Intervista
allon
Gennaro
Migliore
sul
Partito
Democratico
19.05.08,
ROMA
-
Lon.
Migliore
è
capogruppo
parlamentare
di
Rifondazione
comunista-Sinistra
europea.
E
componente
della
II
Commissione
Giustizia,
della
Commissione
parlamentare
per
l
indirizzo
generale
e
la
vigilanza
dei
servizi
radiotelevisivi,
della
Conferenza
dei
capi
gruppo.
Il
Partito
Democratico
è
una
malattia
che
deve
fare
il
suo
corso,
un
processo
degenerativo,
una
conseguenza
ineluttabile
delle
forze
di
sinistra,
un
giorno,
anche
lei
passerà
attraverso
questo
processo?
Il
Partito
Democratico,
non
è
un
partito
di
sinistra.
E,
per
sua
stessa
decisione,
un
partito
che
coinvolge
le
forze
che
in
questo
momento,
e
neanche
tutte,
si
identificano
come
riformisti.
La
divisione
che
si
è
verificata
allinterno
dei
DS
con
il
distacco
di
Mussi
ed
ora
di
Angius,
è
consistente.
Una
parte
della
sinistra
che
non
ha
una
collocazione
internazionale.
Personalmente,
credo
invece
che
ci
sia
bisogno
di
sinistra
in
questo
paese.
Non
cè,
quindi,
nessuna
contiguità
tra
i
processi
che
si
sono
avviati
tempo
fa
nel
cantiere
della
Rifondazione
ed
oggi
Sinistra
europea
con
un
processo
di
formazione
e
di
unificazione
del
PD,
di
gruppi
dirigenti
di
partito
che
si
sono
già
misurati
alle
elezioni
con
liste
comuni.
Allora,
questa
è
una
necessità
politica
o
una
evoluzione
di
carattere
ideologico?
Fassino
è
stato
comunista,
uomo
di
sinistra
ed
ancora
oggi
si
definisce
tale,
però,
è
lartefice
della
formazione
di
un
partito
che
lei
definisce
non
di
sinistra.
A
me
sembra
che
sia
lo
stesso
partito
democratico
a
non
definirsi
di
sinistra.
Per
quanto
mi
riguarda,
lo
decideranno
loro
che
cosa
è.
Io
non
credo
che
sia
un
percorso
legittimo
che
viene
scelto
politicamente.
Non
è
né
un
obbligo,
né
lultima
spiaggia,
è
una
scelta
politica
che
fanno
i
gruppi
dirigenti
di
Margherita
e
DS
che,
in
questo
momento,
probabilmente,
leggono
la
fase
politica
italiana,
con
questi
occhi.
In
ogni
caso,
è
sembrato
chiaro
che
il
processo
sia
stato
molto
difficoltoso.
Gli
stessi
propugnatori,
in
fase
davvio
di
questo
partito,
di
questa
idea,
i
Parisi,
i
prodiani
in
genere,
erano
in
grande
fermento.
In
alcune
fasi,
la
polemica
è
stata
anche
molto
vivace.
A
me
sembra
piuttosto
che
la
preoccupazione
sia
stata
soprattutto
quella
di
confezionare
il
contenitore
prima
ancora
dei
contenuti.
In
questo
sodalizio,
chi
sarà
penalizzato
maggiormente
dal
punto
di
vista
ideologico?
Non
lo
so,
sinceramente.
Non
mi
pare
che
questa
unione
sia
stata
impostata
su
base
ideologica.
E
un
partito
molto
pragmatico,
non
mi
pare
neanche
che
il
carattere
del
manifesto
che
lo
istituisce
entusiasmasse
granché
gli
stessi
sostenitori,
per
cui
sinceramente
non
so.
Da
questo
ulteriore
frazionamento
che
i
DS
dovranno
sopportare,
lei
auspica
un
ricompattamento
a
sinistra?
Credo
che
sia
in
campo
una
possibilità
di
ricomposizione
importante
del
processo
politico
di
sinistra
in
questo
paese
e
che
tutte
le
forze,
da
Rifondazione
comunista
a
quelle
della
sinistra
dei
DS,
si
devono
proporre
questa
ambizione,
cioè
quella
di
costruire
una
nuova
soggettività
politica.
Gli
unici
ad
avere
un
vero
vantaggio,
sarà
la
sinistra?
La
sinistra
che
aspetta
da
molto
tempo
un
soggetto
più
ampio
in
cui
vedere
realmente
rappresentata
la
sua
ragion
dessere.
Salvatore
Viglia
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