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Le
Firme * Stefano
Livadiotti
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Il
piano Fenice? Ci costa cento euro a
testa
04.09.08
- Lo schema messo a punto da Banca Intesa per
salvare l'Alitalia costa allo Stato tra i 2,8
e i 4,4 miliardi in più rispetto alla
soluzione prospettata da Air France.
Colloquio con Ugo Arrigo
Nei prossimi sette anni la realizzazione del piano
messo a punto da Banca Intesa per Alitalia rischia
di costare allo Stato tra i 2,8 e i 4,4 miliardi
in più rispetto allo schema a suo tempo
prospettato da Air France-Klm...
A fare i conti è Ugo Arrigo, professore
di Finanza pubblica all'Università
di Milano Bicocca.
Come si arriva a quelle cifre? Quanto costa
davvero il piano targato Corrado Passera?
"Il punto di partenza è il mancato
introito legato all'operazione con Air France.
Il gruppo guidato da Jean-Cyril Spinetta,
oltre a farsi carico di passività
e di nuovi investimenti per più
di 3 miliardi,
avrebbe pagato 135 milioni.
Il Tesoro, azionista al 49 per cento, ne avrebbe
dunque incassati 66 e spiccioli.
Poi bisogna mettere nel conto le perdite accumulate
dalla compagnia aerea da aprile, quando sarebbe
stato possibile cederla ai francesi, almeno fino
a settembre.
Di sicuro è stato bruciato l'intero prestito-ponte
di 300 milioni. Più una cifra compresa
tra i 100 e i 300 milioni, che per il solito 49
per cento è di competenza del ministero
di Giulio Tremonti. Si passa quindi al capitolo
creditori e obbligazionisti".
Cioè?
"L'Alitalia ha debiti per 1,2 miliardi,
che è più realistico stimare in
1,5. Per tutto quello che cederà alla nuova
società, aerei, slot e quant'altro, il
commissario incasserà circa trecento milioni.
Poi Augusto Fantozzi cercherà di vendere
la parte della flotta non rilevata da Roberto
Colaninno & C.: un centinaio di aerei piuttosto
vecchi.
Ma piazzare una simile quantità di velivoli,
che per giunta consumano troppo in un'epoca di
caro-barile, non è una cosa facile, e dovrà
tenere i prezzi molto bassi.
Alla fine, dunque, il Tesoro dovrà mettere
mano al portafoglio per una cifra tra i 450 e
i 650 milioni di euro.
Altri 150 milioni, che potrebbero salire a 250,
se ne andranno poi per indennizzare, così
come previsto dal decreto che ha modificato la
legge Marzano, i piccoli azionisti rimasti incagliati
nel disastro Alitalia".
C'è
anche il capitolo degli ammortizzatori sociali.
Si parla di 5-7 mila esuberi, su un totale di 18
mila dipendenti Alitalia...
"Mi sembra un calcolo per difetto. Vorrebbe
dire che la nuova società manterrebbe una
quota compresa tra il 61 e il 72 per cento dell'organico
della ex compagnia di bandiera, dalla quale rileverebbe
però solo il 40 per cento della flotta, che
andrà sommata a quella di Air One, affidata
agli ex dipendenti di Carlo Toto.
Ritengo più probabile che, alla fine dell'intera
operazione, il conto degli esuberi arrivi a quota
9 mila. Comunque, considerando che ognuno di loro
costa 30 mila euro l'anno per un periodo garantito
di sette anni, se si prende una forchetta tra i
5 e i 9 mila bisogna mettere nel conto tra i 1.050
e i 1.900 milioni. E non è ancora finita".
Che cos'altro c'è?
"Il piano di Passera dice quanti aerei dovrà
schierare la nuova compagnia. Ciò consente
di calcolare la riduzione di attività rispetto
alla vecchia Alitalia.
Un dimagrimento che comporta per lo Stato un calo
di introiti contributivi e tributari: diciamo che,
sempre nell'arco dei sette anni, verranno a mancare
tra i 2,1 e i 3,5 miliardi".
Tirando le somme?
"Tra maggiori spese e mancati introiti,
l'operazione che vede protagonisti Colaninno e soci
costerà allo Stato tra i 4,1 e i 6,8 miliardi
di euro nei prossimi sette anni".
Quindi circa cento euro a italiano, compresi
i neonati... E invece il piano Air France quanto
costava?
"Il piano Spinetta oscillava tra 1,3 e 2,4
miliardi sempre nei sette anni. La differenza è
dunque compresa in una forchetta che va da 2,8 a
4,4 miliardi di euro".
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