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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

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Gianfredo Ruggiero

Perche' non ci sara' mai pace in Palestina

07.01.09 - La Palestina per duemila anni è stata il segno della concordia e della tolleranza tra le varie confessioni ed etnie (unica parentesi i turbolenti Regni Crociati del Medio Evo). Poi, nel 1947 a seguito di una semplice deliberazione dell’ONU a carattere consultivo, in spregio al diritto internazionale e al principio dell’ autodeterminazione dei popoli (la popolazione non fu neppure interpellata con un referendum), le potenze vincitrici del secondo conflitto mondiale decisero di donare metà della Palestina agli ebrei con il pretesto che questi erano originari di quei luoghi e come forma di risarcimento per aver subito la persecuzione hitleriana (in realtà per lavarsi la coscienza - a costo zero - per non aver fatto nulla per impedire, sia prima sia durante, la Shoah ).

Gli ebrei, preso possesso di quelle terre, cacciarono con la forza chi le abitava da secoli: 900mila palestinesi furono costretti ad abbandonare le loro case per fare posto ai nuovi arrivati e 530 villaggi furono completamente distrutti per impedirne il ritorno e molti altri sostituiti con insediamenti per soli ebrei. Neppure i cimiteri, luoghi sacri per i musulmani, furono risparmiati.

Gli ebrei, forti dell’appoggio incondizionato degli americani e, inizialmente, anche dei sovietici si abbandonarono a vere e proprie stragi e atti di puro terrorismo come il massacro del villaggio palestinese di Deir Yassin del 9 aprile 1948 ad opera del gruppo terrorista IRGUM (i cui leader politici erano Begin e Shamir) che causò la morte di 254 tra vecchi, donne e bambini (gli adulti erano intenti a lavorare nei campi distanti e quando si affrettarono a tornare la carneficina fu compiuta, stupri compresi) e l’assassinio, avvenuto il 16 settembre dello stesso anno, del mediatore delle Nazioni Unite, lo svedese Folke Bernadotte, per aver denunciato le violenze sioniste. L’omicidio fu rivendicato da un gruppo terrorista di cui facevano parte due futuri ministri israeliani, Yehoshua Cohen e Nathab Friedman (Antonella Ricciardi “Palestina, una terra a lungo promessa” controcorrente edizioni – Napoli, 2008). Anche da parte palestinese non mancarono atti di terrorismo a cui corrispondevano rappresaglie dure e indiscriminate.

Le successive guerre arabo-israeliane si conclusero con la netta sconfitta della coalizione araba, disorganizzata e male armata, e con l’occupazione di altre consistenti porzioni di territorio palestinese.

Il nuovo Stato d’Israele si è subito caratterizzato in senso rigidamente razziale e confessionale essendo aperto ai soli ebrei osservanti. Una legge, quella definita “Del Ritorno”, consente alle autorità religiose ortodosse di esercitare un controllo ferreo sui matrimoni ebraici (sono infatti vietati i matrimoni tra gli ebrei e i non ebrei, i cosiddetti “gentili”), sui divorzi, sulle conversioni e sulle sepolture.

Ai palestinesi è negata qualunque possibilità di farvi parte. Lo stesso impedimento riguarda gli ex-ebrei, ossia persone che pur essendo di discendenza ebraica professano una religione diversa dal Giudaismo, anche a loro è impedito di stabilirsi in Israele. I pochi arabi che hanno potuto continuare a vivere in quella che una volta era la loro terra devono essere riconoscibili (le loro auto, ad esempio, hanno una targa diversa); è sì permesso loro di eleggere dei rappresentanti al Parlamento, ma in quanto piccola, innocua e assimilata minoranza.

Il concetto di società multietnica che tanto piace in Occidente e sbandierato anche in Italia come massima espressione di democrazia, libertà e pluralismo in Israele non solo non è neppure contemplata, ma è addirittura vietata per legge. Una sentenza della Corte Suprema israeliana del 1989 stabilisce che alle elezioni sono esclusi partiti politici o persone che prevedono nel loro programma uno Stato multi-culturale o che mettano in discussione il principio dello Stato per Soli Ebrei (SSE). Un'altra politica per soli ebrei riguarda la proprietà terriera che è di tipo collettivistico: lo Stato possiede il 94% della terra e la tiene in “custodia” esclusivamente per gli ebrei.

