Civilta'
?
Roma
- Palazzo Museo della Civilta'
|
04.09.08
- Il gran parlare di civiltà che si fa
ai nostri giorni nel mondo...civile, mi fa venire
tanto in mente ilgran parlare di onestà
che è carattere precipuo di tutti i truffatori.
Ecco il solito Bastian contrario ! - mi par di
sentirli, i bempensanti. Invece, non è
per il gusto di andare contro corrente, che affermo
quanto sopra, ma solo per una riflessione sulla
storia umana, compiuta con un minimo di obbiettività.
Qualsiasi storico o etnologo, certo, è
in grado di enumerare e, in certo modo, caratterizzare,
nel tempo e nello spazio, un numero assai rilevante
di civiltà, variamente diverse o affini
tra loro, come variamente diversi e affini sono
e sono stati i vari popoli che le hanno espresse.
Nè c'è da stupirsi nel costatare
l'esistenza di alcuni caratteri di fondo comuni
a tutte quelle, che tanto più si accentuano
quanto più dal livello più esteriore
e superficiale si scende a quello più profondo
e sostanziale. E anche quello trova riscontro
nei livelli di differenza tra le diverse razze
ed etnie, tutte peraltro partecipi della stessa
umanità.
Quel che si presenta assai difficile e, a mio
avviso, soprattutto arbitrario, è compiere,
tra le civiltà, una graduatoria di superiorità.
Ogni valutazione qualitativa, infatti, esige un
sicuro criterio, che altro non può essere
che quello di idoneità allo scopo. La bontà
di un atleta pugile, o di un'infermiera, o di
un insegnante di greco non si possono certo misurare
con gli stessi parametri, in quanto gli scopi
che essi si propongono sono del tutto diversi
ed esigono diverse attitudini e diversa preparazione:
è addirittura lapalissiano! Ma allora,
e per lo stesso motivo, anche un confronto tra
civiltà diverse, per formulare qualsiasi
giudizio di "superiorità", non
può prescindere dalla previa e chiara risposta
alla domanda: "qual'è lo scopo di
una civiltà ?", che poi viene, a ben
vedere, a identificarsi con l'altra: " che
cos' è una civiltà?" Che cosa
intendiamo, con quella parola ?
Ebbene, io credo che una chiara risposta possa
derivarci da due considerazioni del tutto oggettive:
La prima discende dallo stupore e venerazione
che prende ogni uomo, quando considera la sterminata
dimensione e perfezione dell'armonia cosmica,
in cui tutto, dalle infinite immensità
stellari alle meraviglie, non minori, dell'ultra-microscopico,
appare come coordinato da un'illimitata sapienza
e potenza che ne garantisce il costante equilibrio
dinamico. Uno stupore e timore che risale alle
più lontane vestigia della nostra specie,
e che ha dato luogo ovunque al culto di una o
più divinità, simboli più
o meno umanizzati di quell'arcano e ineludibile
potere, la cui esistenza si imponeva come evidente.
La seconda, derivante dalla prima, è quella
di valutare ogni azione come positiva se conforme
a quell'armonia (definita "volontà
divina", o anche "bene"), e come
negativa e deprecabile se in contrasto con essa
(definita "peccato" o anche "male").
Anche gli animali, agiscono. Ma a loro il problema
non si pone, perchè, anche nelle più
vaste e complesse forme di loro vita sociale organizzata
( tutti sanno delle grandi e funzionalissime comunità
di certi Imenotteri, o Isotteri, o delle colonie
di castori , per limitarci alle più articolate),
nella naturale dotazione di essi rientra una sorta
di conoscenza innata, che chiamiamo "istinto",
guida sicura e infallibile delle loro azioni,
sia individuali che "sociali".
