Intervista
al
vice
presidente
del
Senato
Mario
Baccini
di
Salvatore
Viglia
21.02.07
-
In
occasione
del
prossimo
Congresso
Udc,
il
partito
si
interroga
sul
suo
futuro.
E
tempo
di
riorganizzare
il
programma
alla
luce
di
nuovi
equilibri
della
Cdl.
Prodromo
al
Congresso,
il
partito
romano
presieduto
dal
presidente
Berardino
Antinori,
ha
organizzato
un
convegno
(20
febbraio)
dal
titolo
Le
politiche
dellUdc
verso
il
Congresso.
Sono
intervenuti
il
senatore
Amedeo
Ciccanti,
lon.
Armando
Dionisi,
lon.
Bruno
Tabacci
e
il
segretario
Udc
Massimiliano
Fasoli
ed
il
consigliere
Maurizio
Selvitella.
I
protagonisti
sono
stati
i
giovani.
Sei
di
questi
molto
ben
preparati
hanno
parlato
di
politiche
antitrust,
di
organizzazione
del
partito,
di
legge
elettorale,
di
energia,
riforma
delle
pensioni
e
di
liberalizzazioni
concludendo
il
loro
breve
intervento
con
una
domanda
specifica
in
tema
da
porre
ai
politici
presenti.
Un
altro
giovane
consigliere,
Maurizio
Selvitella
ha
imperniato
il
suo
intervento
sul
superamento
della
crisi
di
identità
delluomo
«con
la
conseguente
distruzione
di
modelli
sui
quali
loccidente
è
fondato
è
importante-ha
chiosato
Selvitella-
che
la
ragione
illumini
anche
i
molti
non
credenti
a
comprendere
i
gravi
rischi
a
cui
loccidente
è
esposto».
La
novità
è
stata
presentata
da
Antinori
il
quale
ha
tenuto
la
regia
dellincontro
ed
ha
voluto
organizzare
il
convegno
allinsegna
delle
nuove
generazioni
che
si
propongono
quali
nuovi
dirigenti
di
partito
latori
di
istanze
ed
energie
nuove.
Quale
sarà
lo
spirito
del
prossimo
Congresso
del
partito?
Dobbiamo
interrogarci
sul
nostro
futuro,
interrogarci
su
quello
che
diremo
perché
il
compito
della
politica
non
è
solo
di
ascoltare,
ma
anche
quello
di
portare
un
messaggio
agli
altri
per
far
scattare
il
moltiplicatore
delle
idee
della
politica.
In
un
momento
di
distrazione
generale,
bisogna
avere
il
coraggio
di
accollarci
responsabilità
nuove
perché
ormai
non
ci
sono
più
scorciatoie.
In
questo
momento,
se
vogliamo
affrontare
i
temi
del
Congresso,
come
ha
sottolineato
Dino
Antinori,
dobbiamo
trasformarlo
in
un
dibattito
politico
di
alto
livello.
La
presenza
dei
giovani
in
apertura
è
proprio
una
bella
novità.
Gli
interventi
dei
giovani
relatori
raccontano
lesperienza
umana
di
chi
vive
la
vita
giorno
per
giorno,
si
interrogano
e
pretendono
dalla
politica
le
giuste
risposte.
Mi
sono
complimentato
personalmente
per
lidea
con
gli
organizzatori.
Il
nostro
compito
fondamentale
è
quello
di
trasformare
da
numeri
a
persone
ogni
cittadino
che
riusciremo
a
contattare.
Dobbiamo
trasformare
da
elettorato
passivo
ad
elettorato
attivo
una
parte
consistente
della
nostra
società.
I
giovani,
occupano
quella
parte
più
prolifica
e
vitale,
perciò
sono
oggetto
delle
nostre
attenzioni.
In
che
modo?
Potremo
farlo
solo
se
saremo
consapevoli
di
quello
che
stiamo
facendo
e
se
negli
occhi
di
quella
madre
noi
leggeremo
le
difficoltà
di
immaginare
il
futuro
per
il
proprio
figlio,
allora,
noi
avremo
gli
occhi
della
politica,
gli
occhi
dei
valori,
dei
sentimenti
che
devono
animare
il
nostro
impegno.
Vi
interrogate,
dunque,
sulla
vostra
identità
e
sui
vostri
obiettivi?
Allora
chi
siamo?
Cosa
vogliamo?
Dove
vogliamo
andare?
E
il
bisogno
primario
di
tutta
la
gente
che
ha
presenziato
al
convegno
di
questa
sera
numerosa
nonostante
le
intemperie
e
la
difficoltà
oggettive
di
raggiungere
la
sala.
Antinori,
non
a
caso,
lo
ha
sottolineato.
Questa
gente
vuole
che
la
politica
parli
lo
stesso
linguaggio
dei
cittadini
che
non
abdichi
ai
suoi
doveri,
al
ruolo
che
le
spetta.
