Meno
male
la
burocrazia.
«Per
il
futuro,
si
ritornerà
al
sistema
vecchio,
linformatica
non
è
affidabile»
ha
detto
il
ministro
Amato
21.12.06
-
La
burocrazia
è
la
nemica
numero
uno
della
tecnologia.
Questo
tanto
odiato
sistema
elefantiaco
misto
di
lentezza
e
complicate
procedure,
evita
che
la
tecnologia
possa
inficiarne
lefficienza
in
termini
di
regolarità.
Dopo
aver
letto
il
libro
Agente
italiano
e
visto
il
film
di
Cremagnani
e
Deaglio,
si
è
insinuata
nella
mente
degli
italiani
il
tarlo
del
sospetto.
E
cioè
che
un
milione,
dico
un
milione
di
schede
bianche,
avrebbero
preso
colore
divenendo
azzurre,
rosse
oppure
verdi,
nere
ecc.
Un
milione
di
schede
non
valide,
sarebbero,
in
poche
parole,
divenute
espressione
di
un
voto
valido
a
favore
di
uno
o
più
partiti.
Una
sola
interrogazione
a
risposta
immediata,
la
n.
3-00082,
si
registra
da
parte
di
parlamentari.
L
ha
presentata
il
3
luglio
lon.
Dorina
Bianchi
della
margherita
nella
seduta
n.
017,
con
la
quale
chiedeva
al
ministro
degli
interni
Giuliano
Amato:
«se
non
ritenga
di
adoperarsi
per
rendere
pubblici
ed
accessibili
al
più
presto
i
dati
delle
schede
bianche
delle
elezioni
politiche
2006
sia
nel
numero
complessivo
sia
nel
dato
comune
per
comune».
Per
il
resto,
niente.
In
questa
sede,
non
ci
interessa
sottolineare
o
fare
delle
congetture
su
quale
colore
avessero
quelle
schede
bianche.
Ci
inquieta,
e
non
poco,
la
facilità
di
un
sistema
informatico
in
grado
di
sovvertire
il
responso
elettorale
senza
colpo
ferire.
Un
colpo
di
Stato
legale,
incruento
ed,
al
tempo
stesso,
efficacissimo.
Una
evenienza
di
questo
genere
avvilisce
la
consapevolezza
della
forza
di
un
paese
democratico.
Rende
sospettosi
anche
quando
non
sarebbe
il
caso,
spinge
all
anarchia
e
alla
sfiducia
in
chi
è
chiamato
a
governarci.
Il
film
è
stato
sollecitato
da
una
serie
di
coincidenze
che,
agli
autori,
sono
sembrate
veramente
singolari.
Il
centrosinistra
che
perde
4,
5
punti
in
percentuale
in
poco
tempo
e
le
fortissime
discordanze
tra
i
risultati
degli
exit
pools
al
confronto
dei
risultati
definitivi.
Insomma,
fatti
che
facevano
pensare,
secondo
gli
autori,
ad
un
imbroglio,
ad
una
manipolazione,
ad
un
trucco.
Il
momento
buono
per
fare
il
pasticcetto,
gli
esperti
dicono,
sarebbe
stato
quando
i
verbali
dei
seggi,
passando
alla
trarmissione
finale
dei
voti
mediante
lutilizzo
di
un
software,
avrebbe
consentito
di
colorare
le
schede
bianche.
E
questo
ciò
che
ci
interessa
in
questo
momento.
Lanalisi
parte
da
una
domanda:
sarebbe
stato
possibile,
manualmente,
connotare
di
un
voto,
un
milione
di
schede
bianche?
Oppure,
per
facilitare,
per
renderci
la
vita
moderna
con
lutilizzo
dellinformatica,
veloce,
al
passo
con
i
tempi,
abbiamo
solo
trovato
una
maniera
migliore
di
imbrogliare
meglio
senza
essere
scoperti?
Ma
che
problema
c
è?
Si
va
a
ricontare
le
schede
bianche
giacenti
ed
accatastate
nei
magazzini
appositi
del
Viminale
e
le
si
confrontano
con
i
risultati
ufficiali.
Non
è
un
caso
che
il
ministro
Amato
abbia
annunciato
già
da
ora
che,
per
il
futuro,
si
ritornerà
al
conteggio
manuale
in
quanto
quello
elettronico
si
mostra
molto
vulnerabile.
Se,
tra
le
schede
bianche
giacenti
ed
i
numeri
ufficiali
ci
sono
delle
discrepanze,
allora
si
potrà
dire
che
l
imbroglio
c
è
stato.
Non
solo,
si
potrà
anche
dire,
con
la
massima
certezza
e
prove
alla
mano,
con
quale
colore
sono
stare
modificate
e
chi
sono
i
mandanti.
Finalmente,
in
questo
modo,
tutti
sapremmo
la
verità.
La
sapremmo,
però,
solo
grazie
al
sistema
antico
come
il
mondo,
quello
manuale.
Centinaia
di
bravi
ragazzi
seduti
intorno
a
lunghi
tavoli
a
scartare
le
schede,
a
dichiararne
il
colore
e
a
prendere
nota.
Cosa
potrebbe
accadere
acquisite
le
prove,
una
volta
scoperto
l
imbroglio?
Siamo
sicuri
che
neanche
le
più
alte
cariche
dello
Stato
saprebbero
immaginarlo.
Ma
soprattutto,
non
saprebbero
cosa
fare
veramente.
