Intervista
allon.
Sandro
Gozi
(Ulivo)
31.05.07-
«Io
credo
che
uno
dei
valori
del
PD
che
io
intendo
come
appartenere
al
centrosinistra,
alla
sinistra,
sia
quello
di
non
perdere
mai
l
obiettivo
della
coesione
sociale
e
della
solidarietà».
L
on.
Sandro
Gozi
è
Presidente
del
Comitato
parlamentare
di
controllo
sullattuazione
dellaccordo
di
Schengen,
di
vigilanza
sullautorità
di
Europol,
di
controllo
e
vigilanza
in
materia
d
immigrazione;
I
Commissione
affari
costituzionali
della
Presidenza
del
Consiglio
e
interni.
Lon.
Gozo,
è
una
personalità
di
spicco
del
nuovo
Partito
democratico,
trentanovenne,
una
delle
menti
propulsive
della
costituenda
nuova
compagne
politica.
La
questione
sollevata
in
queste
ore
sulla
nomina
del
leader
del
Partito
democratico,
sembra
aver
procurato
qualche
imbarazzo
al
presidente
del
consiglio
Prodi.
Credo
che
non
ci
sia
bisogno
in
Italia,
nel
centrosinistra,
di
ulteriori
fermentazioni,
di
creare
un
ulteriore
dualismo:
leader
Partito
Democratico
e
Premier
Primo
Ministro.
Sarebbe
certamente
un
passo
indietro.
E
chiaro
che
il
PD
deve
dare
anche
forza
al
governo
ed
è
impensabile
che
si
possano
cumulare
le
due
figure.
Altra
questione,
invece,
è
avere
una
sorta
di
coordinatore
per
coordinare
le
attività
degli
organi
che
dovranno,
poi,
fare
il
PD.
Una
cosa
è
certa,
il
PD
dovrà
partire
dal
basso.
Non
si
costruiscono
le
piramidi
partendo
dal
vertice.
Bisogna,
quindi,
cominciare
a
costruire
gli
organi
dal
basso,
dal
territorio.
Poi,
come
ultimo
atto,
i
nuovi
organi
ed
il
nuovo
congresso,
dovranno
esaminare
e
decidere
chi
sarà
il
leader
politico.
Se
in
questa
fase
cè
bisogno
di
un
coordinatore,
ben
venga
n
coordinatore.
Ma
che
questo
fatto
non
inneschi
un
ulteriore
dualismo
ed
ulteriori
personalismi.
Di
protagonisti
pare
ce
ne
siano
già
abbastanza.
Lei
ha
un
nome,
è
orientato
verso
qualcuno
in
particolare
che
potrebbe
essere
il
leader?
Al
momento
ce
n
è
un
solo:
Romano
Prodi.
Nella
lista
dei
45
che
si
dovranno
occupare
e
costituire
il
futuro
PD,
però,
non
sembrano
essere
stati
privilegiati
i
giovani
così
come
si
è
predicato,
come
mai?
Questa
è
una
bella
domanda.
A
mio
parere,
questo
è
stato
un
errore.
Un
errore
riparabile
ma
un
errore.
Il
Comitato
deve
avere
una
funzione
precisa,
deve
scrivere
le
regole
quindi
non
è
linizio
del
nuovo
partito.
E
un
organo
che
deve
fare
la
strada
e
ciò
vuol
dire
eleggere
una
assemblea
costituente.
Quello
sarà
il
vero
embrione
del
nuovo
partito.
Per
questo
dico
che
è
un
errore
riparabile.
Certamente
è
una
occasione
persa
perché
il
PD
deve
essere
un
partito
nuovo
più
aperto
alle
donne,
più
giovane,
più
sensibile
ai
giovani.
Il
fatto
che
non
ci
sia,
nel
gruppo
dei
45,
nessuno
sotto
i
40
anni,
mi
sembra
un
fatto
non
positivo.
Anche
perché
noi
continuiamo
a
dover
lottare
come
giovani
e
ad
essere
considerati
giovani,
io
ho
39
anni,
quando
in
realtà
noi
dovremmo
occuparci
dei
veri
giovani
che
sono
poi
quelli
al
di
sotto
dei
30
anni.
In
Italia
siamo
in
ritardo
di
15
anni,
di
tre
generazioni
visto
che
queste
cambiano
ogni
5
anni.
Ripeto,
una
occasione
persa.
Lassemblea
costituente
garantirà
la
massima
apertura
in
cui
non
solo
sarà
possibile
votare
liberamente,
ma
si
potrà
anche
essere
votati
liberamente.
Garantirà
una
grande
apertura
ai
giovani
ed
alle
donne.