Il
grande
partito
dei
moderati,
la
grande
coalizione
di
centro
può
nascere
soltanto
sugli
interessi
veri
e
legittimi
dei
cittadini,
delle
imprese,
degli
artigiani,
dei
giovani.
Solo
così
ritorneremo
ad
essere
una
grande
forza
politica
e
non
la
somma
di
più
sigle
dei
partiti
che
fanno
riferimento
al
centro.
Oppure,
ancora
peggio,
,la
somma
dei
leaders
politici.
LUdc,
allora
come
si
porrà
nei
confronti
del
bipolarismo
così
come
è
stato
attuato
in
Italia?
Vi
sta
stretto
il
bipolarismo?
Il
bipolarismo
non
ci
va
bene
per
una
ragione:
è
diventato
elettorale,
ideologico,
di
scontro,
non
riesce
a
mettere
sul
tavolo
quel
riformismo
che
noi
abbiamo
il
dovere
di
riportare
avanti
in
un
centro
moderato
riformista
per
dare
forza
alle
riforme
adeguate
alle
nuove
globalizzazioni
dei
mercati
se
vogliamo
continuare
a
stare
al
passo
coi
tempi.
Su
queste
grandi
traiettorie,
dobbiamo
ripristinare
la
nostra
ragione
di
esistere
e
quando
parliamo
del
grande
partito
di
centro,
lo
dobbiamo
ricostruire
su
questi
interessi.
Questo
bipolarismo
non
ci
va
bene
perché
divide
i
nostri
interessi
e
mette,
in
termini
di
rappresentanza
politica,
noi
da
una
parte
e
gli
altri
dallaltra.
Sì
ma
se
non
si
mette
mano
ad
una
nuova
legge
elettorale,
sarà
arduo
se
non
impossibile
che
lintento
divenga
realtà.
La
legge
elettorale
non
è
altro
che
il
mezzo
per
sposare,
coronare
queste
nostre
traiettorie
politiche.
La
legge
elettorale
non
è
il
fine
ma
il
mezzo
e
quando
noi
proponiamo
un
sistema
di
ispirazione
proporzionale,
è
perché
ci
rendiamo
conto
che
in
questo
momento
è
in
gioco
la
democrazia
nel
Paese.
Noi
siamo
chiamati
a
difenderla.
La
crisi
della
democrazia,
ormai,
è
un
fatto
evidente.
Ci
sono
spezzoni
della
società
che
hanno
ingessato
il
sistema,
che
non
vogliono
riforme,
che
non
vogliono
le
liberalizzazioni,
vogliono
invece
che
il
sistema
resti
così
come
è.
Così
facendo,
viene
lesa
la
rappresentanza
popolare
dal
qualunquismo
dei
messaggi
sbagliati,
dallassenza
della
politica.
Dobbiamo
restituire
al
popolo
dei
cittadini
la
forza
che
deve
esprimere
il
Parlamento.
Lo
slogan
di
Dino
Antinori
è
Facciamo
Centro!,
benché
datato,
sembra
attualissimo
per
la
difesa
dei
valori
cui
lUdc
crede.
Sì
perché
cè
la
necessità
di
far
nascere
un
grande
partito
di
centro,
perché
cè
bisogno,
in
questo
momento,
più
di
ogni
altro,
di
difendere
i
valori
per
i
quali
siamo
stati
chiamati
a
fare
politica.
Mi
riferisco
alla
difesa
della
famiglia,
della
difesa
della
vita,
del
libero
mercato,
delle
liberalizzazioni,
dellambiente
ecc.
I
nostri
giovani,
i
giovani
dellUdc,
sono
impegnati
a
ricercare
la
strada
per
approdare
a
candidarsi
ad
una
dirigenza
politica
adeguata.
I
valori
sono
tutte
quelle
cose
per
le
quali
valga
la
pena
vivere.
Oggi,
quella
voglia
di
vivere
non
cè
più
e
noi
abbiamo
il
compito
di
riconquistarla.
La
difesa
della
famiglia
per
lUdc,
è
una
scelta
laica.
Non
dobbiamo
fare
le
crociate,
queste
lasciamole
fare
alla
Chiesa.
Noi
abbiamo
il
compito
di
confezionare
una
legislazione
sana,
intelligente
che
vada
al
di
là
dei
fatti
ideologici.
Dobbiamo
dire
ai
giovani
che
sposarsi
conviene.
Dobbiamo
dire
a
questi
ragazzi
che
vogliono
mettere
su
famiglia
che
ci
sarà
uno
Stato
che
gli
darà
una
mano
a
comprare
casa
e
se
avrà
bambini,
sarà
aiutato.
Non
vogliamo
referendum
per
queste
questioni.
I
referendum
si
rischiano
di
perdere
così
come
capitò
per
il
divorzio.
Dobbiamo
imporre
la
nostra
linea
con
la
forza
delle
idee,
con
lintelligenza
di
evitare
gli
ostacoli
perché,
altrimenti,
rischiamo
di
perdere
anche
questa
battaglia.
