Otto
settembre tra afa e storia
08-09-08
Caro Sindaco,
ora Roma festeggia anche l'otto settembre? Mi
pare sia la prima volta o giù di lì;
quella data ci ha talmente fatti vergognare e
ci ha così squalificati nel mondo che persino
i comunisti, addirittura i partigiani comunisti,
ai tempi della nostra gioventù la ignoravano
volutamente.
Invece quest'anno leggo che l'Urbe la festeggerà!
E' vero che c'è un caldo appiccicoso che
non aiuta a ragionare, che non invita a concentrarsi
e che può indurre tranquillamente a prendere
cantonate. Non parlo di morale, di coerenza, di
fedeltà, di tutte quelle cose che oramai,
a lungo andare, son divenute quisquilie insignificanti
e non di certo per azioni unilaterali di origine
fiuggina, ché ne abbiamo viste di capriole
di ogni tipo anche da parte di chi dureggia e
pureggia. Non parlo neppure di rispetto; di quel
rispetto che si dovrebbe a chi ha saputo dire
di no a tutte le sirene, a chi ha accettato che
gli si troncasse la carriera, se non la vita,
che gli si distruggesse il futuro pur di non tradire
i sentimenti, la parola, l'impegno, l'onore, la
cristallinità. Tanto, caro Sindaco e cari
amici (o, come disse Giano Accame: cari camerati,
sempre che ne sia rimasto qualcuno) quella gente
è andata talmente lontano nella sua crescita
interiore che anche chi di loro sia ancora vivo
non si occupa di certo delle nostre misere storielle
quotidiane. Non scomodo neppure la responsabilità
di chi, venendo da una storia, da un mondo, da
un preciso percorso, ha nei confronti sia di chi
lo precedette che di chi lo seguirà; non
ne parlo perché sarebbe ingiusto soffermarcisi
ora che sei in ballo tu visto che la lista delle
responsabilità disattese con estrema disinvoltura
è lunga, ripercorsa a ritroso si scopre
che ha rughe di decenni e, come già accennavo,
riguarda anche, se non soprattutto, gran parte
dei rodomonti duri e puri che conosciamo.
Parlo di storia e di pertinenza.
Perché vedi, caro Sindaco, ci sta, istituzionalmente,
che tu decida di festeggiare il 25 aprile quello
dei valori condivisi come disse Fini
(evitiamo magari di ricapitolarli questi valori
tra civili massacrati sotto le bombe o dai soldati
risalenti dal sud, donne stuprate, furti, violenze,
esecuzioni sommarie, spoliziaoni e asservimenti
che determinarono quella ottomissione totale che
solo noi, unico tra i popoli al mondo sottomessi,
abbiamo chiamato liberazione; quanto
siamo bravi con le parole a camuffare la realtà
per guardarci allo
specchio! Chissà chi ce lo avrà
insegnato). Oddio, anche festeggiare istituzionalmente
quella data ci sta fino a un certo punto visto
che in passato alcuni sindaci (ma non di
grandi città, lo ammetto) seppero listare
a lutto la bandiera. Comunque non è male
che per l'occasione tu abbia scelto di recarti
a omaggiare quel Salvo D'Acquisto che io sempre
rispettai. Magari non avrebbe stonato ricordare,
sempre che tu ne fossi al corrente il che potrebbe
benissimo non essere il caso, che i tedeschi dopo
averlo fucilato gli resero gli onori delle armi;
né era male ricordare che i partigiani,
invece, non si consegnarono mai e fecero uccidere
i civili, quegli ostaggi che erano (lo ricorda
mai nessuno?) destinati a rappresaglia da leggi
di guerra codificate dagli accordi di Ginevra.
Ottima occasione purtroppo non colta per parlare
degli attentati dinamitardi, degli assassinii
a freddo alle spalle, dei gesti terroristici che
espressero l'esempio partigiano, ovvero il medesimo
modello sul quale si formò poi la gioventù
degli anni di piombo, quella che ancora
ci si chiede come fece mai ad odiare così.
Un po' più sorprendente fu la tua uscita
il 19 luglio quando andasti a onorare i morti
di San Lorenzo. Bello, pensai; il fatto che il
Sindaco renda omaggio ai cittadini martoriati
dalle bombe degli angloamericani è cosa
buona, giusta e soprattutto lodevole. Non so cosa
c'entrasse però nella circostanza, ovvero
nel pieno di una celebrazione di morti italiani
sotto le bombe del nemico, ricordarci la presenza
attiva e diffusa di una destra resistenziale antifascista
(ne eravamo consci, eccome se lo eravamo).