Mi
è
sembrato
di
capire
due
cose
da
quanto
lei
ha
detto
e
cioè,
la
prima
è
che
praticamente
tutti
gli
esclusi
non
dovranno
preoccuparsi
perché,
magari,
avranno
collocazioni
di
spicco
nel
prossimo
futuro,
la
seconda
Tutti
possono
essere
candidati.
Le
regole
su
cui
noi
dobbiamo
insistere
sono
quelle
delle
massima
libertà
dellelettorato
sia
quello
attivo
sia
quello
passivo.
Non
dovranno
esserci
membri
di
diritto.
Deve
essere
un
processo
completamente
aperto.
Sono
sicuro
che
con
le
energie
che
abbiamo,
con
il
fatto
che
ci
sia
una
fortissima
volontà
di
riforma
e
di
cambiamento
da
parte
della
mia
generazione
ed
in
quelle
che
seguono,
questo
processo
si
potrà
garantire
sin
dallinizio
nella
assemblea
costituente.
Il
PD
dovrà
essere
un
partito
più
giovane,
più
rosa.
La
seconda
cosa,
dicevo,
che
mi
sembra
daver
capito,
è
che
ci
troviamo
al
cospetto
di
una
mentalità
che
connota
il
nostro
paese
per
quanto
riguarda
letà.
Voi
39
enni
venite
considerati
giovani
quando
dovreste
essere,
in
pratica,
degli
anziani.
Assolutamente.
E
una
questione
di
mentalità
legata
alla
società
italiana.
Io
dico
sempre
che
gente
alla
mia
età,
penso
a
Blair,
già
si
confrontava
con
la
guida
di
una
nazione.
Noi
a
39
anni,
siamo
considerati
giovani.
Ed
io
sono
un
giovane
fortunato
rispetto
ad
altri
della
mia
età
che
meriterebbero
altrettanto
quanto
me.
E
un
problema
acuto
nella
politica
ma
che
si
ritrova
nellimpresa,
nellAmministrazione,
in
tutti
i
posti
apicali
in
cui
non
troviamo
giovani
perché
siamo
un
paese
gerontocratico.
Degli
esclusi
dal
novero
dei
45,
per
esempio,
troviamo
Gitti.
Non
trova
che
uno
come
Gitti,
invece,
doveva
essere
tra
i
primi
ad
essere
reclutati?
Sì,
secondo
me
sì.
Però
ho
visto
che
cè
una
ragazza,
una
donna
che
fa
parte
della
componente
Gitti
nel
Comitato,
non
sotto
i
40
anni,
ma
una
donna,
Paola
Caporossi.
Diciamo,
quindi,
che
Gitti
è
rappresentato.
A
mio
parere,
Gitti,
sarebbe
stato
benissimo
nel
Comitato.
A
fronte
di
questa
esclusione
e
di
altre
ancora,
però,
cè
stata
una
accoglienza
clamorosa
ad
un
saltatore
di
rango:
Marco
Follini.
Questo
è
un
altro
discorso.
E
un
discorso
diverso
dalla
questione
generazionale.
Ma
un
discorso,
a
mio
parere,
giusto
perché
il
PD
deve
essere
un
partito
che
si
apre
anche
ad
altre
forze
politiche,
ad
altre
personalità
politiche.
Credo
che
il
PD
debba
guardare
anche
molto
al
centro,
ad
un
centro
che
voglia
veramente
riformare
il
bipolarismo
e
renderlo
più
funzionante,
più
razionale.
Da
questo
punto
di
vista,
la
presenza
di
Follini,
la
reputo
un
dato
positivo.
E
se
si
tacciasse
di
opportunismo
politico
Io
penso
che
Follini
sia
stato
molto
coraggioso
più
che
opportunista
perché
mi
riferivo
allopportunismo
del
PD
nel
reclutarlo.
No.
Il
PD,
molto
chiaramente,
ha
detto,
ed
è
emerso
chiaramente
ai
congressi
DS
e
Margherita,
soprattutto
in
quello
della
Margherita,
che
è
un
partito
che
dovrà
anche
aprirsi
molto
verso
il
centro,
verso
il
centro
politico.
Il
PD
è
una
forza
di
centrosinistra
quindi,
se
questa
forza
di
centrosinistra
allarga
a
centro
con
tutti
coloro
che
sono
disposti
ad
impegnarsi
in
un
progetto
di
rinnovamento
che
deve
essere
della
politica,
del
sistema
politico
e
poi
delle
istituzioni
italiane,
sono
i
benvenuti
come
Follini.
