Lo
stupro? E' un diritto dei liberatori
BERLINO
- Lo stupro, e la guerra: un documentario
in due parti (221 minuti in totale) di Helke
Sander, mostrato per la prima volta ieri al
Festival, e intitolato, con dolore che vuol fingersi
ironico, I Liberatori-Le Liberate.
I "liberatori" sono i soldati
dell' Armata Rossa, ma anche i francesi e gli
americani, e le"liberate", le
donne tedesche: i liberatori hanno, per così
dire,"festeggiato" l' occupazione
di Berlino e della Germania, stuprando le liberate.
Il documentario si apre sui capelli bianchi e
la voce piana di una dottoressa, che prende una
serie di cartelle ormai coperte di polvere dall'
archivio dell' ospedale presso il quale lavora,
e lavorava al tempo: "Il 3,7 per cento
delle donne tedesche sono state violentate dai
russi; il 2,7 per cento dai francesi e gli americani".
Il tutto si traduce in milioni: milioni di donne
violentate a Berlino, nella Turingia, e in quella
che oggi è la Polonia.
La prima parte del documentario dà la parola
ai russi di Berlino: uomini e donne. Le donne,
eroine decorate, con molte medaglie, "non
hanno visto, non hanno sentito, non hanno saputo".
L' uomo, con tanti denti d' oro che scopre in
quel sorriso osceno che hanno sempre gli uomini,
specie i più anziani, quando parlano di
"certe cose", dice:
"L' uomo ha più esigenze sessuali
della donna, come si sa: lo si vede anche negli
animali. E poi, allora, erano altri tempi: per
le donne occidentali di oggi, lo stupro è
un problema; per noi, all' epoca, non lo era quasi
per niente... I soldati russi hanno violentato
per bisogno di sesso, non per vendetta: gli uomini
vogliono rimanere uomini, anche in guerra. E quanto
alle donne che sono andate con loro, anche se
costrette, sono state considerate patriote: hanno
aiutato i russi...".
Helke Sander domanda, seria e severa. Una donna
che è nata allora, nel ' 46, figlia di
uno stupro su sua madre compiuto, insieme, da
due ufficiali francesi, racconta: "Avevo
quattordici anni, quando l' ho saputo. Era di
Carnevale, volevo uscire, mia madre non voleva,
e mi ha inseguito urlando 'sei un maiale, come
tuo padre...''
Ho chiesto, e mi ha raccontato: molto poco
però. Non gliela perdono ancora oggi, la
rabbia con la quale mi ha comunicato quella verità...
" Quanto a mio padre, me lo immagino francese,
ufficiale, imbecille, con tante medaglie...".
TESTATA: REPUBBLICA
DATA: 23/2/1992
PAGINA: 41
OCCHIELLO: 42. INTERNATIONALE FILM
FESTSPIELE BERLIN Il documentario di Helke Sander
TITOLO: LO STUPRO? E' UN DIRITTO DEI LIBERATORI
AUTORE: di
ANNA MARIA MORI
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Centomila
figli della violenza
Berlino - A raccontare l' orrore, a volte, bastano
i numeri: a Berlino, subito dopo la liberazione,
sono state stuprate dai "liberatori"
centomila donne, vale a dire il 9 per
cento di tutta la popolazione femminile berlinese
dell' epoca (e i dati sarebbero stati forniti
per difetto: ci sono fonti secondo le quali, ad
essere stuprate, sarebbero state il 60 per
cento delle berlinesi); in quella che allora
era la Prussia orientale, dal dicembre ' 44, quando
è iniziata la ritirata dei tedeschi, fino
alla fine della guerra, le violentate da soldati
dell' Armata Rossa furono due milioni:
di queste, duecentomila sono morte, alcune
ammazzate direttamente dai soldati che le violentavano.
Altre in conseguenza dello stupro. E ancora: il
venti per cento delle violentate, sono
rimaste incinte: in Germania ci sono trecentomila
figli dello stupro di massa del ' 45 (e anche
questi sarebbero dati calcolati per difetto).
Tutto questo appare nel documentario presentato
al Festival di Berlino dalla regista e scrittrice
Helke Sander (un suo libro di racconti
è stato pubblicato due anni fa anche in
Italia) e intitolato I liberatori e le Liberate:
quattro ore di documenti ripescati in archivi
trascurati da tutti, interviste a protagoniste
e vittime, e ai figli delle vittime.
