una riduzione di almeno altri 10.000 lavoratori, portando il totale dei licenziamenti a circa 32.000 dal 2008.


http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=11048



 
 

Scrivono per Voi

Cav. Roberto Marchesi

Giornalista e scrittore

401 Ellis Drive

Allen (Dallas), Texas 75002 U.S.A.

Tel. 972-727-3507

marchesi@tx.rr.com

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