Intervista
allon.
Dario
Rivolta
(FI)
di
Salvatore
Viglia
Dario
Rivolta,
Forza
Italia
e
Giovanni
Garibaldi,
direttore
del
Il
Corriere
d'
Italia
|
21.02.07-Vice-Presidente
vicario
dell'
Associazione
"Azzurri
nel
mondo"
(Presidente
Silvio
Berlusconi)
che
raccoglie
cittadini
di
nazionalità
italiana
o
con
doppia
nazionalità
residenti
all'estero.
E'
membro
del
direttivo
del
Dipartimento
di
politica
estera
di
Forza
Italia
(Presidente
Antonio
Martino).
«Deputati
allestero?
Evitiamo
almeno
la
beffa,
ormai
il
danno
è
fatto».
Quale
opinione
si
è
fatta
sulloperato
dei
deputati
e
senatori
eletti
allestero
in
nove
mesi
di
legislatura?
Guardi,
il
problema
è
di
domandarci
quale
sia
il
significato
di
un
eletto
allestero.
Secondo
la
nostra
Costituzione,
anche
nel
modo
in
cui
è
stata
modificata,
il
deputato
rappresenta
tutti
gli
italiani
ragion
per
cui
chi
è
stato
eletto
nella
circoscrizione
estero,
non
è
che
si
debba
occupare
esclusivamente
degli
italiani
allestero.
Per
fare
un
esempio
semplice,
allo
stesso
modo
chi
come
me
è
stato
eletto
nella
provincia
di
Milano
è
deputato
per
tutti
gli
italiani
e
non
certo
solo
del
suo
collegio.
Al
centro
del
nostro
interesse,
dunque,
deve
esserci
il
cittadino
italiano
nel
senso
più
ampio
del
termine.
Per
certi
versi,
leletto
allestero,
invece,
si
sente
un
peone,
come
daltronde
si
sentono
peoni
molti
in
Parlamento
ed
indipendentemente
dal
luogo
di
elezione,
da
maggioranza
ad
opposizione.
Ma,
essi
sono
molto
addentro
ai
fatti
ed
alle
problematiche
territoriali
lontane
migliaia
di
chilometri
da
noi.
Se
l
italiano
eletto
all
estero
ritiene
di
avere
una
rappresentanza
specifica,
diciamo
sindacale,
nei
riguardi
dei
suoi
elettori
esteri,
si
sbaglia,
perché
quel
compito
esiste
già
ed
è
assolto
dal
CGIE
e
prima
di
questo,
dal
Comites.
L
occasione,
che
sarà
un
peccato
perdere,
è
quella
inerente
l
esperienza
acquisita
fuori
dai
confini
nazionali
di
cui
possono
essere
veicolo
come
valore
aggiunto.
Essere
vissuti
in
altre
culture,
aver
constatato
la
possibilità
di
soluzioni
politiche
originali
ed
all
avanguardia
può
essere
l
unico
vero
vantaggio
a
beneficio
di
tutti
gli
italiani.
In
questo
senso
è
utile
succhiare
ai
18
eletti
all
estero
quella
esperienza
di
vita
a
beneficio
di
tutti,
non
certo
solo
per
i
residenti
all
estero.
Il
fatto
è
che
questi
18
eletti
rappresentano
lunica
vera
novità
di
questa
Repubblica,
è
logico
che
intorno
a
loro
si
sia
catalizzata
una
attenzione
particolare
ma
non
riescono
a
ritagliarsi
lo
spazio
che
serve
loro
per
fare
fronte
alle
istanze
dei
loro
elettori.
Le
istanze,
come
dice
lei,
alla
fine,
sono
sempre
le
stesse:
l
assistenza
sanitaria,
le
pensioni,
il
servizio
nei
Consolati,
ecc.
Sono
problemi
di
cui,
mi
permetta,
senza
voler
sminuire
l
esperienza
ed
il
valore
dei
nostri
eletti
all
estero,
eravamo
molto
bene
a
conoscenza.
