Bifo,
strategia di sopravvivenza nella barbarie
http://toscana.indymedia.org/article/3499
- articolo tratto da Liberazione del 2/7/2008
Nove anni dopo Seattle, c' è bisogno
di una nuova strategia contro l'avanzare della
violenza e della barbarie
Il
G8 a Sapporo e il fallimento delle politiche neoliberiste
15.08.08
- Nel 1999 a Seattle cominciò una rivolta
morale. Dopo l'attacco contro il summit del Wto
milioni di persone in tutto il mondo dichiararono
che il globalismo capitalista è un fattore
di devastazione psichica e ambientale. Per due
anni il movimento globale attivò un efficace
processo di critica delle politiche neo-liberiste,
aprendo la strada alla speranza di un cambiamento
radicale.
Poi, dopo la battaglia di Genova cambiò
lo scenario narrativo di fondo e la guerra conquistò
il posto centrale della scena. Il movimento non
fermò allora la sua azione, ma la sua efficacia
fu rapidamente ridotta a zero, come dimostrò
l'immensa manifestazione mondiale del 15 febbraio
del 2003, che non riuscì a fermare la guerra
criminale lanciata dai peggiori assassini che
la storia umana conosca. Il movimento non riuscì
a diffondersi allora nella vita quotidiana della
società di tutto il mondo, non riuscì
a dar vita a un processo di autorganizzazione
del lavoro tecnico-scientifico.
Nove anni dopo Seattle, mentre i padroni del mondo
si riuniscono a Sapporo per prendere atto di un
fallimento colossale delle loro politiche, ma
anche per ribadirle nonostante tutto, dobbiamo
inventare una nuova strategia per il movimento,
anzi forse due.
Una strategia (anzi forse due) che parta dalla
consapevolezza che il potere globale è
oggi fondato sulla guerra, e che una dittatura
militare sta prendendo forma nel mondo: una dittatura
le cui radici sono profonde nei processi di produzione,
nella cultura razzista e nell'odio interetnico
e inter-religioso che i papi e gli ayatollah hanno
seminato nella mente spaventata della maggioranza
dell'umanità. La politica neoliberista
ha distrutto l'idea stessa di una sfera pubblica
nel campo dell'economia e in quello dei media.
Ha privatizzato ogni frammento della produzione,
della comunicazione, del linguaggio e perfino
dell'affettività. La competizione ha preso
il posto della solidarietà in ogni aspetto
della vita e il crimine è divenuto la forma
prevalente della relazione economica. La guerra
globale è il compimento naturale di questa
mutazione criminale del modo di produzione capitalista.
E la devastazione sistematica dell'ambiente fisico
e psichico è l'effetto naturale di questa
mutazione.
Le
forze democratiche si aspettano qualche sollievo
dalla possibile vittoria di Barack Obama alle
prossime elezioni americane.( pia illusione, n.d.c.)
Ma vediamo bene il paradosso della situazione.
Gli Stati Uniti d'America hanno perduto la loro
egemonia militare, perché il fanatismo
religioso, il fondamentalismo islamico, il nazionalismo
russo risorgente, e il terrore sono strategicamente
vincenti nel territorio euro-asiatico. Dall'Afghanistan
al Pakistan dall'Iraq all'Iran al Libano, dal
Caucaso all'Ucraina, l'egemonia occidentale sta
perdendo terreno. Inoltre, la crisi finanziaria
apre la strada a un collasso del potere americano,
e la recessione inflattiva che si sta diffondendo
dovunque produce disordine e sfiducia nelle società
occidentali, e queste, prive di una prospettiva
egualitaria, si trasformano in razzismo.
Nel decennio della presidenza Clinton era possibile
parlare (seppure mai in maniera molto convincente)
di un Impero americano, ma dopo l'inizio della
guerra infinita, coloro che avevano parlato di
impero americano hanno dovuto parlare di un colpo
di stato all'interno dell'impero. Se le cose sono
così dobbiamo ammettere che questo colpo
di stato ha ottenuto il suo scopo. I guerrafondai
hanno perso le loro guerre (la guerra in Iraq
è stata un fallimento completo, la guerra
in Afghanistan si trascina verso la sconfitta,
la guerra in Iran non si vincerà mai).
Cionostante hanno vinto la guerra per il profitto
da petrolio e per un aumento della spesa militare,
e quel che è peggio hanno vinto la loro
guerra contro la pace e contro l'umanità.
