INTERVISTA
Il
sen.
Claudio
Micheloni:
«Una
commissione
permanente
per
gli
italiani
allestero
e
una
sottocommissione
per
Rai
International
e
Rai
in
Europa»
24.10.06
-
Per
il
suo
impegno
pregresso,
lei
ha
una
grande
esperienza
di
emigrazione
e
di
immigrazione,
a
maggior
ragione
è
un
addetto
ai
lavori
nel
vero
senso
della
parola
Penso
di
si.
Nessuno
ha
la
ricetta
giusta
per
le
integrazioni,
queste
sono
esperienze
complesse,
però
il
bagaglio
che
ho
accumulato,
che
poi
è
la
mia
esperienza,
non
è
sicuramente
la
migliore
o
la
peggiore
ma
intendo
bene
metterle
al
servizio
della
politica
italiana.
Sono
convinto
che,
se
i
parlamentari
della
circoscrizione
estero
non
intervengono
sulla
politica
nazionale,
ben
presto
ci
si
chiederà
perché
cè
la
circoscrizione
estero.
Non
possiamo
limitarci
solo
ad
affrontare
i
giusti
problemi
della
nostra
gente
perché
per
quello
siamo
stati
eletti
però,
come
in
tutti
i
parlamenti
del
mondo,
in
tutte
le
democrazie
del
mondo,
bisogna
trovare
consenso
sulle
proposte
che
noi
apportiamo
per
i
problemi
della
circoscrizione
estero
e
per
trovare
consenso
dobbiamo
essere
partecipi
ed
attivi
anche
sui
problemi
della
politica
interna.
In
modo
particolare,
sulla
politica
degli
immigrati
in
Italia.
Il
nostro
ruolo
non
deve
esaurirsi
solo
per
gli
italiani
allestero,
perché
se
ci
limitiamo
a
questo,
secondo
me,
falliamo.
Questa
è
la
mia
convinzione.
Allo
stato
delle
cose,
si
ritiene
soddisfatto
del
lavoro
fatto
sin
qui
tra
Senato
e
Camera?
Direi
di
si.
In
queste
ultime
settimane
ci
sono
segnali
concreti
di
presa
di
coscienza
della
presenza
dei
parlamentari
esteri.
I
primi
mesi
sono
serviti
a
far
capire
che
ci
siamo
anche
noi
perché
nessuno
era
preparato
al
nostro
arrivo
qui.
Non
solo
sul
piano
politico,
ma
anche
sul
piano
concreto.
Siamo
sbarcati
e
bisognava
far
capire
che
eravamo
presenti.
In
queste
ultime
settimane,
però,
ci
sono
dei
segnali
politici
importanti
soprattutto
qui
al
Senato.
E
stata
depositata
una
mozione
da
parte
del
gruppo
dellUlivo
che
chiede
linsediamento
di
una
commissione
speciale
permanente
per
le
politiche
degli
italiani
nel
mondo.
Non
una
commissione
ghetto.
Sarà
una
commissione
formata
da
29
senatori
e
noi
eletti
allestero
siamo
solo
6,
dunque,
una
commissione
trasversale.
Non
è
una
riserva
indiana
ma
uno
strumento
indispensabile
per
noi
per
affrontare
i
problemi
specifici
della
nostra
circoscrizione
insieme
a
tutti
gli
altri
senatori.
Questo
è
un
segnale
fortissimo,
è
una
delle
prime
cose
che
avevo
chiesto
e
si
è
materializzata
in
una
mozione
dellUlivo
proprio
nella
settimana
scorsa
(per
chi
legge
è
il
22
ottobre).
Un
altro
segnale
positivo
che
neanche
era
stato
sollecitato,
è
stata
la
mia
nomina
alla
Commissione
di
vigilanza
ed
indirizzo
della
Rai.
