27
giorni
alla
fine
del
mondo
29.04.2007,
ROMA
-
Lo
ha
detto
la
televisione
per
bocca
di
Funari.
E
se
lo
dicono
in
televisione,
vuol
poter
dire
che
è
vero.
Ventisette
giorni
sono
pochi
per
potersi
vendicare
di
un
destino
infausto.
Le
speranze,
i
programmi,
le
ambizioni,
sono
dun
colpo
solo
inutili
fardelli
dei
quali
saremo
liberati.
Liberi,
dunque,
da
ogni
dovere,
incombenza,
leggi.
Assaggiamo,
per
soli
27
giorni,
il
piacere
di
mandare
a
quel
paese
gli
obblighi
per
poi
crepare
ineluttabilmente.
Potrebbero
essere
sufficienti,
però,
per
spiattellare,
con
sincerità
e
senza
remore,
tutto
quello
che
pensiamo
su
quanti
ci
hanno
rovinato
la
vita
con
i
loro
soprusi
senza
la
paura
di
essere
denunciati.
Gianfranco
Funari,
con
Apocalypse
show,
ci
farà
trascorrere
questi
ventisette
giorni
che
ci
restano
nellangoscia
e
nei
sensi
di
colpa
da
un
lato,
e
nella
giuliva
superficialità
di
cosce
e
balletti
dallaltra.
Il
compito
è
facile
considerando
letà
avanzata
e
le
sue
cattive
condizioni
di
salute.
Per
i
Funari
come
lui,
ventisette
giorni
sono
anche
una
enormità.
Il
guaio,
perché
del
guaio
per
eccellenza
si
tratta,
è
a
carico
dei
giovani.
E
di
quelli
che
non
hanno
fatto
in
tempo
ad
innamorarsi,
che
moriranno
precari,
che
non
avranno
avuto
giustizia,
di
quelli
che
non
faranno
il
primo
regalo
alla
mamma
con
i
loro
soldi,
che
non
percepiranno
il
primo
stipendio,
che
non
avranno
il
primo
figlio.
Ma
un
dubbio
ci
è
venuto
circa
la
genuinità
dellapocalisse
annunciata.
Già,
facciamo
parte
di
quella
specie
di
spettatori
della
fascia
medio-alta
in
grado
poter
riconoscere,
con
la
nostra
dose
esagerata
di
presunzione,
una
notizia
volutamente
allarmista,
da
una
autentica.
I
dubbi
ci
vengono
non
tanto
dalle
denunce
su
cui
Funari
fonda
le
certezze
che
sono
in
ogni
caso,
reali,
ma
dallatteggiamento
di
Funari
stesso.
Urla,
urla
tanto
ma
si
compiace
anche
di
questa
sua
posizione
dominante,
di
un
momento
di
protagonismo
assoluto.
E
poi,
non
fa
nomi.
E
sì,
perché
non
fa
nomi?
Una
inconsueta
prudenza
caratterizza
le
sue
declaratorie.
In
altri
tempi,
quando
era
molto
più
giovane,
quando
sarebbe
stato
logico
mantenersi
il
posto
di
lavoro
perché
lapocalisse
non
era
in
programma,
parlava
senza
peli
sulla
lingua
e
faceva
nomi
e
cognomi.
Oggi,
che
tra
ventisette
giorni
dovremo
tutti
rinunciare
a
questa
vita,
per
volere
degli
uomini
cattivi
che
distruggono
il
pianeta
commettendo
ogni
sorta
di
ignominia,
ma
con
lavallo
del
Superiore,
oggi,
Funari,
ha
scelto
di
essere
reticente.
E
la
perizia
con
la
quale
slaloomeggia
tra
i
cattivi,
è
labilità
con
la
quale
evita
di
scottarsi
le
mani
anziane
che
fa
capire
che,
in
fondo,
sia
solo
uno
show.
Potrebbe
darsi
che
egli,
mimando
sé
stesso,
non
faccia
altro
che
glorificarsi
compiacendosi
nellurlare
quello
che
è
sotto
gli
occhi
di
tutti?
Mi
piace
pensare
che
sia
proprio
così.
Perché
sono
pochi
27
giorni
e
passeranno
presto.
Perché
siamo
in
tempo
ancora
per
fare
quello
che
possiamo
e
dobbiamo.
Perché
gli
uomini
sono
formidabili.
Perché
se
passeremo
indenni
lultimatum
fasullo,
dal
ventottesimo
giorno
in
poi,
avremo
il
tempo
per
poter
rimediare.
Checché
ne
dica
il
nostro
Gianfranco
redivivo.
Salvatore
Viglia
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