Israele non ha una Costituzione e questo consente ai suoi tribunali di agire con libertà ed arbitrio nelle sentenze, soprattutto a carico dei non ebrei

Con queste caratteristiche definire Israele un “avamposto di democrazia in Medio Oriente” mi pare quanto meno azzardato.

Hamas è considerata dai politici occidentali una formazione terroristica: niente di più errato, Hamas è un partito politico estremamente radicato. Attraverso le sue strutture garantisce alla popolazione palestinese di Gaza, stremata da anni di embargo totale, assistenza e servizi sociali. Alle elezioni del gennaio 2006 - riconosciute da tutti gli osservatori internazionali come libere e democratiche – ha conquistato la maggioranza dei seggi. Da allora ha rivisto profondamente le sue posizioni fino ad accettare l’ipotesi di uno stato palestinese entro i confini del 1967. Sicuramente un gran passo avanti a cui ne potrebbero seguire altri se l’occidente la piantasse con l’ostracismo e iniziasse a colloquiare con l’unico vero rappresentate della popolazione palestinese di Gaza.

Quella che è in atto da sessant’anni in Palestina è una lotta tra due popoli per il diritto all’esistenza. La differenza è che mentre gli israeliani, armati dall’America, hanno uno dei più potenti eserciti del mondo con tanto d’armamenti nucleari che possono usare a loro piacimento, i palestinesi possono disporre solo di rudimentali razzi a breve gittata forniti dall’Iran (che fanno più scena che danni) e del proprio corpo. A ciò si aggiunge la diplomazia occidentale guidata dall’America che, con il suo atteggiamento giustificativo a favore d’Israele, non lavora certo per la pace.

Durante i sei mesi di tregua, rispettata da Hamas, Israele, contravvenendo agli accordi sottoscritti, non ha minimamente rallentato la morsa attorno a Gaza impedendo perfino il transito degli aiuti umanitari.

Circondata da mura alte 10 metri , controllata dal mare dalle navi da guerra e dal cielo dai satelliti spia a sostegno di un rigido embargo esteso anche ai prodotti di prima necessità, la striscia di Gaza è stata trasformata dagli israeliani nel più grande campo di concentramento che la storia ricordi. Sfido chiunque a resistere in quelle condizioni senza farsi saltare i nervi e vorrei vedere una qualsiasi persona assistere alla morte del proprio figlio per la mancanza di medicinali o vivere senza elettricità e con l'acqua razionata (la prima cosa che gli israeliani hanno bombardato durante l’offensiva dello scorso anno sono state le centrali elettriche e i dissalatori, oltre alla centrale del latte), senza provare odio verso gli artefici di questa ingiustizia e meditare vendetta.

La verità è che Israele ha pianificato da mesi l'intervento militare, aspettava solo il pretesto. Tanto può contare sulla comprensione dei mass media occidentali, sull’appoggio incondizionato dell’America che la sprona a continuare e sulla flebile protesta dei paesi arabi “moderati” (che di moderato hanno ben poco essendo delle monarchie assolute, più onesto sarebbe definirli “filo occidentali”).

Il fine ultimo d'Israele è quello di costringere i palestinesi ad abbandonare la loro terra per realizzare il sogno biblico della "Grande Israele", come preconizzato dal fondatore del movimento sionista Theodor Herzl e confermato dal padre della Patria David Ben Gurion che in un discorso del 1937 dichiarò: «Noi dobbiamo espellere gli arabi e prenderci i loro posti». Altrettanto esplicito è il leader israeliano Ariel Sharon che ad un convegno di militanti del suo partito dichiarò senza mezzi termini «non c’è sionismo, colonizzazione o Stato Ebraico senza lo sradicamento degli arabi e l’espropriazione delle loro terre» (France Press del 15 novembre 1998). Non a caso Israele è l’unico Paese al mondo che si rifiuta di definire formalmente i suoi confini. Il motivo lo scopriamo in una famosa frase di Ben Gurion: «Dobbiamo costruire uno stato dinamico incline all'espansione».

