All'
ex camerata e Ministro Ignazio La Russa
10.09.08
- «... Altri militari, come quelli
della RSI, dal loro punto di vista, combatterono
credendo nella difesa della Patria, e meritando
il rispetto di coloro che guardano con obiettività
alla storia d'Italia». Parole di
Ignazio La Russa, attuale ministro della Difesa
(AN) ed ex entusiasta estimatore del periodo mussolinano,
in occasione del suo discorso commemorativo dell'8
Settembre. Parole certamente condivisibili se
non fossero malamente inquinate da una serie di
distinguo forniti sucessivamente ai media, che
in sostanza interpretano (da perfetto suddito
finiano) i teoremi più cari alla vulgata
resistenziale, tra l'altro - è opportuno
ribadirlo - in netta collisione col suo originale
impegno politico ed ideologico.
Coerenza a parte (virtù che indubbiamente
non si addice ai Fregoli della politica), e lasciando
ad altra occasione una risposta esaustiva ai suoi
equilibrismi dialettici sulla "nuova"
Italia nata dalla Resistenza, ci preme contrapporre
alcune considerazioni (che appartengono di diritto
a chi rappresenta i combattenti superstiti della
RSI) ad un passo della sua intervista rilasciata
a "Il Giornale" del 9 settembre
scorso. Un passo che riteniamo - sotto il profilo
morale e storico - miserevole e fuorviante, pur
se ispirato, a suo dire, da motivazioni familiari.
E qui veniamo al punto. «...Nel mio
discorso - puntualizza La Russa -
non ho fatto riferimento alla storia di tutta
la Repubblica di Salò, nemmeno ai soldati
della RSI, ma a quelli del battaglione Nembo che
combatterono ad Anzio». Ora, quel
battaglione Nembo inserito in perfetta solitudine
nei combattimenti di Anzio odora di tartufesca
memoria storica, ché al suo fianco si batterono
con estrema determinazione - con un altissimo
contributo di sangue - altri reparti della RSI:
dai Battaglioni Folgore e Azzurro al Barbarigo,
dalle SS Italiane e gli aviatori del Gruppo Buscaglia
ai mezzi d'assalto della Decima Mas, per citare
soltanto i reparti più rappresentativi.
Ecco perché respingiamo al mittente gli
equilibrismi dialettici (e omissivi) del ministro
La Russa, rammentandogli con l'occasione - qualora
fosse chiamato a commemorare altri eventi dell'epoca
- che a difendere i confini orientali d'Italia
contro le bande di Tito (in solerte connubio con
italici partigiani) e quelli occidentali, dal
Tenda al Bianco, contro i franco-americani (pronti
a dilagare in Piemonte e Valle d'Aosta) non fu
un isolato reparto repubblicano bensì decine
di migliaia di soldati sotto le insegne della
RSI. Alla sua memoria - palesemente asfittica
- affidiamo alcuni nomi, tra molti altri: Divisione
Littorio, Rtg. Alpino Tagliamento, Btg. Benito
Mussolini, NP, Sagittario, Valanga e Barbarigo
della Decima, Divisione Monterosa, Bersaglieri
del XX Btg., Btg. Folgore.
In sintesi, quello del ministro La Russa non è
stato "Un omaggio ai soldati della
RSI" - come ha titolato tra vigolette
"Il Giornale" - ma un abortito
e squallido esempio di cerchiobottismo costruito
su trascorse e per lui imbarazzanti esperienze
politiche (con relativa abiura) e attuali posizioni
di potere.
"Lingua biforcuta" avrebbe
esclamato il vecchio e saggio capo dei Sioux,
Toro Seduto.