Così
come
non
possiamo
avallare
il
principio
della
libera
droga
e
fare
una
legge
in
questo
senso
perché
se
lo
dice
lo
Stato,
allora
vuol
dire
che
si
può
fare.
Insomma,
un
grande
partito
che,
sia
ben
chiaro,
non
è
il
ritorno
della
DC.
La
DC
non
può
tornare
anche
se
la
cultura
cattolica
è
presente
e
resta
nel
nostro
cuore,
nelle
nostre
anime,
nelle
nostre
aspirazioni.
Come
intenderà
posizionarsi
lUdc
a
livello
internazionale?
Linternazionale
democristiana
da
una
parte
e
quella
socialista
dallaltra,
sono
due
culture
che
possono
impedire
le
guerre
perché
i
valori
che
rappresentano
possono
essere
il
dialogo.
Questo
è
il
cammino
della
pace.
La
pace
fa
parte
della
politica
estera
del
nostro
paese.
Noi
apparteniamo
al
partito
popolare
europeo
a
quellEuropa
che
voleva
De
Gasperi,
non
a
quellEuropa
dei
grandi
sistemi
finanziari
delle
multinazionali
che
non
conosciamo.
I
poteri
forti
non
sono
da
combattere,
ma
da
governare,
questo
è
il
segreto
della
politica.
Noi
non
vogliamo
combatterli,
vogliamo
governarli
dobbiamo
essere
consapevoli
della
forza
della
rappresentanza
popolare.
Il
grande
progetto
europeo
è
questo.
E
la
garanzia
di
pace
della
diplomazia
preventiva
che
noi
per
primi
al
governo
abbiamo
attuato
azzerando
il
debito
dei
paesi
terzi.
Ma
una
diplomazia
preventiva
può
attuarla
solo
chi
possiede
valori
perché
quando
ha
successo,
nessuno
la
conosce,
nessuno
sa
che
è
esistita.
Questa
è
la
forza
della
politica.
Il
nostro
Congresso
si
baserà
su
queste
riflessioni.
La
nostra
politica
estera
è
importante
per
gli
equilibri
tra
popoli,
i
rapporti
bilaterali
sono
importanti:
la
Cina,
lIndia,
il
Vietnam.
Ma
dobbiamo
chiederci
se
fanno
veramente
gli
interessi
degli
italiani
che
non
possono
essere
soltanto
azioni
di
mediazione
in
medio
oriente
tra
palestinesi
ed
israeliani.
Dobbiamo
dimostrare
che
il
nostro
paese
non
è
una
super
potenza
perché
è
seduto
alle
Nazioni
Unite
al
Consiglio
di
Sicurezza,
ma
perché
è
una
super
potenza
culturale.
La
nostra
politica
estera
deve
rappresentare
anche
una
occasione
di
trovare
nuove
opportunità
per
le
nuove
generazioni
che
guardano
ai
Balcani,
al
mediterraneo,
non
essere
il
palcoscenico
del
ministro
degli
esteri
di
turno.
E
possibile
che
il
partito
possa
migrare,
transumare
in
altri
lidi?
Noi
vogliamo
scrivere
lagenda
delle
priorità.
Sulle
riforme,
sulla
legge
elettorale,
sul
risanamento
economico
del
nostro
paese,
non
ci
sono
vincoli
di
maggioranze
o
vincoli
di
appartenenza
ad
una
coalizione
o
ad
unaltra.
Questo
significa
essere
disponibili
per
gli
interessi
generali
a
discutere
con
tutti
rimanendo
esattamente
dove
ci
hanno
messo
gli
elettori.
I
nostri
avversari
politici
ed
alcuni
ex
alleati
hanno
parlato
in
termini
molto
pittoreschi
di
un
nostro
tentativo
di
passare
di
là.
Noi
non
vogliamo
passare
da
nessuna
parte,
stiamo
bene
dove
siamo
con
la
nostra
forza
della
ragione.
Stiamo
dove
sono
i
nostri
interessi,
i
nostri
valori
da
difendere.
Le
nostre
alleanze
le
faremo
con
la
coscienza
e
la
consapevolezza
di
essere
dalla
parte
giusta
perché,
sui
valori,
non
si
può
aprire
un
negoziato.
Questo
non
è
possibile.
Penso
agli
amici
cattolici
che
militano
nel
centrosinistra
che
hanno
preferito
il
vincolo
di
coalizione
alle
loro
ragioni
che
hanno
negoziato.
Se
questo
governo
fallisse
(per
ironia
della
sorte,
oggi,
21
febbraio,
il
governo
è
caduto
al
Senato),
dobbiamo
essere
pronti
a
proporre
la
nostra
politica
da
mettere
in
piedi.
Dal
Congresso,
verrà
fuori
un
partito
la
cui
politica
farà
sentire
la
sua
forza
propositiva.
Salvatore
Viglia
/
Eureka
Giornalista
a
Montecitorio
per
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