Il voto all' estero e la Costituzione violata
4 marzo 2010
Le pagine dei giornali sino piene di notizie sul “caso Di Girolamo”, il senatore eletto nella circoscrizione estero, dimissionario a seguito di un ordine di arresto della Magistratura per violazione della normativa elettorale con l'aggravante mafiosa. Un caso eclatante e preoccupante, che ha giustamente indotto molti (giornalisti, politici e giuristi) a chiedere dei correttivi alla legge sul voto all'estero. Da media apprendiamo che il 3 marzo 2010 è stato presentato in Parlamento il disegno di legge, “Modifiche alla legge 27 dicembre 2001, n. 459, in materia di voto da parte dei cittadini italiani residenti all'estero”, per abolire il voto per corrispondenza e introdurre il voto presso le sezioni elettorali istituite negli Uffici Consolari.
Finalmente! Era ora!
Il “caso Di Girolamo” non è solo un caso giudiziario, ma anche un caso giuridico e politico. Esso ha, infatti, dimostrato la fallibilità del sistema elettorale e, dunque, della legge istitutiva del voto per i cittadini italiani residenti all'estero. Esso ha messo in crisi il sistema democratico ed istituzionale. Una vera bomba. Ah, se la nostra Costituzione potesse parlare …..
Ma tutto questo si poteva evitare.
Lo poteva evitare il legislatore. Nel 2001, quando ha stabilito le modalità di esercizio del voto all'estero. Oppure nel 2006, dopo le elezioni. Mi viene, quindi, in mente il mio articolo “Il diritto di voto degli italiani all'estero. Aspetti storici e giuridici ” pubblicato nel giugno 2006, all'indomani delle elezioni parlamentari. Le prime che hanno visto la partecipazione al voto dei nostri connazionali residenti “oltreconfine” (circa 4 milioni) e l'elezione di 12 deputati e 6 senatori “oltreconfine”. Già allora evidenziai che il sistema del voto per corrispondenza (l'elettore vota a casa propria e poi si spedisce per posta la scheda voto) non garantisce affatto la necessaria segretezza e riservatezza al momento della votazione. E che per le sue particolari modalità questo sistema si presta - purtroppo - a facili condizionamenti, controlli e manipolazioni. Suggerii quindi di far votare gli aventi diritto presso appositi seggi elettorali allestiti all'interno dei Consolati italiani, magari comprendendo anche gli Uffici dei Consolati Onorari. Spiegai poi che solo in questo modo si sarebbe pienamente attuato quel principio fondamentale sancito dall' art. 48 della Costituzione: “ Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed uguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico ”. E' il principio sacro della libertà e della segretezza del voto. Perché il voto può essere veramente libero solo quando è segreto. La segretezza del voto è per il cittadino sia un diritto che un dovere. Che lo Stato deve garantire e tutelare. Ciò, non solo nell'interesse del singolo cittadino, ma, soprattutto, della nostra Democrazia. Il bene superiore.
Arriviamo quindi alla Costituzione. Una Costituzione che è stata violata.
Doveva scoppiare il “caso Di Girolamo” per accorgercene?
E per ricordarci del suo art. 1: “ L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione ”?
Allegati:
articolo GIORGI Voto Italiani all'estero FORUM pag12.pdf
articolo GIORGI Voto Italiani all'estero FORUM pag12.pdf
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Vittorio Giorgi fa l'avvocato civilista a Caserta. Esperto nelle questioni storiche-giuridiche dell'emigrazione e delle regioni adriatiche orientali. Ha fatto l'osservatore alle elezioni presidenziali e parlamentari nella Repubblica dell'Uzbekistan, per controllare la regolarità delle votazioni. Nel 2007 il suo articolo sul diritto di voto all'estero ha vinto il 3° Premio Internazionale Giornalismo Emigrazione. vittorio.giorgi@libero.it .
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