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Le Firme * Armando C. Tavano

Debito dello Stato ed Emissione monetaria

11.05.08 - Quando e come non è dato saperlo ma la nostra banca centrale, la Banca d'Italia, si è emancipata dallo Stato diventando una spa il cui capitale è in mano a privati, continuando nel contempo a battere cartamoneta in proprio, attività che, essendo oltremodo lucrativa, dovrebbe essere esclusiva prerogativa dello Stato. Invece, per avere la cartamoneta, noi, che siamo lo Stato, ci indebitiamo per capitale e interessi nei confronti di questi privati: il capitale incrementa il debito pubblico e gli interessi fanno elevare la pressione fiscale. Con la cessione del debito dello Stato ai risparmiatori, la cartamoneta rientra nelle casse della Banca d'Italia e che fine faccia non lo sa nessuno. Forse viene distrutta, forse viene spedita alle isole Caiman. La realtà supera sempre la fantasia!

Il problema dell'indebitamento dello stato italiano è legato all'emissione monetaria. Sono in tanti in giro a dirlo. Sarebbe il caso di approfondire un pochino il tema. Probabilmente quando tutti avremo capito di cosa si tratta con l'esercizio del voto potremo cambiare, una volta tanto, le cose e migliorare definitivamente il nostro livello di vita con più lavoro, migliori servizi pubblici e meno tasse per tutti.

La cartamoneta ha un valore intrinseco, rappresentato dal costo di produzione tipografico, e un valore nominale di gran lunga superiore. Per esempio un biglietto di 100 Euro costa 30 centesimi. La differenza di 99,70 Euro viene definita signoraggio.
Il signoraggio spetta a chi emette la cartamoneta e la introduce nel mercato monetario a mezzo di acquisti di beni e servizi o di erogazioni di finanziamenti. Mi riferisco al signoraggio primario quello cioè relativo all'emissione monetaria. Lo Stato potrebbe servirsi di una tipografia, fabbricare i quantitativi di cartamoneta che ritenesse opportuni e, secondo modalità a sua scelta, immetterli in circolazione. E fin qui tutto è abbastanza chiaro.

L'emissione monetaria avviene, per prassi consolidata, con il rilascio da parte dello Stato di titoli fruttiferi di interessi alla Banca Centrale a fronte della consegna da parte di questa di un uguale quantitativo di moneta, il quale viene considerato anche se non lo è affatto, un debito della Banca Centrale. Si tratta di una formalità consolidata, di un "rito", tanto per intenderci. Stato e Banca Centrale non sono due soggetti diversi per cui non essendo possibile contrarre debiti con sé stessi questo ha solo natura formale. L'operazione rappresenta un aumento del danaro in circolazione e un incremento della ricchezza complessiva e delle risorse dello Stato derivanti dal reddito da signoraggio primario. Non si ha mai a che fare con un vero debito. L'emissione di moneta, se rispondente alle esigenze di mercato, è sempre un'operazione positiva.

Stiamo parlando di una Banca Centrale statale. Non è il caso nostro. La Banca d'Italia pur avendo finalità pubbliche è una società per azioni privata. Solo il 5% del suo capitale sociale appartiene allo Stato. Il meccanismo di cui sopra cambia radicalmente: non è più un debito con sé stessi quello che si origina all'atto dell'emissione monetaria. Trattandosi di due soggetti diversi questa volta il debito esiste sia per il capitale che per gli interessi. La moneta viene consegnata a titolo di prestito. A fronte di questa operazione lo Stato risulta debitore nei confronti della Banca d'Italia del capitale più gli interessi, il debito viene piazzato sul mercato e i risparmiatori diventano i nuovi creditori dello Stato.

La moneta emessa maggiorata degli interessi ritorna nelle casse della Banca d'Italia. Cosa se ne faccia è un mistero. Di certo non viene versato allo Stato alcunché a titolo di imposta. Le ipotesi sulla fine che fanno questi soldi sono diverse. Vediamo di enumerarle:

1) La cartamoneta viene distrutta. Versione poco credibile sostenuta dalla Banca d'Italia e mai dimostrata.
2) La cartamoneta viene dirottata verso conti off-shore delle isole Caiman, ne sono stati scoperti due a nome di Bankitalia.
3) La cartamoneta viene in qualche modo riutilizzata. Ne fanno cioè quello che vogliono. Questa tesi esclude la prima ipotesi ma non la seconda. Si tratterebbe di fondi neri a disposizione.

Il fatto che la Banca d'Italia sia di proprietà privata o pubblica non cambia la sostanza delle cose. Non per questo la Banca d'Italia diventa proprietaria del danaro che emette, non per questo essa acquisisce il diritto di prestarlo allo Stato incamerandone gli interessi, non per questo essa può appropriarsi del signoraggio o reddito monetario di prima emissione. Si è voluto giocare sull'equivoco, dare una giustificazione ai politici che per qualche motivo hanno chiuso e chiudono entrambi gli occhi consentendo che questa situazione vada avanti all'infinito e che la spada di Damocle dell'ingente debito pubblico e dei relativi interessi ci renda la vita ogni giorno più difficile: il debito pubblico aumenta inesorabilmente in occasione di ogni emissione monetaria.

Non ci lamentiamo! Le monete metalliche le battiamo ancora noi, ce le hanno lasciate, in fondo "loro" sono dei signori, gli ossi non si negano a nessuno. E ce le teniamo ben strette queste monetine: ci rendono 1.400 milioni di reddito da signoraggio e alla loro emissione, guarda caso, non consegue un aumento del debito pubblico! Ci sono rimasti gli spiccioli, questo bisogna ammetterlo, ma chi si accontenta gode! A suo tempo Tremonti ha proposto l'emissione di cartamoneta per le monete da 1 e 2 Euro, in modo da sostituire le monete metalliche e frenare l'aumento dei prezzi. Bonariamente Duisberg, governatore della Banca Centrale Europea, gli ha fatto notare che in quel caso l'Italia avrebbe rinunciato agli ossi, dico al reddito da signoraggio sulle monetine, e lo ha invitato a ripensarci su. Chiaramente non se n'è fatto nulla. Di quei 1.400 milioni coi tempi che corrono ne abbiamo proprio bisogno!


Armando C. Tavano


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Armando C. Tavano


(Autore e' Dottore Commercialista e Revisore Ufficiale dei Conti)

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