Ci
sono
segnali
concreti,
adesso
leffetto
reale
lo
vedremo
nelle
prossime
settimane,
le
più
difficili
di
ogni
anno
legislativo,
quello
della
finanziaria.
Ci
saranno
tutti
i
nostri
emendamenti,
tutti
i
problemi
classici
che
dobbiamo
affrontare,
vedremo
in
che
modo
saremo
capaci
di
far
pesare
la
nostra
presenza
e
di
essere
anche
convincenti.
Il
primo
vero
bilancio
lo
potremo
fare
la
sera
che
si
vota
la
finanziaria
se
saremo
riusciti
a
raggiungere
gli
obiettivi
che
ci
siamo
prefissati.
Per
questo,
dobbiamo
essere
molto
presenti
sul
dibattito
politico
generale,
non
solo
sui
nostri
problemi.
Il
CGIE,
grande
questione.
Abolirlo
o
tenerlo?
Per
quanto
mi
riguarda,
lipotesi
di
abolire
il
CGIE,
non
esiste,
non
è
mai
esistita.
Questo
CGIE,
come
è
adesso,
non
è
più
funzionale
alla
presenza
dei
parlamentari.
Va
riformato
con
urgenza,
questa
è
la
mia
convinzione,
su
questo
punto
non
sono
disposto
a
trattare
se
abolirlo
o
no,
non
esiste
lipotesi
perché
è
uno
strumento
che
è
soprattutto
indispensabile
per
noi
parlamentari,
per
avere
collegamenti
con
i
territori
che
dobbiamo
rappresentare.
Bisogna,
invece,
cambiarne
la
struttura,
cambiarne
la
funzione,
il
ruolo,
su
questo
è
necessario
ed
urgente
metterci
al
lavoro.
Personalmente,
ho
proposto
al
CGIE,
di
creare
un
tavolo
largo
perché
il
CGIE
non
può
auto
riformarsi
e
non
può
essere
neanche
solo
il
parlamentare
a
riformarlo.
Occorre
il
consenso,
il
coinvolgimento
delle
associazioni,
dei
sindacati,
degli
enti,
dei
partiti,
dei
Comites
in
prima
linea,
del
CGIE
stesso
e
dei
parlamentari.
Ciò,
credo,
sia
assolutamente
indispensabile.
Mi
si
dà
la
responsabilità
della
querelle,
ma
io
non
la
vedo
così.
Ho
fatto
la
scelta
di
dimettermi
perché
ritengo
assolutamente
incomprensibile
che
un
parlamentare
sia
anche
membro
di
un
consiglio
consultivo
e
poi,
invece,
è
chiamato
a
rappresentare
e
difendere
nelle
sedi
parlamentari.
Mi
sono
dimesso
per
rafforzare
la
mia
posizione
come
parlamentare
indipendente
dal
Consiglio
Generale
e
per
rafforzare
il
Consiglio
Generale
che
deve
prendere
le
sue
decisioni
in
totale
autonomia.
La
scelta
delle
dimissioni
andava
fatta
indipendentemente
dalla
riforma
che,
probabilmente,
prevederà
lincompatibilità
per
queste
due
funzioni.
Mi
è
sembrato
normale
anticipare
questa
cosa.
Il
problema
dellinformazione,
laffronterà
da
vicino
allora
una
volta
presente
in
commissione
vigilanza
Rai?
Direi
che
linformazione
è
uno
dei
grossi
problemi.
Dobbiamo
essere
molto
attenti
nella
commissione
vigilanza
Rai.
Ho
chiesto
linsediamento
di
una
sottocommissione
permanente
per
Rai
International
e
Rai
in
Europa,
per
le
radio
che
spesso
dimentichiamo
ma
che
sono
un
canale
importante.
Spero
che
questa
commissione
si
insedierà
rapidamente
ed
affianco
a
questa
anche
la
sottocommissione.
Bisogna
riprendere
il
discorso
della
carta
stampata
che,
per
le
prime
generazioni,
resta
uno
dei
canali
importanti
dellinformazione.
