Intervista
alla
Senatrice
Marina
Magistrelli
(Ulivo).
14.07.07
-
Commissione
giustizia;
Commissione
permanente.
Politiche
dellUnione
Europea;
Consiglio
di
garanzia;
membro
dei
45
del
Comitato
per
il
Partito
Democratico.
Dunque,
Walter
Veltroni,
ha
garantito
le
sua
candidatura
per
il
partito
Democratico
ma,
una
buona
parte
della
Margherita,
non
ha
mostrato
grandi
entusiasmi.
Walter
Veltroni
è
sempre
stato
il
candidato
naturale.
Fu
lui
che
con
Prodi
e
Parisi,
segnò
la
strada
dellUlivo.
Con
lui
si
sono
vissuti
tutti
quei
passaggi,
tra
gioie
e
dolori
che
poi
hanno
portato
al
Partito
Democratico.
Nulla,
dunque,
sulla
persona.
A
mio
parere,
però,
Walter
non
si
dovrebbe
lasciar
trascinare
verso
la
candidatura
unica.
In
effetti,
è
una
candidatura
imposta
con
il
classico
e
vetusto
sistema
dei
partiti.
In
fondo,
il
metodo
adottato
dai
DS
nel
fare
il
suo
nome,
è
lesatto
opposto
di
quello
che
avevamo
sempre
pensato
per
il
nuovo
partito.
Mi
spiego.
Il
Partito
democratico
basa
la
sua
forza
costitutiva
sullattenzione
ad
una
esigenza
di
nuovo
che
si
sente
nel
paese:
la
volontà
di
uscire
dai
vecchi
schemi
di
partito.
Proprio
per
il
bisogno
di
cambiamento
auspicato,
ci
aspettavamo
che
raccogliesse
la
sfida
di
correre
con
più
candidati
alla
segreteria
del
PD.
Invece,
è
stato
candidato
dal
segretario
dei
DS,
Piero
Fassino
e
in
nome
dell'unità
del
partito,
Bersani,
ha
rinunciato
a
candidarsi.
Personalmente,
mi
sarei
aspettata
che
Veltroni
partecipasse
ad
una
competizione
vera.
Come
dire:
candidatura
sì,
ma
insieme
ad
altre
per
la
guida
del
Partito
Democratico.
E
stata
scelta
la
formula
della
ratifica
e
mi
dispiace
perché
questo
lo
indebolisce.
Lo
si
vede
dal
dibattito
che
cè
in
questi
giorni
sulla
stampa
ed
in
televisione.
Lei
è
in
linea
con
quanto
affermato
dal
Ministro
Parisi
che
la
candidatura
unica
di
Veltroni
sarebbe
la
peggiore
candidatura
pur
essendo
il
migliore
candidato?
Sì,
convengo.
E
la
peggiore
perché,
come
detto,
lo
indebolisce.
Meglio
avrebbe
fatto
a
non
accettare
la
candidatura
come
è
stata
formulata
da
Piero
Fassino
e
cioè
per
nome
e
conto
dei
DS.
Partecipare
ad
una
competizione,
sarebbe
stato
auspicabile
per
la
sua
stessa
elezione
a
segretario
del
PD.
Rinnovamento
allora,
ma
come
spiega
allora
che
il
comitato
dei
45
non
annovera
giovani
quarantenni
al
suo
interno?
Una
questione
giovani
esiste.
Però,
è
necessario
che
questi,
siano
"giovani
veri".
Nel
mondo
della
politica
noi
abbiamo
giovani
che,
qualche
volta,
sono
peggio
degli
adulti,
cioè,
giovani
che
entrano
non
dalla
porta
ma
dalla
finestra
con
listituto
della
cooptazione
e
messi
lì
dal
grande
fratello.
Noi
vogliamo,
invece,
che
la
politica
apra
alla
partecipazione
dei
giovani
e
che
il
giovane
diventi
attivista,
che
partecipi,
che
soffra,
che
lavori
per
la
politica.
Poi,
ci
penserà
la
selezione
naturale
a
fargli
trovare
la
sua
collocazione.
In
politica,
abbiamo
qualche
giovane
che
non
ha
mai
lavorato
e
che
è
già
vecchio
nell'
esperienza
politica.
Magari
ha
30
anni
ma
sono
già
20
anni
che
fa
politica,
così
come,
al
contrario,
esistono
persone
che
pur
avendo
65
anni,
sono
in
politica
da
soli
5
o
6
anni.
Il
problema,
quindi,
non
è
letà.
Il
problema
è
che
la
politica
deve
trovare
un
modo
per
dare
opportunità
a
tutti
di
entrare
a
farvi
parte.
Ma
come
si
fa
se
si
presentano
sempre
gli
stessi
veterani,
che
sono
disposti
a
candidarsi
a
tutte
le
cariche?
Cè
una
classe
dirigente
nella
politica
che,
in
qualche
modo,
riperpetua
sé
stessa.
Diciamola
così.
Dobbiamo
liberare
la
politica
e
ci
riusciremo
solamente
attraverso
una
competizione
vera.
