Morte
di Mussolini: il rapporto dellagente OSS americano
Lada Mocarski è inattendibile
25.04.09
- Cè da trasecolare. Le sorprese
non finiscono mai. La vulgata
resistenziale (definizione dello storico del fascismo
per eccellenza Renzo De Felice), quella che prevede
la morte di Mussolini davanti al cancello di villa
Belmonte di Giulino di Mezzegra (28 aprile del
1945), è dura a morire. Questa volta ci
si è messo di buzzo buono persino un ricercatore
italoamericano, Mario J. Cereghino, che ha trovato
valide sponde in due storici
di chiara fama, Giorgio Cavalleri e Franco Giannantoni.
Il loro libro, scritto a tre mani ed intitolato
La Fine. Gli ultimi giorni di Benito
Mussolini nei documenti dei servizi segreti americani
(1945-1946) (Garzanti, 2009), è
comparso sugli scaffali delle librerie pochi giorni
fa. E stato preceduto da un intensivo battage
telematico e cartaceo (Le ultime ore di Mussolini.
Spararono in due. fonte ansa.it; M. Sapio.
Gli ultimi giorni di Mussolini. Nuova Storia Contemporanea,
Gennaio-Febbraio, 2009). Riporta quanto sta scritto
su un rapporto definito segreto
ritrovato nel Maryland (USA) presso il National
Archives and Records Administration in quanto
desecretato nel 2000 dalla
presidenza di Bill Clinton. Porta la firma di
uno 007 americano di Allen Dulles, il direttore
della centrale centroeuropea dellOSS (Office
of Strategic Service) situata in Svizzera
(Berna). Il nome dellagente OSS (441) è
Valerian Lada Mocarski (era un colonnello dellesercito
USA). Ha scritto il suo memoriale,
in due riprese, subito dopo laprile del
1945.
Alcune
incongruenze scritte nel rapporto del Mocarski
sono state opportunamente sottolineate dagli autori
del libro: ad esempio la confusione tra Claretta
Petacci e Zita Ritossa (compagna del fratello
della prima), come pure lanacronistica comparsa
della cortigiana preferita dal Duce nella caserma
della Guardia di Finanza di Germasino. Altre imprecisioni
lasciano perplessi per non dire esterefatti. Luigi
Canali (alias capitano Neri), il capo di
Stato Maggiore della 52° Brigata dAssalto
Garibaldi, quella che catturò il Duce a
Dongo, viene chiamato comandante partigiano
di un unità locale, qualifica
questultima che apparteneva a Martino Caserotti
(nome di battaglia capitano Roma), il responsabile
in primis dei partigiani operanti sui rilievi
montuosi della Tremezzina. Altrove il Neri viene
definito luogotenente del comandante
garibaldino (Pier Luigi Bellini delle Stelle,
Pedro), colui che portò, la notte
del 28 aprile (1945), la coppia dei prigionieri
(Mussolini e la Petacci) in casa De Maria, un
cascinale situato in quel di Bonzanigo (nota bene:
il luogotenente di Pedro era
Urbano Lazzaro, il partigiano filobadogliano
Bill). Il Neri è stato ucciso dai comunisti
il 7 maggio del 1945: quando parlò con
il Mocarski? E evidente che questultimo
chiacchiera per sentito dire!
Il
Mocarski di scemenze ne scrive parecchie. Dice
che durante la notte del 28 aprile la coppia celebre
è giunta in casa De Maria passando dal
centro di Bonzanigo e non percorrendo la mulattiera
che sale sino al rustico dei contadini ospiti
attraverso i campi che attraversano la zona compresa
tra Azzano (situato a valle sulla lariana occidentale)
ed il borgo medievale sito a poca distanza da
Giulino di Mezzegra, Bonzanigo per lappunto.
