Le
esternazioni di Fini
17.09.08 - Le recenti affermazioni del molto onorevole
Presidente della Camera, Gianfranco Fini, su Fascismo,
libertà e democrazia non meritavano certo
l'enorme risonanza che hanno avuto sui media e
in sede politica, ma certamente meritano qualche
riflessione. La sua fredda marcia verso il potere
(iniziata a Fiuggi) ci aveva già eloquentemente
illustrato la qualità dell'uomo, passato
con sovrana improntitudine da un Mussolini «il
più grande statista del secolo» al
«male assoluto» (quello appartenente
per diritto teologico al Demonio) incarnato dal
Regime e all'antifascismo più viscerale
quale scelta obbligata per potersi definire 'democartici'.
Includendovi - ovviamente - la condanna totalitaria
e senza appello della RSI, con annessa feroce
demolizione di simboli, idee e uomini che la sua
stessa 'destra' ha incarnato per decenni, inclusi
giovani morti ammazzati da mani antifasciste.
In sintesi, costruendosi in tal modo il trampolino
di lancio per poter partecipare al lauto banchetto
imbandito dalla 'democrazia', sempre 'antifascista'.
Quella stessa che, oggi più che mai, è
sinonimo di sfascio morale, di avventurismo politico
e di virulenti egoismi parassitari, regno incontrastato
di quotidiana belluina violenza, sopraffazione
sociale e servitù ai burattinai di oltre
Atlantico.
Niente di nuovo, dunque, cui ben s'addice una
frase, pur eccessivamente benevola, in commento
alle sue ultime esternazioni, apparsa su un quotidiano
milanese a firma Mario Cervi (certamente non imputabile
di simpatie fascistoidi): «Per gli squilli
di tromba antifascisti - scrive Cervi - mi limito
ad osservare che sembrano sopra le righe venendo
da un personaggio con il curriculum di Fini, e
che somigliano troppo agli squilli di tromboni
antifascisti dai quali siamo assordati».
E in quanto a 'curriculum' un piccolo inciso è
d'obbligo - non fosse altro per inquadrare il
Nostro nella sua giusta dimensione di voltagabbana
doc. Propedeutica al personaggio è una
tra le numerosissime altre dichiarazioni politiche,
tutte sullo stesso tono. Affermava il Fini prima
maniera: «Il MSI-DN non ha alcuna necessità
di schierarsi con qualsiasi ulteriore blocco di
partiti, perché sarebbe in ogni caso subalterno
ma soprattutto perché non sarebbe più
se stesso, cioé l'unica forza politica
che si ispira ad una concezione della vita, dell'uomo
e quindi della società totalmente diversa
ed alternativa rispetto a quella del sistema,
sia che esso si presenti con la sua facciata liberal-progressista,
sia che esso si mostri con quella conservatrice.
Facce della stessa medaglia: una medaglia che
noi sappiamo, da oltre sessant'anni, essere una
patacca». Anche come diagnostico - visti
i suoi attuali schemi politico-cerebrali - un'autentica
frana.
Sull'argomento Fini non crediamo necessarie ulteriori
considerazioni. Ma ancora una cosa rimane da dire
per quanto ci riguarda quali combattenti superstiti
della RSI. Ci auguriamo che dopo le ultime esternazioni
finiane (che tra l'altro tendono a liquidare i
"ragazzi di Salò" - nella migliore
delle ipotesi - con lo stereotipo resistenziale
di sconsiderate bande giovanili della "parte
sbagliata") ci venga risparmiata la presenza
di AN, come talvolta ancora accade, alle cerimonie
in ricordo dei Caduti della RSI, in gran parte
massacrati a guerra finita in nome e per conto
di «libertà e democrazia»,
rivolgendosi invece a quelle partigiane, alla
luce dei fatti molto più consone per un
partito antifascista. E questo per un minimo di
decenza e senza operare opportunistici quanto
viscidi distinguo. Si accontenti AN di partecipare
con commossa riverenza a quelle partigiane. Ché
i nostri Caduti - secondo il metro di giudizio
di AN - appartengono proprio, in vita e in morte,
a quel "male assoluto" diventato patrimonio
ideologico del Partito. Anche per AN una briciola
di coerenza diventa obbligatoria per non trasformare
una pelosa presenza in oltraggio. E questo non
sarebbe sopportabile.