Un
tappo
rappresentato
da
personalità
come
Dini,
dice
che
sarà
facile
da
togliere?
Non
dobbiamo
essere
estremisti
in
queste
posizioni.
Cè
la
necessità,
nei
nuovi
organismi,
anche
di
tenere,
al
proprio
interno,
quanti
hanno
espresso
una
idea,
una
storia.
Personalmente,
sono
più
per
mixare
le
appartenenze,
le
età,
i
generi.
Viviamo
in
un
paese
plurale
e
questa
pluralità
deve
essere
rappresentata
anche
dentro
il
PD.
Naturalmente
la
ribellione
che
si
sente
nel
paese
va
presa
in
considerazione.
Al
voglio
esserci
al
voglio
partecipare
alle
decisioni
deve
seguire
la
volontà
di
mettersi
in
competizione.
Loperazione
che
noi
stiamo
pensando
di
fare
il
14
ottobre,
è
esattamente
questa.
Il
nostro
elettorato
sarà
chiamato
a
votare
per
creare
le
basi
affinché
la
nuova
classe
dirigente,
non
sia
una
classe
dirigente
autoreferenziale
ma
una
classe
dirigente
frutto
di
primarie
anche
nei
vari
livelli
territoriali.
Nessun
paracadute
per
nessuno.
Alla
data
del
14
ottobre
dovremmo
arrivare
senza
i
soliti
accordi
di
partito
per
cui
ci
si
dividono
i
posti.
Oltre
alle
persone,
dovranno
essere
considerati
i
progetti,
gli
obiettivi
politici,
la
linea
e
lindirizzo
politico
proposto.
Una
volta
fatto
tutto
questo,
quali
sono
le
priorità
cui
dovrà
dedicarsi
il
PD?
L'emergenza
assoluta
è
la
legge
elettorale.
Ci
troviamo
davanti
ad
una
emergenza
democratica.
Non
ci
dobbiamo
dimenticare
che
le
nostre
attuali
difficoltà
erano
state
previste
anzi,
volute,
dalla
Cdl.
Avevano
previsto
che
il
centrosinistra
avrebbe
vinto
le
elezioni
e
che
avrebbe
avuto
difficoltà
a
governare.
Dobbiamo
cambiare
questa
legge
elettorale
con
le
buone
o
con
le
cattive.
Le
buone
saranno
gli
accordi
tra
i
partiti,
le
cattive,
chiamare
i
cittadini
ad
esprimersi
sul
referendum.
Scusi
le
insistenze,
parliamo
di
giovani
nel
PD
e
poi
reclutate
Follini
che
ha
militato
dallaltra
parte.
I
giovani
intanto,
arrivano
tardi
su
tutte
le
tappe
della
loro
vita.
E
tutto
vero.
Cè
bisogno
di
riformare.
Le
riforme
le
abbiamo
individuate
nel
programma,
adesso
aspettiamo
solamente
di
poterle
attuare.
Ma
per
aiutare
i
giovani
in
questo
momento,
mi
sembra
che
bisogna
partire
dai
problemi
di
sistema,
come
la
riforma
delle
pensioni,
in
modo
da
dare
un
futuro
anche
ai
giovani
che
un
domani
arriveranno
alletà
pensionabile.
Dare
a
questi
ragazzi
la
possibilità
di
crearsi
una
famiglia,
accendere
un
mutuo,
comprare
una
casa,
trovare
lavoro.
Cè
bisogno
di
un'azione
politica
che
accompagni
i
giovani
verso
la
vita
sociale.
Intorno
alla
questione
giovani
si
fa
molta
demagogia.
Non
crede
che
è
il
terreno
fertile
per
la
retorica
politica?
Penso
per
i
giovani
le
stesse
cose,
mutatis
mutandis,
che
penso
per
le
donne.
Dobbiamo
evitare
di
fare
i
cosiddetti
"movimenti
giovanili"
e
i
"movimenti
delle
donne"
perché
rischiano
di
diventare
luoghi
di
emarginazione.
Noi
della
Margherita,
queste
cose
per
le
donne
non
le
abbiamo
fatte.
Siamo
poche,
è
vero,
ma
almeno
lavoriamo
insieme
nel
partito.
Non
abbiamo
creato
la
riserva
indiana.
Ai
giovani
chiediamo
volontariato,
partecipazione,
capacità
di
prendere
iniziative
politiche.
Questo
significa
"formarsi"
alla
politica.
La
prima
preoccupazione
non
sono
le
cariche
o
chi
farà
che
cosa.
Cosa
ha
il
Partito
Democratico,
in
più,
rispetto
ai
DS
ed
alla
Margherita?
La
forma
di
partito.
Con
il
PD
abbiamo
scelto
di
essere
un
partito
plurale,
non
un
partito
identitario.
Vogliamo
un
partito
che
pensi,
soprattutto,
più
che
alla
propria
identità,
al
governo
del
paese.
Salvatore
Viglia
Direttore
di
www.politicamentecorretto.com
(dal
primo
settembre
on
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