Perche'
non ci sara' mai pace in Palestina
07.01.09
- La Palestina per duemila anni è stata
il segno della concordia e della tolleranza tra
le varie confessioni ed etnie (unica parentesi
i turbolenti Regni Crociati del Medio Evo). Poi,
nel 1947 a seguito di una semplice deliberazione
dellONU a carattere consultivo, in spregio
al diritto internazionale e al principio dell
autodeterminazione dei popoli (la popolazione
non fu neppure interpellata con un referendum),
le potenze vincitrici del secondo conflitto mondiale
decisero di donare metà della Palestina
agli ebrei con il pretesto che questi erano originari
di quei luoghi e come forma di risarcimento per
aver subito la persecuzione hitleriana (in realtà
per lavarsi la coscienza - a costo zero - per
non aver fatto nulla per impedire, sia prima sia
durante, la Shoah ).
Gli
ebrei, preso possesso di quelle terre, cacciarono
con la forza chi le abitava da secoli: 900mila
palestinesi furono costretti ad abbandonare le
loro case per fare posto ai nuovi arrivati e 530
villaggi furono completamente distrutti per impedirne
il ritorno e molti altri sostituiti con insediamenti
per soli ebrei. Neppure i cimiteri, luoghi sacri
per i musulmani, furono risparmiati.
Gli
ebrei, forti dellappoggio incondizionato
degli americani e, inizialmente, anche dei sovietici
si abbandonarono a vere e proprie stragi e atti
di puro terrorismo come il massacro del villaggio
palestinese di Deir Yassin del 9 aprile 1948 ad
opera del gruppo terrorista IRGUM (i cui leader
politici erano Begin e Shamir) che causò
la morte di 254 tra vecchi, donne e bambini (gli
adulti erano intenti a lavorare nei campi distanti
e quando si affrettarono a tornare la carneficina
fu compiuta, stupri compresi) e lassassinio,
avvenuto il 16 settembre dello stesso anno, del
mediatore delle Nazioni Unite, lo svedese Folke
Bernadotte, per aver denunciato le violenze sioniste.
Lomicidio fu rivendicato da un gruppo terrorista
di cui facevano parte due futuri ministri israeliani,
Yehoshua Cohen e Nathab Friedman (Antonella Ricciardi
Palestina, una terra a lungo promessa
controcorrente edizioni Napoli, 2008).
Anche da parte palestinese non mancarono atti
di terrorismo a cui corrispondevano rappresaglie
dure e indiscriminate.
Le
successive guerre arabo-israeliane si conclusero
con la netta sconfitta della coalizione araba,
disorganizzata e male armata, e con loccupazione
di altre consistenti porzioni di territorio palestinese.
Il
nuovo Stato dIsraele si è subito
caratterizzato in senso rigidamente razziale e
confessionale essendo aperto ai soli ebrei osservanti.
Una legge, quella definita Del Ritorno,
consente alle autorità religiose ortodosse
di esercitare un controllo ferreo sui matrimoni
ebraici (sono infatti vietati i matrimoni tra
gli ebrei e i non ebrei, i cosiddetti gentili),
sui divorzi, sulle conversioni e sulle sepolture.
Ai
palestinesi è negata qualunque possibilità
di farvi parte. Lo stesso impedimento riguarda
gli ex-ebrei, ossia persone che pur essendo di
discendenza ebraica professano una religione diversa
dal Giudaismo, anche a loro è impedito
di stabilirsi in Israele. I pochi arabi che hanno
potuto continuare a vivere in quella che una volta
era la loro terra devono essere riconoscibili
(le loro auto, ad esempio, hanno una targa diversa);
è sì permesso loro di eleggere dei
rappresentanti al Parlamento, ma in quanto piccola,
innocua e assimilata minoranza.
Il
concetto di società multietnica che tanto
piace in Occidente e sbandierato anche in Italia
come massima espressione di democrazia, libertà
e pluralismo in Israele non solo non è
neppure contemplata, ma è addirittura vietata
per legge. Una sentenza della Corte Suprema israeliana
del 1989 stabilisce che alle elezioni sono esclusi
partiti politici o persone che prevedono nel loro
programma uno Stato multi-culturale o che mettano
in discussione il principio dello Stato per Soli
Ebrei (SSE). Un'altra politica per soli ebrei
riguarda la proprietà terriera che è
di tipo collettivistico: lo Stato possiede il
94% della terra e la tiene in custodia
esclusivamente per gli ebrei.
