Intervista
all' on. Gino Bucchino eletto all' estero, Canada
05.02.07 - "Devo lamentare che noi eletti all' estero,
non veniamo praticamente mai consultati dal Vice ministro Danieli"
A voi 18 eletti all'estero va mosso un appunto: non frequentate
quanto gli altri parlamentari italiani, i luoghi di incontro
informali. Mi riferisco al Transatlantico in primis che è
un luogo che serve a socializzare con gli altri colleghi. Perché?
Forse per due motivi. Uno è quello di non aver ancora
capito la logica e l'importanza di questo "struscio"
in Transatlantico. Effettivamente, è un laboratorio politico
perché è anche lì che si creano le alleanze,
che si scambiano opinioni, che si decidono attività anche
importanti.
E' vero questo che mi dice.
Noi eletti all'estero, forse, siamo ancora un po' osservatori
di quanto sta succedendo e non è escluso che ci adegueremo
presto anche in questo.
L'altra cosa è che stiamo letteralmente impazzendo dalla
mole di lavoro che ci siamo accollati, per cui non ci viene
neanche in mente di fermarci a chiacchierare. Succede che, non
appena abbiamo qualche momento libero, ci precipitiamo dietro
ad un computer o corriamo in ufficio per portare avanti il nostro
lavoro.
Questo avviene perché partiamo in ritardo rispetto a
tutti quanti gli altri. Abbiamo bisogno di recuperare anni di
silenzio a cominciare dalla questione emigrazione per approdare
alla condizione degli italiani all'estero.
Viviamo sicuramente l'ansia del momento, la paura di non riuscire
ad arrivare in fondo perché il tempo vola velocissimo.
E' già trascorso quasi un anno.
Credo che questo 2007 e parte del 2008, sarà il periodo
decisivo, passato il quale saremo di nuovo in campagna elettorale
e, quindi, bisognerà pensare a quello che succederà
dopo.
Viviamo, cioè, la sensazione di non avere tempo anche
perché siamo sommersi, veramente, di molto lavoro.
Si pensi che, oltre al lavoro delle Commissioni in qualche modo
correlate alle questioni che riguardano l'estero, ci occupiamo
anche di altro. Io personalmente, mi occupo anche della questione
immigrazione, dei percorsi di integrazione degli immigrati in
Italia. In questo senso, sento di poter offrire un contributo
notevole avendo già vissuto la stessa esperienza all'estero.
Faccio parte della Commissione Affari Sociali, sono medico,
ho sempre lavorato in stretto rapporto con la società
italiana di medicina delle migrazioni (SIMM) e cerco di dare
una mano per quanto sia nelle mie possibilità.
Ma che vi succede? Siete scollati, qualche volta, disorientati,
i vostri sforzi non hanno ottenuto né la visibilità,
né i risultati che meritavate.
Sono passati nove mesi. In nove mesi madre natura si adopera
nel miracolo della vita. E' un termine temporale congruo per
fare bilanci e parlare della cose fatte e di quelle messe in
cantiere.
Noi eletti all'estero, non ci muoviamo all'unisono, questa è
la verità. Una verità che mi rattrista profondamente
perché stiamo rischiando di buttare alle ortiche una
occasione eccezionale.
Di farci sentire e di fare sapere a tutti quanti ed a tutta
l'Italia che ci siamo.
Credo che, al di là del dovere di difendere i diritti
dei nostri connazionali che vivono all'estero, oltre ad essere
la loro voce in parlamento, noi provenienti dall'estero, possiamo
essere latori d'un plusvalore acquisito fuori dai confini italiani.
Abbiamo cioè, già "digerito" fenomeni
di integrazione e di globalizzazione che impegnano, oggi, l'Italia
.
Possiamo, dunque, apportare una ventata di sprovincializzazione,
possiamo essere d'aiuto per la comprensione di processi già
vissuti altrove.
Alcuni di noi provengono da realtà che sono all'avanguardia.
Il Canada è una di queste, il paese dal quale provengo.
Stesso dicasi dell'Australia e per gli USA. Noi ci sentiamo
cittadini del mondo, siamo la sintesi, non la somma di due esperienze,
di due culture, in questo senso possiamo essere veicolo di arricchimento.
Mi riferisco soprattutto ai processi di integrazione, di cittadinanza,
di arricchimento culturale, cose su cui, in Italia, siamo ancora
un passo indietro.