Proviamo
ad
immaginare.
Nel
caso
che
le
schede
si
fossero
colorate
di
azzurro
si
potrebbe
dire:
«si,
l
imbroglio
c
è
stato
e
ne
abbiamo
le
prove,
ma
dato
che
gli
azzurri
non
hanno
vinto
allora
nulla
quaestio»
procedimenti
penali
a
parte;
nel
caso,
invece,
che
le
schede
bianche
si
fossero
colorate
di
rosso:
«le
elezioni
vanno
invalidate
perché
il
vincitore
ha
barato».
Da
qui
in
poi,
potremmo
affidarci
solo
alla
immaginazione.
L
Italia
è
un
paese
che
ha
bisogno
della
burocrazia.
Ne
ha
avuto
bisogno,
sino
al
momento
in
cui
non
è
degenerata,
soprattutto
perché
è
un
sistema
che
garantiva
il
controllo.
La
burocrazia
è
ispettiva,
è
guardona,
maneggia,
palpa,
pondera
e
ripondera,
vaglia
ed
esamina
con
la
velocità
di
un
bradipo.
Ad
essa
non
sfugge
niente,
neanche
l
errore
di
battitura.
La
parole
vanno
vagliate,
i
contenuti
interpretati
più
volte,
gli
impedimenti
vengono
tutti
al
pettine.
Era
il
sistema
più
sicuro,
in
fin
dei
conti,
e
riconosciuto
tale
per
evitare
imbrogli
macroscopici,
non
per
eliminarli
del
tutto.
Tutti
conosciamo
l
Italia
anteriore
agli
anni
90
quando
furono
introdotte
la
legge
n.
241
denominata
Partecipazione,
Diritto
d
accesso,
Semplificazione
dell
azione
amministrativa,
e
la
legge
n.
59
del
97
comunemente
detta
legge
Bassanini.
La
Pubblica
Amministrazione
di
quegli
anni
era
aggravata
da
una
inerzia
epocale
e
da
una
lentezza
esasperante
per
il
cittadino.
Firme,
visti,
passaggi
da
un
ufficio
all
altro,
sparizioni
di
pratiche
sotto
montagne
di
carta,
rendevano
la
vita
impossibile
a
chi
doveva
averci
a
che
fare.
Un
tale
sistema,
però,
favorì
una
ulteriore
pratica,
rese
più
agevole
e
remunerativa
la
concussione,
più
facile
da
parte
dell
impiegato
di
turno,
agevolare
la
procedura
a
vantaggio
di
Tizio
piuttosto
che
di
Caio,
facilitarne
l
accesso,
raccomandarla
alla
mano
successiva.
Il
meccanismo
burocratico
veniva
strumentalizzato
per
poter
offrire,
in
cambio
di
una
bustarella,
quella
efficienza
e
quella
celerità
che
i
fatti
negavano.
E
si
trattava
comunque
di
diritti.
Sul
meccanismo
della
concessione
e
dell
autorizzazione,
migliaia
di
impiegati
e
dirigenti,
si
sono
arricchiti.
Ma,
in
ogni
caso,
il
gigantismo
di
tutto
il
sistema
del
mostro
burocrazia,
era
un
forte
guardiano
a
che
il
malcostume
non
dilagasse
a
tutti
i
livelli.
Nulla
ostava,
per
l
assoluta
mancanza
di
trasparenza,
estrapolare
dal
fondo
del
mucchio
una
pratica
dimenticata
e
farla
diventare
esecutiva
a
dispetto
dei
protocolli
e
delle
precedenze
degli
aventi
diritto.
La
trasparenza
e
la
velocizzazione
dei
procedimenti
amministrativi,
sono
stati
e
sono
un
ottima
cosa,
ma
vi
si
è
giunti
per
il
bisogno
di
sconfiggere
la
concussione
dei
pubblici
uffici
e
solo
in
seconda
battuta,
per
venire
incontro
alle
esigenze
dei
contribuenti.
Oggi
conosciamo
il
nome
del
responsabile
del
procedimento
della
nostra
istanza
e,
quando
non
indicato,
abbiamo
il
diritto
di
chiederne
le
generalità.
Oggi,
con
l
autocertificazione,
non
facciamo
più
estenuanti
file
agli
sportelli.
Con
i
programmi
informatici
abbiamo
ridotto
a
pochi
giorni
le
attese
per
una
risposta
ad
una
istanza
ecc.
La
burocrazia,
però,
consente
il
controllo
reciproco
degli
impiegati
che
hanno
in
mano
le
nostre
istanze,
in
fin
dei
conti
corrompere
tutta
la
catena
amministrativa,
dal
deposito
alla
evasione
della
pratica,
diventa
assai
oneroso.
E
poi,
ci
possono
essere
incidenti
di
percorso,
invidie,
denunce
di
colleghi,
insomma,
la
burocrazia
è
un
grosso
muro
valicabile
a
suon
di
attese
e
sacrifici,
dove
le
falle,
quando
si
aprono,
non
possono
mai
raggiungere
dimensioni
gigantesche.
Se
il
sistema
elettorale
avesse
fatto
a
meno
del
software
di
cui
sopra
ed
avesse
fatto
ricorso
al
sistema
manuale,
falsificare
un
milione
di
schede,
ammesso
che
sia
stato
fatto,
sarebbe
stata
una
impresa
veramente
titanica.
Salvatore
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