Israele
non ha una Costituzione e questo consente ai suoi
tribunali di agire con libertà ed arbitrio
nelle sentenze, soprattutto a carico dei non ebrei
Con
queste caratteristiche definire Israele un avamposto
di democrazia in Medio Oriente mi pare quanto
meno azzardato.
Hamas
è considerata dai politici occidentali
una formazione terroristica: niente di più
errato, Hamas è un partito politico estremamente
radicato. Attraverso le sue strutture garantisce
alla popolazione palestinese di Gaza, stremata
da anni di embargo totale, assistenza e servizi
sociali. Alle elezioni del gennaio 2006 - riconosciute
da tutti gli osservatori internazionali come libere
e democratiche ha conquistato la maggioranza
dei seggi. Da allora ha rivisto profondamente
le sue posizioni fino ad accettare lipotesi
di uno stato palestinese entro i confini del 1967.
Sicuramente un gran passo avanti a cui ne potrebbero
seguire altri se loccidente la piantasse
con lostracismo e iniziasse a colloquiare
con lunico vero rappresentate della popolazione
palestinese di Gaza.
Quella
che è in atto da sessantanni in Palestina
è una lotta tra due popoli per il diritto
allesistenza. La differenza è che
mentre gli israeliani, armati dallAmerica,
hanno uno dei più potenti eserciti del
mondo con tanto darmamenti nucleari che
possono usare a loro piacimento, i palestinesi
possono disporre solo di rudimentali razzi a breve
gittata forniti dallIran (che fanno più
scena che danni) e del proprio corpo. A ciò
si aggiunge la diplomazia occidentale guidata
dallAmerica che, con il suo atteggiamento
giustificativo a favore dIsraele, non lavora
certo per la pace.
Durante
i sei mesi di tregua, rispettata da Hamas, Israele,
contravvenendo agli accordi sottoscritti, non
ha minimamente rallentato la morsa attorno a Gaza
impedendo perfino il transito degli aiuti umanitari.
Circondata
da mura alte 10 metri , controllata dal mare dalle
navi da guerra e dal cielo dai satelliti spia
a sostegno di un rigido embargo esteso anche ai
prodotti di prima necessità, la striscia
di Gaza è stata trasformata dagli israeliani
nel più grande campo di concentramento
che la storia ricordi. Sfido chiunque a resistere
in quelle condizioni senza farsi saltare i nervi
e vorrei vedere una qualsiasi persona assistere
alla morte del proprio figlio per la mancanza
di medicinali o vivere senza elettricità
e con l'acqua razionata (la prima cosa che gli
israeliani hanno bombardato durante loffensiva
dello scorso anno sono state le centrali elettriche
e i dissalatori, oltre alla centrale del latte),
senza provare odio verso gli artefici di questa
ingiustizia e meditare vendetta.
La
verità è che Israele ha pianificato
da mesi l'intervento militare, aspettava solo
il pretesto. Tanto può contare sulla comprensione
dei mass media occidentali, sullappoggio
incondizionato dellAmerica che la sprona
a continuare e sulla flebile protesta dei paesi
arabi moderati (che di moderato hanno
ben poco essendo delle monarchie assolute, più
onesto sarebbe definirli filo occidentali).
Il
fine ultimo d'Israele è quello di costringere
i palestinesi ad abbandonare la loro terra per
realizzare il sogno biblico della "Grande
Israele", come preconizzato dal fondatore
del movimento sionista Theodor Herzl e confermato
dal padre della Patria David Ben Gurion che in
un discorso del 1937 dichiarò: «Noi
dobbiamo espellere gli arabi e prenderci i loro
posti». Altrettanto esplicito è il
leader israeliano Ariel Sharon che ad un convegno
di militanti del suo partito dichiarò senza
mezzi termini «non cè sionismo,
colonizzazione o Stato Ebraico senza lo sradicamento
degli arabi e lespropriazione delle loro
terre» (France Press del 15 novembre 1998).
Non a caso Israele è lunico Paese
al mondo che si rifiuta di definire formalmente
i suoi confini. Il motivo lo scopriamo in una
famosa frase di Ben Gurion: «Dobbiamo costruire
uno stato dinamico incline all'espansione».
