Eletta
in
Venezuela,
l'on.
Bafile
dell'
Unione,
prosegue,
nel
lavoro
a
favore
degli
italiani
all'estero,
l'impegno
che
fu
di
suo
padre.
27.09.06
-
"Soprattutto
rendere
i
Consolati
dei
luoghi
in
cui
le
leggi
si
applicano.
In
questo
momento
noi
abbiamo
la
beffa
di
leggi
che
nella
realtà
non
vengono
applicate"
Lei
è
la
prima
firmataria
di
una
proposta
di
legge
per
l'erogazione
di
un
assegno
di
solidarietà
ai
cittadini
anziani
residenti
all'estero.
Questa
è
una
proposta
di
legge
che
non
è
nuova.
Già
nella
passata
legislatura
era
stata
introdotta
da
altri
deputati
dell'Ulivo
ed
è
un
progetto
sul
quale
lavora
da
tempo
anche
il
CGIE
ed
i
Comites
e
per
il
quale
i
patronati,
in
testa,
l'Inca,
hanno
raccolto
più
di
50.000
firme.
E',
insomma,
una
delle
grandi
battaglie
che
portiamo
avanti
soprattutto
noi
dell'America
latina
perché
è
soprattutto
lì
che
si
concentra
la
fascia
di
italiani
che
sono
in
condizioni
di
estrema
indigenza.
Chiaramente,
i
problemi
degli
italiani
all'estero
sono
tanti
e
vanno
affrontati
con
una
certa
serenità.
Abbiamo
cinque
anni
davanti
e
non
è
che
tutto
si
possa
risolvere
in
un
giorno.
Ma
questo
lo
considero
un
problema
assolutamente
prioritario
perché
qui
parliamo
della
vita
delle
persone
anziane
che
da
tempo
stanno
aspettando
un
segnale
dall'Italia
e
che
quindi
meritano
di
essere
presi
in
considerazione
da
un
governo
di
centrosinistra
che,
tra
l'
altro,
si
è
impegnato
in
questo
senso.
Di
quanto
sarebbe
l'importo?
Diciamo
che
l'importo
è
una
cifra
che
si
aggira
tra
i
120
ed
i
125
euro,
molto
limitata.
Una
cifra
certamente
inferiore
a
quella
cui
dovrebbe
fare
fronte
l'Italia
qualora
questi
italiani
decidessero
di
tornare
in
Italia
a
trascorrere
qui
gli
ultimi
anni
della
loro
vita
perché,
automaticamente,
avrebbero
diritto
a
percepire
la
pensione
sociale.
Pensione
sociale
che
agli
italiani
all'estero
non
viene
corrisposta.
Questa
è
sicuramente
un'altra
battaglia
da
fare
ma,
realisticamente
parlando,
in
questo
particolare
momento,
non
è
proprio
pensabile
una
proposta
in
questo
senso.
Come
stanno
le
cose
e,
molti
lo
stanno
facendo,
quelli
che
sono
afflitti
da
gravi,
gravi
difficoltà,
cercano
di
rientrare
in
Italia
in
qualsiasi
modo
e
poi,
una
volta
in
Italia,
hanno
diritto,
come
cittadini
italiani,
alla
pensione
sociale
alla
stregua
di
tutti
i
cittadini
italiani
in
patria.
A
questo
progetto
mancano
le
firme
degli
onorevoli
Razzi
e
Cassola,
come
mai?
Si
deve
considerare
che
la
proposta
è
stata
presentata
prima
delle
vacanze
estive,
per
cui,
devo
ammettere,
non
ho
proprio
neanche
chiesto,
agli
onorevoli
Razzi
e
Cassola.
Non
è
che
abbiano
negato
di
sottoscrivere
la
proposta.
L'ha
sottoposta
al
vaglio
di
candidati
del
centrodestra,
crede
che
l'avrebbero
avallata?
No,
la
verità
è
che
non
l'ho
proprio
sottoposta
all'attenzione
del
centrodestra.
Ho
raccolto
rapidamente
le
firme
dei
deputati
che
sapevo
essere
più
interessati
a
portare
avanti
questa
proposta
e
poi
ho
voluto
presentarla
senza
ulteriori
ritardi
essendo
un
progetto
che
prevede
una
riflessione
sulla
spesa.
Ma
credo
che
anche
i
deputati
del
centrodestra
avrebbero
avuto
interesse
a
sottoscriverla
perché
perora
una
giusta
causa,
è
un
problema
che
trova
tutti
d'accordo.
Anche
se
la
copertura
finanziaria
è
presa
da
un
quota
parte
del
gettito
derivante
dal
ripristino
dell'imposta
sulle
successioni
e
donazioni
sui
grandi
patrimoni?