Ora c'è la cerimonia dell'8 settembre per
la battaglia di Porta San Paolo. Non ho ben capito
chi al Comune l'abbia organizzata, né so
se ci andrai e cosa dirai. Sono perplesso da tante
cose; innanzitutto dal fatto che si anticipi la
commemorazione (la battaglia ebbe luogo il 10
) per festeggiare (ammesso che ci sia qualcosa
da festeggiare) l'8 settembre, ovvero il giorno
più vergognoso della storia nazionale.
Quell'8 settembre, ricordiamolo, il re fellone
e il ministro vigliacco scapparono a gambe levate
tra le braccia del nemico dopo aver capitolato
di nascosto senza condizioni. Lasciarono esercito
e popolo senza disposizioni, senza ordini. Tanto
che la flotta subì ben quattro bombardamenti
in un sol giorno, bombardamenti che la distrussero
in buona parte: uno lo subì dai tedeschi
e tre
dagli angloamericani. Nel dì dei conigli
nessuno sapeva chi stava con chi, come e perché
e così si scatenarono tutti. Il 10 i reparti
rimasti a Roma non vollero cedere le armi e si
spararono con i tedeschi. C'entra, in questo,
quell'onore di cui si parla nei manifesti; un
onore che voleva riscattarsi dal tradimento sabaudo
e badogliano. Ma poi, caro Sindaco, ricorderai
che proprio i Granatieri di Sardegna che sono
citati nel manifesto di commemorazione di quest'anno
stampato dal Comune, aderirono alla Repubblica
Sociale; se non avevano ceduto le armi fu per
fierezza, mica per tradire l'Italia. Tanto che
la recente rinominazione della piazza in piazzale
dei partigiani è poco corretta; ci furono,
invero, alcune bande armate che si lasciarono
coinvolgere nell'impresa (o più probabilmente
che cercarono di approfittarne) ma ciò
non è sufficiente a giustificare la rilettura
ideologica antistorica che è stata fatta
dai vincitori. Che dico dai vincitori; dai
liberti al loro seguito.
Poi è incorretto parlare, come si legge
sempre nel manifesto di difesa della città.
Da chi?
Dall'alleato tradito? Dall'alleato che aveva lasciato
e lascerà ancora migliaia di morti per
difendere la nostra terra dall'invasore sbarcato
dal Mediterraneo? Hai presente, lo so, tutti i
meravigliosi cimiteri, come quello sul Passo della
Futa dove riposano ragazzi sacrificatisi in difesa
della nostra libertà. E poi quegli alleati
traditi, che ci avrebbero lo stesso continuato
a difendere, chi li aveva chiamati da noi? Chi
se non lo stesso Savoia, il 26 luglio, il giorno
in cui aveva fatto arrestare a tradimento Mussolini?
Fu lui, proprio lui, che chiese il loro intervento
per difenderci dagli angloamericani. Gli invasori
erano gli altri, quelli che parlavano inglese
e altri slang del terzomondo al seguito. Non è
una questione ideologica, di gusto o di simpatia.
Non è nemmeno una lettura politica di quello
che la loro invasione comportò (dominio
della Mafia, istituzione di un sistema di corruzione,
eliminazione della nostra sovranità militare
e politica, chiusura di tutte le linee di geopolitica
italiana), è solo una semplice constatazione
di quanto è elementare, lineare. E' dare
pane al pane e vino al vino senza usare escamotages
dialettici ipocriti che servono a far passare
i liberti per uomini d'arme e di pensiero. D'altronde
chi l'impersonò tutti i liberti se non
il già deputato austrungarico Alcide De
Gasperi che aveva personalmente richiesto il bombardamento
angloamericano di Roma?
E allora, caro Sindaco, onoriamoli davvero quelli
che difesero le nostre città. Ce ne furono,
non numerosissimi ma ovviamente dimenticatissimi,
anche a Roma, ma ce ne furono tanti a Ferrara,
a Reggio Emilia, a Torino e a Firenze dove rifiutarono
ogni possibilità di mettersi in salvo e
restarono fino a lasciarsi ammazzare dall'esercito
invasore o dai suoi impuniti sicari senza divisa.
Firenze, quella Firenze che, ricordi Sindaco,
il generale Alexander sostenne essere la più
bella città della Penisola perché
diceva lì gli italiani ci
accolsero sparandoci dai tetti.
Allora caro Sindaco perché non ospitare
a Roma una mostra in onore di chi l'ha difesa
davvero questa nostra Italia, una mostra sui franchi
tiratori, sugli epurati, sugli
assassinati nei campi angloamericani, nel Triangolo
Rosso, sugli eroi dei Fascist Criminal Camps?
Perché no? Ne riparleremo quando farà
un po' meno caldo.
Gabriele Adinolfi