Condanniamo
pure gli attentati suicidi dei palestinesi, i
razzi di Hamas e le bandiere bruciate in piazza
dai manifestanti, ma se veramente amiamo la pace
non possiamo sorvolare sulle responsabilità
storiche e politiche dellOccidente americanizzato.
Senza
giustizia, umanità e verità storica
non potrà mai esserci pace in quelle terre
martoriate.
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L' Opinione
Ho ricevuto moltissime mail in risposta alla
mia "la questione palestinese" e, devo
dire, esattamente 50 e 50% fra accordo e disaccordo.
(ma non è bello cosi' un civile dibattito
fra Camerati?). Rispondo a TUTTI girandovi la risposta
che ho inviato ad un Camerata di Varese che mi ha
fornito una documentatissima obiezione.
Grazie a tutti, Claudio Zanasi.
Ti
ringrazio,
Gianfredo, per la puntuale e documentata risposta
alla mia "la questione palestinese".
Nella mia brevissima esternazione, non vi era
posto, come sottintendo con le prime parole di
apertura, per un completo approfondimento simile
al tuo, per capirci.Ti posso assicurare che non
ho mai sottovalutato le innumerevoli nefandezze
di cui il popolo ebraico si è macchiato,
compreso lo sterminio di Gaza.
Ma ciò non era propriamente l' argomento
della mia mail. Io non accetto che, per qualsivoglia
ragione, sulla mia terra, vengano a farla da padroni,
gente con cui non condivido nulla: la mentalità,
la religione, la cultura, il modo di vivere, ecc.
E ciò vale a maggior ragione anche per
ebrei, marocchini, cinesi, americani, e quant'
altro.
E' altresi' vero che siamo, "ob torto collo",
una colonia americana sotto tutela giudaica, ma
questo problema, comporterebbe tutt' altro approccio
politico, che una semplice invettiva via-mail,
non può in alcun modo interpretare. Bisognerebbe,
per incominciare, ridiscutere il ruolo dell' Italia
nella N.A.T.O. , con tutte le conseguenze del
terremoto politico che comporterebbe un cambiamento
dello scacchiere delle alleanze. In secondo luogo,
sarebbe da ridefinire lo scellerato trattato di
non proliferazione nucleare, principale impedimento,
a mio avviso, dell' esclusione del nostro paese
dal potere decisionale, o per lo meno, contrattuale
a livello mondiale.
Ed infiniti altri problemi della cui soluzione
si può (spero solo per ora) disquisire
solo a livello accademico-velleitario.
La mia mail invece, voleva solo fare appello ad
uno sfigatissimo sindaco, un provvedimento del
quale avrebbe potuto impedire all' orda in questione
di invadere la mia città. D' altra parte,
non vorrei che da parte nostra si rincorresse
un motivo nostalgico (il sangue contro l' oro)
che ha una sua validità se riferito a noi
e soltanto a noi Italiani.
Tu mi insegni che, nella storia, non vi sono motivi
"morali"anche se vi puo' essere un popolo
piu' "morale" di altri, si tratta sempre
della SUA morale.
La storia insegna che esiste solo il diritto del
piu' forte. Tutto il resto è accademia.
D' altra parte, non rivendichiamo, tranne il solo
pontefice, inascoltato, l' epopea delle Crociate?
Perchè non ci siamo uniti al Papa quando
è andato a chiedere scusa in Terra Santa
per gli stermini allora perpetrati?
Termino qui per non annoiarti ulteriormente. Concludo
assicurandoti che la mia azione è sempre
fatta in virtu' di una ossessiva ricerca della
Verità, anche se questa dovesse sbugiardare
ciò in cui piu' profondamente credo.
Romanamente, Claudio Zanasi.
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Caro Zanasi,
mi pare che tu abbia fatto un pò di confusione
tra due questioni ugualmente importanti. Una cosa
è la questione palestinese ed un'altra quella
della immigrazione incontrollata e il comportamento
degli immigrati sul suolo italiano. Per quanto riguarda
la prima, ti devo fare osservare che davanti al
massacro che Tel Aviv sta compiendo contro la popolazione
di Gaza, da parte del tuo partito non c'è
stata nemmeno una parola di condanna, nessun comunicato.
