Sfratti abusivi: tre grandi banche Usa chiamate a giudizio
06.02.2012 - A sollevare l'attenzione sulle banche USA non c'è più solo il problema della loro capitalizzazione, adesso c'è anche la notizia che a New York il Procuratore Generale Eric Schneiderman ha messo sotto inchiesta tre grandi banche per presunti abusi nelle pratiche di sfratto esecutivo sui propri clienti in ritardo nel rimborso dei mutui.
Le tre banche sono: Bank of America, J.P. Morgan Chase e Wells Fargo, che sono la prima, la seconda e la quarta negli USA, in ordine di volume d'affari.
L'accusa che Schneiderman rivolge alle banche in una intervista è molto pesante: “Dopo che i mutui sono arrivati nella posizione di sofferenza (rate arretrate), queste banche hanno predisposto procedure quantitative di predisposizione dei documenti da presentare ai Tribunali competenti per l'autorizzazione all'esecuzione forzata, assolutamente inaccurate, spesso incomplete e talvolta persino false, solo allo scopo di arrivare più in fretta all'evizione forzata del bene. Il tutto senza alcun riguardo al rispetto delle procedure legali e al rispetto della legge”.
Sotto accusa, in particolare, è il sistema denominato “M.E.R.S.” (Mortgage Electronic Registration System) operato dalla Merscorp Inc. della Virginia.
Con questo sistema elettronico di classificazione e catalogazione delle pratiche che entrano in arretrato, le pratiche di sfratto possono venire preparate ed eseguite molto più velocemente che col sistema tradizionale, e in un periodo di crisi grave come quello toccato dagli USA nel comparto dei mutui a partire dal 2007, col numero delle pratiche da esaminare arrivate a diversi milioni, il sistema è apparso alle banche veramente provvidenziale.
Più che la procedura elettronica in se, però, è l'utilizzo dozzinale e superficiale che ne è stato fatto ad essere sotto accusa.
È vero che grazie al computer si possono e
saminare e gestire molte pratiche con grande rapidità sui passaggi ripetitivi e sui calcoli complicati, ma le generalità del debitore e la sua firma originale, i dati specifici dell'immobile, e tutti quelli del creditore, al quale compete sempre inviare per tempo gli avvisi di pagamento e procedere alla messa in mora quando il pagamento non arriva, tutto questo può con l'ausilio della procedura informatica essere fatto più in fretta, ma ogni caso è a se stante e deve sempre essere controllato singolarmente sulla correttezza e pienezza di tutti i requisiti e adempimenti previsti dalla legge.
Invece è successo, evidentemente in un numero altissimo di casi, che le regole non sono state osservate (anche se sono pochi quelli che, per ragioni economiche, hanno potuto lamentarsene). È cosa nota, ormai, che spesso mancano dei documenti o le firme originarie sugli stessi, ma le banche hanno ovviato a questa incombenza offrendo magari un piccolo sconto sull'ammontare del debito e facendosi firmare dal debitore un foglio in cui egli attesta che tutto è stato fatto osservando le regole, così mette una grossa barriera legale contro qualsiasi successiva contestazione degli sfrattati (che comunque molto raramente hanno il denaro necessario a sostenere una causa legale contro una banca).
Senza contare poi la recente novità degli ultimi anni, diventata consuetudine con l'avvento della cartolarizzazione dei debiti: il passaggio di mano del debito da una banca ad un'altra, e da queste alle agenzie di recupero dei crediti. In questo modo, quando la procedura non viene rispettata meticolosamente, può succedere che una rata pagata negli ultimi giorni prima della scadenza, su un mutuo ceduto ad altro creditore nel frattempo, venga incassata dal vecchio creditore, che magari per semplici ragioni burocratiche non la gira subito al nuovo creditore.
Quest'ultimo, non vedendo arrivare il pagamento, mette subito in mora il debitore, chiedendogli l'immediato pagamento della rata maggiorato di interessi usurai. Il debitore protesta, chiede lumi ad entrambi i soggetti, ma questi non sentono alcuna ragione.