Condanniamo pure gli attentati suicidi dei palestinesi, i razzi di Hamas e le bandiere bruciate in piazza dai manifestanti, ma se veramente amiamo la pace non possiamo sorvolare sulle responsabilità storiche e politiche dell’Occidente americanizzato.

Senza giustizia, umanità e verità storica non potrà mai esserci pace in quelle terre martoriate.

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L' Opinione

Ho ricevuto moltissime mail in risposta alla mia "la questione palestinese" e, devo dire, esattamente 50 e 50% fra accordo e disaccordo. (ma non è bello cosi' un civile dibattito fra Camerati?). Rispondo a TUTTI girandovi la risposta che ho inviato ad un Camerata di Varese che mi ha fornito una documentatissima obiezione.
Grazie a tutti, Claudio Zanasi.


Ti ringrazio,
Gianfredo, per la puntuale e documentata risposta alla mia "la questione palestinese".

Nella mia brevissima esternazione, non vi era posto, come sottintendo con le prime parole di apertura, per un completo approfondimento simile al tuo, per capirci.Ti posso assicurare che non ho mai sottovalutato le innumerevoli nefandezze di cui il popolo ebraico si è macchiato, compreso lo sterminio di Gaza.
Ma ciò non era propriamente l' argomento della mia mail. Io non accetto che, per qualsivoglia ragione, sulla mia terra, vengano a farla da padroni, gente con cui non condivido nulla: la mentalità, la religione, la cultura, il modo di vivere, ecc. E ciò vale a maggior ragione anche per ebrei, marocchini, cinesi, americani, e quant' altro.
E' altresi' vero che siamo, "ob torto collo", una colonia americana sotto tutela giudaica, ma questo problema, comporterebbe tutt' altro approccio politico, che una semplice invettiva via-mail, non può in alcun modo interpretare. Bisognerebbe, per incominciare, ridiscutere il ruolo dell' Italia nella N.A.T.O. , con tutte le conseguenze del terremoto politico che comporterebbe un cambiamento dello scacchiere delle alleanze. In secondo luogo, sarebbe da ridefinire lo scellerato trattato di non proliferazione nucleare, principale impedimento, a mio avviso, dell' esclusione del nostro paese dal potere decisionale, o per lo meno, contrattuale a livello mondiale.
Ed infiniti altri problemi della cui soluzione si può (spero solo per ora) disquisire solo a livello accademico-velleitario.
La mia mail invece, voleva solo fare appello ad uno sfigatissimo sindaco, un provvedimento del quale avrebbe potuto impedire all' orda in questione di invadere la mia città. D' altra parte, non vorrei che da parte nostra si rincorresse un motivo nostalgico (il sangue contro l' oro) che ha una sua validità se riferito a noi e soltanto a noi Italiani.
Tu mi insegni che, nella storia, non vi sono motivi "morali"anche se vi puo' essere un popolo piu' "morale" di altri, si tratta sempre della SUA morale.
La storia insegna che esiste solo il diritto del piu' forte. Tutto il resto è accademia.
D' altra parte, non rivendichiamo, tranne il solo pontefice, inascoltato, l' epopea delle Crociate?
Perchè non ci siamo uniti al Papa quando è andato a chiedere scusa in Terra Santa per gli stermini allora perpetrati?
Termino qui per non annoiarti ulteriormente. Concludo assicurandoti che la mia azione è sempre fatta in virtu' di una ossessiva ricerca della Verità, anche se questa dovesse sbugiardare ciò in cui piu' profondamente credo.
Romanamente, Claudio Zanasi.