Quella
della
reintroduzione
della
tassa
sulle
successioni,
è
un
punto
del
programma
di
Prodi,
non
è
che
l'ho
inventata
io.
Se
poi,
per
qualche
motivo
non
verrà
reintrodotta,
si
potranno
cercare
altre
strade.
Comunque
c'è
da
dire
anche
una
cosa,
che
l'Inps,
attraverso
appunto
la
campagna
per
la
verifica
dei
redditi,
praticamente
ha
risparmiato
moltissimi
soldi
sulle
pensioni
che
vengono
erogate
all'estero.
Nella
proposta
ho
dato
una
indicazione,
non
è
che
necessariamente
deve
essere
quella.
Politicamente,
tra
i
deputati
eletti
all'estero,
gode
fama
di
essere
una
di
punta,
questo
è
dovuto
al
suo
carattere
o
alla
sua
formazione
politica?
Credo
che
questo
sia
dovuto
al
mio
passato
di
giornalista
che,
da
tanti
anni,
fa
le
battaglie
per
l'immigrazione
e
poi
anche
alla
mia
formazione
politica
che
è
stata
sempre
molto
chiara
e
sempre
molto
trasparente.
E'
da
tanto
che
porto
avanti
queste
istanze
che
sono
state
sostenute,
prima
di
me,
da
mio
padre.
E'
quasi
una
storia
di
famiglia.
Noi
abbiamo
un
grande
giornale,
La
Voce
d'Italia
che
viene
pubblicato,
ormai,
ininterrottamente
da
56
anni.
Le
istanze
degli
italiani
all'estero
sono
il
pane
quotidiano.
Ho
partecipato
a
conferenze,
convegni
ecc.
sempre
su
questo
tema
tra
l'altro
anche
sul
versante
donna
con
particolare
attenzione
alle
problematiche
femminili.
Non
è
certo
che
sia
arrivata
in
Parlamento
per
opera
di
qualche
strano
meccanismo
politico,
sono
arrivata
qui
perché
ho
alle
spalle
anni
ed
anni
di
esperienza
nel
mondo
dell'immigrazione.
I
rapporti
con
gli
altri
deputati
eletti
in
Italia,
voi
dell'estero
non
sembrate
aver
riscosso
l'attenzione
necessaria
Non
sono
d'accordo
su
questo.
Per
quanto
riguarda
il
nostro
gruppo,
siamo
stati
valorizzati
tutti
e
c'è
stato
anche
riconosciuto
la
possibilità
di
scegliere
le
commissioni
cui
appartenere.
No,
non
è
vero
che
non
abbiamo
riscosso
l'attenzione
necessaria,
per
lo
meno
quanti
appartengono
al
mio
gruppo.
Per
quanto
mi
riguarda,
non
desidero
neanche
diventare
il
"caso",
preferisco
entrare
nel
parlamento
italiano
come
un
qualsiasi
parlamentare
italiano
senza
essere
guardata
come
una
"diversa".
Essere
considerata
come
una
deputata
qualsiasi
senza
denominazioni,
significherà
che
tutto
quanto
riguarda
gli
italiani
all'estero
sarà
diventata
prassi
e
consuetudine
e
non
la
storia
di
un
"pianeta"
sconosciuto.
Questo
per
noi
è
fondamentale.
Allora
si
comincerà
a
ragionare
sulle
nostre
istanze
in
maniera
diversa
allargando
i
confini
nazionali
anche
a
quanti
vivono
all'estero.
Gli
italiani
all'estero
rappresentano
una
ricchezza
enorme
per
l'Italia,
e
lo
dico
senza
enfasi.
Certo,
devo
ammettere
che
non
è
stato
facile.
All'inizio
con
il
dito
accusatore
della
destra
contro
di
noi,
destra
che
ha
mal
digerito
il
rospo
delle
elezioni
all'estero
che
dava
invece
per
scontate
a
causa
della
incapacità
di
capire
questo
atteggiamento
bizzarro
di
chi
arriva
e
pensa
di
sapere
tutto
ma
non
riesce
ad
ascoltare
e
capire.
All'inizio
siamo
stati
schiacciati
da
questa
campagna
elettorale
che
continuava
anche
dopo
l'esito
delle
elezioni.
Siamo
stati
oggetto
di
un
lessico
pesante
fatto
di
accuse
che
non
hanno
reso
semplice,
soprattutto
il
primo
mese
di
lavoro,
l'approccio.
Per
quanto
riguarda
i
colleghi
di
tutta
l'area
di
centrosinistra,
non
mi
sono
sentita
né
trascurata
né
messa
da
parte.
Cosa
bolle
in
pentola,
quale
sarà
il
suo
prossimo
progetto?