Problemi
dei
quali
si
sono
occupati,
per
quanto
si
è
potuto,
deputati
e
senatori
di
questa
Repubblica
eletti
in
Italia.
Purtroppo,
per
quanto
riguarda
l
assistenza
sanitaria
o
pensionistica
per
gli
italiani
all
estero,
il
problema
è
stato
sempre
quello
della
disponibilità
economica.
Non
è
che,
solo
perché
vi
sono
18
eletti
all
estero,
questi
problemi
possono
essere
superati
a
piè
pari.
Altra
cosa
è
il
dovere
che
abbiamo
di
ascoltare
le
loro
esperienze,
il
loro
vissuto
megafono
di
quelle
istanze.
Dovere,
chiarisco,
di
qualunque
governo,
di
qualsiasi
colore
politico
sia
per
acquisire
informazioni
specifiche
ed
anche
proposte.
Ma
se
qualcuno
di
questi
18
ha
pensato
che,
venendo
a
Roma
in
veste
di
parlamentare
eletto
all
estero,
avrebbe
risolto
tutto,
ebbene,
lo
dico
senza
teme
di
essere
smentito,
si
è
fatto
delle
illusioni.
Ma
allora
di
che
cosa
stiamo
parlando?
Sfido
chiunque
a
trovare
un
qualsiasi
governo
sia
esso
di
centrodestra
o
di
centrosinistra,
che
riesca
a
far
quadrare
i
conti
tenendo
conto
dei
tre
milioni
di
italiani
che
vivono
all
estero
e
che
hanno
diritto
a
pensioni
sociali,
oltre
a
quanto
già
maturato,
o
che
hanno
diritto
ad
una
assistenza
sanitaria
gratuita
senza
aver
dato,
senza
aver
partecipato,
parlo
della
maggior
parte
di
loro,
dal
punto
di
vista
contributivo,
per
lo
Stato
italiano.
E
stato
inutile,
dunque,
eleggere
deputati
e
senatori
provenienti
dall
estero?
Che
bisogno
cera?
E
una
questione
concettuale.
La
Costituzione
italiana,
fin
dalla
sua
formazione,
ha
previsto
che
tutti
i
cittadini
italiani,
ovunque
fossero
residenti,
potessero
votare.
Infatti,
si
prevedeva
che,
nel
momento
del
voto
sarebbero
potuti
venire
in
Italia,
magari
con
un
contributo
spese
per
il
viaggio
e
consentire
loro
di
votare
nel
collegio
di
origine.
Si
trattava
più
di
un
desiderata
che
di
una
realtà
fattuale
perché
il
dettato
cozzava
contro
previsioni
di
spesa
eccessive.
Non
tanto
per
gli
italiani
in
Europa,
ma
per
quanti
provenivano
dalle
Americhe,
i
costi
erano
decisamente
proibitivi.
Allora,
la
legge,
avrebbe
dovuto,
cosa
sulla
quale
tutti
eravamo
d
accordo,
ovviare
a
questo
inconveniente
consentendo
ai
cittadini
italiani
residenti
all
estero,
in
quanto
cittadini
italiani,
di
votare
come
tutti
gli
altri
italiani
ma
dal
luogo
di
residenza
e
senza
spostamenti,
al
massimo
presso
i
Consolati
più
vicini.
Questa
è
una
prassi
realizzata
in
moltissimi
altri
paesi
anche
di
recente
democrazia
come
l
attuale
Russia.
Stessa
prassi
dovrebbe
valere
anche
per
i
cittadini
italiani
temporaneamente
all
estero
per
turismo
o
per
missioni
brevi
e
non
necessariamente
per
quelli
iscritti
allAIRE.
Ma
vista
la
brevità
della
loro
permanenza,
chi
si
trova
all
estero
per
turismo
durante
l
appuntamento
elettorale,
perde
questa
opportunità.