Proveniamo da paesi dove non esistono differenze di razza e
di colore della pelle e neanche quei "fenomenucci"
poco gradevoli ma che esistono in Italia per esempio nella differenza
tra l'uomo e la donna.
Si pensi al discorso delle pari opportunità. In Italia,
si assiste ancora ad una certa meraviglia e a qualche risolino
nel vedere una donna autista di autobus o pilota di aerei, qualcuno
addirittura fa gli scongiuri quando ne vede una al volante.
Proveniamo da Paesi dove, invece, queste differenze non esistono,
potremmo portare queste esperienze in parlamento.
Non crede che sia venuto il momento di aggregare i vostri
sforzi?
La difficoltà più grande, secondo me, è
la mancanza di unità che ci impedisce di parlare con
una sola voce.
Forse siamo entrati già in quel meccanismo perverso della
difesa del proprio collegio elettorale da un punto di vista
squisitamente utilitaristico ed elettorale. Molti di noi stanno
già cercando di difendere o di moltiplicare quella visibilità
che ci permette, poi, di raccontare, per recuperare meriti,
di provare quanto siamo stati bravi nel nostro lavoro. Il tutto
per meritare, eventualmente, la rielezione. Ciò, devo
dire con grande sincerità, è una cosa che mi disturba
non poco.
Stiamo buttando via una grande opportunità di essere
utili e puntare i piedi in parlamento, di farci sentire che
siamo un gruppo forte, che abbiamo dei diritti da rivendicare
sui quali non intendiamo transigere.
Noi eletti all'estero, siamo spesso ridotti ad andare a mendicare
attenzione per poter fare queste cose, lasciando i nostri spazi
a quanti hanno più capacità di crearsi una maggiore
visibilità a nostre spese.
Mi riferisco anche, non ho alcun timore a dirlo, al Vice Ministro
degli Esteri con delega per gli italiani nel mondo, Franco Danieli
il quale, avendo ben capito che noi non siamo uniti, che ognuno
procede un po' per la propria strada, di queste divisioni, ne
trae, per cosi' dire, vantaggio. Egli, appurato il fatto che
non rivendichiamo questa necessità di unità di
lavorare insieme, non viene a cercarci e, legittimamente, raccoglie
i frutti anche di ciò che singolarmente ognuno di noi
porta avanti annettendone i frutti nel proprio portafoglio.
Lamento, in particolare, per esempio, che non c'è colloquio,
non ci si confronta non si interloquisce, cosa necessaria nella
dialettica che deve errerci tra il governo, in particolare all'annunciato,
ma e' rimasto tale, tavolo di lavoro e confronto fra Governo
e parlamentari eletti all'estero. Neanche con noi parlamentari
dell'Unione esiste questo tipo di comunicazione che, in qualche
modo, facciamo parte di questo governo.
Devo lamentare che noi eletti all'estero non veniamo praticamente
mai consultati nella maniera più assoluta. Ci vengono
comunicate riunioni o iniziative appena due giorni prima senza
dare adito ad un minimo di preparazione.
Mi riferisco, per esempio, alla proposta di legge sta per approdare
in sede di Commissione e quindi, in un secondo momento in parlamento,
per quanto riguarda il diritto di cittadinanza.
E' una legge importantissima che consentirà, agli immigrati
in Italia di ottenere il diritto di cittadinanza. L'art. 10
della legge riguarda il riacquisto della cittadinanza per i
connazionali all'estero che, per vari motivi, l'hanno perduta.
Ecco, l'on. Bressa, nel presentare, al seminario che ha tenuto
alcuni giorni fa (per chi legge il 29 gennaio), alla nostra
domanda su come mai non fosse stato previsto alcun intervento
da parte dei parlamentari all'estero direttamente parte in causa
nel provvedimento, ha risposto, in buona fede, che egli si era
consigliato con il Vice Ministro degli Esteri e che, da lui,
aveva avuto disco verde.
Tale atteggiamento, ha lasciato tutti noi sbigottiti e sorpresi.
E' una ulteriore testimonianza del fatto che il Vice Ministro
degli Esteri cammina da solo. Soprattutto dopo il lavoro preliminare
che avevamo fatto tutti noi, firmatari fra l'altro di una proposta
di legge sulla cittadinanza, il cui contenuto e' stato recepito
in toto dalla proposta di legge "Bressa".
