Firme
/
 

 
del -
Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Pubblicita'

Gianni Rebaudengo

All' ex camerata e Ministro Ignazio La Russa

10.09.08 - «... Altri militari, come quelli della RSI, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della Patria, e meritando il rispetto di coloro che guardano con obiettività alla storia d'Italia». Parole di Ignazio La Russa, attuale ministro della Difesa (AN) ed ex entusiasta estimatore del periodo mussolinano, in occasione del suo discorso commemorativo dell'8 Settembre. Parole certamente condivisibili se non fossero malamente inquinate da una serie di distinguo forniti sucessivamente ai media, che in sostanza interpretano (da perfetto suddito finiano) i teoremi più cari alla vulgata resistenziale, tra l'altro - è opportuno ribadirlo - in netta collisione col suo originale impegno politico ed ideologico.

Coerenza a parte (virtù che indubbiamente non si addice ai Fregoli della politica), e lasciando ad altra occasione una risposta esaustiva ai suoi equilibrismi dialettici sulla "nuova" Italia nata dalla Resistenza, ci preme contrapporre alcune considerazioni (che appartengono di diritto a chi rappresenta i combattenti superstiti della RSI) ad un passo della sua intervista rilasciata a "Il Giornale" del 9 settembre scorso. Un passo che riteniamo - sotto il profilo morale e storico - miserevole e fuorviante, pur se ispirato, a suo dire, da motivazioni familiari.

E qui veniamo al punto. «...Nel mio discorso - puntualizza La Russa - non ho fatto riferimento alla storia di tutta la Repubblica di Salò, nemmeno ai soldati della RSI, ma a quelli del battaglione Nembo che combatterono ad Anzio». Ora, quel battaglione Nembo inserito in perfetta solitudine nei combattimenti di Anzio odora di tartufesca memoria storica, ché al suo fianco si batterono con estrema determinazione - con un altissimo contributo di sangue - altri reparti della RSI: dai Battaglioni Folgore e Azzurro al Barbarigo, dalle SS Italiane e gli aviatori del Gruppo Buscaglia ai mezzi d'assalto della Decima Mas, per citare soltanto i reparti più rappresentativi.

Ecco perché respingiamo al mittente gli equilibrismi dialettici (e omissivi) del ministro La Russa, rammentandogli con l'occasione - qualora fosse chiamato a commemorare altri eventi dell'epoca - che a difendere i confini orientali d'Italia contro le bande di Tito (in solerte connubio con italici partigiani) e quelli occidentali, dal Tenda al Bianco, contro i franco-americani (pronti a dilagare in Piemonte e Valle d'Aosta) non fu un isolato reparto repubblicano bensì decine di migliaia di soldati sotto le insegne della RSI. Alla sua memoria - palesemente asfittica - affidiamo alcuni nomi, tra molti altri: Divisione Littorio, Rtg. Alpino Tagliamento, Btg. Benito Mussolini, NP, Sagittario, Valanga e Barbarigo della Decima, Divisione Monterosa, Bersaglieri del XX Btg., Btg. Folgore.

In sintesi, quello del ministro La Russa non è stato "Un omaggio ai soldati della RSI" - come ha titolato tra vigolette "Il Giornale" - ma un abortito e squallido esempio di cerchiobottismo costruito su trascorse e per lui imbarazzanti esperienze politiche (con relativa abiura) e attuali posizioni di potere.
"Lingua biforcuta" avrebbe esclamato il vecchio e saggio capo dei Sioux, Toro Seduto.



Pubblicita'
 
 

Scrivono per Voi

Gianni Rebaudengo


Presidente del RNCR-RSI








Aiutaci
Grazie !