Stando
a
quanto
si
dice,
per
esempio,
da
parte
della
sinistra
radicale,
il
PD
non
avrebbe
nulla
di
sinistra
ma
sarebbe,
in
realtà,
un
nuovo
centro.
Lo
stesso
Fassino
è
stato
bollato
come
un
liberal-sociale.
A
me
sembrano
veramente
schemi
che
denotano
aspetti
un
po
in
ritardo
da
parte
della
sinistra
italiana.
Non
possiamo
affrontare
il
21°
secolo,
non
possiamo
affrontare
le
nuove
sfide
del
nostro
paese
dicendo
quelli
non
sono
di
sinistra
sinistra,
quelli
sono
di
centrosinistra,
quegli
altri
liberal
sociali,
più
o
meno
liberali
ecc.
Perché
non
credo
serva
a
qualcosa
pensare
a
questo
al
cospetto
del
cambiamento
climatico,
allimmigrazione,
allevoluzione
demografica,
al
problema
dellintegrazione
degli
immigrati
in
Italia,
al
problema
di
coniugare
sicurezza
e
flessibilità
al
mercato
del
lavoro.
Tutte
queste
sono
problematiche
che
richiedono
una
nuova
analisi,
una
nuova
proposta
politica
e
che
vogliono
tenere
conto
delle
esigenze
di
maggiore
solidarietà
e
di
maggiore
coesione
sociale.
Mettere
il
paese
nelle
condizioni
di
maggiore
competitività
nellAmministrazione
come
nellimpresa,
questa
è
la
sfida.
Le
sfide
che
siamo
costretti
ad
affrontare,
sono
talmente
nuove
che
stare
a
perdersi
in
disquisizioni
inutili
in
discussioni
accademiche
su
chi
sia
o
no
un
liberal
sociale,
è
anacronistico.
I
nuovi
problemi
cui
dovremo
dare
conto,
richiedono
nuove
soluzioni
politiche.
Io
credo
che
uno
dei
valori
del
PD
che
io
intendo
come
appartenere
al
centrosinistra,
alla
sinistra,
sia
quello
di
non
perdere
mai
lobiettivo
della
coesione
sociale
e
della
solidarietà.
Questo,
secondo
me,
è
il
futuro.
Nel
momento
in
cui
noi
affronteremo
le
riforme
del
mondo
dellimpresa,
delleconomia,
dobbiamo
tenere
presente
che
non
si
può
sacrificare
lesigenza
di
maggiore
diffusione
del
benessere
nel
dogma
della
competitività.
Noi
dobbiamo
portare
lItalia
verso
una
competitività
che
sappia
tenere
presente
di
questi
due
capisaldi,
solidarietà
e
coesione
sociale,
della
società
italiana
altrimenti
marceremo
contro
la
nostra
storia.
Ciò
detto,
tutto
il
dibattito
che
io
chiamo
para-ideologico,
sono
di
sinistra
o
non
sono
di
sinistra,
oppure:
la
nostra
tradizione
è
quella
della
DC,
la
nostra
tradizione
è
quella
del
PCI,
risulta
inutile.
Guardi
che,
nel
2009,
voteranno
nuovi
elettori.
Sarà
gente
che
è
nata
dopo
il
1989,
dopo
il
muro
di
Berlino.
A
quelli,
non
interessa
assolutamente
niente
se
il
candidato
che
votano
si
ispira
alla
DC
o
al
PCI.
Semplicemente
vorranno
sapere
cosa
propone
quel
candidato
per
una
Università
più
competitiva,
per
un
passaggio
nel
mondo
del
lavoro
più
giusto
che
costringe
i
giovani
alla
precarietà
assoluta
ecc.
Queste
sono
le
risposte
ecco
perché
a
me
non
interessa
questo
dibattito.
Ma
sarà
facile,
lei
crede,
adoperare
una
sintesi,
per
esempio
con
la
Pollastrini?
Io
credo
che
le
grandi
forze
di
centrosinistra
che
hanno
intrapreso
questo
processo
di
rinnovamento,
come
ad
esempio,
prima
e
dopo
Blair,
sono
riusciti
a
fare
delle
sintesi
felici
e
positive
e
su
posizioni
ben
diverse
e
più
profonde
da
quelle
che
ci
possono
essere
con
la
Pollastrini.
Questo
non
mi
preoccupa
molto.
Per
quanto
riguarda
la
due
questioni
principe
che
potevano
inficiare
il
sodalizio
DS-Margherita
e
cioè
la
laicità
dello
Stato
e
la
dislocazione
in
ambito
europeo
del
PD,
far
parte
o
no
del
PSE,
come
risolverete
questo
problema?