Adesso,
aver
deciso
di
creare
una
circoscrizione
estero
e
di
avere
dei
rappresentanti
che
vengono
dall
estero,
confesso,
è
stata
una
forzatura.
L
unico
vantaggio
che
trovo
sta
nel
fatto
di
poter
fruire
di
18
esperienze
più
ricche
di
quelle
rappresentate
dal
resto
del
migliaio
che
affollano
le
Camere.
Mi
rifiuto
di
immaginare
questi
18
come
rappresentanti
sindacali
dei
tre
milioni
di
italiani
che
risiedono
all
estero.
Mi
rifiuto
totalmente
e
non
per
partito
preso,
ma
perché
è
contrario
alla
Costituzione.
Modifichiamo
la
Costituzione
in
questo
senso
e
poi
ne
parliamo.
Lon.
Tremaglia
è
preoccupato,
sente
puzza
di
bruciato.
Sì,
ha
ragione
Tremaglia.
Egli
ha
il
grande
merito
che
nessuno
può
negare,
di
aver
fatto
si
che
il
diritto
teorico
al
voto,
diventasse
un
diritto
vero.
Dopo
di
ché,
a
mio
giudizio,
Tremaglia
ha
esagerato
sbagliando
nell
insistere
nella
circoscrizione
estero.
Ma
sa
perché
ha
esagerato?
Perché
le
sinistre
erano
totalmente
contrarie
a
concedere
il
voto
ai
concittadini
italiani
all
estero
nei
collegi
d
origine
perché
temevano
che
questo
sistema
avrebbe
potuto
cambiare
l
esito
del
voto
nei
collegi
di
origine
dal
momento
che
molti
di
questi
collegi
erano
oggetto
di
grande
emigrazione.
Questa
tesi
delle
sinistre,
ribadita
in
più
di
una
occasione,
è
una
cosa
che
grida
vendetta,
dovrebbero
vergognarsi
perché
sancisce,
in
pratica,
l
esistenza
di
cittadini
di
serie
A
e
cittadini
di
serie
B.
I
concittadini
residenti
all
estero
cui
è
stato
preclusa
la
possibilità
di
incidere
sull
esito
del
voto,
sono
in
pratica
cittadini
di
serie
B.
Questa
è
una
vegogna!
La
soluzione
di
Tremaglia
ha
consentito
l
effettiva
esecuzione
del
voto,
è
stata
quella
di
sterilizzare,
cioè
di
creare
una
riserva
indiana
in
cui
18
parlamentari
non
influiscono
sul
resto
del
voto.
Una
soluzione
di
ripiego
ma
Tremaglia
ha
dovuto
farlo
perché
altrimenti
non
si
poteva
andare
avanti.
La
responsabilità
di
una
tale
scelta
che
io
personalmente
non
ritengo
essere
la
migliore,
è
delle
sinistre.
L
allarme
che
ha
lanciato
l
on.
Tremaglia
denunciando
trame
occulte
contro
i
18
eletti
all
estero
e
quindi
contro
la
legge
del
voto
all
estero,
lei
ne
sa
qualcosa?
C
è
una
trama
in
corso.
Una
volontà
da
parte
di
alcuni
parlamentari
di
vagliare
nuove
ipotesi,
di
più
di
un
gruppo
politico
nei
banchi
della
maggioranza
con
qualche
eco
dal
centrodestra.
Io
non
sono
tra
coloro
che
danno
eco
a
questo
e,
comunque,
l
ipotesi
su
cui
hanno
provato
a
sondare
il
terreno
è
di
due
tipi:
uno,
congelare
le
liste
per
evitare
il
voto
di
preferenza
ma
votare
alla
stessa
stregua
per
le
elezioni
in
Italia
in
cui
sono
i
partiti
che
designano
i
candidati.
Questo
ha
dei
pro
e
dei
contro.