Oggi, mentre alla Casa Bianca si può attendere
che entri una persona di sentimenti democratici,
l'Impero americano cade a pezzi e il Caos è
l'unico Imperatore del mondo.
Che
possiamo fare in un panorama distopico di questo
tipo? Quale strategia possono elaborare le donne
e gli uomini che vogliono la pace e la giustizia?
Forse non una strategia ci occorre, ma due. Nessuna
speranza è in vista, dal momento che la
svolta criminale del capitalismo sta producendo
effetti irreversibili nella cultura e nel comportamento
della società planetaria, dividendola in
tre sezioni prive di ogni universalità,
di ogni sentimento solidale.
Un terzo dell'umanità è in pericolo
di vita: la fame si sta diffondendo come mai prima.
La crisi energetica diffonde aggressività,
inflazione. La guerra devasta le case e le terre.
Un terzo dell'umanità vive in condizioni
di sfruttamento semi-schiavistico, con orari di
lavoro che non hanno più miti e con salari
decisi unilateralmente dai capitalisti. Ma sono
talmente terrorizzati dalla precarietà,
dalla paura di finire nell'abisso della fame e
dell'emarginazione, che sono costretti ad accettare
qualsiasi ricatto.
Un terzo dell'umanità è armata
fino ai denti per difendere i suoi livelli di
vita e di consumo contro l'esercito dei migranti
che premono ai confini della società occidentale.
Io penso che dobbiamo ritirarci ed evitare ogni
scontro, ogni conflitto che sarebbe oggi inevitabilmente
perdente. Dobbiamo creare una sfera autonoma e
sicura per quella piccola minoranza della popolazione
del mondo che vuole salvare l'eredità della
civilità umanista e le potenzialità
dell'intelletto generale, che sono in serio pericolo
di una militarizzazione definitiva.
Dobbiamo
preparaci a una lunga fase di barbarizzazione
e di violenza. Nel primo decennio del secolo siamo
entrati in un'era che assomiglia a quela che in
Europa chiamiamo Medio Evo. Mentre il territorio
era devastato da invasioni e l'eredità
delle civiltà antiche era distrutta, gruppi
di monaci salvarono la memoria del passato e soprattutto
i semi di un possibile futuro. Noi non possiamo
sapere se l'epoca barbarica durerà per
decenni o per secoli, né possiamo dire
se l'ambiente fisico e psichico del pianeta sopravviverà
all'attuale devastazione criminal-capitalista.
Ma sappiamo di sicuro che non abbiamo armi per
affrontare i distruttori, e dunque dobbiamo salvare
noi stessi e la possibilità di un futuro
umano.
Questa
è la strategia che io propongo. Ma una
sola strategia non è sufficiente quando
le cose sono caratterizzate da un indeterminismo
profondo e le prospettive sono così imprevedibili
come nel momento attuale. Non possiamo al momento
dire quali conseguenze produrrà la fine
dell'egemonia americana, né quali sviluppi
avrà la guerra che infuria dal Pakistan
alla striscia di Gaza. E non possiamo immaginare
quali effetti produrrà la guerra civile
a bassa intensità che si sta combattendo
in Europa per motivi etnici, né quali conseguenze
produrrà la recessione che corrode l'economia
e la sopravvivenza dei lavoratori occidentali.
Per il momento abbiamo assistito ad un'evoluzione
razzista e fascista della cultura operaia in Europa,
ma domani chi lo sa. Bene, io penso che mentre
ci ritiriamo nei nostri monasteri non dovremmo
dimenticare di prepararci per un improvviso rovesciamento
delle prospettive. Dobbiamo essere pronti alla
prospettiva di un lungo periodo di sottrazione
monastica, ma anche alla prospettiva di un improvviso
rovesciamento del panorama politico globale. Provate
a immaginarvi la rivolta degli operai cinesi contro
il capitalismo nazional-socialista, o l'esplosione
di una aperta guerra razziale in Europa, il collasso
del sistema militare americano incapace di far
fronte a una nuova ondata di terrorismo. Provate
a immaginare il collasso apocalittico degli eco-sistemi
di zone nevraligche del mondo.Questi scenari sono
perfettamente realistici nel prossimo futuro e
potrebbero provocare un mutamento radicale dell'atteggiamento
politico della maggioranza della popolazione mondiale.