Il documentario si apre e si chiude sul volto
di una donna, in penombra, in fondo a un tavolo
lunghissimo: è stata stuprata cento
volte, ed esistono certificati d' ospedale
che lo provano.
E ci sono ancora documenti a proposito di una
donna violentata centoventotto volte in
una notte, davanti ai familiari: alla quindicesima
volta è svenuta, ed è rimasta svenuta
fino alla fine.
Ci si chiede prima di tutto: come mai solo adesso?
La Sander racconta i cinque anni di battaglie
prima di poter cominciare materialmente il lavoro:
non c' era televisione che la volesse finanziare.
L' obiezione di tutti era politica: proprio adesso
che c' è Gorbaciov, e che i rapporti tra
la Germania e l' Unione Sovietica vanno così
bene...
Alla fine è stata una donna, capo struttura
di una televisione pubblica, che, contro tutti,
ha deciso di investire l' intero budget a sua
disposizione nel progetto di Helke Sander: il
risultato è qui, a disposizione di chi
voglia fare ulteriori pensieri sul passato e sul
presente.
E, a guardare la platea che ha seguito tutte e
quattro le ore del documentario, a Berlino, si
direbbe che, sul tema, continuino a riflettere
solo le donne: gli uomini erano praticamente assenti.
Helke Sander, è stata solo la simpatia
per Gorbaciov ad ostacolare per cinque anni la
realizzazione del suo documentario?
"Anche il fatto che la tragedia degli stupri
sulle donne tedesche, attuati soprattutto dai
russi dell' Armata rossa, e in misura infinitamente
minore dagli americani e dai francesi, è
sempre stato un argomento usato dalla destra contro
la sinistra: tutti sapevano, da noi, tutti sussurravano,
ma nessuno ne voleva parlare".
Anche lei ci ha messo del tempo a decidere:
anche se ha cominciato a pensarci cinque anni
fa, erano comunque passati quarant' anni...
"Forse anche a me è mancato il coraggio:
ci pensavo, lasciavo andare il pensiero, poi dopo
un po' di tempo ci tornavo su... Finché
mi sono sentita forte: e ho deciso... Devo però
anche aggiungere che se non ci fosse stata la
caduta del Muro, mi sarebbero venute a mancare
molte testimonianze, e molti documenti: per esempio
quelli, importantissimi, dell' ospedale di Berlino
Est, la 'Charité' , con i certificati di
stupro, e le nascite di figli dello stupro".
Molti suicidi.
E' sicura che siano duecentomila, i figli della
violenza dei russi...?
"Non ci sono i documenti per tutti. E, comunque,
quelli che abbiamo ci consentono di fare questi
numeri... Non c' è neanche da meravigliarsi
tanto: a testimoniare tragicamente, al presente,
della verità del nostro passato, è
di questi giorni la notizia delle donne kuwaitiane:
in cinquemila sono rimaste incinte in conseguenza
degli stupri dei soldati iracheni, durante l'
occupazione e la guerra; a nessuna è stato
concesso di abortire; tutte sono state torturate
psicologicamente in maniera drammatica; molte
sono state mandate a partorire in Svizzera. Tutte
hanno avuto un destino tremendo".
Che conseguenze porta essere figlio di uno
stupro?
"Ne ho intervistati tre, ne conosco altri
che però non hanno voluto parlare: è
più difficile parlare con i figli, che
con le madri stuprate. I figli vivono la loro
nascita con un oscuro senso di colpa. Molti di
loro si sono anche suicidati".
E le donne? Quali conseguenze hanno subito?
"Alcune sono impazzite, molte si sono suicidate:
abbiamo le cifre dei suicidi a Berlino, e nell'
aprile del ' 45 si passa dalla quota massima dei
mesi precedenti, che allora era rappresentata
da centocinquanta suicidi (era comunque tempo
di guerra, e non sono pochi) a tremilaottocento.
Normalmente, a suicidarsi, sono più gli
uomini che le donne. Nell' aprile ' 45 le proporzioni
cambiano: a suicidarsi sono state sicuramente
di più le donne, come risulta dalla ricerca
fatta allora in alcuni quartieri di Berlino".
E' atroce, però si sa, è in tutti
i libri di testo, a proposito di tutte le guerre:
prima si conquista, poi si saccheggia e si stupra.
E' la tragica normalità della guerra:
che cos' è che l' ha spinta a fare questo
documentario, il bisogno di dimostrare che anche
quelli che una gran parte dell' umanità
credeva migliori, e cioè i russi-sovietici,
erano uguali o peggiori degli altri?