I
contro
sono
quelli
tipici
che
affliggono
anche
l
Italia.
Di
fatto,
così
operando,
si
lascia
ad
una
oligarchia
di
partito,
la
possibilità
di
decidere
chi
sarà
eletto,
i
pro
sono
da
rintracciare
nel
fatto
che,
una
campagna
elettorale
nella
quale
si
sia
chiamati
a
votare
il
candidato,
esigerebbe
costi
proibitivi.
Solo
i
candidati
miliardari
potrebbero
permettersela,
gli
altri
perderebbero
la
possibilità
di
potersi
proporre
ed
essere
eletti.
Due.
L
altro
tentativo
da
parte
di
questa
maggioranza
di
governo
con
qualche
eco
dal
centrodestra,
sarebbe
quello
di
consentire
anche
ai
non
residenti
all
estero,
di
candidarsi
in
quelle
liste.
Allora,
qui,
oltre
al
danno,
si
aggiunge
la
beffa
perché,
come
dicevo
in
precedenza,
io
ritengo
che
non
necessariamente
si
debba
votare
per
la
circoscrizione
estero,
ma
si
potrebbe
votare
per
il
collegio
d
origine,
l
unico
vantaggio
di
avere
eletti
residenti
e
cioè
la
loro
esperienza
aggiuntiva
culturale
e
politica,
verrebbe
annullato.
Oltre
al
danno:
la
riserva
indiana,
la
beffa:
nessun
valore
aggiunto
derivante
dall
esperienza
arricchita
da
parte
di
chi
è
cresciuto
all
estero.
Lei
ha
accennato
al
CGIE,
tiene
in
particolar
modo
a
questo
organismo
e
perchè?
Eppure
mala
tempora
per
il
GCIE.
Il
CGIE
è,
secondo
me,
l
organo
che
le
leggi
italiane
oggi
prevedono
come
rappresentante
sindacale
degli
italiani
residenti
all
estero.
E
un
ottima
istituzione.
Purtroppo,
l
attuale
CGIE
è
un
organo
vergognoso
per
il
semplice
fatto
che
rappresenta
soltanto
i
partiti
della
maggioranza.
Nell
organo
direttivo
del
CGIE
che
ha
16
posti,
all
opposizione
che
rappresenta
al
suo
interno
più
del
30%
dei
componenti
e
che,
stando
ai
voti
dell
ultima
elezione,
rappresenta
oltre
il
50%
degli
italiani
residenti
all
estero,
sui
sedici
posti,
la
maggioranza
voleva
attribuirne
all
opposizione
uno
solo.
Noi
abbiamo
rifiutato
sdegnati
questo
tipo
di
offerta
ritenendo
che
quella
fosse
una
concessione
vergognosa.
In
realtà
il
CGIE
rappresenta
solo
la
maggioranza
e
non
tutti
gli
italiani
all
estero.
Questa
forte
connotazione
fa
del
CGIE
un
organo
sindacale
antidemocratico
e
monco.
Come
istituzione
non
discuto
affatto
la
sua
importanza
avvalorata
dalle
leggi
tuttora
in
vigore.
E
diventato
oggi,
ripeto,
un
organo
di
parte
perché
la
protervia
di
questa
maggioranza
ed
una
legge
elettorale
interna
sbagliata
che
io
spero
si
voglia
modificare,
in
proposito
abbiamo
provveduto
a
fare
una
interrogazione
al
governo,
hanno
fatto
si
che
non
ci
sia
la
voce
dell
opposizione,
negli
organi
autorevoli
di
questo
CGIE,
la
voce
di
chi
non
condivide
le
impostazioni
date
dall
attuale
maggioranza.
Salvatore
Viglia
/
Eureka
Giornalista
a
Montecitorio
per
gli
italiani
nel
mondo
Vice
Direttore
www.lideale.it
Via
Veneto,
108
-
00187
-
Roma
Tel.
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42014545
Cell.
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