Non
resta
che
provare.
Chi
può
avere
ancora
paura
della
sinistra
e
basta?
12.10.06
-
La
politica
degli
ultimi
anni,
sta
facendo
i
conti
con
trasformazioni
non
fisiologiche,
bensì
coattive.
Ci
riferiamo
alla
tiritera
ideologica
che
coinvolge
tutti
i
partiti
a
presentarsi
in
una
veste
nuova
e
versatili
sfaccettature.
Il
problema
di
fondo
è:
cambiare,
migliorarsi,
proporre
soluzioni,
sembrare
freschi,
innocui
e
senza
precedenti
vincolanti.
Tanto
a
destra
quanto
a
sinistra,
le
meningi
politiche
dei
leaders,
sono
messe
a
durissima
prova
nel
tentativo
di
trovare
quella
novità
che
possa
calamitare
consensi
elettorali.
Lo
scenario
futuro
sembra
orientato
verso
due
schieramenti
e,
questo,
non
sembrerebbe
una
novità.
Ma
i
due
schieramenti,
dovrebbero
connotarsi,
il
primo,
in
un
Grande
Polo
nel
quale
annoverare
i
moderati,
ed
il
secondo,
in
uno
schieramento
di
sinistra
e
basta.
Sinistra
e
basta
vuol
dire
contenitore
composto
da
tutti
quelli
che
non
condividono
la
politica
proposta
a
partire
dai
Ds
sino
ad
An.
Paradossalmente,
il
successo
indiscusso
di
questo
Grande
Polo
così
composto,
non
potrebbe
che
dipendere
e
seguire
a
ruota
un
periodo
poco
fortunato,
quando
non
fallimentare
addirittura,
di
governo
di
sinistra
e
basta.
Si
tratta
di
dimostrare
che
il
centrosinistra,
è
un
area
che
disturba,
sconcerta
l
orientamento
degli
elettori
sino
a
divenire,
per
certi
versi,
insulsa.
Il
centrosinistra,
così
come
oggi
si
concepisce,
è
un
astrazione,
un
arzigogolo
politico
faticoso
da
giustificare.
Una
sfacchinata
ideologica
che
affanna
a
trovare,
topograficamente,
un
ruolo
ed
una
linea.
La
sinistra
e
basta,
a
ben
vedere,
non
ha
mai
governato
questo
paese.
Ebbene,
è
venuto
il
momento.
Le
sue
istanze
rivelatesi
deleterie
e
non
adeguate
né
ai
tempi,
né
ancor
meno,
alle
necessità
della
nazione,
decreterebbero,
inesorabilmente,
la
fine
di
un
governo
di
sinistra
e
basta
una
volta
e,
forse,
per
sempre.
Dunque,
il
futuro
di
questo
Grande
Polo,
di
questo
ventaglio
istituzionale
allargato
in
un
abbraccio
circolare
di
esperienze
di
mezzo
secolo
di
storia
repubblicana,
sarebbe
legato
a
doppia
mandata
all
insuccesso
di
un
governo
di
sinistra
e
basta.
Proprio
la
sinistra
e
basta
perché
essa
è
stata
ed
è
una
fucina
continua
di
applicazioni
ideologiche,
popolari
e
populiste.
Stesso
blasone
non
può
vantare
certo
la
destra.
Lavoro
per
tutti;
no
global;
lavorare
tutti
lavorare
meno;
la
casa
per
tutti;
equità
sociale;
più
risorse
ai
lavoratori;
pensioni
dignitose;
lotta
al
precariato;
diritto
allo
studio;
rivendicazioni
dei
movimenti
e
via
discorrendo.
Essa
è
punto
di
forza
di
grande
impatto
sullopinione
pubblica
nellottica
della
rivendicazione
sociale
inserita
nella
manifestazione
di
piazza
emotiva,
suggestiva
e,
spesso,
efficace.
Senza
contare
la
letteratura
che,
dal
secolo
precedente,
a
questo,
costella
le
biblioteche
di
mezzo
mondo
di
intellettuali
di
quell
area
che
hanno
prodotto,
senza
difficoltà,
teorie
e
soluzioni
accessibili
ma
demagogiche.