Dobbiamo essere preparati a questo, dobbiamo preparare
la narrazione per un simile rovesciamento, e soprattutto
dobbiamo creare l'esempio vivente di un altro
stile di vita che non sia basato sul consumismo
e sull'ossessione della crescita e sulla nevrosi
della competizione.
Il
nostro compito centrale nel prossimo futuro è
la ridefinizione dell'idea stessa di benessere,
di ricchezza e di felicità. Il nostro compito
è la creazione di monasteri in cui si sperimenti
il benessere frugale. Critica della naturalizzazione
del paradigma della crescita, elaborazione culturale
di un nuovo paradigma basato sull'abbandono dell'ossessione
della crescita, finalizzato alla frugaità,
alla produzione ad alta intensità di sapere,
alla solidarietà e alla pigrizia, al rifiuto
della competizione. Il capitalismo ha identificato
il benessere e l'accumulazione, la felicità
e il consumo, la ricchezza e lo spreco delle risorse
naturali e psichiche. Non si può contrastare
questa depressione culturale generalizzata con
le parole, ma solo con l'esempio. Dobbiamo diventare
l'esempio vivente di uno stile di vita in cui
il benessere sia unito alla frugalità ,la
felicità alla generosità e la produzione
sia unita con la pigrizia e il dolce far niente.
La ricchezza non ha nulla a che fare con il consumo
compulsivo e con l'accumulazione ossessiva.
La ricchezza è il piacere di essere, e
il godimento del tempo.
*************************************
Notas
-----
Original Message -----
From: merimar
To: Undisclosed-Recipient:;
Sent: Friday, August 15, 2008 11:07 AM
Subject: Bifo,strategia di sopravvivenza nella
barbarie
Nota di Merimar:
In molti articoli scritti da persone appartenenti
alla nostra famiglia di pensiero ho ravvisato
contenuti simili a quelli dell'articolo che segue
che, invece, è stato redatto da un uomo
di estrema sinistra.
La creazione, cioè, di una prospettiva
strategica per un possibile intervento in una
situazione di caos futuro, conseguenza della crisi
dell'attuale sistema liberista.
Se sfrondiamo, infatti, l'articolo che segue dalle
varie aggettivazioni che secondo l'autore dovrebbero
riguardarci (magari il mondo fosse fascista come
ci viene erroneamente attribuito!) si può
notare una preoccupazione di fondo che, a prescindere
dalle probabili soluzioni, dovrebbe riguardare
anche noi che, certamente, ci troviamo in condizioni
peggiori del mondo della sinistra estrema.
Mentre gruppi e gruppetti della estrema destra
continuano imperterriti a tentare di seguire vecchie
strade ormai impraticabili per mancanza della
quantità umana e della forza finanziaria,
le uniche in grado di sfondare nel regno della
quantità, nessuno si sforza di tentare,
in base ai segni dei tempi, la elaborazione di
una strategia futuribile nella misura in cui,
invece, si sforza di suggerire l'autore dell'articolo
che segue.
Come potrebbe essere, infatti, in concreto un
nostro intervento futuribile in una situazione
di caos?
Poichè nulla si improvvisa ma tutto si
prepara, qualche sforzo nel delineare in maniera
più oggettiva e chiara quel che potremmo
fare, dovrebbe essere anche un nostro compito.
************
Nota
di Antonino Amato
Caro Merimar,
tu poni un problema importante e che dovrebbe
interessare tutti noi.
Primo quesito: andrebbe fatto un censimento
dei singoli disponibili. A prescindere dalle
formazioni di appartenenza, ma tenendo conto dalla
loro disponibilità ad impegnarsi in un
progetto rivolto al futuro.
Secondo quesito: seguendo i suggerimenti di Mariantoni,
si punta ad una "società naturale"
oppure ad una "società intellettuale"?
Nel primo caso non si può non porre come
punto centrale la "ITALA
GENS" piuttosto che il "FASCISMO".
Il mito della "Itala gens" vivificato,
ovviamente, dai miti di Roma primigenia e dei
vari miti indo europei.
Terzo quesito: chi si fa carico dell'iniziativa?
Persona, ovviamente, al di sopra di qualsiasi
sospetto di strumentalizzazione dell'iniziativa.
In ogni caso, considerata l'importanza della questione,
passo il messaggio ad alcuni amici.
Ciao, Antonino