Speculatori
e "fili spinati"
19.09.08
- Rallegriamoci, compiacciamoci
Il Liberismo
globalista-mondialista continua, ogni giorno di
più, a farci ampiamente beneficiare dei
suoi infiniti e proverbiali "successi"!
In
altre parole
Quando le Banche, le Società finanziarie,
le Compagnie assicurative, le Casse pensioni dei
Paesi industrializzati traggono profitto dalle
speculazioni che esse stesse organizzano sui diversi
mercati borsistici, va tutto bene: queste
ultime, infatti, come è giusto che sia
(così, almeno ci hanno detto
), incamerano
egoisticamente la totalità di quei guadagni
e, senza curarsi di avvertirci o di informarci
(né tanto meno proporci di spartire qualche
briciola dei loro profitti), se li vanno a sciupare
o a capitalizzare, alla faccia nostra, dove meglio
pensano o credono.
Quando, invece, i suddetti ed improvvisati "giocatori
di pocker" sbagliano i calcoli delle
loro speculazioni, perdono cifre astronomiche
(soltanto nell'ultima settimana, sono riusciti
a "bruciare", nel nulla, all'incirca
3.600 miliardi di dollari!) e rischiano di
"affogare" le loro imprese nell'indicibile
ed inestricabile palude delle loro stesse contraddizioni
economiche, socializzano le loro passività.
Secondo
la prassi liberista, infatti, spetta a noi
- gli ignari ed ineccepibili contribuenti delle
società occidentali - con i miseri proventi
dei nostri supersudati e quotidiani sacrifici,
di colmare ogni volta i loro disavanzi e di
addossarci ugualmente il costo delle recessioni
economiche che essi stessi continuano a generare.
Il tutto, chiaramente, a colpi di miliardi di
dollari, gentilmente concessi ed elargiti - in
nome e per conto delle nostre tasche (ma a cui
nessuno chiede mai un formale consenso
)
- dai soggettivi ed arbitrari interventi delle
Banche Centrali dei nostri Paesi!
E'
quello che sta avvenendo, purtroppo (o fortunatamente?),
in questi, giorni, per l'ennesima e drammatica
volta, sulle piazze finanziarie del mondo intero.
Eppure,
se ben ricordo, dall'epoca d'Adam Smith (1723-1790)
ai nostri giorni, gli assertori, i patrocinatori,
i sostenitori ed i favoreggiatori della visione
liberal-liberista della vita e della Storia -
nonostante i catastrofici e reiterati flop delle
loro teorie (1852-1890; 1911-1915; 1920-1929;
1988-1991; 1993-1999/2001) - ci avevano senz'altro
assicurato e garantito che:
1.
"Nel campo economico esiste un ordine
naturale che tende ad organizzarsi spontaneamente,
purché gli individui siano lasciati liberi
di agire, ispirandosi ai loro propri interessi;
2. quest'ordine naturale, è il migliore,
il più capace di assicurare la prosperità
delle Nazioni; è superiore a qualsiasi
altro ordinamento artificiale che si potrebbe
ottenere attraverso l'impiego di leggi umane;
3. non esiste nessun antagonismo ma, armonia
tra i diversi interessi individuali, e l'interesse
generale concorda ugualmente con gli interessi
individuali. Questa armonia, forma l'essenza
stessa dell'ordine naturale" (Paul Reboud,
Précis d'Economie Politique, Tome
1er, Dalloz, Paris, 1939, pag. 52).
Sempre
se la memoria non mi fa difetto, nel corso degli
ultimi 232 anni, i suddetti "signori"
sono altresì riusciti a farci credere che
gli Stati (cioè, le strutture politico-giuridico-amministrative
che i Popoli-Nazione del mondo hanno scelto, nel
tempo, per cercare di potersi auto-governare)
non dovevano, in nessun caso, interessarsi di
finanza, né di economia. In questi termini:
-
"Stati: lasciate fare, lasciate passare...
Non intervenite in economia, poiché grazie
ai meccanismi fortuiti delle sue leggi,
si realizza sempre un'armonia tra gli interessi
particolari e l'interesse generale" (Adam
Smith, La recherche sur la nature et les causes
de la richesse des Nations (1776) / Coll.
"Idées", Gallimard, Paris,
1976).
Ora,
visto che gli Stati li fanno comunque intervenire,
converrete con me che, tra la teoria e la pratica
del Liberal-Liberismo, esiste, quanto meno, un
grosso problema.
Che
dire, infatti, della famosa "mano invisibile"
di Smith?
Quella
"mano", infatti - dopo tutte le volte
che, dal 1776 ad oggi, ci ha costantemente ed
impunemente rapinato (senza contare le guerre
che ci ha obbligato a fare
) - non vi sembra
che, nella sua pratica quotidiana, rassomigli
molto di più ad uno ben studiato ed "oleato"
marchingegno di depredazione collettiva per scopi
privati che allo spontaneo e naturale meccanismo
di armonia dei mercati, sistematicamente vantato
e descritto dai fautori di questa flagrante impostura?