E
ovvio
che
nessun
estremismo
è
più
alla
portata
del
nostro
paese.
Nessun
esproprio
proletario
potrebbe
essere
avallato,
niente
togliamo
ai
ricchi
per
dare
ai
poveri.
Premesso
ciò,
istanze
di
questo
tipo,
immerse
nella
realtà,
durerebbero
il
tempo
di
un
fine
settimana.
Ogni
tentativo
in
questo
senso,
sarebbe
rigettato.
E
non
dall
opposto
schieramento,
bensì,
motu
proprio,
dall
elettorato,
spontaneamente,
poco
propenso
ad
affrontare
una
politica
che,
in
questo
senso,
sarebbe
solo
traumatica
e
niente
affatto
moderata.
Una
sinistra
e
basta
al
potere
ed
al
governo
di
questo
paese,
anche
quando
non
avesse
i
numeri,
ma
semplicemente
per
tattica
e
strategia
di
un
centrodestra
marpione,
si
troverebbe
ad
affrontare
in
maniera
diretta
i
problemi
per
i
quali
è
divenuta
megafono.
Potrebbe
arrendersi
addirittura
fallendo
il
mandato
e
le
sue
stesse
prospettive
programmatiche
al
cospetto
di
realtà
le
cui
denunce
sono
semplici,
le
soluzioni,
però,
difficili.
Il
grande
limite
della
sinistra
e
basta
è
quello
di
non
saper
fare
altro
che
opposizione.
Omologare
un
tale
fallimento,
darebbe
il
via
senza
remore
ad
una
coalizione
forte
e
numerosa,
ben
assortita,
clichè
del
moderato
tipo.
Ma
soprattutto
decreterebbe
linutilità
di
una
coalizione
di
centrosinistra.
La
sinistra
e
basta
continuerebbe
a
vivere.
Non
basterebbe
una
tale
debacle
a
convincerla
ad
abbandonare
la
scena
politica
oppure
a
convertirsi.
Non
è
tipico
della
sinistra
e
basta
rinunciare
agli
ideali
ancorché
difficili
da
realizzare.
Essa
si
bea
di
utopie
e
buonismi,
pasce
nella
contraddizione
tra
pensiero
e
realtà.
Ciò
che
la
contraddistingue,
infatti,
è
la
fede,
lo
spirito
di
conservazione,
la
forza
di
riproporsi.
Magari
assottigliata
nelle
file,
malconcia,
ma
esisterebbe
ancora
immergendosi
in
una
riflessione
profonda
proiettata
nel
futuro
per
una
opposizione
intransigente.
La
sconfitta
della
sinistra
e
basta
servirebbe,
però,
a
convincere
tutto
il
resto
dell
arco
costituzionale,
a
riconoscersi
in
un
area
che
è
quella
condivisa
dei
moderati
e
dei
cosiddetti
riformisti,
bravi,
carini,
non
violenti
e
disponibili
a
proporre
solo
cose
buone
per
la
gente
e
per
il
paese.
Ecco,
dunque,
i
due
poli,
l
uno
contrapposto
alla
sinistra
e
basta.
Dove
l
uno
è
conseguenza
del
secondo,
dove
il
primo
governerà
sempre
in
forza
dei
numeri,
dove
il
secondo
sarà
sempre
all
Opposizione.
Il
tutto
sino
al
momento
in
cui
la
sinistra
e
basta
non
troverebbe
i
mezzi,
le
risorse
ideologiche,
per
ribaltare
i
rapporti
di
forza
divenendo
essa
stessa
il
Grande
Polo
e
dove
ad
opporsi
sarebbe,
questa
volta,
la
destra
e
basta.
Salvatore
Viglia
/
Eureka
Giornalista
a
Montecitorio
per
gli
italiani
nel
mondo
Vice
Direttore
www.lideale.it
Via
Veneto,
108
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00187
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Roma
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