E
un
problema?
Sulla
questione
etica,
io
non
credo
che
ci
siano
dei
partiti
etici.
E
difficile
avere
da
statuto
una
posizione
precisa
e
vincolante
per
i
singoli
sulle
grandi
questioni
etiche.
Su
queste,
a
mio
avviso,
deve
sempre
applicarsi
il
concetto
della
libertà
di
coscienza.
Sulla
questione
della
laicità,
dobbiamo
fare
una
distinzione.
Ormai
il
dibattito
italiano
è
divenuto
un
dibattito
assolutamente
strumentale,
ideologizzato.
Un
conto
è
la
laicità,
un
conto
il
laicismo,
un
conto
è
il
rispetto
delle
prerogative
della
Chiesa
nella
società,
un
conto
è
volere
costituire
un
partito
dei
credenti,
come
un
conto
è
affermare
il
principio
di
separazione
Stato
e
Chesa,
un
altro
conto
e
fare
dell
attività
contro
le
posizioni
della
Chiesa
un
motivo
di
azione
politica,
questo
è
laicismo.
Bisogna
tornare
a
ragionare
in
termini,
allo
stesso
tempo,
moderni
e
coerenti
con
la
grande
tradizione
democratica
italiana.
In
uno
Stato
moderno,
è
chiara
la
divisione
temporale
dalla
dimensione
spirituale.
Non
è
possibile
pensare,
in
uno
Stato
moderno,
che
certe
posizioni
di
partito
siano
dettate
da
queste
o
da
quelle
credenze
religiose.
Quando
si
governa
la
cosa
pubblica
non
si
può
pensare
di
proporre,
a
volte,
addirittura
imporre,
la
propria
sensibilità
personale.
E
necessario,
allora,
fare
una
sintesi,
uno
Stato
laico
deve
essere
rispettoso
della
presenza
della
Chiesa
cattolica,
rispettosa
dellAutorità
religiosa.
Adoperare
una
sintesi
tra
le
posizioni
legittime
dei
credenti
e
le
posizioni
altrettanto
legittime
di
coloro
che
non
credono.
Cè
una
frase
famosa
di
Kennedy
che,
da
cattolico,
divenne
Presidente
degli
USA
che
diceva:«Se
mi
si
pone
un
problema
tra
linteresse
generale
e
la
mia
coscienza,
io
sono
costretto
ad
andarmene,
non
posso
certamente
pensare
di
utilizzare
la
mia
posizione
per
far
diventare
la
mia
obiezione
di
coscienza,
interesse
generale».
E
questa
la
via
su
cui
dobbiamo
andare.
Fa
male,
e
lo
dico
da
cattolico,
alla
Chiesa,
dare
limpressione,
non
dico
che
questa
sia
la
posizione,
ma
dare
limpressione
di
parteggiare
per
una
parte
politica
o
che
si
è
più
favorevoli
a
quel
partito
piuttosto
che
a
quellaltro.
Non
è
questo
il
ruolo
della
Chiesa
pur
avendo
diritto
di
esprimere
le
proprie
opinioni.
Il
ruolo
della
politica
è
quello,
ripeto,
di
essere
in
grado
di
fare
sintesi
positive.
Del
resto
la
DC
non
era
il
partito
della
Chiesa.
La
DC
era
un
partito
che
faceva
sintesi
tra
le
esigenze
del
cattolicesimo
e
le
esigenze
del
mondo
laico.
Credo
che
questa
sia
la
grande
tradizione
italiana
che
dobbiamo
proseguire.
Sulla
seconda
questione
che
lei
chiama
principe
inerente
lEuropa,
tutti
i
risultati
di
tutte
le
elezioni
europee
dimostrano
che
chi
scende
in
campo
da
solo
non
può
vincere
le
elezioni.
Che
cè
una
forte
esigenza,
da
parte
degli
elettori,
di
avere
nove
alleanze,
nuove
aggregazioni
di
centrosinistra,
nuove
proposte
cosiddette
riformiste.
La
Francia
è
lultimo
esempio.
Credo
che
ci
siano
tutte
le
condizioni,
anche
dopo
il
congresso
del
PSE
di
Oporto,
di
proporre
a
livello
europeo
una
alleanza
più
ampia
che
vada
al
di
là
del
PSE.
Una
alleanza
di
centrosinistra
nel
Parlamento
europeo
che
veda
i
Democratici
socialisti
ed
altre
forze
progressiste
che
non
si
riconoscono
nel
partito
socialista.