Per l'Uomo, e solo per lui, la situazione è
diversa. La sua naturale dotazione gli consente
infatti un margine di autonomia incomparabilmente
maggiore, attraverso il pensiero, e conseguente
libero arbitrio. Egli è in grado, cioè,
di operare volontariamente delle scelte, tra le
quali primeggiano per importanza e incidenza quelle
relative alla struttura e funzionamento delle
proprie aggregazioni sociali. Non solo, ma le
"esigenze" che egli deve tener presenti,
pur essendo in parte simili a quelle degli animali,
e in particolare degli altri Mammiferi (cibo,
riproduzione, omotermìa, ecc.), in parte
sono peculiari della sua natura anche spirituale,
e sono della massima importanza, anche se più
"sottili".
Quello che gli uomini di tutti i tempi e le razze
hanno sempre capito, però, è che
"libero arbitrio" (o come altrimenti
lo chiamassero), non significava affato che ognuno
potesse fare il proprio comodo, a scapito degli
altri uomini o e del resto del creato. L'obbligo
assoluto di inserirsi ordinatamente nella grande
armonia generale, rispettandone le leggi solenni,
sussisteva anche per lui, e il violarlo avrebbe
avuto conseguenze nefaste, a cominciare dalla
perenne violenza reciproca. Questo implicava per
l'Uomo il doppio onere, tutt'altro che lieve,
di decifrare le regole vigenti nel cosmo, e di
studiare ed emanare una serie di norme e di istituti
in armonia con esse, escogitando anche i modi
per indurre tutti a rispettarle.
Ecco: i risultati di un simile sforzo, cioè
le convinzioni, concezioni e strutture sociali
che ne derivarono, furono le CIVILTA', almeno
prima dell'avvento del famoso "progresso".
Molteplici e diverse ? Certo. Perchè molteplici
e diversi erano i popoli che le crearono, adottarono
e diffusero, diverse le condizioni ecologiche
in cui vivevano, e diverse anche (pur se molto
meno di quanto comunemente si crede) le menti
eccelse dei profeti e demiurghi che di quelle
civiltà furono gli annunciatori. Ma tutte,
e diciamo TUTTE, perchè NECESSARIAMENTE,
accomunate dall'assoluta continuità e compenetrazione
tra il livello contemplativo-religioso e quello
giuridico-civile.
Raggiunsero esse lo scopo ? Lo raggiunsero in
misura diversa, tanto da poter effettuare in base
ad essa una graduatoria di "superiorità"
in assoluto ? Io penso che un simile tentativo,
oltrechè del tutto inutile, non possa conseguire
che risultati inaccettabili. E questo semplicemente
perchè il famoso intelletto umano, pur
essendo una egregia dotazione, ha i suoi ben noti
limiti. Tra essi, quello di essere fortemente
condizionato, oltre che da fattori endogeni (quale
il temperamento), anche da fattori esogeni, quali
la "cultura", l'educazione ricevuta,
le abitudini mentali contratte, le tante forme
di suggestione, per tacere del conformismo per
pigrizia mentale. Tutti questi gli derivano dalla
civiltà che ha intorno e di cui fa parte
(non certo per sua scelta), e lo portano quindi,
anche inconsciamente, a giudicare "buone"
le altre di cui ha notizia ( regolarmente assai
rozza e distorta), in quanto simili alla sua,
e "cattivo", ovvero "inferiore"
ciò in cui ne divergano.
Ma - sia detto per inciso- anche il fenomeno opposto,
oggi tutt'altro che infrequente tra alcuni "intellettuali"
occidentali, e consistente nel "civettare"
con culture estranee ( in genere, orientali),
non è, per i più, che una effimera
"moda", attestante al massimo lo stato
di disagio diffuso verso le aberrazioni di quella
"Civiltà superiore" buona per
tutti, di cui ci occuperemo.
Dobbiamo peraltro registrare che dai giudizi di
"superiorità" cui accennavamo
era antico costume astenersene, in quanto non
se ne vedeva l'utilità. Civiltà
e religioni diverse, anche geograficamente contigue
e con frequenti scambi, hanno convissuto per secoli,
senza che alcuna pretendesse di "convertire"
l'altra alle proprie convinzioni, e tanto meno
di imporle con la forza. Anche nei casi in cui
un popolo dominatore ebbe ad assoggettarne un
altro, il primo non impose coattivamente che quelle
regole che riteneva indispensabili per la pacifica
convivenza, ma non si sognò di privare
i vinti dei loro dei, dei loro miti, delle loro
tradizioni, delle loro regole e gerarchie interne.