Secondo lui, il capo del fascismo e la sua amante
calzavano due stivali da equitazione,
mentre si sa con certezza che Claretta indossava
un paio di scarpe ortopediche (ritrovate sul luogo
del delitto). Mussolini, poi, era solito portare
stivali fatti su misura con una vistosa cerniera
lampo posteriore. Sempre per lagente dellOSS
441 ad accogliere, alle 16 circa, i giustizieri
pomeridiani (i comunisti Walter Audisio, colonnello
Valerio, Aldo Lampredi, Guido e Michele
Moretti, Pietro) sarebbe stato il padrone
di casa, Giacomo De Maria. E arcinoto che
costui fin dalle ore 14 del 28 era corso al bivio
di Azzano per vedere il Duce che veniva trasferito
da Dongo alle carceri di Como. Una voce messa
in giro da Martino Caserotti per spopolare la
zona da occhi indiscreti visto quello che si doveva
fare il pomeriggio e cioè fucilare due
cadaveri morti da un pezzo davanti al cancello
di villa Belmonte ubicata, come sappiamo, nel
comune collinare di Giulino di Mezzegra, un paese
un tempo noto per la bontà del suo pane
(bibliografia in: A. Bertotto. La morte di
Mussolini. Una storia da riscrivere. PDC Editori,
2008).
Il
Morcaski dice, inoltre, che a Bonzanigo cera
anche il capitano Neri, una questione mai
risolta che lo stesso Cavalleri e company non
mancano di sottolineare. Anzi sarebbe proprio
stato il Neri a sparare due colpi di grazia al
Duce perchè gli occhi del leader
fascista erano aperti e roteavano ancora dopo
la fucilazione. Il realtà chi
a sparato quei colpi di grazia e chi ha riferito
quella frase al Morcarsky è stato, probabilmente,
il capitano Roma che lo ha candidamente confessato
al giornalista Franco Serra nel 1962 (Sparò
la pistola di Guido. Settimana Incom Illustrata,
Aprile-Maggio, 1962). Per il Mocarski lAudisio
avrebbe, invece, esploso due cartucce con un revolver
(pistola a tamburo, nota bene) calibro 7,65 mm.,
imprestatogli dal Moretti, colpendo alla schiena
Mussolini addossato al cancello di villa Belmonte
(di solito i partigiani avevano la più
duttile automatica Beretta calibro 9 mm. corta,
è una cosa risaputa da tutti). Il ferimento
del dorso è del tutto impossibile in quanto
il referto autoptico, stilato dal dottor Caio
Mario Cattabeni (30 aprile del 1945) non ha documentato
nessun foro dentrata sulle terga di Mussolini.
Questultimo sarebbe stato colpito dai proiettili
di un arma a colpo singolo (pistola) esplosi da
Guido (Aldo Lampredi) che lo avrebbero raggiunto
al fianco destro anteriormente (F. Serra. op.
cit.).
Testimonianze
non provate dicono che la pistola in questione
(una Beretta calibro 9 mm., matricola n. 778133)
è tuttora esposta al Museo Storico di Voghera
perché il Lampredi lha donata ad
un partigiano (Alfredo Mordini, Riccardo),
quello che comandava il plotone desecuzione
che ha fucilato alla schiena i Gerarchi fascisti
il pomeriggio del 28 aprile del 1945 sul lungo
lago di Dongo. Secondo il Mocarski, il Moretti
avrebbe subito dopo usato il suo mitra MAS di
fabbricazione francese (modello 1938, calibro
7,65 mm. matricola n. 20830) per bersagliare al
petto il Duce, ferendolo con tre pallottole. Totale
dei colpi 7. Allautopsia, invece, le lesioni
cutanee perforanti sono risultate 9, forse 8 se
il colpo al braccio destro ha poi trafitto il
corpo mussoliniano in seconda battuta. Il Mocarski
giocava a rimpiattino. In precedenza nei suoi
rapporti, ritrovati dal professor Brian Sullivan
(lo storico americano del fascismo), aveva scritto
che era stato lAudisio a freddare il Duce
con 5 colpi di mitra sparati al petto
trasversalmente. Lo aveva fatto, dice
lui, per adeguarsi ai racconti scritti dal colonnello
Valerio nel 1945 sullUnità, lorgano
di stampa del PCI. Non voleva incrinare i buoni
rapporti che intercorrevano tra gli
USA e i comunisti italiani. Ma quali buoni
rapporti? Un altro agente di Allen Dulles,
la sua mano longa a Roma James J. Angleton, coordinatore
della cosiddetta Operazione Italia,
aveva tolto dalle grinfie dei rossi il principe
nero Junio Valerio Borghese proprio per utilizzarlo
in chiave antibolscevica.