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Caro Zanasi,

mi pare che tu abbia fatto un pò di confusione tra due questioni ugualmente importanti. Una cosa è la questione palestinese ed un'altra quella della immigrazione incontrollata e il comportamento degli immigrati sul suolo italiano. Per quanto riguarda la prima, ti devo fare osservare che davanti al massacro che Tel Aviv sta compiendo contro la popolazione di Gaza, da parte del tuo partito non c'è stata nemmeno una parola di condanna, nessun comunicato. Come già nulla ha detto la fiamma tricolore a proposito dell'embargo imposto da Israele, embargo che ha ridotto la popolazione di Gaza alla fame e alla disperazione..
ll tuo segretario nazionale, al contrario, il 5 dicembre al parlamento europeo, proprio mentre gli israeliani pianificavano la strage, ha lodato le potenzialità di Israele nel contribuire allo sviluppo civile dell' umanità, mentre invece i palestinesi, a suo dire, utilizzano gli aiuti della UE per sabotare il processo di pace.
Ti riporto l'intervento di Romagnoli ai primi di dicembre del 2008:

Ha detto Romagnoli:
In questo modo, credo, che la sinistra abbia inteso un po' pretestuosamente bloccare l'accesso di Israele al programma di partenariato per l'innovazione e la ricerca – ci tengo a sottolineare questo – proprio ad uno dei pochi Stati, se non l'unico, al quale dare un sostegno significa non solo solidarietà ma anche crescita e sviluppo per le imprese della stessa Europa. Nessuno ha mai potuto chiedere all'Autorità palestinese quanto e come impiega il sostegno della Lega araba, né quanta parte di questo contribuisca al dialogo, alla mutua comprensione, allo sviluppo culturale e scientifico. Devo dire che, vista la scarsa mobilitazione dei troppi colleghi del centro-destra, la sinistra ha avuto buon gioco, con il pretesto della difesa dei diritti umani, di ottenere il suo successo con il voto. Però ho l'impressione che tutto ciò ponga un ostacolo allo sviluppo regionale e forse proprio al processo di pace, anche perché si mette in discussione il diritto di uno Stato alla sua sicurezza, diritto che dovremmo tutelare”.

Come Israele contribuisca alla pace, allo sviluppo e al progresso dell'umanità oggi è sotto gli occhi di tutto il mondo.

Tutto questo, nell' ottica miserabile, scusa la franchezza, di continuare il processo di inserimento della Fiamma nell'ambito di quello schieramento scellerato che è il PdL. Tu lamenti il comportamento degli arabi a Piazza Maggiore ed io aggiungo anche a Piazza Duomo a Milano. Hai perfettamente ragione. La tua sensibilità però rimane intoccata davanti all'atteggiamento berlusconiano di

a) accettare la presenza di 113 basi militari statunitensi (con ordigni nucleari) sul territorio nazionale
b) imporre contro la volontà dei cittadini e le sentenze della magistratura l'allargamento della base di Vicenza
c) collaborare alla fabbricazione dell'aereo americano da bombardamento F35 nella base di Cameri

Nulla ho letto da parte della Fiamma in proposito e da tempo ho arguito che la Fiamma è disinteressata alla difesa e alla tutela della sovranità nazionale.

E allora come la mettiamo ? Tu hai visto la pagliuzza ma non la trave.

Del resto, venendo alla questione immigratoria, ti devo ricordare che proprio Fini, con il quale il vostro partito ha collaborato a scopi elettorali, si è fatto latore di una proposta, il 16 ottobre del 2003, che estende il diritto di voto agli immigrati, preludio all'estensione della cittadinanza italiana, come osservato da Paul Oriol, esponente di primo piano del movimento che si batte per la cittadinanza agli immigrati.

Quindi, per concludere, caro Zanasi, bando alle ipocrisie e ai polveroni. La fiamma, anche se tardivamente, si schiera nei fatti su posizioni sioniste estranee agli interessi nazionali. Anche e solo per il fatto di farsi usare puntualmente dallo schieramento berlusconiano che è ferocemente antifascista.
Caro Zanasi, chi scrive di stagioni politiche ne ha viste tante. Non vedo, credimi, cosa sia rimasto di fascismo nella fiamma se non qualche superficiale, estemporaneo, ininfluente apprezzamento nei confronti del Ventennio.
Contro il mercato, contro il liberismo, per la socializzazione, nemmeno una parola.
Non basta definirsi Camerata per essere un fascista.
Le parole ormai da tempo lasciano il tempo che trovano.

Distintamente

Nicola Cospito
Ufficio Politico del MNP


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Gianfredo Ruggiero


Presidente Circolo Excalibur - Varese

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