Nè Egizi nè Babilonesi, pur essendo
titolari di ben precise civiltà, e avendo
esercitato in tempi diversi il dominio sui Giudei,
pretesero mai da questi ultimi alcuno snaturamento
ed alcuna abiura. Ma l'esempio più chiaro
di rispetto per le civiltà altrui dato
dai dominatori, fu quello dei Romani. Dai diversi
popoli che essi associarono al loro imperium essi
richiesero soltanto il leale rispetto del "foedus",
ma si astennero scrupolosamente da qualsiasi interferenza
sulla loro religione, sui loro miti, sulle loro
gerarchie, sulle loro regole e costumi di vita.
Ne abbiamo una "fotografia" eloquente
nelle drammatiche vicende giudiziarie di Cristo,
quali descritte minutamente nei vangeli sinottici
( fonte, quindi, non romana), in cui il procuratore
romano in Giudea, Ponzio Pilato, pur essendo del
tutto convinto dell'innocenza dell'accusato, avendola
ripetutamente proclamata e avendo apertamente
qualificato di sporco affare tutto il castello
di accuse montato contro di lui (tale il significato
del pubblico lavaggio delle mani, non disinteresse,
come la solita calunnia anti-romana vorrebbe far
credere !), nulla potè fare per risparmiargli
il supplizio voluto dal sinedrio.
Era lo stesso concetto tradizionale di civiltà
quale espressione dell'anima di un popolo ad essere
incompatibile con forme di costrizione tra un
popolo e l'altro e con ogni mancanza di rispetto
per le concezioni religiose altrui. Allorchè
l'estendersi dell'ecumene romano provocò
l'afflusso verso l'Urbe di numerose genti praticanti
i più diversi culti, è noto come
Augusto abbia avuto cura di far progettare e costruire
dall'architetto Agrippa, a spese dello Stato,
un grande tempio come il Pantheon, dove ogni comunità
allogena, anche esigua, potesse liberamente praticare
i propri riti. Proprio così riuscì
Roma a fare "patriam diversis de gentibus
unam", come cantò il poeta di Namazia,
gallico di stirpe, senza alcun bisogno di stenderle
sul letto di Procuste dell'eguaglianza.
Fu proprio, invece, l'infausta proclamazione dell'uguaglianza
tra gli uomini a inaugurare l'era della sopraffazione
morale, dello stolto razzismo e ad offrire sempre
più spesso l'alibi per autentici genocidi,
perpetrati in realtà per sordidi interessi,
che con la "civiltà" poco o nulla
avevano a che fare. Fu la pretesa eguaglianza,
"conquista" moderna, a generare lo stolto
concetto di superiorità razziale e relative
"civiltà superiore" e "religione
superiore" (anche detta "vera")
, con la missione di combattere quelle inferiori
e "false", anche senza andare tanto
per il sottile, data la nobiltà del fine.
Ma come: dall'uguaglianza generale sarebbe nata
la disuguaglianza ? Dall'equità l'iniquità?
Dall'amore generale l'imperativo di assalire e
distruggere il prossimo ?
Proprio così: E il procedimento fu il seguente:
GLI UOMINI SONO EGUALI ! Ma chi sono, GLI UOMINI
? Lì sta il "busillis"! E' ben
noto come, per molti popoli, gli uomini non siano
che se stessi. Al punto che, di frequente, gli
etnologhi costatino come i nomi che i popoli si
attribuiscono, nella loro lingua significano semplicemente
"uomini". Da un simile atteggiamento
mentale consegue la convinzione che gli uomini
sono, si, tutti uguali, ma a patto che siano uomini,
e cioè uguali a quel popolo-tipo. Uguali
come rapporti col sopra-sensibile (religione),
uguali come criteri associativi, come regole e
ideali di vita, come gerarchie di valori, come
tutto ciò, insomma, che costituisce una
civiltà.
