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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Roberto Marchesi

Europa condannata alla depressione

15.12.2011 - Se qualcuno pensa che questo sia il solito titolo ad effetto per attirare l'attenzione di qualche lettore in più, è bene che si ricreda subito. La depressione economica è una cosa troppo grave per specularci sopra ... o meglio, lo so che c'è chi specula e si arricchisce sulle disgrazie altrui, ma qui mi riferisco ad un titolo di giornale, non alla speculazione finanziaria.
E come faccio io a prevedere che questa crisi, adesso già nel terzo anno di durata, si trasformerà sicuramente in depressione? Ora lo spiego, ma prima voglio fare una analogia: se stai per affrontare una strada desertica di 500 miglia senza aree di servizio lungo il percorso, e hai già il serbatoio mezzo vuoto, fai fatica a pensare che se non fai benzina subito non arriverai dall'altra parte?
Sembra un ragionamento banale vero? Eppure è proprio ciò che i responsabili della politica economica e monetaria dell'Europa, durante questi tre anni di crisi, non hanno fatto. Essi hanno sempre ignorato completamente gli avvertimenti e gli accorati allarmi che arrivavano in continuazione da titolati economisti. Lo hanno fatto per incompetenza o per qualche interesse? Lascio al lettore decidere, ma è molto difficile pensare che managers di quel livello possano essere incompetenti, è più probabile che lo abbiano fatto per interesse (non necessariamente personale), oppure per un plateale errore di valutazione nel scegliere la strategia (che peraltro in questo caso somiglia molto all'incompetenza).
Ma quali sono i segnali che indicano con così chiara certezza l'ingresso nella fase depressiva?
Ce n'è uno che è visibile a chiunque, basta mettere a confronto la situazione attuale con ciò che accadde nella prima grande depressione economica ricordata storicamente, quella che si è sviluppata a partire dal 1929. Quell'anno è ricordato come l'anno del disastroso crollo di Wall Street, ma per quanto grave sia stato quel crollo, esso non è la causa della conseguente depressione, è solo l'innesco. La successiva evoluzione in lunga depressione ( circa 20 anni) poteva essere evitato.
Non sono io a sostenerlo ma due celebratissimi economisti: Milton Friedman e Anna Schwartz, nel libro “Monetary history of the United States 1867-1960”. Non solo nel libro, ma anche in numerosissimi articoli, Friedman ha sempre sostenuto che l'utilizzo di una corretta politica monetaria a sostegno dei mercati (abbassando il costo del denaro in presenza delle crisi e alzandolo quando si è in periodo di boom economico) è la miglior medicina per risolvere rapidamente le crisi ed evitare il formarsi di “bolle” nei mercati. Se questa semplice ricetta fosse stata adottata tra il 1928 e il 1931, la terribile depressione sarebbe stata evitata, o almeno fortemente diminuita nella sua gravità e durata. Invece in presenza di grandi banche che fallivano e di una disoccupazione che già superava il 20%, i responsabili politici ed economici di allora imposero politiche di austerity, e gettarono l'economia degli USA in una interminabile depressione economica, moderata in qualche modo grazie al “New Deal” del presidente Franklin Delano Roosevelt, e terminata solo, negli USA, con il boom economico prodotto dalla massa di investimenti necessari al sostegno della seconda guerra mondiale.
Ma, a parte la maggiore complessità del mercato finanziario odierno rispetto a quello del 1929, che differenze ci sono tra le sciagurate scelte del 1929/1931 e quelle del giorno d'oggi? Negli USA, anche se non esattamente ciò che prescrivevano Friedman e Schawartz (e Keynes), qualcosa (anzi molto) Bernanke, l'attuale presidente della Federal Reserve, ha fatto, portando rapidamente il tasso di sconto dei prestiti alle banche praticamente a zero, e acquistando grandi quantitativi del debito pubblico USA (i bonds sottoscritti da milioni di risparmiatori americani e non).
L'Europa invece non solo non ha seguito questa strada, ma addirittura, nella prima metà di quest'anno, ha persino alzato due volte il tasso di sconto di un quarto di punto, mandando tutta l'economia europea tra le secche di una recessione mai vista prima.
Ora il neo presidente Draghi ha già, in due riprese, recuperato quei madornali errori di Trichet, ma è già tardi, il tetano della diffidenza verso l'economia europea è già entrato, e sarà molto difficile fermarlo. Anche perché la Merkel ha dichiarato la sua contrarietà a maggiori acquisti del debito da parte della BCE e anche all'emissione degli Euro-bonds.
Se si guarda alla decisione della Merkel dal punto di vista della Germania, ovviamente si può vedere una prudente difesa del proprio interesse nazionale, ma la Germania è nell'Europa e nell'Euro, non può far finta di non saperlo. E non può ignorare, essendo capo di governo della principale economia europea, la suicida politica della banca centrale europea, specialmente quella sostenuta fino a due mesi fa da Trichet.
Se persino un signor “nessuno” come me a livello europeo poteva scrivere ai primi di giugno di quest'anno un articolo dal titolo “Tsunami economico in vista” (Rinascita, 7 giugno 2011 http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=8738), come mai né la Merkel, né Trichet hanno visto l'onda che stava per arrivare?
Impossibile che non l'abbiano vista. Quello che è incomprensibile, sotto il profilo del loro dovere istituzionale, è il perché non abbiano fatto niente, o peggio, abbiano fatto il contrario di ciò che serviva per curare la malattia (ma una mia personale ipotesi l'ho già fatta nell'articolo citato poco sopra).
La reazione dei mercati ieri, dopo la decisione della BCE di ridurre di nuovo il tasso di sconto, apre tuttavia un interrogativo: come mai con la prima riduzione del tasso fatta da Draghi circa un mese fa i mercati reagirono molto positivamente a quel provvedimento che aumentava la liquidità a loro disposizione, e stavolta hanno invece reagito negativamente?
La motivazione ufficiale è stata che Draghi, insieme alla riduzione dei tassi forniva stime di crescita preoccupanti per l'Europa ed escludeva l'acquisto di titoli del debito pubblico e di rifinanziamento del Fondo Monetario Internazionale.
Messe insieme, queste notizie, a parte la riduzione del tasso, sono una brutta notizia per i mercati.
Ma c'è anche la notizia bruttissima per la gente dei Paesi europei: considerando le pessimistiche previsioni di crescita fornite dallo stesso Draghi e i drastici provvedimenti di austerity in calendario in tutti i maggiori paesi europei, l'unica cosa certa, dopo aver letto attentamente questo articolo, è l'arrivo di una pesante depressione economica in Europa a partire dall'anno prossimo.



http://www.rinascita.eu/?action=news&id=12099



 
 

Scrivono per Voi

Cav. Roberto Marchesi

Giornalista e scrittore

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Allen (Dallas), Texas 75002 U.S.A.

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