La Merkel sugli scudi, ma il mercato sta con Cameron
17.12.2011 - Come noto, nel recente vertice Europeo di Bruxelles un accordo tra i 27 Paesi partecipanti è stato raggiunto, ma lo hanno firmato solo in 26, la Gran Bretagna non lo ha firmato, sollevando parecchie critiche, non solo nel continente.
Certamente è abbastanza facile concludere che ora la Gran Bretagna, in campo europeo è rimasta isolata, ma ciò è un bene o un male?
Essendo fuori dall'euro, questo sembrerebbe (per la GB) più un vantaggio che un pericolo, perché consente alla Gran Bretagna più libertà nell'impostare le proprie politiche economiche e monetarie senza dove sottostare alle regole che arrivano da Bruxelles. E facendo leva proprio su questa autonomia il primo ministro inglese potrebbe addirittura evitare molti sacrifici alla sua popolazione.
Già, potrebbe ... ma lo fa? Nemmeno per sogno! Anzi fa esattamente il contrario, e ha già tutte le piazze in rivolta da tempo. Lui “tira il collo” senza alcun ritegno alla sua gente, e non ha alcuna intenzione di recedere un solo millimetro da questa linea. Del resto, essendo uomo della destra conservatrice, la cosa non sorprende affatto. Sorprende però che gli inglesi lo abbiano messo a governare proprio all'alba di una gravissima crisi. Non è che tutti debbano essere economisti, ma ci vuol poco a imparare che, storicamente, le destre politiche curano di più gli interessi delle classi ricche e privilegiate, nonostante che numericamente siano sempre assoluta minoranza nel Paese (ma non nelle urne!).
Purtroppo non è un fenomeno solo inglese. In Spagna, recentemente, il popolo oberato da una pesante crisi ha votato centro-destra. Negli USA, appena due anni dopo il trionfo di Obama e dei democratici, la “destra” conservatrice repubblicana ha strapazzato il partito di Obama conquistando ampia maggioranza nella Camera dei rappresentanti e mancando la conquista del Senato solo di un soffio. Comunque adesso è Mr. Cameron il capo del governo inglese, e lui ha deciso che è nell'interesse della nazione difendere la City di Londra.
Naturalmente con “City” di Londra, intende la borsa, non certo i tradizionalmente compassati cittadini londinesi.
Essendo fuori dall'euro quello che preoccupa Cameron non è certo il debito dell'Italia o degli altri, sono le regole che l'Europa dei 27 (anzi, in questo caso 26) si vuole dare per frenare gli attacchi della grande speculazione alla propria moneta, l'euro.
Obama è particolarmente interessato a che la crisi europea non si intensifichi ulteriormente, poiché questo coinvolgerebbe in buona misura anche l'economia americana e finirebbe per compromettere anche le sue già scarse probabilità di essere rieletto l'anno prossimo a novembre. Egli ha perciò sollecitato misure urgenti capaci di tranquillizzare il mercato. Angela Merkel, capo del governo tedesco, appare invece di parere diverso e ha sostenuto la necessità di usare gli stimoli offerti da questa crisi per attuare tutti quei rinnovamenti necessari ad eliminare i punti deboli dell'Europa unita.
Il presidente francese Sarkozy è andato oltre, mostrando netta insofferenza per i profondi e continuati attacchi speculativi all'euro e ai paesi europei, che trovano nella “City” londinese un perfetto partner operativo alle strategie coordinate dai giganti di Wall Street. “È inconcepibile”, ha detto Sarkozy “Ci troviamo ad essere ostaggio proprio di quegli stessi fornitori di servizi finanziari responsabili della crisi stessa!” E ancora: “Sono stufo di sentire ogni giorno David (Cameron) criticare le nostre proposte e le nostre decisioni”. Arrivando infine addirittura ad evitare di dargli la mano per il saluto di congedo alla fine del vertice. Il fatto che Cameron non può digerire però non è certo la mancata stretta di mano di Sarkozy, ma la linea decisa dall'Europa dei 17 paesi aderenti all'euro di arrivare presto a tassare in qualche misura le transazioni finanziarie.
In base all' attuale normativa per approvare la nuova regola sulla tassazione occorre una maggioranza dei tre-quarti dei Paesi aderenti alla Comunità Europea, maggioranza che attualmente non c'è per l'opposizione della Gran Bretagna e dei suoi alleati fuori dall'euro. Ma a partire dal 2014 entrerà in vigore la nuova normativa che richiede solo la maggioranza semplice per l'approvazione, quindi diventerebbe possibile.
Si capisce bene perciò la contrarietà di Cameron a queste riforme. Londra è sede di alcune tra le più grandi banche al mondo e nella “City” transita almeno l'80% delle transazioni finanziarie sugli hedge funds europei. Cameron propone invece una maggiore capitalizzazione delle banche, per dotarle di maggiore solidità, specialmente durante le crisi di liquidità del mercato. Ma a questa proposta è la Commissione Europea ad opporsi (perché metterebbe in crisi le banche, incapaci in questo periodo di trovare quantità ingenti di nuovi capitali).
Grazie a Cameron, e all'interesse della “City”, l'unico provvedimento che questo vertice europeo stava per approvare per far pagare qualcosa agli speculatori è stato bloccato, ma è solo un rinvio, e i “mercati” hanno fiutato il pericolo. Da lunedì a giovedì hanno fatto capire chiaramente che tra la Merkel, trionfatrice del meeting, e Cameron, loro tifano per Cameron .
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