Altrimenti ? Altrimenti non sono proprio "uomini":
sono abbozzi, tentativi, imitazioni, conati di
uomini. E non sono "uguali" proprio
per niente.
Anche la questione del famoso monoteismo assume
un aspetto particolare. Non si tratta soltanto
di considerare le forze misteriose che dominano
il cosmo come personificate da un'unica divinità
con diversi attributi, anziche' da divinità
plurime, ripartentisi gli attributi (politeismo),
bensì anche dell' esclusiva del "proprio"
Dio unico, rispetto al dio (altrettanto unico)
degli altri monoteisti, malvagi e infedeli. A
questo punto, esiste solo un'alternativa. E questa
è tra la soluzione ebraica, consistente
nel proclamarsi l'unico "popolo di dio",
per espressa convenzione col medesimo, e quindi
gli unici uomini uguali, mentre tutti gli altri
( i "goim" ) sono esseri sub-umani,
simili a bestie, destinati a funzioni servili
e privi di diritti, e quella più "altruistica"
dell' Ebreo scismatico Gesù di Nazareth
(o, meglio, dei suoi asseriti epigoni), consistente
nel fare di tutto per distogliere il resto dell'umanità
dai propri dei, dalle proprie tradizioni e dalle
proprie civiltà, allo scopo di "redimerli"
e di renderli finalmente umani (e quindi eguali).
Chi invece si ostinasse a restare fedele alle
proprie origini e concezioni, (tale fu la ferma
convinzione dei monoteisti cristiani fino a ieri)
sarebbe stati invece dannato in eterno alle fiamme
infernali. Convinzione strana davvero, se si considera
che la "buona novella" recata dal Cristo
raggiunse al massimo qualche centinaio di Giudei,
mentre i malvagi "pagani" non ne ebbero
che notizia per sentito dire, e tutt'altro che
unanime, magari addirittura 15 o 20 secoli più
tardi, non certo direttamemnte da Dio o suoi parenti,
bensì da uomini come loro, con colletti
bianchi di varia foggia, dediti a calunniarsi
e combattersi a vicenda e, il più delle
volte, accompagnati dai peggiori predoni e pendagli
da forca che essi pagani avessero conosciuto.
Sulla strada della nefasta invenzione della Civiltà
Unica, grande rilevanza ebbero due nuove concezioni,
pur aventi origine dai due monoteismi su menzionati:
l'Islam e la Riforma.
Il primo, sei secoli dopo Cristo, nacque - si
deve ammettere- esente dal ringhioso esclusivismo
dei suoi predecessori. Il suo fondatore, Mohammed,
nato regolarmente da un uomo e da una donna, coniugato
e di professione commerciante, allorchè
sentì nascere in sè la divina ispirazione,
non si sognò neppure di accusare giudei
e cristiani di adorare un "falso dio".
Anzi, egli tributò il massimo onore e venerazione
sia ai profeti biblici che a "Isa ben Mariam",
cioè Gesù. Ciò che quasi
tutti i Cristiani ignorano, è che, nel
Corano, il Profeta pone se stesso a un livello
molto inferiore al Cristo, che, seguendo i vangeli
sinottici, egli dichiara essere stato miracolosamente
concepito nell'utero di una vergine, fecondato
dallo Spirito Santo senza intervento di maschio,
con tanto di annunziazione angelica (leggasi la
sura 27 ), e quindi non ispirato da Dio, come
se stesso e gli altri profeti, bensì unico
INVIATO. L'accusa che l'Islam muove ai Giudei
è di aver disconosciuto il Messia, e ai
Cristiani di averne disatteso e falsato il messaggio:
tesi tutt'altro che peregrine. Peraltro, nei secoli
VIII-XV, dove i Musulmani ebbero il potere politico,
la loro tolleranza verso Cristiani e Giudei fu
sempre ben maggiore di quella di questi ultimi
verso gli islamici.