Non
credo
che
si
possa
continuare
a
lungo
con
i
finanziamenti
a
pioggia
che
non
soddisfano
nessuno,
non
risolvono
i
problemi
di
nessuno
e
non
migliorano
la
qualità
del
prodotto.
Neanche
si
può
continuare
sempre
a
spremere
il
volontariato.
Il
nuovo
movimento
Italiani
nel
mondo
del
senatore
De
Gregorio,
cosa
ha
a
che
fare
con
gli
italiani
allestero
o
non
è
altro
che
una
manovra
politica?
Allora,
il
signor
De
Gegorio,
con
gli
italiani
nel
mondo,
non
ha
nulla
a
che
fare,
nulla
a
che
vedere
e
questo
deve
essere
ben
chiaro.
Lunica
esperienza
migratoria
del
senatore
De
Gregorio,
che
si
potrebbe
paragonare
con
la
nostra,
è
la
sua
storia
personale
di
migrazioni
nei
partiti
politici
italiani.
Noi
abbiamo
emigrato
nei
paesi
per
lavorare
e
lui
emigra
per
interessi
suoi
personali
nei
partiti
politici
italiani.
Quel
signore
ci
strumentalizza
semplicemente,
ci
utilizza
come
strumento
politico,
lui,
con
noi,
non
ha
assolutamente
nulla
a
che
vedere.
Però,
non
va
sottovalutato
il
rischio
di
strumentalizzazioni
di
questo
tipo.
E
facile,
su
un
collegio
di
tre
milioni
di
elettori,
trovare
degli
opportunisti
che
son
pronti
ad
agganciarsi
al
treno
di
un
altro
opportunista.
De
Gregorio
non
avrà
nessuna
presa
sulla
collettività,
nessun
effetto
sulla
gente.
Egli
è
altro
da
noi.
Se
dipendesse
solo
da
lei,
cosa
realizzerebbe
immediatamente
per
gli
italiani
allestero?
Per
una
cosa
sola
non
sono
in
grado
di
rispondere,
ci
sono
alcune
cose
che,
secondo
me,
vanno
affrontate
in
parallelo,
in
questo
senso
ci
vorrà
un
podi
tempo.
Posso
parlare
almeno
di
tre
cose
da
mettere
sullo
stesso
piano.
Due
che
riguardano
il
nostro
collegio
estero.
Una
riforma
non
delle
rete
consolare
perché
questo
sarebbe
un
modo
per
non
modificare
le
cose,
una
proposta
gattopardesca
cambiare
tutto
e
non
cambiare
niente,
io
propongo
una
profonda
riforma
del
Ministero
degli
Affari
Esteri.
Bisogna
assolutamente
entrare
in
quel
ministero,
riformarlo,
ripensarlo
in
modo
moderno
e
renderlo
efficiente
per
linsieme
della
politica
estera
italiana
di
oggi.
Nello
stesso
modo
una
riforma
della
diffusione
della
lingua
e
cultura
italiana
nel
mondo,
non
solo
la
loro
difesa,
ma
una
diffusione
che,
nel
contempo,
la
valorizzi.
Perché
facendo
questo,
sviluppando
la
presenza
italiana
nel
mondo,
si
sviluppa
la
presenza
italiana
economica
nel
mondo.
Queste
due
cose,
sul
collegio,
hanno
una
priorità
assoluta.
Parlando
di
riforma
del
ministero
degli
Esteri,
dentro
cè
il
problema
dei
Consolati,
dei
passaporti
e
via
discorrendo,
insomma,
tutto
è
collegato
a
questa
riforma.
Laltro
aspetto
è
far
cambiare
la
filosofia
fiscale
in
Italia
nei
confronti
degli
italiani
allestero.
Si
dice
che
non
paghiamo
le
tasse.
Non
è
vero.