Insieme
ai
colleghi
dell'Ulivo,
con
i
quali
stiamo
portando
avanti
un
lavoro
congiunto,
i
punti
fondamentali
sono
:
la
ristrutturazione
dei
Consolati.
Soprattutto
rendere
i
Consolati
dei
luoghi
in
cui
le
leggi
si
applicano.
In
questo
momento
noi
abbiamo
la
beffa
di
leggi
che
nella
realtà
non
vengono
applicate.
Fare
in
modo
che
i
Consolati
si
trasformino
in
luoghi
dove
gli
italiani
all'estero
ricevano
un
servizio
serio
ed
adeguato;
poi
il
problema
della
cittadinanza
che
sia
o
rivista
o
ristudiata
in
termini
di
proposta
di
legge
globale
oppure
attraverso
gli
istituti
dell'emendamento
su
proposte
di
legge
già
presentate.
Attualmente
esistono
tante
sbavature
che
vano
riviste;
un
grandissimo
tema,
quello
degli
Istituti
di
Cultura,
delle
scuole,
dei
corsi
di
lingua
italiana.
Questo
va
affrontato
in
maniera
seria
ma
è
un
lavoro
veramente
grande
perché
non
è
un
problema
degli
italiani
all'estero
ma
un
discorso
di
politica
estera.
Si
tratta
di
capire,
nell'ambito
della
politica
estera,
quale
ruolo
il
governo
Prodi
vuole
dare
agli
italiani
all'estero.
Da
quello
poi
deriva
il
resto,
i
Consolati,
la
cittadinanza
ecc.
dove
la
collegialità
e
la
serietà
dei
corsi
di
italiano,
per
esempio,
aiutino
a
far
proliferare
gli
scambi
culturali.
Personalmente
mi
faccio
portavoce
delle
problematiche
locali
dei
territori
nei
quali
sono
stata
eletta,
per
alcune
di
queste,
anche
con
risvolti
positivi.
In
Venezuela
abbiamo
il
problema
delle
confische
di
terre
e
di
case,
invasioni
di
terre
e
di
case,
per
quanto
riguarda
il
Perù
e
Bolivia,
le
comunità
che
io
uso
denominare
di
italiani
dimenticati,
ho
preso
un
forte
impegno.
Si
tratta
di
riuscire
ad
ottenere
convenzioni
bilaterali
in
tema
di
previdenza
sociale.
A
questo
proposito,
il
governo
del
Perù,
nella
mia
ultima
visita,
mi
ha
consegnato
il
progetto
di
convenzione
che,
immagino,
sia
arrivato
anche
qui
al
Ministero
degli
Esteri.
Io
mi
impegnerò
affinché
si
arrivi
ad
una
firma
di
questa
convenzione
ma
vorrei
che
fosse
estesa
anche
alle
altre
comunità
piccole
che,
non
per
questo,
devono
godere
di
diritti
"piccoli".
Il
suo
sogno
quale
potrebbe
essere?
Il
grande
sogno
di
creare,
insieme
alla
fondazione
della
Presidenza
della
Camera,
un
appuntamento
culturale
molto
importante
per
far
capire
all'Italia
quanto
grande,
quanto
ricca
sia
la
cultura
che
hanno
costruito
gli
italiani
all'estero
nell'arco
delle
generazioni
grazie
alla
mescolanza
tra
la
cultura
d'origine
e
quella
del
luogo.
Noi
in
Sud
America,
viviamo
in
Paesi
che,
proprio
perché
versano
in
situazioni
di
continua
precarietà,
abituano
l'essere
umano
a
reiventarsi,
a
ricostruirsi
e
quindi
a
mantenerne
molto
viva
la
creatività.
Secondo
me,
è
un
qualcosa
che
può
soltanto
arricchire
moltissimo
l'Italia.
Come
tutti
i
Paesi
europei,
l'Italia
spesso
vive
di
momenti
di
"ingessamento"
creativo.
Se
le
venisse
sottoposto
una
proposta
di
legge
dall'opposizione,
per
esempio,
da
Forza
Italia
che
lei
ritenesse
giusta,
avrebbe
preclusioni
di
carattere
politico
oppure
paletti
da
parte
del
gruppo?
No,
assolutamente.
In
nessun
momento
dal
gruppo
è
mai
arrivato
un
segnale
di
non
firmare
o
controfirmare
delle
proposte
di
legge
che
arrivano
dai
banchi
del
centrodestra.
Qualora
si
presentasse
una
proposta
di
legge
che
considero
positiva
per
gli
italiani
all'estero,
io
la
controfirmerò.
Salvatore
Viglia
/
Eureka
Giornalista
a
Montecitorio
per
gli
italiani
nel
mondo
Vice
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