Noi
non
chiediamo
allEuropa
di
risolverci
un
problema,
noi
chiediamo
ai
nostri
partners
europei
di
prendere
atto
di
una
realtà
politica
e
di
prendere
atto
del
fatto
che
il
nostro
è
un
progetto
estremamente
avanzato,
una
soluzione
che
potrebbe
certamente
essere
la
soluzione
anche
in
un
Paese
come
la
Francia,
che
lo
è
in
Vallonia
e
che
potrebbe
diventarlo
in
Belgio,
che
lo
diventerà
in
Polonia
nel
momento
in
cui
il
centrosinistra
polacco
si
riorganizzerà
per
rispondere
ad
una
destra
oscurantista.
E
una
presa
datto
che
già
cè
perché
ad
Oporto
si
detto
che
bisogna
aprirsi
a
forze
che
socialiste
non
sono.
Sono
sicuro
che
anche
nel
Parlamento
europeo
potremo
dare
vita
ad
una
grande
alleanza
di
centrosinistra,
dei
socialisti
e
dei
democratici
che
potrebbe
diventare
anche
il
primo
gruppo.
La
vedo
come
una
opportunità.
Non
avrebbe
senso
dire:
creiamo
una
nuova
forza
politica
in
grado
di
risolvere
le
grandi
questioni
poste
dal
21°secolo
e
dire
al
tempo
stesso
che
per
fare
ciò,
dobbiamo
diventare
socialisti.
Dobbiamo
vedere,
insieme
ai
socialisti,
quali
altre
nuove
alleanze
fare.
Non
dentro,
ma
con
i
socialisti.
Il
PD
ancora
non
cè,
dunque,
un
progetto
scritto
non
esiste,
ma
lei,
personalmente,
la
questione
dei
giovani
dato
che
parliamo
di
un
partito
giovane,
come
pensa
di
risolverlo?
Questi
arrivano
tardi
a
completare
gli
studi,
tardi
al
matrimonio,
tardi
al
lavoro,
tardi
ad
uscire
dalla
casa
dei
genitori,
tardi
a
comprarsi
la
casa.
Tardi
per
tutto.
Innanzitutto,
direi
che
non
cè
una
politica
per
i
giovani.
Cosa
vuol
dire
giovani?
I
giovani
sono
quelli
che
passano
dalle
scuole
superiori
allUniversità;
giovani
sono
quelli
che
dallUniverstità,
transitano
nel
mercato
del
lavoro,
giovani
sono
coloro
che
intendono
mettere
su
famiglia,
giovani
sono
i
professionisti,
quelli
che
hanno
28-30
anni
che
sono
bene
inseriti
nellAmministrazione,
nella
organizzazione
internazionale
dellimpresa
ecc.
Per
risolvere
i
loro
problemi,
bisognerà
scomporre
il
mondo
dei
giovani
nelle
diverse
problematiche.
I
giovani
professionisti
sono
la
risorsa
del
paese,
bisogna
ricondurre
in
Italia
tutti
quei
cervelli
emigrati
allestero.
Essi
porterebbero
nuova
linfa
vitale
a
tutto
il
sistema.
Il
PD
dovrà
ridurre
in
maniera
drastica
la
dimensione
impatto
che
si
ha
sui
giovani
nelle
varie
politiche
che
noi
portiamo
avanti.
Politiche
del
mercato
del
lavoro,
politiche
della
ricerca.
Dovremmo
interrogarci,
ogni
volta
che
facciamo
qualcosa
e
chiederci:
che
impatto
avrà
sui
giovani?
Dare
tutta
una
serie
di
agevolazioni
innanzitutto
per
finire
lUniversità
e
poi
per
facilitarne
il
passaggio
al
mondo
del
lavoro.
A
mio
parere,
bisognerà
garantire
ai
giovani
che
vogliono
mettere
su
famiglia,
dei
crediti
agevolati
per
i
mutui,
per
il
passaggio
a
sistemi
di
previdenza
personale
che
permettano
a
dei
precari
di
cominciare
a
pensare
di
avere
un
avvenire.
Intervenire
con
tutta
una
serie
di
provvedimenti
che
facilitino
lemancipazione
dei
giovani
perché
oggi
questi
non
si
emancipano,
non
escono
dalle
famiglie
prima
dei
30
anni.
Questo
è
il
grande
ritardo
rispetto
agli
altri
paesi
europei.
E
una
politica
complessa,
una
politica
molto
articolata
ma
prioritaria
per
il
nuovo
PD.
Una
domanda
un
po
provocatoria,
quale
leader
non
ha
aderito
al
nuovo
PD
che
lei
avrebbe
voluto
aderisse
per
capacità,
formazione
e
valori?
Bisogna
pensarci.
Salvatore
Viglia
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