Ulteriore
confusione lagente OSS americano lha
fatta quando ha descritto labbigliamento
dei killer comunisti pomeridiani. Ha scambiato,
sulla scorta dellanalisi dei vestiti, lAudisio
con il Lampredi. Questultimo aveva infatti
un impermeabile chiaro ed un basco in testa, la
sua tenuta abituale come afferma Massimo Caprara,
lex segretario di Palmiro Togliatti. Il
colonnello Valerio indossava, invece, un giaccone
militare e mostrava in bellevidenza sul
petto un rettangolo rosso con al centro tre stellette
dorate. Così si è sempre fatto fotografare
lAudisio proprio per dimostrare che il
colonnello Valerio era lui. Per il Mocarski
lAudisio aveva i capelli neri pettinati
allindietro. Nellaprile
del 1945, il colonnello Valerio, con la faccia
venata di vermiglio come la milza dei buoi, era
affetto da un incipiente calvizie!!! Di capelli
ne aveva pochi sia davanti che dietro. Lunica
cosa giusta che dice il Mocarski è una
sola: Mussolini fucilato (da vivo?) perdeva poco
sangue. E cosa risaputa che il gemizio siero-ematico
dal corpo di un cadavere è davvero insignificante!
Possiamo concludere con un dato di fatto: nemmeno
dagli Archivi USA fuoriescono relazioni che rendono
accettabile la vulgata cara agli Istituti Storici
della Resistenza. Ciò nonostante loro non
deflettono, soprattutto quello di Como che sembra
avere la cera di Ulisse nellorecchie (come
ho sentito recentemente in una trasmissione televisiva,
Cento denari, trasmesso dalla comasca TV-Espansione).
Nemmeno
le parole di Giorgio Pisanò (Gli ultimi
cinque secondi di Mussolini. Il Saggiatore,
2004) sono riuscite a far vibrare le loro poco
acustiche membrane timpaniche. Il Pisanò
ha dimostrato inequivocabilmente, mostrando anche
una fotografia della pelliccia indossata da Claretta
(squarciata posteriormente), che la sventurata
giovane donna, stregata dallorpello e con
il fascino rugiadoso e sensuale dellitaliane
in carne, è stata fucilata proditoriamente
alle spalle. Per il Mocarski è morta per
i colpi ricevuti sul petto (sic!!!). Il che è
tutto dire. Il Morcaski è stato il De
Profundis e non il Te Deum americano
per la faziosa sinistra italiana che continua
ancora a mistificare la storia che i nostri ragazzi
liceali leggono a tuttoggi sui libri di
scuola. In sintesi: il rapporto
Lada Mocarski è una relazione
di cui è utopistica la finalità
e fievole lecheggio. Due arcinoti scrittori
(il Cavalleri ed il Giannantoni), acerrimi sostenitori
della verità audisiana da loro revisionata
in chiave USA, ancora una volta hanno fatto un
buco nellacqua.
Vi
è una professionalità dellestremismo,
e del sangue, che ha per costante lansia
di uccidere e per accessorio causale lideologia
cui applicarla. Il dopo guerra ha avuto lambizione
dessere rivoluzionario. Ma della rivoluzione
ha spartito soli i connotati deteriori: la ferocia
e la vendetta.