Altro esempio. Giorni fa, c'è stato un giro di contatti
in Svizzera presi dal Vive Ministro Danieli. I parlamentari
eletti in Svizzera, sebbene invitati al seguito, non sono stati
affatto coinvolti né hanno avuto lo spazio che meritavano.
Allo stesso modo, non sono stati consultati i rappresentanti
CGIE. Non c'è stata neanche una piccola riunione.
La Svizzera, insomma, non è il Canada o gli USA dove
è impossibile fare una riunione globale. E' un fazzoletto
di terra dove si può organizzare una riunione generale
con tutti gli addetti ai lavori senza problemi.
Questo è un vero disagio non senza accordare a Danieli
i meriti a lui dovuti soprattutto in tema di finanziaria con
il suo intervento al Senato.
La Bicamerale dell'on. Tremaglia allora si rivela risolutiva?
E' una strada da valutare attentamente. Non dobbiamo abbandonare
questa idea solo perché proviene dall'opposizione. Non
dobbiamo avere nessun tipo di pregiudiziale nei confronti della
Bicamerale. Non possiamo rimanere disuniti. Stiamo valutando
anche, e forse soprattutto, delle soluzioni non direi alternative,
ma delle strade operative anche più veloci nel tempo
quale quella della Costituzione o della ricostituzione dei Comitati
degli italiani nel mondo, sia al Senato che alla Camera.
Questa è la strada che stiamo seguendo in questi giorni
ma che non esclude assolutamente che si possa anche arrivare
ad una Bicamerale quale sede importante ed opportuna dove si
possa discutere di tutte le problematiche degli italiani all'estero.
E la Commissione permanente richiesta al Senato che fine
ha fatto?
Sembra ci siano dei cambiamenti in corso d'opera. Se non vado
errato, da notizie pervenutemi proprio nella giornata di ieri
(30 gennaio), il senatore Micheloni ha detto che questa richiesta
dovrà essere mutata, anche per il Senato, in un Comitato.
Ripeto, non escludiamo e non abbiamo alcun pregiudizio nei riguardi
di una Bicamerale, né abbiamo timori.
Se l'interesse nostro è quello di lavorare seriamente
per gli italiani all'estero, se vogliamo che essi portino questa
ventata di sprovincializzazione in Italia, non dobbiamo avere
nessun timore che questa Bicamerale possa essere connotata politicamente
e cioè frutto di una proposta dell'opposizione. Non ci
interessa questo nella maniera più assoluta per cui è
un percorso che non va escluso ed è un percorso che,
probabilmente, seguiremo.
Politica estera. L'atteggiamento degli eletti in America del
Nord è diverso da quello degli eletti in America del
Sud nei riguardi degli americani, gli uni pro e gli altri contro.
Personalmente, il mio atteggiamento nei confronti degli americani,
è quello di non sudditanza anche se di riconoscimento
di un alleato importantissimo del quale noi non possiamo fare
a meno.
Ma devo dire che abbiamo il dovere di essere fortemente critici
non senza rivendicare una pari dignità.
La nostre comunità residenti in America del Nord, sono
state fortemente contrarie all'intervento degli USA in Iraq.
Quella è stata una guerra non necessaria, una guerra
stupida e dalle guerre stupide, bisogna stare molto lontani.
Abbiamo espresso anche delle perplessità sul fatto dell'allargamento
della base di Vicenza ma sentirsi obbligati solo perché
il governo precedente, il governo Berlusconi, aveva accondisceso,
mi sembra un argomento senza costrutto.
La situazione di sudditanza dell'Italia nei confronti degli
USA, non mi piace ma, a dire il vero, devo dire che non mi sia
piaciuta nemmeno ai tempi di quando noi eravamo al governo.
Quando, cioè, il primo ministro era Massimo D'Alema,
ci fu quella tragedia per noi a causa di uno stupido esercizio
di divertimento di piloti americani che andarono a troncare
di netto i cavi di una funivia procurando una dozzina e più
di vittime. Nemmeno un mese dopo, Massimo D'Alema andò
in visita negli USA come se niente fosse successo.
Pacs. Passa la linea del governo su famiglia e coppie di
fatto, la legge verrà presentata entro il 15 febbraio.
Quale esperienza importa del Canada in questo senso?
E' una esperienza anni luce distante dalla realtà italiana.
Si tratta, qui, di legittimare, con grande fatica, delle ovvietà.