Senza voler tranciare giudizi, una cosa è
certa: che Mohammed conosceva a fondo e rispettava
la Bibbia e gli Evangeli, mentre Ebrei e Cristiani
disprezzano e aborrono il Corano senza neppur
prendersi la briga di dargli un'occhiata. Gli
Islamici, stando all'espressione di Marco Polo
nel suo "Milione", semplicemente "adorano
Malcometto", il che è un'autentica
bestemmia per coloro che hanno come principale
articolo di fede "La Illahi ill'Allahi"
(non vi è altro dio all'infuori di Dio).
La seconda concezione derivata fu, nove secoli
dopo l'Egira, la riforma protestante, o meglio
le riforme, da quella Luterana a quella Anglicana,
a quella Calvinista e alle minori per tutti i
gusti. Come il cattolicesimo romano aveva recepito
molte componenti della romanità classica,
a cominciarte dal latino, i cristianesimi riformati
erano profondamente intrisi di ebraismo. In particolare
nei neonati Stati Uniti, dove il taglio netto
con le patrie d'origine degli immigrati aveva
soppresso ogni remora tradizionale, la versione
di tipo calvinista, santificando il successo economico
come segno della benevolenza divina, oltre a legittimare
qualsiasi sistema per raggiungerlo, giunse a concepire
per quel popolo, dedito soltanto al denaro, un
"destino manifesto" di guidare il mondo,
la cui stretta affinità col "patto
con Dio" degli Ebrei è sin troppo
evidente.
UGUAGLIANZA, SI, MA PURCHE' UGUAGLIANZA A LORO,
agli Unti del signore, ai Liberatori, agli Ammazzacattivi,
Come negazione di tutte le civiltà, era
nata LA CIVILTA', unica alternativa alla quale
era solo l'inciviltà, la "barbarie",
l'"arretratezza", il "crimine contro
l'umanità".
Con essa nacque anche l'inedito concetto di "progresso",
del tutto ignoto a tutta la millenaria storia
del pensiero umano. Il progresso altro non sarebbe
che il continuo e fatale sviluppo della Civiltà
(quella con la maiuscola) per affermare la propria
unicità. Sviluppo in che direzione? Nella
direzione in cui si sviluppa, che sol per quello
è automaticamente la migliore, dato che
il successo di fatto è l'unico metro di
giudizio.
Per rendersi ben conti di come tale mostruosa
balordaggine porti al degrado dell'Uomo addirittura
al disotto del disprezzato "livello animale",
sospingendolo a un tipo di "progresso"
consistente nella insensata distruzione della
Terra e di se stessi in nome di "valori"
ridicoli, in cui la casta dominante è la
prima a non credere, la storia ci offre un esempio
di rara efficacia. E' la nota contingenza storica
che pose per un secolo e mezzo in diretto contatto
la pretesa Civiltà per Eccellenza con un
intero continente abitato da popoli viventi nella
condizione civile considerata da quella il non
plus ultra dell'arretratezza, e cioè il
Paleolitico. Parlo naturalmente del Nordamerica,
in cui la massima parte delle popolazioni esistenti,
anche se razzialmente eterogenee, erano cacciatori-
raccoglitori (o pescatori-raccoglitori), in assenza
sia di agricoltura che di allevamento e di metalli.
Per fare un confronto tra i due modi di vivere,
teniamo sempre presente quello che abbiamo all'inizio
definito il fine di ogni civiltà, e la
valutazione di essa in base all'idoneità
a quel fine.
Non c'è di meglio che usare le parole di
uno di quei selvaggi, il capo Duwamish di nome
Seattle, pronunziate nel 1853, allorchè
il civilissimo presidente degli USA, Pierce, gli
chiese di comprare la terra del suo popolo, nel
Nordovest. Riporto, per brevità, testualmente,
solo i punti più significativi.
