Intervista
esclusiva allon. Narducci rilasciata a Salvatore
Viglia
29.08.07,
ROMA - Lon. Narducci riporta i fatti di Duisburg
sul piano dellanalisi politica:
«i
sistemi giudiziari risultano slegati e mal collegati
a livello di Stati, ed è dunque evidente la necessità
di rafforzare la cooperazione tra le istituzioni e tra
i vari organi giudiziari e di polizia, nel segno di
una collaborazione veramente globale per la lotta alla
criminalità organizzata».
La
strage di Duisburg ha fatto improvvisamente scoprire
ai cittadini europei e ai media che la ndrangheta calabrese
è una macchina da export con ramificazioni
radicate e capillari a nord delle Alpi, e ha messo in
luce la natura di alcuni settori dattività
illecite, che agli occhi dello Stato ospitante appaiono
immacolate ma in realtà coprono un fiume di danaro
da riciclare. Oltre alla cronaca dellorribile
delitto, quasi tutti i mezzi dinformazione europei
hanno ampiamente analizzato la dimensione europea della
criminalità organizzata calabrese e delle altre
mafie che operano, spesso indisturbate, muovendo giganteschi
capitali provenienti dal traffico di droga internazionale
e altre attività illegali. In soldoni, si ritiene
che il giro daffari equivalga a ben 5 miliardi
di euro di provenienza criminosa, emigrati
in Germania e immessi in attività fruttuose che
concorrono a rifinanziare la malavita.
Su
questa situazione, sullaria che si respira in
seno alla nostra comunità e sullatteggiamento
tenuto dalla popolazione tedesca, abbiamo chiesto testimonianza
allon. Franco Narducci, Presidente del Comitato
parlamentare sugli italiani allestero, sottoponendogli
alcune domande e alcune questioni assillanti.
Non
ha limpressione che i parlamentari eletti allestero,
in particolare quelli appartenenti alla circoscrizione
Europa, hanno riservato poca attenzione a quanto accaduto
a Duisburg?
È
vero, per alcuni giorni un cono dombra ha sovrastato
i drammatici fatti di Duisburg; sono mancate dichiarazioni
di condanna dellorribile strage e soprattutto
le testimonianze di solidarietà alla comunità
italiana in Germania. Occorre rimarcare, a parziale
giustificazione, che il deficit dinformazione
causato dalla concomitanza con il Ferragosto (il delitto
è avvenuto nella notte di Ferragosto), quando
lItalia si ferma nel vero senso della parola,
ha ritardato qualsiasi genere di reazione sulla vicenda.
Personalmente ho espresso a Radio Colonia, pochi giorni
dopo, lo sdegno per i fatti gravissimi, le preoccupazioni
che fondamentalmente tutti avvertiamo e la solidarietà
ai nostri connazionali onesti e laboriosi che hanno
contribuito alla costruzione della Germania ricca e
moderna.
Siamo
e ci sentiamo cittadini europei per tanti versi, ma
non ha limpressione che lEuropa non sia
pronta a gestire la sicurezza in questo contesto sopranazionale?
Lefferatezza
con cui è stata compiuta la strage - con il ricorso
ad armi modernissime e una tecnica dassalto ben
studiata - richiama alla mente le azioni violenti del
terrorismo internazionale, in netta contrapposizione
con il crudele arcaismo della ndrangheta calabrese,
che a livello locale dà vita ad una faida sanguinosa
tra due clan familiari in lotta per il controllo del
territorio.
Mi
pare che questa constatazione esprima il senso del salto
in avanti che le tante mafie italiane, est-europee
e di altre provenienze hanno fatto in questi
ultimi anni e di quanto siano aumentate le difficoltà
dellEuropa a contrastarle e a garantire sicurezza
ai suoi cittadini. Ci troviamo di fronte ad una criminalità
che non conosce frontiere, mentre i sistemi giudiziari
risultano slegati e mal collegati a livello di Stati,
ed è dunque evidente la necessità di rafforzare
la cooperazione tra le istituzioni e tra i vari organi
giudiziari e di polizia, nel segno di una collaborazione
veramente globale per la lotta alla criminalità
organizzata. Occorre rafforzare con tutti i mezzi la
coordinazione tra forze di polizia a livello europeo
per prevenire e reprimere lillegalità,
visto che i fatti del 15 agosto hanno alzato un velo
su cifre di denaro sporco spaventose e su una piaga
sociale che oramai non è più solo un problema
del Sud Italia.
Il
famoso settimanale tedesco Spiegel, spesso poco amico
degli italiani, in un sondaggio del dopo strage
rivelava che il 30% delle imprese italiane presenti
nel territorio tedesco è controllato dalla mafia;
un dato non solo impressionante, ma in dilagante crescita.