Non è giusto creare delle famiglie di serie A e famiglie
di serie B. Esistono dei diritti, uno Stato laico quale il nostro
ha il sacrosanto dovere di difendere i diritti di tutti i propri
cittadini.
E' il solito deficit della politica nei confronti della società
che in Italia è molto marcato. La realtà è
ben chiara ed è quella di migliaia, di un numero elevatissimo
di coppie che vivono assieme e che hanno deciso di non sposarsi
non vedo perché, a queste coppie, non debba essere riconosciuta
la totalità dei diritti.
Per alcune manifestazioni, oggi, non si può fare altro
che indignarsi.
Si pensi che, solo tre anni orsono, dopo la tragedia di Nassiria,
al Vittoriano, ci fu la commemorazione ufficiale della memoria
dei caduti, alla presenza del Presidente Ciampi, alla quale
furono invitati i familiari dei soldati e civili italiani lì
deceduti.
Ebbene, una donna che non era sposata con una delle vittime,
ma che era convivente da anni, non fu fatta entrare proprio
perché non era la moglie ma la compagna di una delle
vittime. Basterebbe questo episodio per arrivare alla consapevolezza
di provvedimenti necessari.
Si nega alle coppie omosessuali di poter adottare bambini e
forse e' giusto cosi', anche io sono convinto che la nostra
societa' non e' ancora pronta ma parimenti, si ignora che questa
sia già una realtà in altre parti del mondo e,
quindi, è doveroso non ignorare il fenomeno. Certo, occorre
una preparazione a sostegno soprattutto dei bambini, ma da qui
a rifiutare di parlarne, ci corre e non è un atteggiamento
responsabile.
Ci tengo però a sottolineare, ricordare e ribadire che
il nostro è uno Stato laico, la Chiesa su questo, ha
il diritto di dire la sua, ma non quello di invadere entrando
a gamba tesa nella politica.
Ha un "colpo" in canna attualmente? Una novità?
Il 6 dicembre del 1907 a Monongah, nella west Virginia USA,
100 anni fa, in questo paesino sperduto, erano presenti centinaia
di lavoratori italiani. Mi sono sempre chiesto come abbiano
fatto a raggiungere quel posto dal momento che, quando l'ho
visitato io, qualche mese orsono, era già una bella impresa
arrivarci. Eppure c'erano e lavoravano in miniera.
Il 6 dicembre 1907, lì, morirono 362 lavoratori, più
di 200 furono italiani. In realtà, il numero delle vittime,
presumibilmente, ha superato le 500 unità se si considera
che molti di loro avevano parenti al seguito che li aiutavano
nel lavoro.
In quello che resta di un cimitero abbandonato, dove le tombe
sono in uno stato pietoso, vi sono sepolte le vittime italiane,
84 di loro molisani, una cinquantina calabresi, ma anche abruzzesi,
campani, pugliesi, piemontesi e lombardi.
Questa è la tragedia più grande che abbia segnato
a lutto il lavoro degli italiani nel mondo, la più tragica.
Ho visto un cimitero dissestato, tombe spaccate, ecc.
Ho presentato, come primo firmatario, una interrogazione a risposta
immediata al Ministro degli Esteri (il 30 gennaio per chi legge)
per chiedere se il governo non intenda promuovere iniziative
adeguate per riportare l'attenzione alla drammatica vicenda
di Monangah e ridare, ai protagonisti, il riconoscimento e l'onore
che meritano.
Senza, con questo, togliere a Marcinelle il riferimento simbolo
del lavoro e del sacrificio degli italiani nel mondo, ho inteso,
con l'interrogazione, chiedere se non sia opportuno promuovere
la costituzione di un Comitato di Onore con la partecipazione
di rappresentanti delle Istituzioni italiane, delle Autorità
statunitensi, dei rappresentanti delle regioni più direttamente
interessate, dei parlamentari del Nord America e se non sia
il caso di ridare dignità alle strutture del cimitero
che ospita i resti degli italiani morti sul lavoro.
Sono il primo firmatario ma anche Fedi, Farina e Narducci, Bafile
hanno firmato. Sono sicurissimo che tutti i 18 avrebbero sottoscritto
questa interpellanza.
Salvatore
Viglia / Eureka
Giornalista
a Montecitorio per gli italiani nel mondo
Vice Direttore www.lideale.it
Via Veneto, 108 - 00187 - Roma
Tel. 06 42014545
Cell. 3383693744
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