Ne
paghiamo
molte
e
ne
paghiamo
anche
di
ingiustificate.
Bisogna
pensare
a
tutto
un
altro
tipo
di
rapporto
fiscale
con
gli
italiani
allestero
sui
beni
che
i
nostri
genitori
hanno
costruito
in
Italia
e
che
adesso
ereditano
le
nuove
generazioni.
Investimenti
fatti
in
Italia
che
hanno
per
decenni
salvato
leconomia
italiana,
hanno
equilibrato
le
nostre
rimesse,
hanno
riequilibrato
la
bilancia
dei
pagamenti
per
tanti
anni.
Oggi,
lunico
riconoscimento
che
viene
dato
dallo
Stato
centrale,
è
di
tassarli
in
modo
un
pofuori
dalle
righe.
Come
la
mettiamo,
allora,
con
la
no
tax
area?
Gli
italiani
allestero
dovranno
fare
la
dichiarazione
dei
redditi
superiori
a
3000
euro?
Questa
finanziaria
è
utile
o
no
per
loro?
Il
problema
della
no
tax
area
è
stato
un
problema
subentrato
col
decreto
Bersani
e
che,
comunque,
con
il
decreto
fiscale
del
3
ottobre,
è
stato
sospeso
per
il
2006.
Quindi,
un
primo
risultato,
su
questo,
labbiamo
ottenuto
e
adesso,
sulla
no
tax
area,
in
questa
fase
di
finanziaria,
bisogna
fare
un
lavoro
approfondito
perché
una
parte
delle
persone
che
sono
toccate
da
quella
proposta
presente
nel
decreto
Bersani,
vanno
protette
cioè
i
nostri
pensionati,
le
persone
che
vivono
con
dei
redditi
molto
bassi,
ma
ci
sono
anche
persone
che
sono
allestero
proprio
per
non
pagarle
le
tasse,
dunque,
quelle
persone
lì
vanno
distinte
e
le
tasse
le
devono
pagare.
Se
poi
dobbiamo
fare
la
dichiarazione
dei
redditi,
la
faremo,
in
ogni
paese
civile
e
democratico
si
fa,
ciascuno
denuncia
i
propri
redditi
e,
siccome
io
sono
abituato
a
pagare
le
tasse,
non
mi
scandalizza
se
devo
fare
la
dichiarazione
dei
redditi
anche
in
Italia.
Bisogna
uscire
da
questo
piagnisteo
permanente
del
povero
italiano
allestero.
Se
dobbiamo
fare
le
dichiarazioni
dei
redditi
le
faremo
poi
chi
deve
pagare
pagherà.
Ciò
che
ritengo
ingiusto
è
che
ci
siano
i
furbi
che
evadono.
Questa
finanziaria
ha
dato
un
primo
segnale,
almeno
qui,
i
parlamentari
della
maggioranza,
avevano
preso
una
posizione
molto
chiara
col
governo
e
cioè
che
non
andavano
toccati
i
capitoli
per
gli
italiani
allestero.
Ci
troviamo
con
una
finanziaria
con
14
milioni
in
tabella
A
per
coprire
tagli
di
12,
vuol
dire
che
questa
prima
nostra
presa
di
posizione
ha
avuto
effetto.
Però
non
è
sufficiente,
non
è
soddisfacente.
Adesso
sta
a
noi
lavorare
per
cambiare
questa
finanziaria
con
il
lavoro
nelle
commissioni,
negli
emendamenti.
Non
mi
faccio
illusioni,
sarà
un
lavoro
difficile
però
la
battaglia
va
fatta
per
tentare
di
portare
a
casa
qualche
risultato.
Salvatore
Viglia
/
Eureka
Giornalista
a
Montecitorio
per
gli
italiani
nel
mondo
Vice
Direttore
www.lideale.it
Via
Veneto,
108
-
00187
-
Roma
Tel.
06
42014545
Cell.
3383693744
<<
INDIETRO