Il Grande Capo che sta a Washington ci manda
a dire che vuole comprare la nostra terra. Ma
come potete comprare o vendere il cielo e il calore
della terra ? L'idea ci sembra assurda. Se noi
non possediamo la freschezza dell'aria, lo scintillio
dell'acqua sotto il sole, come potete chiederci
di acquistarli ? Ogni zolla di questa terra è
sacra per il mio popolo; ogni ago lucente di pino,
ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma nei boschi
ombrosi, ogni radura ed ogni ronzio d'insetti
è sacro nel ricordo e nell'esperienza del
mio popolo. La linfa che scorre nel cavo degli
alberi reca con sè le memorie dell'Uomo
Rosso. (....) Siamo parte della terra, e la terra
fa parte di noi. I fiori profumati sono nostri
fratelli: il cervo, il cavallo, la grande aquila
sono nostri fratelli: le creste rocciose, le essenze
dei prati, il calore dei corpi dei cavalli e l'Uomo,
tutti appartengono alla stessa famiglia. (....).
(L'uomo bianco) tratta sua madre, la terra,
e suo fratello, il cielo, come cose che possono
essere comprate, sfruttate, vendute (....).
La sua ingordigia divorerà tutta la terra,
e a lui non resterà che un deserto.
(....) Qualora accettassimo la vostra offerta
di acquistare le nostre terre, io porrò
una condizione: l'uomo bianco dovrà rispettare
gli animali che su di essa vivono, come se fossero
suoi fratelli. Io sono un selvaggio, e non conosco
altro modo di vivere. Ho visto migliaia di bisonti
imputridire sulla prateria abbandonati dall'uomo
bianco che gli aveva sparfato da un treno che
passava; Noi li uccidiamo solo per sopravvivere.
(,,,,). Se gli uomini sputano sulla terra, sputano
su se stessi. Noi sappiamo almeno questo: non
è la terra che appartiene all'Uomo, è
l'Uomo che appartiene alla terra. Tutte le cose
sono collegate, come i membri di una famiglia
sono collegati da un medesimo sangue. Tutto ciò
che accade alla terra, accade anche ai suoi figli.
Non è l'Uomo che ha tessuto la trama
della vita: egli è un semplice filo dentro
di essa. Tutto ciò che egli fa alla trama,
lo fa a se stesso. (....). Anche i bianchi
spariranno, forse prima di tutte le altre tribù
. Contaminate i giacigli dei vostri focolari,
e una notte vi ritroverete soffocati dai vostri
stessi rifiuti. Ma, mentre morirete, brillerete
bruciati dalla forza dello stesso dio che vi ha
condotti qui.
E così conclude: " E' LA FINE DELLA
VITA E L'INIZIO DELLA SOPRAVVIVENZA".
Penso che ogni commento sia superfluo per rispondere
al nostro quesito: quale delle due meglio risponde
allo scopo di inserire volutamente le comunità
umane nell'inviolabile ordine cosmico, mantenendole
compatibili con esso ? Da che parte è la
saggezza lungimirante e da che parte l'insana
follia ? Da parte della rozza civiltà paleolitica
degli indiani delle Pianure o da quella della
Civiltà Superiore unica e insuperabile
, buonista e umanitaria a chiacchiere, ma animata
soltanto dall'inseguimento idiota del denaro ?
Come poteva, già nel 1853, l'illetterato
"selvaggio" porre in guardia i "progrediti"
invasori dal soffocamento nei rifiuti e addirittura
dall'apocalisse nucleare, come sbocchi fatali
della loro insipienza? Era forse più "intelligente"
o più "istruito" del Pierce ?
L'uomo moderno e progredito non è in grado
di spiegarselo, proprio perchè, per quanto
attiene all'uomo, fa solo questione di intelligenza
e di istruzione. Quel che conta, invece, è
la direzione in cui l'ingegno e le nozioni
acquisite vengono impiegati, ed è proprio
nella direzione che la pretesa civiltà
unica si differenzia da tutte le altre che la
precedettero, e non in meglio.
