Italiani all’estero: Qui ci vuole Tremaglia
L'editoriale di Salvatore Viglia - POLITICAMENTE CORRETTO del 7 luglio 2010
09.07.2010 - La situazione politica che riguarda gli italiani all’estero ha raggiunto un punto tale di non ritorno che parlare ancora di questi argomenti è addirittura ridicolo.
Ma dietro a tutta questa “faccenda”, lo sappiamo, esiste una intera letteratura fatta di sacrifici e di mortificazioni, letteratura che lascia spazio, di questi tempi però, solo al cinismo e alla retorica.
Così come stanno le cose, solo l’on. Tremaglia potrebbe fare qualcosa di veramente incisivo imponendo al Big Bang lo stop. L’unica maniera possibile che la politica offre in circostanze limite di questo tipo è “te la dico e te la conto” senza peli sulla lingua, senza reticenze sibilline dettate dalla diplomazia garbata ma inutile.
Insomma spetta a Tremaglia e solo a lui evidentemente puntare i calcagni sul petto di quanti si sono proclamati, ma sempre implicitamente si capisce, contro gli italiani all’estero e contro di lui in prima persona. Non sempre implicitamente. Chi non ricorda, per esempio, i famosi scontri con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi quando si pronunciò contro il voto all’estero perché le nostre comunità non erano contribuenti in Italia. Posizione peraltro che si sta reiterando in questi giorni chiedendo di mandare in pensione la legge Tremaglia.
Poi, da quando imparammo tutti che il predellino non era né più e né meno che il battiporta inferiore della portiera di un auto, da allora una sbandata micidiale ha scosso il panorama politico nazionale. Tremaglia disse: “sono senza partito” usando quella che allora fu una metafora e che oggi lo stesso Fini non si sogna neanche di proporre.
La storia sarà implacabile certo nello stabilire i meriti, i demeriti e le colpe.
Qui ci vuole Tremaglia che la dica tutta, occorre la sua proverbiale TREMAGLIATRICE nell’uso della quale non deve avere remore e neanche timori: Di cosa potrebbe avere paura? Che lo licenzieranno? Che lo metteranno in castigo? Ha, ha!
Un uomo di quella fatta ed alla sua età, il più anziano parlamentare della Repubblica, uno che ne ha viste di cotte e di crude, uno al quale non si può andare a raccontare storielle, uno che conosce gli uomini e le storie, uno che ha un repertorio infinito di fatti e circostanze.
Qui ci vuole Tremaglia che senza peli sulla lingua espella tutto quanto la politica, ob torto collo, gli ha ricacciato in gola per servizio di partito e per alleanze politiche. Il voto all’estero è un suo figlio, lui lo ha messo al mondo e solo con lui che ne è il padre bisogna parlare, a lui si deve chiedere cosa, come e quando. Nessuno può permettersi di intaccare una conquista che, per quanto perfettibile, deve essere preservata ad ogni costo.
Ebbene sarebbe ora che Tremaglia divenisse Tremagliatrice per dirla tutta. Solo se minacciasse una tale eventualità, molti perderebbero il sonno. Molti avrebbero i sudori freddi.
Tremaglia non ha paura della resa dei conti proprio oggi che stanno per sacrificare, alla chetichella, “suo figlio” su di uno sgabello in uno sgabuzzino di Monte Citorio.