"Io non pensavo che fossero migliori. Volevo
solo capire perché tutto quello che si
andava dicendo da quarant' anni sugli stupri dei
russi, sotto forma di mormorio, non veniva detto
pubblicamente. Un voto contro. Volevo anche spiegare
pubblicamente quello che non siè capito
per anni: e cioè come mai, subito dopo
la fine della guerra, le donne tedesche (perché
gli uomini non c' erano più) hanno votato
Cdu, anziché i socialisti, anche a Berlino,
dove, prima, c' era una forte componente socialista
e comunista.
Le donne, come si è continuato a dire in
quei medesimi mormorii, 'hanno votato contro i
loro amanti-violentatori russi' . Questa è
la verità".
Nel suo documentario, lei ne ha intervistati
parecchi di russi: dicono, più o meno,
' l' uomo è cacciatore' , ' le donne che
si sono fatte violentare dai nostri soldati, noi
le abbiamo considerate come patriote...' .
"I russi hanno tutti accettato di parlare
nella mia inchiesta. E nella loro assoluta ingenuità,
si sono anche rivelati simpatici".
Sempre nel documentario, lei dice che quelli
che hanno stuprato di meno, sono gli inglesi...
"E' così. Forse perché
l' esercito inglese era il più omogeneo.
Mentre quello francese aveva una forte componente
di marocchini e tunisini, che non tenevano minimamente
conto dei regolamenti che vietavano lo stupro,
e, a loro volta, non erano assolutamente controllati
da chi li doveva controllare. Molti continuano
a dire ancora oggi che lo stupro, in guerra, è
naturale: non è vero, non tutti gli eserciti
lo praticano con tanta naturalezza. Alcune divisioni
di cosacchi e dell' esercito prussiano, non hanno
mai violentato".
Nel film lei mostra i cadaveri nudi e orrendamente
mutilati di donne, con accanto ufficiali della
Wehrmacht...
"Ci sono stati villaggi della Prussia orientale,
prima occupati dai tedeschi, poi presi dai russi,
e dopo ancora riconquistati dai tedeschi: i tedeschi,
a scopi propagandistici, hanno fotografato le
donne stuprate e uccise dai russi: ci sono moltissimi
documenti fotografici in questo senso. Esistono,
in proposito, immagini ben più agghiaccianti
di quelle che ho mostrato: non ce la facevo a
guardarle... I russi hanno anche crocifisso le
donne, inchiodate alle porte delle loro case".
Anche i tedeschi, in Russia, non hanno scherzato...
"In Russia sappiamo solo, dai rapporti della
Wehrmacht, che esistono un milione di figli
dei tedeschi occupanti: ma sembra che siano figli
di un rapporto davvero consensuale. Comunque,
le violenze ci sono state, eccome, anche se non
abbiamo ancora i dati. Sappiamo solo con certezza
che, a violentare, non sono stati quasi mai gli
uomini della Wehrmacht, bensì i soldati
delle Ss".
Da una parte la tragedia orribile degli stupri,
ancora oggi in Kuwait, e in Jugoslavia.
Dall' altra i processi per molestie sessuali
in cui ci sono ragazze americane che accusano
uomini anche dopo averli scelti, dopo aver accettato
di salire in camera con loro... Cosa pensa, in
proposito?
"Ho seguito poco: stavo lavorando accanitamente
per finire il documentario per il Festival. Da
quel poco che ho letto, mi pare che adesso ci
sia un po' di esagerazione da parte delle donne...
Però non fatemi dire di più: non
sono documentata a sufficienza".
"Tuttavia trovo terribile che gli uomini
continuino a non occuparsi del problema degli
stupri in guerra. Continuano a considerarli '
argomenti femminili' .
E andando a scavare, scopri che argomentano: lo
stupro è un modo come un altro di sentirsi
vivi, di difendersi dalla paura della guerra.
La logica, insomma, sarebbe: ' vorrei e dovrei
ammazzare, violentare i politici che hanno voluto
la guerra; non potendolo fare, mi sfogo sulle
donne...' ".
TESTATA:
REPUBBLICA
DATA: 25/2/1992
PAGINA: 37
SEZIONE: CULTURA
TITOLO: CENTOMILA FIGLI DELLA VIOLENZA
SOMMARIO: A colloquio con la regista e scrittrice
Helke Sander che ha presentato un documentario
sconvolgente sulle donne berlinesi stuprate durante
l' occupazione da parte dei russi
AUTORE: di ANNA MARIA MORI