Non potete servire Dio e Mammona - affermò
il Cristo - e, al dilà di ogni interpretazione
teistica, pose proprio il dito sulla piaga. Intendendo
la divinità come personificazione della
suprema armonia cosmica, di cui anche l'Uomo fa
parte, e Mammona come ogni sorta di appetito o
cupidigia incontrollata, l'incompatibilità
tra i due criteri è infatti assoluta. Riconoscendo
infatti un ordine universale precostituito, valido
intorno all'Uomo e per l'Uomo stesso, lo scopo
di qualsiasi ordine civile, volontaria creazione
dell'intelletto umano, può essere soltanto
quello di permettergli la massima realizzazione
di se stesso e quella piena gestione delle proprie
potenzialità naturali che è la libertà,
bene intesa. In caso contrario - com'è
per la pretesa civiltà unica - non vi sarà
neppure uno scopo, bensì solo un intrecciarsi
caotico di pulsioni di ogni genere, e al fine
il predominio, non dei migliori e più saggi,
ma dei più capaci di manovrare quelle pulsioni
per il proprio tornaconto (democrazia). Saranno
quindi necessariamente le più infime, perchè
più "facili", più diffuse
e più manipolabili, a dare l'impronta alla
società, fornendole il "modello di
sviluppo". Quel modello che, per la selezione
a rovescio delle classi dirigenti, segue il tremendo
circolo vizioso che lo porta ad aggravare sempre
più la degradazione. L'arte e la tecnica
del condizionamento mentale delle masse, dell'annullamento
di qualsiasi autonomia di pensiero divengono i
nuovi attributi dei moderni demiurghi, ma, a differenza
della saggezza, esse possono acquistarsi col denaro.
Tornando all'esempio degli indiani delle Pianure,
essi, pur ammirando l'ingegnosità dei "wasichu",
ben si rendevano conti che "il metallo giallo
li rende pazzi". L'oro, a quel tempo, voleva
dire ricchezza, e nulla vi è di più
stolto che l'inseguimento della ricchezza, il
che TUTTI i Grandi Maestri del passato, di tutte
le razze e sotto tutti i cieli, proclamavano concordi,
e anche i "selvaggi" ben sapevano, ma
non così i loro civilissimi massacratori,
sebbene asseriti seguaci di uno di quei Maestri..
Ma anche quella fase doveva superarsi nella caduta.
Ben più astuti di quegli alchimisti medievali,
che cercavano di "fabbricare" l'oro,
i membri della nuova società dei banchieri,
fattisi padroni con l'usura del potere finanziario,
trovarono il sistema di "fabbricare"
ricchezza a loro libito, senza bisogno dell'oro,
attraverso il "controllo dell'emissione"
di Rothschildiana memoria. Una ricchezza-fantasma,
con cui sono riusciti davvero a comprarsi l'intero
Mondo Moderno ( per fortuna, non ciò che
resta dell'altro ), e che dà la misura
della sconfinata balordaggine dei suoi evoluti
cittadini, che, in barba al loro materialismo,
economicismo e "senso pratico", continuano
come polli a lasciarsi spennare.
Ma i nuovi tiranni, titolari ormai di un potere
assoluto supernazionale che può allegramente
ridersene del potere politico "democratico",
voluto da loro per coprirsi alla meglio le pudende,
sono anch'essi uomini, degradati non meno dei
loro sudditi: questo è importante intendere.
Travolti dalla loro diabolica "specializzazione",
essi non si chiedono neppure che cosa sia bene
e che cosa male per l'Uomo, e neppure per loro
stessi. Inseguono anelanti, come cani da corsa
la lepre di pezza, la ricchezza per la ricchezza
e il potere per il potere, a costo di ricorrere
ai più infami delitti e a seminare dolore
e sofferenza per i loro simili, ma senza trarne
nulla che un uomo sano e libero possa considerare
un beneficio.
Pazzia, che genera altra pazzia: questo e non
altro è la pretesa "Civiltà
Definitiva".
Penso che sia il caso di andare a scovare qualche
residuo "selvaggio", da cui farsi insegnare
a vivere.