Come
viene percepito dalla comunità tedesca il gravissimo
fatto di sangue avvenuto a Duisburg?
La
risposta è assai complessa e richiederebbe unanalisi
molto articolata e approfondita. Premesso che ritengo
estremamente riduttivo far emergere la riflessione da
una logica di tipo binario - rosso/nero, buoni/cattivi,
positivo/negativo - mi preme sottolineare che ciò
che, più in generale è emerso osservando
la superficie del giudizio sia da parte della stampa
tedesca che del cittadino comune, è una sorta
di dicotomia nei confronti dellItalia, che oscilla
tra lammirazione per la vitalità, lindividualismo
e la creatività tipicamente latina del nostro
popolo da un lato, e una sorta di disprezzo e di incomprensione
delle istituzioni politiche che lo rappresentano dallaltro.
Disprezzo ed incomprensioni dovute al fatto che le mentalità
nordiche faticano ad accettare la frammentazione della
politica italiana, le lungaggini burocratiche, la complessità
e le bizze del sistema giudiziario, e soprattutto a
subire la commistione dinteressi tra certe frange
della politica ed il sistema mafioso, visto ormai come
forma mentis e quindi quasi come parte integrante del
corredo genetico della mentalità dellhomo
italicus".
I
fatti di Duisburg costituiscono senza ombra di dubbio
un punto nero nella storia della comunità italiana
in Germania, ma non possono certamente minare le fondamenta
di quelle relazioni umane affermatesi nel tempo e fatte
di dialogo e comprensione dellaltro, di curiosità
intellettuale e di ammirazione per la rispettiva cultura
e ricchezza del patrimonio storico, di interrelazioni
industriali e cooperazione politica. E soprattutto dellanelito
che ha pungolato le rispettive comunità nella
costruzione di una dimensione europea della storia contemporanea.
Lei
condivide il tipo di visione negativa verso gli italiani?
Assolutamente
no! Tuttavia è noto che vi siano stati e vi siano
tuttora collusioni pericolosissime e tentativi reiterati
da parte di organizzazioni mafiose che operano nel settore
finanziario di condizionare, a vari livelli, il sistema
politico istituzionale. Dipende da noi politici ed"
in primis" dal senso di responsabilità civile
ed umano della nostra comunità dare delle risposte
ferme a questa forma di cancro che è il crimine
organizzato. Personalmente sono rimasto assai colpito
dal fatto che molti cittadini tedeschi abbiano deposto
fiori sul luogo della strage mafiosa.
E
stato un gesto di carità umana di fronte alla
morte cruenta di alcuni esponenti del malaffare trucidati
da altri mafiosi. In questi atti simbolici leggo il
prevalere della solidarietà dellessere
umano per laltro essere umano al di la del bene
e del male incarnato da questultimo e quindi,
in ultima analisi, il prevalere della civiltà
sulla barbarie.
La
mafia in europea è unanomalia italiana?
NellEuropa
occidentale, se vogliamo parlare di mafia e derivati
in senso stretto (rituali atavici, radicalizzazione
in certi territori della penisola, ecc.), direi di sì,
ma se vogliamo allargare il discorso al mondo della
malavita organizzata e delle sue ramificazioni e connivenze,
per esempio, col mondo della cosiddetta alta finanza,
direi assolutamente di no!
Purtroppo
la globalizzazione dei mercati ha visto il prevalere
del mondo della finanza su quello della politica e quindi
il prevalere del dio denaro, della logica speculativo-finanziaria
su quello etico e civile. Sta a noi cittadini invertire
la rotta e restituire alla politica il ruolo centrale
che le spetta, in fin dei conti, come diceva Aristotele
luomo è un "animale politico"
e non economico. E solo ritrovando la fiducia
per la sfera politica, il senso di unità non
solo linguistica ma etico e civile della comunità,
e soprattutto il senso di responsabilità nei
confronti dei nostri figli, delle generazioni a seguire
e della collettività umana e sociale che potremo
sconfiggere tutti insieme il fenomeno mafioso.
Come
parlamentare italiano allestero, sono vicino a
tutti quegli italiani che con fatica si sono inseriti
in una nazione diversa dalla loro, che non sporcano
il nome dellItalia ma vogliono tenere alto lorgoglio
di essere italiani e non mafiosi.
Salvatore
Viglia / Eureka
Giornalista
a Montecitorio per gli italiani nel mondo
Dir. Di www.politicamentecorretto.com
Vice Direttore www.lideale.it
Via Veneto, 108 - 00187 - Roma
Tel. 06 42014545
Cell. 3383693744
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