Auto-burka
e
garanzie
di
un
mondo
civile
e
cervellotico.
27.12.06
-
Neanche
a
me
piace
il
burka.
Attraverso
questo
capo
di
abbigliamento
non
si
intravede
né
si
identifica
la
persona
che
lo
indossa.
Per
giunta,
inquieta.
Si
nascondono,
in
realtà,
tutte
le
parti
del
corpo
compreso
il
viso.
Quindi,
le
espressioni,
i
ghigni,
le
rughe
di
consenso
e
di
disappunto.
Non
si
sa
neanche
se
sotto
quel
capo,
si
nasconda
una
donna
oppure
un
uomo.
Infatti,
una
caratteristica
che
contraddistingue
il
burka,
è
la
mancanza
assoluta
di
stile,
di
uno
stile
che,
almeno,
riesca
a
caratterizzare
una
piuttosto
che
un
altro.
Non
può
definirsi
neanche
una
divisa
perché
manca
dei
gradi
che
individuano
e
qualificano
il
possessore.
Allora,
cosa
è
un
burka?
Un
sacco?
Una
maschera?
Una
furbizia?
Una
violenza?
Ma
perché,
cosa
è
unauto
blu
con
i
vetri
oscurati?
Non
è
forse
un
burka
a
quattro
ruote?
Da
questo
autoveicolo,
non
si
evince
niente
che
possa
far
identificare
i
passeggeri.
Donne
o
uomini,
vecchi
o
giovani
pochi
o
molti,
non
è
dato
sapere.
Lunica
cosa
che
è
certa
è
che
dentro
a
quel
burka
motorizzato,
cè
un
personaggio
importante,
uno
famoso,
un
politico
oppure
un
mafioso.
La
cosa
che
meraviglia
è
che
nessuno
ne
abbia
mai
fatto
una
questione
neanche
a
livello
di
pettegolezzo.
Non
fa
nessuna
impressione,
nessuno
ci
fa
caso,
nessuno
si
lamenta.
Lauto-burka,
invece,
è
una
cosa
normale,
una
necessità.
Chi
sa
perché,
in
quel
caso,
non
conta
assolutamente
niente
identificare
i
passeggeri,
neanche
per
ordine
pubblico.
Già,
siamo
in
un
paese,
in
una
Europa,
dove
sembra
che
tutto
si
faccia
allinsegna
della
sicurezza,
della
tutela
della
privacy
e
della
salvaguardia
della
salute.
Eppure,
gli
incidenti
sul
lavoro
aumentano
in
maniera
esponenziale,
le
intercettazioni
illecite
ai
danni
di
tutti
proliferano,
le
polveri
sottili
uccideranno
parecchi
di
noi
da
qui
a
qualche
anno.
Il
codice
ci
ammonisce
ogni
giorno
a
seguire
i
dettami
della
sicurezza:
indossare
la
cintura,
evitare
i
grassi
saturi,
camminare
almeno
trenta
minuti
al
giorno,
mettere
il
casco.
Non
si
capisce
ancora,
come
con
queste
esagerazioni,
peraltro
inefficaci,
non
sia
stato
ancora
bandito
luso
delle
motociclette
che
sono
delle
auto
senza
porte
e
senza
cinture,
senza
protezioni
di
carrozzeria
e,
per
giunta,
con
due
ruote
in
meno.
Ma
il
burka-abito,
qualcuno
proprio
non
riesce
a
sopportarlo.
Neanche
il
velo
si
sopporta
anche
se
lascia
il
viso
scoperto
ed
è
meno
integrale
del
burka,
figuriamoci.
Anche
a
quello
ci
attacchiamo
attribuendo,
a
questo,
un
insostenibile
sentimento
di
insofferenza.
Scontri
tra
religioni
ne
hanno
fatto
una
tenzone,
siamo
sullorlo
di
una
capitolazione
ideologica-religiosa
che
non
concilia
né
aggrega
ma
divide
e
fomenta
solo
odio
e
per
cosa?
Per
un
velo.
Il
mondo
occidentale
si
è
detto,
anche
in
maniera
molto
grossolana
e
spesso
offensiva,
sembri
essere
più
evoluto,
ma
non
riesce
neanche
con
uno
sberleffo
a
smitizzare
certe
esagerazioni.
Viviamo
un
mondo
economicamente
forte,
edonista,
narciso,
elegante
e
smorfioso,
blindato
nei
propri
complessi,
invischiato
in
unauto
stima
fasulla
e
friabile
come
un
biscotto
secco.
Basterebbe
che
qualche
stilista
provasse
a
mettere
il
velo
anche
alle
donne
europee,
con
stile
e
per
moda
per
poter
eliminare
un
falso
problema
sul
quale
fior
fiore
di
studiosi
ed
esperti
di
religioni
si
stanno
sgolando
nei
loro
simposi.
Ma
non
è
solo
questo.
A
causa
dellesagerato
garantismo
di
questo
mondo
pseudo-evoluto,
non
vediamo
più
il
volto
dei
bambini
in
televisione.
Perché,
in
questo
modo,
dicono,
li
tuteliamo.
Il
bambino
è
presentato
come
un
fantasmino
col
volto
sfigurato.
Poi,
su
di
loro,
gli
abusi
e
le
violenze
non
si
contano
tra
i
pastori
di
anime
e
negli
spot
pubblicitari.
Sono
scelte
di
società
moderne,
avanzate
che
si
dimenticano,
però,
di
oscurare
in
volto
dei
bambini
neri
del
Darfur
quando,
inquadrati
in
un
servizio
umanitario,
mettono
in
risalto
gli
edemi
dei
loro
addomi
pieni
di
fame
e
speculano
sul
loro
genocidio.
Quanta
delicatezza!
Salvatore
Viglia
/
Eureka
Giornalista
a
Montecitorio
per
gli
italiani
nel
mondo
Vice
Direttore
www.lideale.it
Via
Veneto,
108
-
00187
-
Roma
Tel.
06
42014545
Cell.
3383693744
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