INTERVISTA
Intervista
al
vice
Presidente
del
senato
Mario
Baccini
29.10.06
-
Da
sottosegretario
agli
esteri
con
delega
per
lAmerica
latina,
si
è
dedicato,
nella
passata
legislatura,
ai
problemi
degli
italiani
allestero
con
molta
passione
tanto
da
essere
ricordato
con
affetto,
quali
problematiche
affrontò
risolvendole
e
quali
invece
non
ebbe
il
tempo
di
trattare?
Riferendoci
allamerica
latina,
va
detto
che
nel
periodo
del
mio
impegno
come
sottosegretario
quella
regione
del
Mondo
ha
vissuto
un
periodo
di
drammatica
crisi
economica.
Il
momento
più
importante
e
difficile
è
stato
senza
dubbio
quello
che
è
iniziato
nel
dicembre
2002,
quando
è
esplosa
la
crisi
Argentina.
Siamo
intervenuti
immediatamente
in
soccorso
di
un
paese
che
è
costituito
per
la
maggioranza
da
popolazione
di
origine
italiana:
il
nostro
è
stato
il
primo
e,
per
un
lunghissimo
periodo,
lunico
Paese
ad
aiutare
materialmente
lArgentina
attraverso
una
serie
di
iniziative
di
solidarietà.
Da
lì
in
avanti
abbiamo
monitorato
con
molta
attenzione
tutto
ciò
che
accadeva.
Quella
crisi,
poi,
coinvolse
anche
altri
paesi
dellarea
e,
comè
ovvio,
mi
sono
occupato
anche
dei
problemi
che
si
crearono
in
Paraguay,
Uruguay,
Venezuela,
Brasile
e
via
di
seguito.
Abbiamo
fatto
molto,
cercando
anche
di
occuparci
dellannosa
questione
degli
oriundi,
i
discendenti
di
italiani
emigrati
anni
addietro.
Oltre
a
tutto
ciò,
ho
portato
avanti
con
grande
convinzione
moltissime
iniziative
legate
a
progetti
di
Cooperazione
allo
sviluppo
e
di
cancellazione
del
debito
pubblico
di
molti
paesi
dellarea
latino
americana:
il
mio
motto
è
stato
sempre
quello
di
non
fare
carità
fine
a
se
stessa,
ma
di
aiutare
il
rilancio
di
quei
paesi.
In
tal
senso
la
definizione
più
adatta
era
quella
di
riconversione
del
debito,
ovvero
di
accordi
che
imponevano
agli
stati
in
questione
di
utilizzare
quei
soldi
per
migliorare
le
condizioni
di
vita
della
popolazione.
Nacque
così
la
diplomazia
preventiva:
evitare
derive
populiste
in
aree
del
Mondo
che
si
sarebbero
potute
trasformare
in
luoghi
di
reclutamento
per
il
terrorismo
internazionale.
Di
strada
ne
abbiamo
fatta
molta,
anche
se
spesso
si
è
parlato
poco
di
queste
iniziative.
Debbo
essere
onesto:
sono
soddisfatto
lo
stesso,
perché
mi
sono
reso
conto
che
ciò
che
fa
notizia
è
solo
il
conflitto.
Noi
i
conflitti
li
abbiamo
evitati:
la
diplomazia
preventiva
non
ha
fatto
notizia,
ma
ha
fatto
bene.
Se
avesse
potuto
continuare
quella
esperienza
oggi,
da
vice
ministro
con
delega
per
gli
italiani
nel
mondo
ed,
in
più,
18
eletti
allestero,
12
deputati
e
6
senatori,
le
cose
sarebbero
più
agevoli?
La
strada
che
ho
tracciato
era
quella
giusta.
Avere
lappoggio
di
18
rappresentanti
nel
parlamento
eletti
allestero
avrebbe
potuto
aiutare
ad
avere
un
filo
diretto
ancor
più
forte.
Nella
mia
esperienza
agli
Esteri,
però,
mi
sono
affidato
molto
alla
rete
diplomatica
italiana
che
mi
ha
dato
sempre
unassistenza
perfetta
consentendo
al
Governo
di
essere
sempre
informato
delle
problematiche
internazionali.
Parlare
di
condizioni
di
lavoro
più
agevoli,
quindi,
mi
risulta
difficile
o,
comunque,
non
mi
sembra
corretto
fare
paragoni
tra
due
situazioni
totalmente
differenti
tra
loro.
Questa
finanziaria
finisce
con
laggravare
ulteriormente
la
posizione
degli
italiani
allestero
soprattutto
con
labolizione
della
no
tax
area.
Una
delusione.
Gli
italiani
allestero
non
hanno
certo
bisogno
di
nuove
tasse.
Occorreva
questo
governo
Prodi
per
rimpiangere
Berlusconi?
Credo
che
il
Governo
Berlusconi
del
quale
io
ho
fatto
parte
prima
come
Sottosegretario
e
poi
come
Ministro
abbia
fatto
tantissimo
per
gli
italiani
allestero.
Non
ultima
la
legge
che
ha
consentito
loro
di
eleggere
direttamente
dei
loro
rappresentanti
in
Parlamento.
In
quel
Governo,
mi
preme
ricordarlo,
cera
un
Ministro
e
un
Ministero
per
gli
Italiani
allestero.
Oggi
cè
un
vice
ministro
con
delega.
Non
credo
sia
esattamente
la
stessa
cosa
e
penso
che
tutti
debbano
riflettere
su
questo
aspetto.
Salvatore
Viglia
/
Eureka
Giornalista
a
Montecitorio
per
gli
italiani
nel
mondo
Vice
Direttore
www.lideale.it
Via
Veneto,
108
-
00187
-
Roma
Tel.
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Cell.
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