Marcello
Mariani: la via pittorica al sacro. Opere 1957-2007
A Palazzo Venezia una mostra antologica del grande
artista informale abruzzese
Forma
archetipa, 2007,
tecnica mista cm.200x200
|
21.12.08 - ROMA - Si è aperta a Roma il 19 dicembre
scorso, e rimarrà aperta fino al 25 gennaio 2009,
la personale del Maestro abruzzese, curata da
Gabriele Simongini: “Marcello Mariani: la via
pittorica al sacro (1957-2007)”. La mostra, ospitata
negli Appartamenti
Barbo del prestigioso Museo
Nazionale di Palazzo Venezia, sede della Soprintendenza
Speciale per il Polo Museale Romano, sintetizza
cinquant’anni di attività creativa attraverso
una quarantina di opere, di dimensioni importanti,
realizzate dal pittore a partire dal 1956, quando
il Mariani aveva solo 18 anni. L’antologica è
arricchita da una sezione di immagini del celebre
fotografo Gianni Berengo Gardin, scatti vitali
e reali, veri ritratti del Mariani osservato mentre
lavora all’interno del suo suggestivo atelier.
Il Maestro, tra i più grandi artisti italiani del
secolo, persegue una pittura che è in continua
evoluzione; di straordinario impatto percettivo
ed emozionale può definirsi, anche se riduttivamente,
informale. Le sue tele, infatti, sono caricate
da tracce materiche più calde (strati di pittura
e macchie di colore) introdotte energicamente
per tributare alla propria opera astratta una
dimensione più espressiva, profondamente ed intensamente
lirica. Così facendo la sua arte entra in contatto
con il pubblico e comunica la propria tormentata
ricerca del concetto di “sacro”, che non è anelare
al divino, piuttosto riflettere su ciò che non
è profano, ossia non è legato alla vita naturale.
La sua pittura, dunque, si propone di svelare quell’essenza sublime che travolge
e sconvolge l’esistenza dell’uomo. Non
a caso il pittore dice di sé: “sono uno sciamano”.
Infatti, solo gli sciamani, attraverso l’intuizione,
sono in grado di cogliere e rivelare quel sacro
che è esigenza di realtà e comprensione.
Basta percorrere le sale dell’esposizione per comprendere
in tutta la sua semplicità e complessità il cammino
artistico-evolutivo compiuto dal Maestro. Con
grande coerenza il pittore mostra una capacità
di rinnovamento inconsueta, grazie al suo temperamento
curioso e alla sua voglia di conoscenza. In cinquant’anni
di attività, è riuscito a non ripetersi mai. Mariani
passa dalle tensioni dei primi paesaggi indagati
e prodotti negli anni Cinquanta, alle felici esplorazioni
della nozione biologica di cellula dei due decenni
successivi: “Dentro una goccia di sangue c’è tutto
il mondo”, asserisce significativamente.
Paesaggio
cellulare, 1961,
olio su tela cm. 54x70
|
Alla fine degli anni Ottanta l’abruzzese traspone
sulla tela i conflitti interiori con contrasti
e lacerazioni di forme, passo necessario per approdare
agli “archetipi” degli anni Novanta, dove i profili
primordiali hanno i colori delle terre, preferiti
perché più veridici. Nel nuovo millennio le forme
archetipe sono colonizzate da visionarie presenze
angeliche, vere e proprie epifanie di luce e apparizioni
piene di energia. Le terre lasciano il posto a
grandi campiture di colori accesi, e una felicità
stridente permea la sua opera più recente frutto
dell’incontro con la solare e “colorata” cultura
del Madagascar. Un cammino lineare e niente affatto
scontato che non ci consente di immaginare dove
il Maestro domani approderà.
Marcello Mariani è nato
all’Aquila nel 1938. Si forma all’Accademia di
Belle Arti di Napoli. Nei primi anni Sessanta
gira l’Europa, incontra artisti e scrittori. Rientrato
in Italia, frequenta Roma e conosce Boille, Manzoni,
Rotella, Lisi e Rauschenberg. Insegna all’Istituto Statale d’Arte dell’Aquila.
All’inizio degli anni Sessanta si dedica alla
pittura informale, sull’influenza di Burri, che
conosce e frequenta. Incontra inoltre Mario Ceroli,
Lucio Fontana e Carmelo Bene, che sul giovane
artista hanno un influsso determinante per la
sua ricerca pittorica. Nel 1974 conosce Beuys
e rafforza la sua convinzione in una terza via
umana e sociale, fuori dal capitalismo e dal comunismo.
In quello stesso anno espone insieme a Guttuso,
Accardi e Consagra. Nel 1979 inizia il ciclo di
viaggi in Oriente, in Madagascar ed in Australia,
dove a Melbourne terrà due mostre personali. Rientrato
in Italia sviluppa la sua pittura arricchendola
di intense tracce materiche. Pittura quasi muraria,
originaria e simbolica dell’essenza. Numerose
le sue partecipazioni ad esposizioni con le grandi
firme della pittura contemporanea. Nel 2007, a Castelbasso, è invitato
a partecipare alla rassegna sull’arte informale
europea ed americana, accanto alle opere dei più
grandi artisti del ‘900, quali Fontana, Burri,
Vedova, Pollock, Kline, Fautrier, Wols, Afro,
Appel, Baj, Tapis, Boille, Soulages, Hartung.
La pittura di Mariani è molto diversa da quella dei contemporanei. Il suo
è uno splendido e luminoso informale, dai toni
caldi e poetici. Le sue tele sono superfici memoriali,
sfiorate dalla luce e dal segno, tracce di un'esistenza
incerta, tragicamente esistenziale.
*
giorgia.duo@gmail.com