Come
mai, mi domando: per cercare di continuare a pagare
le pensioni di chi ha lavorato per tutta la sua
vita; per salvare Alitalia dal fallimento;
per rilanciare la produzione ed il pieno impiego
dei Paesi dell'Unione europea; per dare una mano
ai milioni e milioni di disoccupati delle nostre
Nazioni ed a tutti coloro che, all'interno delle
nostre società, non arrivano più
nemmeno al 15 del mese per tentare di riuscire
a sopravvivere e/o potersi nutrire correttamente,
i nostri Stati continuano a farci credere che
non sono in grado di poter trovare i soldi necessari?
Mentre per tentare di risanare qualche irrilevante
frazione delle incolmabili voragini di bilancio
di una serie di imprese commercialmente truffaldine
(come Fanny Mae, Freddy Mac, American International
Group, ecc.), la Federal Reserve degli
Stati Uniti - con un intervento diretto
di 126 miliardi di dollari ed il fulmineo,
coinvolgente e concertato concorso del Tesoro
Americano (che, negli ultimi mesi, ha già
iniettato sul mercato più di 1.000 miliardi
di dollari di liquidità!), della Banca
Centrale Giapponese (43 miliardi di dollari),
della Banca Centrale Europea (28 miliardi
di dollari), della Banca d'Inghilterra
(10 miliardi di dollari), della Banca
Centrale del Canada (8 miliardi di dollari)
e della Banca Nazionale Svizzera (7
miliardi di dollari) - riesce rapidamente
e facilmente a sbloccare e rendere disponibili
all'incirca 222 miliardi di dollari?
Questo,
naturalmente, senza prendere in conto:
-
le centinaia di miliardi di dollari che
i medesimi Istituti di credito hanno già
travasato invano, dal mese di Febbraio scorso
ad oggi, nel "buco nero" dell'annosa
ed incontrollabile bolla dei sub-primes
stutunitensi ed in quella, non meno funesta ed
incoercibile, dell'allegra e sregolata titolarizzazione
(sempre statunitense
) di crediti inesigibili
e/o di debiti di clienti dichiaratamente insolvibili;
-
i miliardi di sterline che la Gran Bretagna
ha già impiegato, senza l'accordo dei suoi
cittadini, per nazionalizzare (sic!) la banca
Northern Rock e/o per "invogliare"
il Lloyds TSB Group di Londra a salvare
in extremis dall'inevitabile bancarotta l'HBOS,
uno degli ex più quotati e conosciuti gruppi
bancari ed assicurativi del Regno Unito;
-
i miliardi di euro a fondo perduto che
la Repubblica Federale tedesca, sempre all'insaputa
dei suoi amministrati, ha già iniettato,
per ben tre volte, negli ultimi mesi, nel "pozzo
di San Patrizio" delle casse della IKB
Deutsche Industriebank AG di Düsseldorf/Berlino.
Chi
pagherà, alla fine - si domanda, ingenuo
ed angosciato, l'uomo della strada - l'insieme
dei suddetti esborsi pubblici?
Inutile
chiederselo: come al solito, pantalone
Cioè, noi!
E
Dominique Strauss-Kahn, il noto giudeo
e socialista francese, nonché attuale Direttore
del Fondo monetario internazionale (FMI),
non sembra affatto imbarazzato a dovercelo ufficialmente
ricordare e confermare: "La collettività
nel suo insieme" - ha tenuto recentemente
a sottolineare
- potrebbe dover "farsi
carico" del costo della lotta per evitare
un fallimento del sistema bancario
(http://www.swissinfo.ch/ita/prima_pagina/
Nessun_aiuto_dallo_Stato_per_le_banche.html?siteSect=105&sid=
8888561&cKey=1206526727000&ty=st).
Allora
che fare, per avere una qualunque chance di
non farci personalmente coinvolgere nell'impoverimento
generalizzato che sembra fatalmente minacciarci?
Considerata
la "spada di Damocle" che sta
per calare sopra le nostre teste, credo che, per
il momento, non ci resti nient'altro da fare -
per cercare di anticipare il futuro e sperare
di non farci più considerare degli incurabili
e consenzienti idioti - che incominciare, anche
noi, a praticare la disinvolta e lucrosa attività
della speculazione di borsa: iniziando,
ad esempio, sin da oggi, ad investire i pochi
euro che ancora ci restano in tasca (e prima che
i nostri Stati riescano a defraudarceli, con qualche
tassa supplementare
), nei semplici valori
azionari (in questo momento, sicuramente a buon
mercato!) di qualche fabbrica di fili spinati.
Non
è escluso, infatti, che con "l'aria
che tira", nei prossimi mesi, quegli
antiquati ed apparentemente insignificanti ed
improduttivi "accessori" possano
pure ritornare di moda ed il loro prezzo, di conseguenza,
salire inevitabilmente fino alle stelle!