La
capanna di Cassino
Roma,
31 ottobre 2008. - Nei giorni
scorsi una denuncia drammatica,
ma inascoltata come al solito.
E' uscita su qualche cronaca
locale la triste storia di
un disoccupato di Cassino,
pizzicato a dormire in una
capanna fatta di stracci.
Lui non sorride come il presidente
del Consiglio, ma ha una grande
dignita'.
A terzo millennio iniziato
da un po', nell'Italia che
si vorrebbe parte dell'opulento
occidente, c'e' in Ciociaria
una "casa" messa
su con un telo impermeabile,
con pezzi di compensato e
plastica.
Posso dire che provo orrore
per sapere che un uomo e'
costretto a vivere cosi'?
Non conosco il quarantasettenne
disoccupato che ci "abita",
ma ho letto che questa poco
regale dimora è ubicata
pochi metri da una delle strade
più belle della città:
Viale Dante. Ci sono, colori,
luci, negozi.
Nonostante lo stato di indigenza
in cui versa, Bruno, questo
è il suo nome, non
perde la sua vena umoristica.
Fuori della capanna, ha appeso
un cartello con su scritto
«Villa dei barboni».
Bruno vive in quel buco fatto
di stracci insieme a dei cani.
A decidere il suo destino
una malattia degenerativa
che gli ha impedito di continuare
il suo lavoro da manovale.
L'uomo non avendo l'età
pensionabile non percepisce
nulla dallo Stato. Il suo
unico sostentamento viene
dalla gente che ha cuore e
che gli fa quotidianamente
un poco di elemosina.
Da sedici anni vive come un
barbone. Bruno si vergogna
di essere ridotto così
e per tal motivo ha rotto
i ponti con la sua famiglia.
In una situazione del genere
ci vorrebbe proprio il «Il
treno dei desideri».
Oppure, basterebbe che se
ne occupassero il sindaco
di Cassino, la provincia di
Frosinone, la regione Lazio.
O qualche grande giornale
nazionale. Qualche televisione
pubblica o privata. Insomma,
qualcuno. Ma di questi tempi,
la tragedia di una persona
non sembra fare piu' notizia.