Il primo risponde che sta facendo accertamenti per verificare se sia stato ricevuto un pagamento non di sua competenza; il secondo risponde che se il pagamento (maggiorato degli interessi di mora, ndr.) non arriva entro la data scritta nell'avviso, passerà la pratica all'ufficio legale per lo sfratto esecutivo. Il mutuatario, ovviamente infuriato, si rifiuta di pagare, come sembra naturale dato che ha già pagato regolarmente. Ma la procedura è tutta a favore del creditore che, anche senza usare una auspicabile cautela prima di azionare l'evizione forzata, non lo fa, e procede con lo sfratto, che aziona in pochi mesi.
Chiamati in causa, questi funzionari respingono l'accusa e si giustificano dicendo che ci può essere qualche raro caso di questo tipo, determinato però non dall'incuria ma dalla pressione dovuta al numero altissimo degli sfratti da eseguire in questo tragico momento dell'economia nazionale.
A smentirli però interviene direttamente Mr. Nye Lavalle, vittima di un caso del genere accaduto nel 2003. Lui conosce bene queste storie perché si è trovato a percorrere per intero tutto il calvario di queste procedure “legali”. Benché abbia pagato per tempo quello che doveva pagare, si è rifiutato di piegarsi agli abusi dei suoi presunti creditori e, potendoselo permettere finanziariamente grazie anche all'aiuto dei suoi parenti, ha affrontato la causa legale contro i suoi creditori. Ma ha perso! E gli hanno portato via la casa. Probabilmente grazie al cavillo legale che non obbliga il nuovo creditore a riconoscere un pagamento fatto impropriamente dal debitore al precedente creditore (fatto cioè prima della cessione del credito, ma arrivato dopo).
Quel calvario è servito però a Mr. Navalle per farsi una grande conoscenza di questi casi, ed ora viene chiamato persino da Studi Legali a prestare la sua consulenza contro gli abusi delle banche. E quello che lui racconta potrebbe essere di estremo interesse anche per il Procuratore Generale Schneiderman, dato che chiama in causa nientemeno che “Fannie Mae” il colosso dei mutui USA (ora in amministrazione controllata dalla Federal Reserve). Il colosso, nel 2003 aveva in portafoglio quasi metà di tutti i mutui USA, e “scontava”, attraverso la cessione del credito, i mutui di quasi tutte le banche USA. Tra queste: la “sorella” Freddie Mac, Washington Mutual, Banc One, JP Morgan, Bear Stern, Countrywide, ecc.
Mr. Navalle accusa le banche di agire sistematicamente illegalmente al solo fine di sveltire le pratiche di realizzo del credito, e sostiene che questa vergognosa pratica era già in atto nel 2003, quando la disavventura è capitata a lui, quindi in un periodo molto lontano dai picchi del numero di sfratti causati dalla crisi dei comparti immobiliare e creditizio iniziata nel 2007-2008. Le banche sapevano già da allora di queste irregolarità, ma facevano finta di non vedere, e quando le pratiche di sfratto sono diventate milioni hanno massimizzato ancora di più la procedura, finché anche la “bolla” degli sfratti, come quella dei mutui, è venuta a galla e qualcuno ha giustamente accusato le banche di sfrattare la gente col sistema del “robosigning” (cioè la “robotizzazione” di firme false su documenti in fotocopia).
Mr. Navalle aveva già a suo tempo avvisato Fannie Mae di queste gravi irregolarità procedurali, sempre inascoltato o liquidato con scuse pretestuose. Adesso, però, dovranno spiegare al Procuratore Schneiderman come hanno controllato quelle pratiche e quali documenti hanno messo a corredo. Più o meno la stessa cosa il P.G. la chiederà anche alle altre banche ora sotto torchio.
È poco probabile che il Giudice Federale che esaminerà i casi accolga le puerili circostanze scusanti imposte a Mr. Navalle e agli altri cittadini vittime di tutti questi abusi.
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