Bce: una boccata d'ossigeno per l'asino da soma
10.11.2011 - La riduzione di un quarto di punto del tasso di rifinanziamento che la BCE ha deciso di fare nella giornata del 2 novembre può essere vista sotto diverse angolature.
La prima, che ha fatto gioire gli operatori dei mercati e schizzare in alto tutti gli indici di borsa (recuperando in gran parte le perdite del giorno precedente), è che il provvedimento, riducendo il costo del denaro, produce un effetto significativamente calmierante sui tassi del debito dei Paesi maggiormente indebitati, riducendo di fatto in prospettiva il debito stesso, e quindi rendendo in qualche misura maggiormente affidabili Paesi come Grecia e Italia. La riduzione del tasso di sconto della BCE, rendendo meno cari i prestiti di denaro fatti alle banche, aumenta la liquidità di denaro in circolazione, e dà quindi maggiore possibilità alle banche di fare più operazioni e incrementare così i guadagni sulle commissioni.
Ma la riduzione è vista con favore anche dalle imprese, dato che tutto ciò che riduce i costi, in questo caso quelli legati alla gestione finanziaria, alza il margine operativo dell'impresa stessa rendendola più competitiva, specialmente nei confronti dei Paesi extraeuropei. Infine, anche per il comune cittadino la riduzione dei tassi è vista positivamente: si trasforma in un minor costo su tutti i debiti contratti a tasso variabile. Gli unici che potrebbero storcere il naso sono i risparmiatori, che vedono ridursi il rendimento prodotto dal loro investimento nei certificati di deposito e nelle obbligazioni. Tuttavia anche questi trovano di fatto positivo il provvedimento, dato che consente a questi titoli, generalmente preferiti dai risparmiatori che non amano il rischio, di riposizionarsi su un migliore livello di solvibilità (diminuisce il rischio di insolvenza dei debitori che li hanno emessi).
Ma queste sono le angolature “presunte”, cioè quelle che si verificano quando tutto funziona nel modo atteso. Non sempre questo accade però.
Per esempio, lo stimolo prodotto dalla riduzione dei tassi non ha alcun effetto sulle imprese che operano interamente con capitale proprio, cioè senza ricorrere ai prestiti bancari (anche se obbiettivamente sono molto poche). E in moltissimi casi (se non tutti) avrebbe scarsa efficacia anche sulle banche che, dovendo rispettare i nuovi parametri di capitalizzazione, e non avendo la possibilità di aumentare in tempi brevi il capitale proprio, si vedrebbero comunque costrette a limitare la concessione di nuovi crediti alla clientela perchè i nuovi prestiti le porterebbero a superare i parametri fissati nelle nuove norme. Questi casi sono molti dato che lo scarso livello di capitalizzazione delle banche in rapporto al capitale amministrato è proprio il motivo che ha costretto le autorità centrali a emettere le nuove regole sulla capitalizzazione. Più è alto questo rapporto e più la banca è a rischio, visto che gestirebbe una quantità troppo alta di denaro dei clienti in rapporto al proprio capitale utilizzato nelle operazioni finanziarie. Quando le cose vanno male, la banca non riesce più a mantenere i propri impegni arrivando, nei casi più gravi, al fallimento. In ogni caso, come ha precisato lo stesso Draghi, nuovo presidente della BCE, questa manovra di alleggerimento dei tassi non deve far pensare ad una permanente disponibilità dell'istituto a correre in sostegno dei mercati.
La Federal Reserve americana però lo fa, e non da adesso. E la crisi, partita tre anni fa dagli Usa con le banche americane quali soggetti a maggior rischio, oggi si è spostata in Europa con persino maggiore virulenza, anche in considerazione di una minore solidità dell'euro rispetto al dollaro. Questo è il risultato di una gestione catastrofica della crisi.
Draghi, nonostante abbia esordito con un provvedimento che va in direzione inversa a quella del suo predecessore Trichet (che quest'anno ha alzato i tassi per ben due volte!), ha sostanzialmente detto però le stesse cose, e cioè che sono i governi degli Stati indebitati a dover sostenere il peso della situazione “a qualunque costo”.
Sappiamo già, nella visione di questi banchieri “eccellenti” chi è chiamato a sopportare i sacrifici e chi invece ne è come al solito esentato, perciò questa manovrina sui tassi, che magnanimamente si è affrettato a regalarci appena entrato in carica, più che un cambiamento di rotta virtuoso, sembra solo una “boccata d'ossigeno” concessa all'asino che deve sopportare tutto il carico del lavoro per restare in vita.
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