Come già nulla ha detto la fiamma tricolore
a proposito dell'embargo imposto da Israele, embargo
che ha ridotto la popolazione di Gaza alla fame
e alla disperazione..
ll tuo segretario nazionale, al contrario, il 5
dicembre al parlamento europeo, proprio mentre gli
israeliani pianificavano la strage, ha lodato le
potenzialità di Israele nel contribuire allo
sviluppo civile dell' umanità, mentre invece
i palestinesi, a suo dire, utilizzano gli aiuti
della UE per sabotare il processo di pace.
Ti riporto l'intervento di Romagnoli ai primi di
dicembre del 2008:
Ha detto Romagnoli:
In questo modo, credo, che la sinistra abbia
inteso un po' pretestuosamente bloccare l'accesso
di Israele al programma di partenariato per l'innovazione
e la ricerca ci tengo a sottolineare questo
proprio ad uno dei pochi Stati, se non l'unico,
al quale dare un sostegno significa non solo solidarietà
ma anche crescita e sviluppo per le imprese della
stessa Europa. Nessuno ha mai potuto chiedere all'Autorità
palestinese quanto e come impiega il sostegno della
Lega araba, né quanta parte di questo contribuisca
al dialogo, alla mutua comprensione, allo sviluppo
culturale e scientifico. Devo dire che, vista la
scarsa mobilitazione dei troppi colleghi del centro-destra,
la sinistra ha avuto buon gioco, con il pretesto
della difesa dei diritti umani, di ottenere il suo
successo con il voto. Però ho l'impressione
che tutto ciò ponga un ostacolo allo sviluppo
regionale e forse proprio al processo di pace, anche
perché si mette in discussione il diritto
di uno Stato alla sua sicurezza, diritto che dovremmo
tutelare.
Come Israele contribuisca alla pace, allo sviluppo
e al progresso dell'umanità oggi è
sotto gli occhi di tutto il mondo.
Tutto questo, nell' ottica miserabile, scusa la
franchezza, di continuare il processo di inserimento
della Fiamma nell'ambito di quello schieramento
scellerato che è il PdL. Tu lamenti il comportamento
degli arabi a Piazza Maggiore ed io aggiungo anche
a Piazza Duomo a Milano. Hai perfettamente ragione.
La tua sensibilità però rimane intoccata
davanti all'atteggiamento berlusconiano di
a) accettare la presenza di 113 basi militari statunitensi
(con ordigni nucleari) sul territorio nazionale
b) imporre contro la volontà dei cittadini
e le sentenze della magistratura l'allargamento
della base di Vicenza
c) collaborare alla fabbricazione dell'aereo americano
da bombardamento F35 nella base di Cameri
Nulla ho letto da parte della Fiamma in proposito
e da tempo ho arguito che la Fiamma è disinteressata
alla difesa e alla tutela della sovranità
nazionale.
E allora come la mettiamo ? Tu hai visto la pagliuzza
ma non la trave.
Del resto, venendo alla questione immigratoria,
ti devo ricordare che proprio Fini, con il quale
il vostro partito ha collaborato a scopi elettorali,
si è fatto latore di una proposta, il 16
ottobre del 2003, che estende il diritto di voto
agli immigrati, preludio all'estensione della cittadinanza
italiana, come osservato da Paul Oriol, esponente
di primo piano del movimento che si batte per la
cittadinanza agli immigrati.
Quindi, per concludere, caro Zanasi, bando alle
ipocrisie e ai polveroni. La fiamma, anche se tardivamente,
si schiera nei fatti su posizioni sioniste estranee
agli interessi nazionali. Anche e solo per il fatto
di farsi usare puntualmente dallo schieramento berlusconiano
che è ferocemente antifascista.
Caro Zanasi, chi scrive di stagioni politiche ne
ha viste tante. Non vedo, credimi, cosa sia rimasto
di fascismo nella fiamma se non qualche superficiale,
estemporaneo, ininfluente apprezzamento nei confronti
del Ventennio.
Contro il mercato, contro il liberismo, per la socializzazione,
nemmeno una parola.
Non basta definirsi Camerata per essere un fascista.
Le parole ormai da tempo lasciano il tempo che trovano.
Distintamente
Nicola Cospito
Ufficio Politico del MNP